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martedì 23 febbraio 2010

...foto Barcellona...

Settimana dura al lavoro ... e poi ci sono stati gli articoli per Block Notes ... e poi il Corso di Formazione che parte SABATO 27 ... per cui c'è stato pochissimo tempo per "postare" ... "pensieri al vento" ...

Allora ... lascio, per conservarla, questa foto scattata la settimana scorsa nella Metro di Barcellona ...


...pensiero al vento...
Barcellona come Napoli? ... NO lo so bene come città ... MA questo cartello non ha nulla da invidiare ai migliori annunci napoletani ...

martedì 27 ottobre 2009

...Campania "rifiutata"...

Da INFORMAZIONE LIBERA:

Settanta giorni ancora e poi Bertolaso lascerà il Commissariato per i rifiuti nella regione. Ma se da un lato è stata risolta la grave emergenza dei mesi passati, il problema è ancora lontano dall’ essere risolto.



Era fine settembre quando è riapparso in Campania il fantasma dell’emergenza rifiuti. Lontano dal centro storico hanno ricominciato ad accumulare rifiuti e a dargli fuoco ... in quella che è la più grande catastrofe ambientale a “partecipazione pubblica”.

UN SALTO NEL PASSATO – Ma torniamo per un momento indietro riannodando i fili di quanto veniva annunciato ai media di tutto il mondo.

Era fine marzo quando in pompa magna ReSilvio inaugurava l’inceneritore di Acerra. Quel giorno bastò premere il pulsante rosso che trasportava i rifiuti verso il primo forno e tutto il mondo emise un sospiro di sollievo vedendo sparire di colpo, dopo più di quindici anni, le montagne di rifiuti dalle strade della regione.

Ma quello che tutti ignorano è che quell’ inceneritore si è fermato non appena si sono spente le luci della ribalta. (vedi anche il post ...Acerra è ferma... del 29 Aprile scorso) ... E così ad un mese di distanza dall’inagurazione, le webcam installate dalla struttura di Bertolaso e riportate sul sito emergenzarifiuticampania hanno inquadrato costantemente quei camini spenti. Ogni tanto un po’ di fumo bianco a documentare che tutto l’impianto doveva ancora svolgere i collaudi per diventare totalmente operativo. Le ultime notizie hanno documentato ancora un fermo, negli ultimi dieci giorni, dovuto a non meglio specificati problemi di natura tecnica da risolvere a breve e sempre in attesa di questo fatidico gran collaudo che dovrebbe avvenire tra novembre e dicembre.

I CONTI NON TORNANO - Ma se nel frattempo l’inceneritore arranca, continua imperterrita la produzione di rifiuti da parte della popolazione al ritmo di 7mila tonnellate al giorno.

A questo punto l’unica via di fuga restano le discariche. Ma quella di Savignano Irpino ha già raggiunto la soglia dell’esaurimento e le stime ufficiali parlano di chiusura fissata tra 119 giorni. Sant'Arcangelo Trimonte ne accoglie circa 800-1000 tonnellate al giorno; Terzigno più o meno la stessa quantità, e San Tammaro 1500 tonnellate giornaliere.

Discorso a parte va fatto per la discarica di Chiaiano, dove i flussi prevedono almeno 1000 tonnellate al giorno, ma che è stata costretta a ridurre considerevolmente la quantità a causa degli smottamenti provocati da una frana, secondo quanto denunciato già a metà ottobre.

Notizia che è stata prontamente smentita dal sottosegretario Bertolaso.

Ricordiamo che le discariche sono diventate, in seguito al decreto Maroni sulla Sicurezza, delle aree sottoposte a sorveglianza militare, per cui è molto difficile capire cosa stia davvero succedendo in quella zona. In ogni caso, pur volendo considerare la massima capacità per l’impianto di Chiaiano, è chiaro che l’addizione non torna.

TEMPI STRETTI – E’ molto probabile che lo stesso ReSilvio torni a farsi vivo per fare il punto sulla situazione in Campania. In ballo ci sarebbero le preoccupazioni della struttura del commissariato in previsione del passaggio di consegne già annunciato da Bertolaso in un recente intervento al Senato e del termine del piano di emergenza che, sempre sulle carte governative, è fissato per fine dicembre.


 
Ma facendo un po’ di calcoli sulle reali capacità di smaltimento degli impianti e considerando che ogni frana, ogni smottamento, ogni malfunzionamento del forno ad Acerra, possono diminuirne l’assorbimento, è facilmente intuibile che i tempi per uscire dall’ emergenza stanno traslando di giorno in giorno.
 
Senza contare che la capacità di riempimento delle discariche è a tempo determinato e che, esaurite le attuali, con i numeri della differenziata che non decollano, bisognerà realizzarne delle altre. Ma proprio nella zona già individuata dall’ ex commissario Gianni de Gennaro, quella del Formicoso, divampano le più furiose polemiche sia con le associazioni che con le amministrazioni locali.
 
...pensiero al vento...
Forse non si riprodurrà la grave emergenza passata, ma di sicuro il problema è ancora ben lontano dalla risoluzione. E forse è davvero una strana coincidenza che la fine del mandato commissariale coincida con le elezioni regionali ... QUANDO FORSE toccherà pigiare un "nuovo" pulsante miracoloso !!??!!

sabato 24 ottobre 2009

..."ammastellamenti" campani...

Ogni tanto qualcuno ... (sarà per fargli un dispetto? ... o per rovinargli il week-end?) ... scopre un nuovo altarino degli "ammastellati" coniugi di Ceppaloni ...


ALLORA ... stando attenti a non farsi confondere dal "fattariello" di turno ... A CONFERMA del SISTEMA ... alcuni brani da LA REPUBBLICA DI OGGI ...


"... di nuovo, non è l'aspetto folkloristico, la Porsche Cayenne comprata dal figlio di Mastella Pellegrino da un concessionario marcianisano attualmente detenuto al 416-bis, a dover attirare l'attenzione. L'aspetto più importante è vedere cos'è stato il sistema Mastella - un sistema che per trent'anni ha rappresentato la continuità della politica feudale meridionale - e che cosa è divenuto. Oggi, persino se le indagini giudiziarie dovessero dare esiti diversi, non si può fingere di non vedere che Ceppaloni confina con Casal di Principe o vi si sovrappone. E il nome di Casale qui non ha valenza solo simbolica, ma è richiamo preciso alla più potente, meglio organizzata e meglio diversificata organizzazione criminale della regione ..."

