sabato 29 ottobre 2011

...se l'ha fatto l'Islanda...

Alla fine del 2008 impazza la crisi americana dei mutui subprime, per l’Islanda il conto da pagare è carissimo: l’intera isola viene travolta dai crolli sulle borse mondiali. Le tre banche principali del paese, Landsbanki, Kaupthing e Glitnir vengono nazionalizzate, i loro debiti in Olanda e Gran Bretagna superano varie volte il Pil dell’Islanda.
Nel 2009 arriva il crollo dell’85% della corona rispetto all’euro, il governo islandese è alla bancarotta. Il paese chiede aiuto al Fondo Monetario Internazionale che approva un prestito  di un miliardo e mezzo di euro, accompagnato da un altro miliardo e 700 milioni di alcuni Paesi nordici. Ma il popolo non ci sta, si riversa nelle strade e protesta davanti al Parlamento a Reykjavik a colpi di cassaruole e con lanci di uova. Il 23 gennaio vengono convocate le elezioni anticipate, una promessa che non basta a placare l’ira degli islandesi. La gente torna in piazza tre giorni dopo ed impone le dimissioni del primi ministro Haarden e dei suoi.

Cala così il sipario sul primo governo vittima della crisi finanziaria mondiale. Il nuovo esecutivo di coalizione socialdemocratica, guidato dal nuovo Primo Ministro Jóhanna Sigurardóttir, prepara, sulla base di una legge ampiamente discussa in Parlamento, una manovra di salvataggio di 3 miliardi e mezzo di euro: il pagamento dei debiti sarebbe stato a carico di tutte le famiglie islandesi con una tassazione del 5,5% per quindici anni, per un esborso mensile pari a circa 100 euro a famiglia. Gli islandesi tornano a protestare compatti e rispondono l’ennesimo due di picche. Il capo di stato Ólafur Ragnar Grímsson indice un referendum sulla questione, e malgrado le minacce di Olanda e Regno Unito, la consultazione popolare è compatta: il 93% degli elettori dice no, il debito non deve essere pagato dai cittadini.


Il governo fa default, il debito estero viene cancellato in quanto causato da azioni criminose di banchieri e membri del governo. Viene aperta un’inchiesta per individuare e perseguire penalmente i responsabili della crisi. Arrivano i primi mandati di cattura e gli arresti per banchieri e top-manager, la patata bollente passa all’Interpool che si incarica di ricercare e catturare i condannati, in primis l’ex presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson.

...pensiero al vento...
Se l'ha fatto l'Islanda ... vuol dire che la cosa NON è illegale ... 
Cosa trattiene gli altri? ... le IPOCRISIE? .. le CONVENIENZE? ... le CASTE? ... mah !!!

mercoledì 26 ottobre 2011

TG1 ... tanato !!!

Nei giorni scorsi ... tanti sono stati i sorrisi e le indignazioni per i sorrisini tra Merkel e Sarkozy alla domanda dei giornalisti sulla credibilità della manovra economica del Regno di Silvio ...

ECCO IL VIDEO ... da Youtube ...


ED ECCO come Mariolina Sattanino e il TG1 hanno "taroccato" la notizia ...

PRIMO: eliminano la domanda e partono direttamente con le RISATINE ...

SECONDO: la Merkel non ha MAI DETTO che "è stata una discussione tra amici ... lui è il nostro interlocutore ed ha la nostra fiducia" ....


...pensieri al vento...
 Ah Minzolì ... mavaff ...

domenica 16 ottobre 2011

...indigniamoci...

Prendo solo lo spunto dalla protesta di ieri del Movimento degli Indigati ...

Per fortuna a livello mondiale le cose NON sono andate come a Roma ... DOVE il 10% dei dimostranti ha conquistato il 90% del tempo su tutti i TG ...

QUI COMINCIA LA RIVOLUZIONE ETICA ... recita questo cartello ...

CERTO ... nell'ipocrito BelReame ... una Rivoluzione Etica spaventa assai ... E ALLORA ...

... fa più audit (e quindi più sponsor) ... un'auto bruciata e la voce singhiozzante della proprietria che sussurra che era l'unica auto che aveva ... PIUTTOSTO che chiedere l'assegnazione del debito pubblico a CHI lo ha causato ...

... fa più audit (e quindi più sponsor) ... l'immagine di una madonnina scalfita in mille pezzi a terra ... PIUTTOSTO che parlare dell'esenzione ICI allo Stato del Vaticano ... oppure ai fondi destinati alle Scuole Private (sempre di quello Stato) ... NON parlo di Chiesa (che è solo l'espressione burcoratica di quello Stato) ... LA FEDE non c'entra nulla, quella è MOLTO MOLTO più in alto ...

...pensiero al vento...
Si è perso il senso dell'indignazione ...

DUE ESEMPI su cui indignarci?... ECCOLI ..

(1) foto scattata stamattina ...
COMMENTO: il LUSSO è un DIRITTO? ... anche in periodi di CRISI? 

(2) QUESTA POI ... a mio parere ... è SCANDALOSA ...

GLI UOMINI? ... s imisurano con la BARCA che hanno ???

INVIAMO tutti una mail ... 
con OGGETTO: SONO INDIGNATO DALLA VOSTRA PUBBLICITA' ... RIMUOVETELA !!!
ECCO l'indirizzo: info@lyc-yachts.it

Ho inviato una mail, con la segnalazione, anche alle Associazioni:
CITTADINANZATTIVA (politiche dei consumatori): procuratori@cittadinanzattiva.it

mercoledì 12 ottobre 2011

...meglio precari oggi che servi per sempre...