CHIARO? ... ORA? ...

...pensiero al vento...
E PER NON FINGERE di NON SAPERE cosa è la politica in Terra Campana ...

SEMPRE da LA REPUBBLICA di OGGI ...

" ... per la camorra destra e sinistra non esistono. Il Pd dovrebbe chiedersi, ad esempio, come è possibile che in un solo pomeriggio a Napoli aderiscano in seimila. Chi sono tutti quei nuovi iscritti, chi li ha raccolti, chi li ha mandati a fare incetta di tessere? Da chi è formata la base di un partito che a Napoli e provincia conta circa 60.000 tesserati, 10.000 in provincia di Caserta, 12.000 in quella di Salerno, 6.000 ciascuno nelle restanti province di Avellino e Benevento? Chiedersi se è normale che il solo casertano abbia più iscritti dell'intera Lombardia, se non sia curioso che in alcuni comuni alle recenti elezioni provinciali, i voti effettivamente espressi in favore del partito erano inferiori al numero delle tessere. Perché la dirigenza del Pd non è intervenuta subito su questo scandalo? ..."


INSOMMA ... l'ammastellamento è un'arte trasversale ... e difficilmente estirpabile ...

LA SOLUZIONE? ... QUELLA VERA? ...

Che lo Stato Italiano riconosca che esiste un'EMERGENZA DEMOCRATICA in Campania ... AMMETTENDO che sono calpestati i DIRITTI UMANI di libera espressione e di libera scelta ... e OPERARE di CONSEGUENZA ...

OGNI ALTRA SCELTA? ... serve solo agli audience TV di Annozero, Report ... o altre simili favolette televisive ...

mercoledì 10 giugno 2009

...scrivere per non arrendersi...

Ho trovato un’anticipazione dell’introduzione del nuovo libro di Roberto SavianoLa bellezza e l’inferno” … in edicola da oggi.

Avevo deciso di prenderne alcuni brani e pubblicarli qui (per non perderli) … INVECE, man mano che procedevo nella lettura, mi rendevo contro che NON riuscivo a togliere nulla … CHE tutto era di una sinteticità, di un’essenzialità e di una bellezza assolutamente NON comuni …

E ALLORA? … e allora riposto l’intero brano … sperando che ne apprezzerete la bellezza come ho fatto io …



"

Scrivere, in questi anni, mi ha dato la possibilità di esistere e se qualcuno ha sperato che vivere in una situazione difficilissima potesse indurmi a nascondere le mie parole, ha sbagliato. Ho scritto in una decina di case diverse. Tutte piccolissime e buie. Le avrei volute più spaziose, luminose, ma nessuno me le fittava. Non potevo girare per cercarle e nemmeno decidere da solo dove abitare.
E se diventava noto che io stavo in quella via ero subito costretto a traslocare. E' la situazione di molti che vivono nelle mie condizioni. Ti presenti a vedere l'appartamento che con fatica i carabinieri hanno selezionato, ma appena il proprietario ti riconosce, la risposta è sempre la stessa: "La stimo moltissimo, dottore, ma ho già molti problemi. Capisce, qui la gente ha paura".

Però accanto a questa paura, copertura vile per non voler essere ascritti a una parte - alla mia - , ci sono stati anche i gesti di molti che non conoscevo, che mi hanno offerto un rifugio, una stanza, amicizia, calore. E anche se spesso non ho potuto accettare le loro proposte, ho scritto pure in quei luoghi ospitali e colmi di affetto. Molte delle pagine riunite in questo libro non le ho nemmeno scritte in una casa, ma in camere d'albergo. Buie, senza finestre da poter aprire, senza aria.

All'estero è capitato anche che non vedessi nient'altro che quelle camere e il profilo della città dietro i vetri oscurati di una macchina blindata. Non si fidavano a lasciarmi uscire e spesso non si fidano nemmeno a lasciarmi nello stesso albergo per più di una notte. Più la criminalità e le mafie sembrano lontane, più ti trattano come qualcosa che potrebbe esplodergli sotto gli occhi. Con dei guanti che non sai se sono da cerimonia o da artificieri. E tu non capisci se sei più un pacchetto regalo o un pacco-bomba.

Più spesso ancora ho scritto in caserma. Nel ventre quasi vuoto e immobile di una grande, vecchia balena fatta per operare. Mentre fuori intuisci movimento, c'è il sole, è già estate.

Sai che se potessi uscire, in due minuti passeresti davanti alla tua vecchia casa, la prima dove ti dissero "Finalmente te ne stai andando!", e in altri cinque saresti al mare.

Ma non puoi farlo. Però puoi scrivere. Devi e vuoi continuare.

Il cinismo che contraddistingue molta parte degli addetti ai lavori lascia intravedere sempre una sorta di diffidenza per tutto quello che non ha uno scopo preciso. O il distacco di chi vuole solo fare un buon libro, limare le parole sino a ottenere uno stile bello e riconoscibile. E' questo ciò che deve fare uno scrittore? Questa è letteratura? Allora, per quanto mi riguarda, preferirei non scrivere.

Il bisogno di distruggere tutto ciò che possa essere desiderio e voglia: questo è il cinismo. E' l'armatura dei disperati che non sanno di esserlo. Che vedono tutto come una manovra furba per arricchirsi, la pretesa di cambiare come un'ingenuità da apprendisti stregoni e la scrittura che vuole arrivare a molti come una forma di impostura da piazzisti. Nulla può essere tolto a questi signori diffidenti e perennemente con il ghigno di chi sa già che tutto finirà male, perché non hanno più nulla per cui valga la pena di lottare. Ma nel privilegio delle loro vite disilluse e protette, non hanno idea di che cosa possa veramente voler dire scrivere.

Scrivere è il contrario di tutto questo.

E' riuscire a iscrivere una parola nel mondo, passarla a qualcuno come un biglietto con un'informazione clandestina, uno di quelli che devi leggere, mandare a memoria e poi distruggere: appallottolandolo, mischiandolo con la tua saliva, facendolo macerare nel tuo stomaco.

Scrivere è fare resistenza.

La mia vicenda di questi anni mi ha permesso di incontrare molte persone che non potrò mai dimenticare.

Mi ha dato la possibilità di trovarmi con Enzo Biagi, di capire che quell'uomo anziano aveva ancora tanta voglia di interrogarsi e di capire il mondo.

E poi Miriam Makeba, la grande "Mama Africa", la voce che cantava la libertà di un continente e invece è morta a Castel Volturno, dopo un concerto per ricordare sei fratelli uccisi dalla camorra e per esprimere la sua vicinanza a me, che non aveva mai incontrato, bersaglio di un nemico di cui lei non conosceva nemmeno il nome.

Nello stadio del Barcellona ero scortato dai Mossos, i corpi speciali della polizia catalana che volevano portarmi a vedere la partita circondato da un cubo di vetro antiproiettile e che poi, mossi a compassione, mi hanno risparmiato quel nuovo tipo grottesco di prigione. Lì ho incontrato Lionel Messi, l'attaccante argentino del Barça, che è riuscito a rifare, identico, il gol più bello di Diego Armando Maradona. Faccia da bimbo che non dice nulla delle sofferenze che ha patito, delle cure dolorose che gli hanno permesso di crescere e divenire il più grande giocatore dei nostri giorni.

A volte però mi trovo a guardare indietro. E allora so a chi questo libro non è destinato.

Non va a tutte quelle persone con cui sono cresciuto, che si sono accontentate di galleggiare, di tirare a campare in giorni tutti uguali. Non va ai rassegnati, fermi a scambiarsi le fidanzate, scegliendo tra chi è rimasto spaiato come le scarpe dentro scatole impolverate. A chi crede che per diventare adulti bisogna caricarsi in groppa i fallimenti di un altro, piuttosto che rilanciarsi insieme in una sfida. Io non scrivo mandando lettere verso un passato che non posso né voglio più raggiungere.

Perché se guardo indietro so che rischio di finire come la moglie di Lot, trasformata in statua di sale mentre guardava la distruzione delle città di Sodoma e Gomorra. E' questo quel che fa il dolore quando non ha nessuno sbocco: ti pietrifica. Come se i tuoi pianti, a contatto col tuo rancore, si rapprendessero in tanti cristalli divenendo una trappola mortale.

Allora, quando mi guardo indietro, l'unica cosa in cui mi riconosco sono le mie parole.

Questo libro va a chi ha reso possibile che Gomorra divenisse un testo pericoloso per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra. A chi ha assimilato le sue parole, a chi si è ritrovato nelle piazze per leggerne delle pagine, testimoniando che la mia vicenda e le mie parole erano diventate di tutti. Senza di loro non ce l'avrei fatta a continuare a esistere pensando a un futuro.

Sapendo che la mia vita blindata era comunque una vita.

Senza i miei lettori non avrei mai avuto le prime pagine dei giornali, le telecamere in prima serata. Devo a loro se ho compreso l'importanza del confronto con i media. Quando dietro non ci sono il vuoto, la trama di finzioni che non fanno altro che distrarre e consolare, ma ci sono la voglia e il desiderio di tanti di sapere e di cambiare, perché non possono essere usati tutti i mezzi di comunicazione possibili per unificare le forze? Perché averne tanto sospetto o paura? Paura.

In tutte le interviste, in tutti i Paesi dove il mio libro è stato pubblicato, mi chiedono sempre se io non abbia paura che mi possano ammazzare. "No" rispondo subito, e lì mi fermo.

Poi mi capita di pensare che chissà quanti non mi crederanno. Invece è così.

Perché la peggiore delle mie paure, quella che mi assilla di continuo, è che riescano a diffamarmi, a distruggere la mia credibilità, a infangare ciò per cui mi sono speso e ho pagato. Lo hanno fatto con chiunque abbia raccontato e denunciato.

C'è una frase di Truman Capote, vera e terribile: "Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte".

Se ho avuto un sogno, è stato quello di dimostrare che la parola letteraria può ancora avere il potere di cambiare la realtà.
La mia "preghiera", grazie ai miei lettori, è stata esaudita, ma sono anche divenuto altro da quel che avevo immaginato. E questo è stato difficile da accettare, finché non ho capito che nessuno sceglie il suo destino. Però può sempre scegliere la maniera in cui starci dentro.

E per quanto mi riesca, voglio provare a fare il mio lavoro nel migliore dei modi, senza sconti e semplificazioni, perché è questo ciò che sento di dovere a tutti coloro che mi hanno sostenuto. Il titolo di questo libro (“La bellezza e l’inferno”) vuole ricordare che da un lato esistono la libertà e la bellezza necessarie per chi scrive e per chi vive, dall'altro esiste la loro negazione: l'inferno che sembra continuamente prevalere. Ad Albert Camus appartiene una piccola frase apparentemente senza peso. Per me, invece, ne ha molto perché mi ricorda quanto Giovanni Falcone diceva a proposito della mafia e del suo essere un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani delimitato da un inizio e da una fine.

Ecco allora quel che scrisse Camus: "L'inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia".

E' quello che credo, spero, voglio e desidero anch'io.

…pensiero al vento…
… il brano parla anche del potere della SCRITTURA … e quindi .. un poco … anche dei nostri BLOG … o almeno di quelli uniti CONTRO il “cinismo” …

… CONTRO il “bisogno di distruggere tutto ciò che possa essere desiderio e voglia” …

Scusate SE RIPETO il testo che segue … MA E’ TROPPO BELLO …
… CONTRO il “cinismo” visto come … “armatura dei disperati che non sanno di esserlo. Che vedono tutto come una manovra furba per arricchirsi, la pretesa di cambiare come un'ingenuità da apprendisti stregoni e la scrittura che vuole arrivare a molti come una forma di impostura da piazzisti. Nulla può essere tolto a questi signori diffidenti e perennemente con il ghigno di chi sa già che tutto finirà male, perché non hanno più nulla per cui valga la pena di lottare. Ma nel privilegio delle loro vite disilluse e protette, non hanno idea di che cosa possa veramente voler dire scrivere.