Dalla lettera di un insegnante agli studenti, per l'inizio della scuola ...
"
Cari ragazzi e ragazze, cari giovani: studiate. Soprattutto  -  anche se non solo  -  nella scuola pubblica. Ma anche quando non siete a scuola. Quando siete a casa vostra o in autobus. Seduti in piazza o ai giardini. Studiate. Leggete. Per curiosità, interesse. E per piacere. Per piacere.

Anche se non vi aiuterà a trovare un lavoro. Tanto meno a ottenere un reddito alto. 

Anche se le conoscenze che apprenderete a scuola vi sembreranno, talora, in-attuali e im-praticabili. In-utili. 

Nel lavoro e anche fuori, spesso, contano di più altre "conoscenze" e parentele. E i media propagandano altri modelli.  Veline, tronisti, "amici" e "figli-di"...  

Studiate. Gli esempi diversi e contrari sono molti. Non c'è bisogno di rammentare le parole di Steve Jobs, che esortava a inseguire i desideri. A essere folli. 

Guardatevi intorno. Tanti ce l'hanno fatta. Tanti giovani  -  intermittenti e flessibili  -  sono convinti di farcela. E ce la faranno. Nonostante i giovani  -  e le innovazioni  -  in Italia facciano paura.

Studiate. Soprattutto nella scuola pubblica. Anche se i vostri insegnanti, maestri, professori non godono di grande prestigio sociale. E guadagnano meno, spesso molto meno, di un artigiano, commerciante, libero professionista... 

Anche se alcuni di loro non fanno molto per farsi amare e per farvi amare la loro disciplina. E, in generale, l'insegnamento. Anche se la scuola pubblica non ha più risorse per offrire strumenti didattici adeguati e aggiornati. Anzi, semplicemente: non ha più un euro. 

Ragazzi: studiate. Nella scuola pubblica - che è di tutti, aperta a tutti. Studiate. Anche se nella vita è meglio furbi che colti. Anzi: proprio per questo

Per non arrendersi a chi vi vorrebbe più furbi che colti. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Non rassegnatevi. A chi vi vorrebbe opportunisti e docili. E senza sogni. Studiate. Meglio precari oggi che servi per sempre.
"
 
...pensiero al vento...
la cultura rende liberi, critici e consapevoli

Ricordiamo il protagonista de "Il Sipario ducale", scritto da Paolo Volponi, ambientato a Urbino, dove un anziano intellettuale anarchico, a volte, attendeva l'uscita degli studenti del liceo e si perdeva in mezzo a loro. Per sentirsi giovane. E libero.

lunedì 10 ottobre 2011

...esempi impropri...

Alla morte di Steve Jobs, nei giorni scorsi, tutti a ricordare il suo discorso “Stay Hungry, Stay Foolish“, cioè siate affamati, siate folli. 

Il tutto è paradossale, come fa notare Pippo Civati sul suo blog, perché “nel Paese in cui è premiato pochissimo il merito, la voglia, il rischio, e la follia dell’anticonformismo, l’unica cosa che ci resta è lo stay (STARE). Siamo il Paese dello stay. Di quelli che si sono accomodati già. Anzi, per loro, si erano già accomodati i loro genitori. Siamo l’Italia immobile, dove tutti stanno, appunto, al loro posto, senza mettersi in gioco mai.


Ecco, questo è il punto. Si chiede ai giovani di mettersi in gioco, ma non li si mette in condizioni di farlo, tanto che fuggono all’estero. 

E del resto perché mai dovrebbero rimanere in un Paese dove il “figlio di papà” sarà sempre un passo avanti (se non qualche km) al “figlio di nessuno“? 

Lo Stato, lo si ripete fino alla morte, spende 500mila euro per formare i migliori ricercatori del mondo, salvo poi regalare agli altri Paesi questo enorme capitale umano e sociale, semplicemente perché c’è una classe politica vecchia e corrotta che non vuole mettere mano al sistema nepotistico e clientelare che sorregge la società e il mercato del lavoro italiani.

E in un Paese dove la disoccupazione giovanile è al 30% e il restante è precario, che futuro hanno i ventenni? 
 Il giorno in cui finiranno i risparmi dei nostri genitori, quando loro non ci saranno più e il welfare sarà stato smantellato dall’ideologia neo-liberista che ha prodotto la crisi e che la vuole risolvere socializzandola (privatizzando i profitti e gli utili della finanza), che differenza ci sarà tra un giovane europeo, anzi, un giovane occidentale e un giovane emigrato africano? 

Verrebbe da dire, parafrasando Marx, “Giovani precari e sfruttati di tutto il mondo, unitevi!“, ma la maggioranza dei giovani europei è stata troppo ben abituata ai privilegi della propria appartenenza continentale per capire che è di fronte ad un bivio: permettere la restaurazione (e sancire la propria condizione di schiavitù perenne) o lottare per il cambiamento (qualcuno direbbe rivoluzione, ma meglio non spaventare i lettori moderati con toni apocalittici, che però ben si confanno alla situazione).

Il punto è che la società corrotta e i media che cercano di mantenerla in vita più che lo “Stay Hungry, Stay Foolish“, propagandano lo “Stay Quiet“, ovvero, mettiti in fila, prima o poi il sistema delle clientele qualcosa darà anche a te, e tu dovrai ringraziare per un tuo diritto che però ti verrà dato sotto forma di favore. Che è ciò che sta alla base della società mafiosa.

...pensiero al vento...
Diceva Falcone: “Bisogna distinguere tra mafia e mentalità mafiosa, la seconda la si trova ovunque.
Ecco, visto l’andazzo in certi partiti, anche di centrosinistra, e l’andazzo in generale, tra la società corrotta dello Stay Quiet e quella mafiosa del A megghiu parola è chidda ca ‘un si dici.” che differenza c’è?