SCRIVERE? … ED ECCO allora i nostri blog … nati perché … “quando mi guardo indietro, l'unica cosa in cui mi riconosco sono le mie parole” …

E ALLORA? … ALLORA se “nessuno sceglie il suo destino … però può sempre scegliere la maniera in cui starci dentro” …

martedì 26 maggio 2009

...messaggi semplici...

A volte ... si fanno tante ... troppe elucubrazioni ... quelle che qui a Roma lchiamano "pippe mentali" ...

... che alla fine fanno sfuggire ... i cuori dei problemi ...

... il gioco è vecchio ... e semplice ... e (in una parola sola) si chiama "disinformazione" ...

UN METODO DIVERSO ... è quello della SINTESI ...

... eccone due, nella loro semplicità ... tipiche di Cuba e di Napoli ... (la seconda è anche per sorridere un pò ... che ogni tantofa pure bene !) ...

... ordine e disciplina! ... altro che "ammastellamenti" !! ...

ORDINE E DISCIPLINA ... non vuole dire DITTATURA ...

... come

AMMASTELLARE (in onore del Clemente di Ceppaloni ... a dipingere tutta un'attività politico-affaristica da sottobosco della civiltà) e BERLUSCONARE (accomodare la legge ai propri comportamenti, rendendoli quindi LEGALI) ... non vuol dire DEMOCRAZIA ...


... beati i NAPOLETANI ... che non se ne f.tt.no mai di nulla ...

...pensiero al vento...

ELOGIO DELLE SINTESI :

Amo le sintesi ...

... sarà per deformazione professionale ... MA per me è essenziale l'uso del tempo ... e sapere SEMPRE come lo si sta "spendendo" ...

... TROPPO SPESSO ... invece ... vedo in giro SOLO analisi e "beoni / beoti" analisti ... cioè gente (in tutti i settori) ... che AMA parlarsi addosso ...

... per UN POCO li invidio (ma quasi subito smetto) ... perchè a me in genere NON riesce di fare minuti e minuti di discorsi senza sapere dove si sta andando a parare ...

... eppur ce ne son tanti ... e ci GOVERNANO e AMMINISTRANO pure !!!

lunedì 25 maggio 2009

..."valori" perduti?...

NASCE UNA NUOVA "POLEMICA" POLITICA ... su ITALIA DEI VALORI ... in CAMPANIA ...

L’eco del caso di Americo Porfidia, deputato dell’IDV, incomincia a essere segnalato ovunque.

Ieri Il Fazioso Liberale ha denunciato, prendendo spunto da alcune righe di 2 quotidiani, l’incredibile notizia di un presunto mafioso nel partito che professa un’onestà totale.

Oggi altri blog ( Camelot Destra Ideale e Simone Casadei ) rilanciano la notizia, che viene discussa anche sul forum di Politica Online, dove i "giustizialisti" di ieri diventano "negazionisti" di oggi.

Altri giornali danno oggi nuovi particolari e si vengono a sapere anche le opinioni di Di Pietro stesso e Travaglio.

Ecco la cronaca de Il Giornale
È uno del gruppetto di esponenti Idv, guidati da Cristiano Di Pietro, con i quali l’ex provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise Mario Mautone aveva rapporti.

Il nome del deputato dell’Italia dei valori Americo Porfidia salta fuori nella stessa informativa della Dia che racconta dei favori che il figlio di Tonino chiedeva all’ex provveditore.

Ma in quel documento su Porfidia si dice qualcosa in più.

Ossia che alla data dell’informativa, febbraio scorso, il parlamentare, che è anche sindaco del comune di Recale, in provincia di Caserta, era indagato per camorra. «Nei confronti di Porfidia Americo – scrivono gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli – sono stati effettuati accertamenti effettuati da personale dipendente dai quali è emerso che presso la squadra mobile di Caserta (l’istruttoria è tuttora in corso) esiste un procedimento penale in carico alla Dda di Napoli, dottor Cantone».

La Dia cita un’informativa del 2005 «con la quale sono state riferite risultanze investigative attinenti all’ipotesi delittuosa di cui all’articolo 416 bis c.p. e ai reati aggravati ex art. 7 L. 203/91 (ossia l’aggravante del dolo specifico di agevolare l’associazione di stampo mafioso, ndr)».

«Nell’informativa della squadra mobile di Caserta – conclude la Dia - il sindaco di Recale Porfidia Americo è stato denunciato all’autorità giudiziaria unitamente ad altre 16 persone»

Il Tempo rilancia la paternità dell’inchiesta da parte del giudice favorito di Saviano
L’inchiesta sul deputato dell’Idv Americo Porfidia, indagato con altre 16 persone per il reato di associazione a delinquere di stampo camorristico, porta la firma di Raffaele Cantone, il pm antimafia che il clan dei Casalesi voleva far saltare in aria con il tritolo. È a lui che fu inizialmente affidato il fascicolo della Dda di Napoli contrassegnato dal numero 4883/04.

Un fascicolo «madre» dal quale il 5 gennaio 2006 scaturì un’informativa della squadra mobile di Caserta in cui compare il nome del politico dipietrista.

Raffale Cantone oggi non si occupa più di camorra.

Dopo le minacce dei Casalesi (un pentito rivelò che era pronto un attentato per ucciderlo) e dopo ben otto anni trascorsi in trincea, da un anno è stato trasferito a Roma al massimario della Corte di Cassazione.

Di Pietro fa finta di non sapere nulla, evidentemente molto imbarazzato.
Nelle carte della Procura di Napoli si rivela anche che il sindaco di Recale, Amerigo Porfidia, Idv, è indagato in una inchiesta per mafia.
Sarà sospeso?

«Non so nulla. Lui l’avrò visto una decina di volte. Naturalmente sarà sospeso, se la notizia sarà confermata, immediatamente da Idv. Può capitare che in un cesto di mele vi sia quella marcia, che va isolata e cacciata. Sottolineo, però, che capita sempre che per i propri esponenti finiti sotto inchiesta gli altri partiti reagiscono difendendoli. Insomma, scatta la difesa della casta».
e Travaglio stesso, intervistato da Il Tempo, forse per la prima volta, nonostante i penosi distinguo, critica l’amico trebbiatore.

In questa rete di potere dell’Italia dei valori ci sarebbe pure Americo Porfidia, deputato dell’Idv e sindaco di Recale, in provincia di Caserta, su cui si indaga per reati di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Un’altra brutta storia, non è un po’ troppo per il partito di un ex magistrato di Mani pulite?

«Quando è stato candidato Porfidia non era ancora indagato. Certo è colpa grave che Di Pietro sapesse così poco di lui. Però, penso che a Napoli si volevano fare affari con il condannato Alfredo Romeo, e a Firenze con il pluricondannato Salvatore Ligresti. Ecco, di loro si sa tutto e penso che gli amministratori del centrosinistra dovevano tenersene assolutamente alla larga, e invece… Amerigo Porfidia è un’altra storia, non è certo un big della politica. Sinceramente, finora era un totale sconosciuto pure per me»
e tra le righe incomincia a segnalare che il partito di Tonino inizia ad avere troppi personaggi non limpidi nelle proprie fila

Difende Di Pietro, ma consiglia più attenzione: «Antonio prende voti perché è considerato diverso dagli altri, onesto e incorruttibile. Se finisce questa diversità, chi lo vota più?»

A Napoli i giudici parlano di un sistema di potere manovrato da diversi esponenti dell’Idv, ci crede?

Lei con chi sta: con i pm o con Tonino?

«Di Pietro è il primo che difende l’operato dei giudici. Il problema è che l’Idv non è un partito, ma un movimento, in cui chiunque può entrare. Finché non si trasformerà in un vero partito con un cerbero che fa da buttafuori, il rischio di imbarcare persone sbagliate rimane
Insomma il caso Porfidia incomincia a essere seriamente fonte di difficoltà per l’Italia dei Valori. E nonostante un’incredibile scarsa copertura mediatica il partito dei giustizialisti incomincia a sgonfiarsi, colpito proprio dalla presunta superiorità morale sbandierata ...

...pensiero al vento...

QUESTI I COMMENTI DEI GIORNALI ... lunghi, prolissi, quasi sempre "di parte" ...

... il problema della politica oggi è che si discute e dibatte per settimane su questioni SCONTATE.

... etica, morale, legalità NON hanno DESTRE e SINISTRE ...

rientrano nei DIRITTI FONDAMENTALI, nei VALORI da pretendere in chiunque si candida a voler GESTIRE la cosa pubblica ...

COSTUI DEVE seguirle ... senza MACCHIE e senza PAURE ... (POI qualcuno dei Soloni-che-sputano-sentenze mi deve spiegare come si fa a non aver PAURA nel nostro SUD !!!)

su PORFIDIA e su IDV in Campania ...
(NOTA: nelle settimane scorse ho avuto incontri personali con esponenti di IDV-Campania ... e il sentore è che c'è aria di "sospetto" e "gestione" da rettificare)

... sul "personaggio" ... ci ASPETTEREMMO immediate dimissioni ...

ma in Campania il PROBLEMA è più complesso che NON colpire un "personaggio" o un partito (e QUI non si parla di DESTRA o SINISTRA ... ma di occupazione malavitosa di un territorio) ...

... se si DIMETTESSE PORFIDIA ...

... dovremmo subito chiedere anche la sostituzione di TUTTI i politici e amministratori con una FORZA MULTINAZIONALE di GESTIONE del TERRITORIO ...

OGGI il nostro territorio è in mani a "sunniti" e "sciiti" nostrani ...
come e peggio dell'IRAQ ...

le loro armi di distruzione di massa? ... il PIZZO e l'ESTORSIONE ...

SE POI consideriamo che QUESTA gente vota e fa votare ... NON possiamo NON considerare che hanno i LORO rappresentanti nelle istituzioni ...

perchè continuare a fare i PINOCCHI che si fanno "infinocchiare" dai GATTI e le VOLPI?

... almeno ABBIAMONE coscienza ...

lottiamo e aspettiamo che la Storia faccia il suo corso ... l'obiettivo? ... è che si recuperino i "valori perduti" ...

giovedì 21 maggio 2009

...ecco dov'è finita la "munnezza"...

Da qualche tempo il tam tam mediatico si è spento ...

e così il buffone-ReSilvio ... passerà alla storia dei suoi "vassalli" ... come colui che "ha risolto pure il problema munnezza" ...

E CHE VUOI FARE? ... lasciarglielo credere? ... o cercare, ancora una volta, di svegliare chi fa finta di dormire? ... IMPRESA dura, eh !

ECCO LA VERITA' ...

... il "problema" è risolto ... a quanto pare ... ma solo sulle reti Mediaset ... dove per settimane servizi "giornalistici" (la "G" piccola picolla è voluta !!!) hanno provveduto a documentare il "miracolo" ...

IN REALTA' ... i rifiuti di Napoli sono finiti sotto il tappeto chiamato Ferrandelle, in una discarica immensa a cielo aperto piantonata dai militari come sito strategico.

Ma le bugie a volte hanno le gambe corte, anzi cortissime, ed il 13 maggio un blitz notturno di Lega Ambiente ha filmato l’enorme scempio e disastro ecologico.

I vari TG ovviamente hanno silenziato la notizia arginando i danni per il governo.

Italia dei Valori ... ha depositato subito un'interrogazione parlamentare a risposta scritta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (n. 4- 03033) con oggetto: "Rifiuti tossici a Santa Maria la Fossa (NA) " ...

ECCO IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE ...

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Premesso che:
informazioni e notizie dettagliate, provenienti anche da qualificati organi di stampa, evidenziano che in località Ferrandelle, ricadente nel territorio del Comune di Santa Maria La Fossa in provincia di Caserta, un terreno di complessivi 60 ettari circa sarebbe attualmente utilizzato quale discarica di materiali e rifiuti di vario ordine, natura e misura;
più in dettaglio dei complessivi 60 ettari dell'area, 40 apparterrebbero direttamente al patrimonio del demanio militare, mentre i restanti 20 sarebbero invece frutto della confisca di bene appartenuto e/o comunque di pertinenza della famiglia del boss Francesco Schiavone, meglio noto con l'appellativo di Sandokan.

Il Comune di Santa Maria la Fossa avrebbe siglato tempo addietro un accordo con il ministero dell'Interno per la nascita, nell'area in oggetto, di una fattoria sociale affidata ad uno specifico consorzio al fine di favorire la realizzazione di un'attività di commercio di prodotti tipici.

Sebbene fossero già stati avviati i primi lavori per dar corso all'iniziativa di cui sopra, il terreno veniva requisito, in piena emergenza rifiuti, tramite atto delle competenti autorità e/o per iniziativa del Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti. Detto terreno, che è bene segnalare, insiste significativamente in una zona ad alta densità criminale tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise, veniva, dunque, di fatto destinato all'utilizzo improprio di comune discarica.

L'area in questione, completamente recintata di diversi ettari, si trova attualmente sotto stretta sorveglianza e ne risulta inibito l'accesso perché formalmente sito di interesse strategico nazionale.

Attraverso un blitz dimostrativo curato da attivisti dell'associazione ambientalista denominata «Legambiente» si è evidenziata in loco la presenza di una montagna spropositata di rifiuti ammassati disordinatamente e senza alcun controllo, verosimilmente provenienti da tutto il territorio della Regione Campania; l'ammasso incontrollato di rifiuti, circa un milione di metri cubi in luogo degli iniziali 90 mila metri cubi inizialmente previsti, suscita ragionevole preoccupazione nella popolazione limitrofa residente, a causa dei possibili danni sanitari e ambientali a cui si trova inopinatamente esposta. Suscita in ogni caso perplessità l'accumulo di materie di per sé diverse, che dovrebbero in seguito venire separate per poter poi essere utilizzate negli inceneritori - termovalorizzatori che dovrebbero operare nella zona di riferimento.

Ciò premesso, intendiamo sapere:

-quali siano le notizie in possesso del Governo e dei Ministri competenti sullo stato attuale dei luoghi e sulla natura dei rifiuti ivi presenti;

-se risulti vero che nell'area in questione sia presente un disordinato accumulo di rifiuti, di quale ammontare complessivo esso consti e in che misura esso abbia, eventualmente, sforato il quantitativo previsto dalle autorizzazioni in corso;

-se sia prevista la successiva bonifica del terreno e/o comunque a quale utilizzo esso venga destinato nell'immediato futuro;

-quali azioni, interventi e misure nell'ambito delle rispettive competenze, si intendano intraprendere per garantire il diritto alla salute della popolazione residente.
...pensiero al vento...

CAPITA LA VERITA? ... i rifiuti sono spariti ... alla bell'e meglio ... dalle strade del centro di Napoli ... nei giorni del "miracolo di San Silvio" ...

E DOVE SONO FINITI? ... in un'area requisita ai boss ... e predestinata ad attività ecologiche ...

E COME SONO CONSERVATI? ... in modo scomposto ... pericoloso per l'ambiente ... e impossibile per l'utilizzo dall'inceneritore ... SI, SI ... quell'altro SPOT MEDIATICO del RESILVIO ... che sta fermo ... inerme ... a qualche decina di Km ... ad Acerra ...
Anche di quello ... finito il TAM TAM MEDIATICO ... non "serve" parlarne più ... vedi anche post "...Acerra è ferma..." del 29/04 scorso ...

martedì 31 marzo 2009

...balle campane...

Tra Febbraio e Marzo ... il "problema dei rifiuti" ... già "mediaticamente risolto" mesi fa ... ha ricevuto una nuova e definitiva ... sistemata "mediatica" ...

Già a Febbraio con l'apertura della discarica di Chiaiano contro il volere dei cittadini del posto ... poi a Marzo con l'inaugurazione dell'inceneritore di Acerra ...

Singolare ... e allarmante ... è il fatto che questi gesti siano stati compiuti sotto scorta dell’esercito.

In Campania i media stanno tacendo, è calato il sipario mediatico sulla diossina, sulla monnezza, sui politici campani, sui rapporti tra camorra e politica ... anche sulle intercettazioni.

Ora tutto tace, ma è tutto come prima, da almeno quattordici interminabili anni.

Le sedute del Consiglio dei ministri napoletane di ReSilvio non hanno risolto il problema spazzatura nei fatti, ma solo a parole. Molti italiani sono stati tratti in inganno dagli show televisivi del premier, ma i napoletani no, perché, oltre alla scomparsa dei rifiuti da piazza del Plebiscito e alle manganellate in testa a dei sessantenni di Pianura e di Acerra, non hanno notato alcun miglioramento nella loro regione.

Monnezza c’era, monnezza c’è, camorra comandava, camorra comanda.

...pensiero al vento...

Mio modesto commento ...

... la monnezza, quella vera ... non è quella che si vede per strada ...

quella vera ... o sta sotterrata a decine di metri nel sottosuolo ... e ormai ci si può fare ben poco, oltre che controllare provenienza di verdure e carni che mangiamo ...

... o sta dentro i "Palazzi" ... e per quella ... tempo ci vuole prima di vincere le "Primarie" ... della democrazia !!!

sabato 21 marzo 2009

...ricordare? non è mai tardi...

Riesco solo oggi a pubblicare questo "ricordo" ...

Da La Repubblica di ieri ... di Roberto Saviano ...

La mattina del 19 marzo del 1994 don Peppino era nella chiesa di San Nicola, a Casal di Principe.

Era il suo onomastico.

Non si era ancora vestito con gli abiti talari, stava nella sala riunioni vicino allo studio.

Entrarono in chiesa, senza far rimbombare i passi nella navata, non vedendo un uomo vestito da prete, titubarono.

Chi è Don Peppino?
Sono io...

Poi gli puntarono la pistola semiautomatica in faccia. Cinque colpi: due lo colpirono al volto, gli altri bucarono la testa, il collo e la mano.

Don Peppino Diana aveva 36 anni. Io ne avevo 15 e la morte di quel prete mi sembrava riguardare il mondo degli adulti. Mi ferì ma come qualcosa che con me non aveva relazione.

Oggi mi ritrovo ad essere quasi un suo coetaneo. Per la prima volta vedo don Peppino come un uomo che aveva deciso di rimanere fermo dinanzi a quel che vedeva, che voleva resistere e opporsi, perché non sarebbe stato in grado di fare un'altra scelta.

Dopo la sua morte si tentò in ogni modo di infangarlo. Accuse inverosimili, risibili, per non farne un martire, non diffondere i suoi scritti, non mostrarlo come vittima della camorra ma come un soldato dei clan.

Appena muori in terra di camorra, l'innocenza è un'ipotesi lontana, l'ultima possibile. Sei colpevole sino a prova contraria. Persino quando ti ammazzano, basta un sospetto, una voce diffamatoria, che le agenzie di stampa non battono neanche la notizia dell'esecuzione.

Così distruggere l'immagine di don Peppino Diana è stata una strategia fondamentale.

Don Diana era un camorrista titolò il Corriere di Caserta. Pochi giorni dopo un altro titolo diffamatorio: Don Diana a letto con due donne.

Il messaggio era chiaro: nessuno è veramente schierato contro il sistema.

Chi lo fa ha sempre un interesse personale, una bega, una questione privata avvolta nello stesso lerciume.

Don Peppino fu difeso da pochi cronisti coraggiosi, da Raffaele Sardo a Conchita Sannino, da Rosaria Capacchione, Gigi Di Fiore, Enzo Palmesano e pochi altri.

Ricordarlo oggi - a 15 anni dalla morte - significa quindi aver sconfitto una coltre di persone e gruppi che pretendevano di avere il monopolio sulle informazioni di camorra, in modo da poterle controllare.

Ricordarlo è la dimostrazione che anche questa terra può essere raccontata in modo diverso da come è successo per lungo tempo.

Come dice Renato Natale, ex sindaco di Casal di Principe e amico di don Peppe, "è sempre complicato accettare l'eroismo di chi ci sta vicino, perché questo sottolineerebbe la nostra ignavia".

Don Peppino fu ucciso nel momento in cui Francesco Schiavone Sandokan era latitante, mentre i grandi gruppi dei Casalesi erano in guerra e i grandi affari del cemento e dei rifiuti divenivano le nuove frontiere dei loro imperi.

Don Peppino non voleva fare il prete che accompagna le bare dei ragazzi soldato massacrati dicendo "fatevi coraggio" alle madri in nero.

A condannarlo fu ciò che aveva scritto e predicato. In chiesa, la domenica, tra le persone, in piazza, tra gli scout, durante i matrimoni. E soprattutto il documento scritto assieme ad altri sacerdoti: "Per amore del mio popolo non tacerò".

Distribuì quel documento il giorno di Natale del 1991. Bisognava riformare le anime della terra in cui gli era toccato nascere, cercare di aprire una strada trasversale ai poteri, l'unica in grado di mettere in crisi l'autorità economica e criminale delle famiglie di camorra.

"Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della Camorra. - scriveva - La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone con violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l'imprenditore più temerario, traffici illeciti per l'acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti... ".

La cosa incredibile è che quel prete ucciso, malgrado tutto, continuò a far paura anche da morto.

Le fazioni in lotta di Sandokan e di Nunzio di Falco cominciarono a rinfacciarsi reciprocamente la colpa del suo sangue, proponendo di testimoniare la loro estraneità a modo loro: impegnandosi a fare a pezzi i presunti esecutori della banda avversaria.

Oltre a cercare di diffamare Don Peppino, dovevano cercare di lanciarsi dei messaggi scritti con la carne, per togliersi di dosso il peso dell'uccisione di quell'uomo.

Così come era stato difficile trovare i killer disposti a farlo fuori. Uno si ritirò dicendo che a Casale lo conoscevano in troppi, un altro accettò ma a condizione partecipasse pure un suo amico, come un bambino che non ha il coraggio di fare da solo una bravata.

Nel corso della notte prima dell'agguato, uno dei killer tormentati riuscì a convincere un altro a rimpiazzarlo, ma il sostituto, l'unico che non sembrava volersi tirare indietro, era l'esecutore meno adatto. Soffriva di epilessia e dopo aver sparato rischiava cadere a terra in convulsioni, crisi, bava alla bocca. Con questi uomini, con questi mezzi, con queste armi fu ucciso Don Peppino, un uomo che aveva lottato solo con la sua parola e che rivoluzionò il metodo della missione pastorale.

Girava per il paese in jeans, non orecchiava le beghe delle famiglie, non disciplinava le scappatelle dei maschi né andava confortando donne tradite. Aveva compreso che non poteva che interessarsi delle dinamiche di potere. Non voleva solo confortare gli afflitti, ma soprattutto affliggere i confortati. Voleva fare chiarezza sulle parole, sui significati, sui perimetri dei valori.

Scrisse: "La camorra chiama "famiglia" un clan organizzato per scopi delittuosi, in cui è legge la fedeltà assoluta, è esclusa qualunque espressione di autonomia, è considerata tradimento, degno di morte, non solo la defezione, ma anche la conversione all'onestà; la camorra usa tutti i mezzi per estendere e consolidare tale tipo di "famiglia", strumentalizzando persino i sacramenti. Per il cristiano, formato alla scuola della Parola di Dio, per "famiglia" si intende soltanto un insieme di persone unite tra loro da una comunione di amore, in cui l'amore è servizio disinteressato e premuroso, in cui il servizio esalta chi lo offre e chi lo riceve. La camorra pretende di avere una sua religiosità, riuscendo, a volte, ad ingannare, oltre che i fedeli, anche sprovveduti o ingenui pastori di anime (...) Non permettere che la funzione di "padrino", nei sacramenti che lo richiedono, sia esercitata da persone di cui non sia notoria l'onestà della vita privata e pubblica e la maturità cristiana. Non ammettere ai sacramenti chiunque tenti di esercitare indebite pressioni in carenza della necessaria iniziazione sacramentale...".

...pensiero al vento...
Questo è il lascito di Don Peppino Diana, un lascito che ancora oggi resta difficile accogliere e onorare.

La speranza è nelle nuove generazioni di figli di immigrati, e nuovi figli di questo meridione, persone che torneranno dalla diaspora dell'emigrazione, emorragia inarrestabile.

Il pensiero e il ricordo di Don Peppino sarà per loro quello di un giovane uomo che ha voluto far bene le cose. E si è comportato semplicemente come chi non ha paura e dà battaglia con le armi di cui dispone, di cui possono disporre tutti.

E riconosceranno quanto fosse davvero incredibilmente nuova e potente la volontà di porre la parola al centro di una lotta contro i meccanismi di potere. Parole davanti a betoniere e fucili. Realmente, non come metafore. Una parola che è sentinella, testimone, così vera e aderente e lucida che puoi cercare di eliminarla solo ammazzando. E che malgrado tutto è riuscita a sopravvivere.

E io a Don Peppino vorrei dedicare quasi una preghiera, una preghiera laica rivolta a qualunque cosa aiuti me e altri a trovare la forza per andare avanti, per non tradire il suo esempio, offrendogli le parole di un rap napoletano. "Dio, non so bene se tu ci sei, né se mai mi aiuterai, so da quale parte stai".
MIO COMMENTO:
conosco tanti sacerdoti ... alcuni sono anche amici ... ma la mia stima è tanto maggiore, quanto più lontano vivono e operano dal "palazzo" del Potere ... (SI ... SI ... il Potere ... quello dell' 8 x 1000 !!!)

domenica 28 dicembre 2008

...botti di fine anno...

Essere sempre "... capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualunque parte del mondo, come se fosse stata commessa a se stessi ..."

Con queste parole di Che Guevara commentavo le "omelie" di Natale ... nel post ...cristiani rivoluzionari... del 26 dicembre

E sono queste stesse parole che mi vengono in mente a vedere gli attacchi di queste ore da parte di Israele contro i palestinesi ...

Qualcuno (i soliti "cortigiani" di ReSilvio) richiama il "diritto a difendersi" da parte di Israele ... lui (ReSilvio) è troppo impegnato a preannunciare le prossime riforme (federalismo, giustzia, presidenzialismo) ... per blindare definitivamente il già "fortificato" potere ed immunità personale ...


Le altre voci ... quelle della comunità internazionale ... chiedono il "cessare il fuoco" ... e non fa eccezione quella del nostro PapaRatz ... che implora ... "la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione e il ripristino della tregua nella striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi...alla logica perversa dello scontro e della violenza".

...pensiero al vento...
Fatemi dire ... tutte belle le parole ... tutti belli gli inviti ... ma tutti INUTILI ... e intanto si contano tra i 300 e i 400 morti ... e migliaia di feriti ...

DOMANDA:
... perchè tutti lanciano INVITI? ... perchè nessuno fa nulla in concreto? ...


Perchè nessuno è "... capace di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualunque parte del mondo, come se fosse stata commessa a sè stessi ..."

Faccio un parallelo:
per molto meno (potrei dire anche "per nulla") ... gli yankee-padroni-del-mondo mantengono l'embargo economico e commerciale contro Cuba da 50 anni ... e l'intero mondo occidentale (fatta eccezione delle "risoluzioni di condanna" dell'ONU") "supinamente" abbozza ...


Ci avviciniamo agli Auguri di fine anno ... ma con queste premesse ... potrei augurarci veramente ben poco di buono ... per il nuovo anno !

venerdì 24 ottobre 2008

...quanno 'e bello 'o parlà!...

Stasera mi sono trovato ... quasi per caso ... a un "bel" Convegno (...e il "bel" è ironico...) ... il titolo del Convegno "Legalità ed Economia in Terra di Lavoro" ... è indicativo del perchè dicevo "ironico" (nota: per Terra di Lavoro, da queste parti, si intende la prov. di Caserta, cioè la "terra" a più alto tasso di illegalità d'Europa...).



In generale non amo i Convegni ... alle chiacchiere preferisco i fatti ... e quindi ... ai Convegni preferisco i Progetti.

Per Progetti intendo una cosa che ha i seguenti requisiti:

- si sa quale è l'OBIETTIVO ... che deve essere chiaro e misurabile

- si sono valutate e si hanno le RISORSE ECONOMICHE per inziarlo

- si sono valutate e si hanno le RISORSE UMANE per iniziarlo (cioè si sa "chi fa che cosa") ... e, per l'argomento in questione, una Risorsa Umana essenziale è avere la presenza e la protezione delle forze dell'ordine

- si ha un PIANO DELLE ATTIVITA' chiaro ... si sa cioè quando si comincia e la durata

- si fissano delle SCADENZE INTERMEDIE E FINALI in cui si stabiliscono ... prima di cominciare ... quali verifiche di obiettivo si eseguono
Solo alla fine del Progetto ... quando si hanno i risultati da mostrare ... si potrebbe fare un Evento Pubblico per diffonderli ... tutto questo ... in nome della trasparenza ...

Non vi spaventate ... non credo minimamente che MAI ... nella nostra Terra di Lavoro ... si affronterà il Problema nel modo che ho appena detto.

I Poteri Occulti vanno solo nominati ... e, quando se ne parla nei Convegni, vanno fatti bei discorsi da "Libro Cuore" ... e vanno strappati applausi ad arte ... come stasera, quando dal palco qualcuno ha "trionfalmente" affermato che "domani" - udite udite - "andremo pure a Casal di Principe!" ... insomma "bei sentimenti in tour" !

...pensiero al vento...

Mi dispiace che il buon Tonino si sia prestato a questa chermesse di "buoni sentimenti" e "buoni propositi" ...tanti "buoni propositi" ... chissà mai come e quando realizzarli ...

L'ultima considerazione ... che ho fatto uscendo dal Teatro Garibaldi è ... che questo genere di eventi sono quasi uno "spot pubblicitario" per i Poteri Occulti ...

Immagino, infatti, che domani potranno andare in giro e rivendicare "hai visto quanto conto? ... a parlare di me ... ieri sera ... è venuto pure Don Tonino Di Pietro ... "

venerdì 17 ottobre 2008

..."Saviano? poteva farsi i fatti suoi"...

A proposito di nuove generazioni ... dalla Repubblica di oggi :
interviste all'ingresso del Liceo Scientifico di S. Cipriano di Aversa e di Casal di Principe:



...pensiero al vento...

l'età del Liceo è già troppo tardi ... se l'opera di "cultura della legalità" ... non è iniziata da piccoli ...

mercoledì 8 ottobre 2008

...tanti tifosi, pochi giocatori...

"La lotta alla camorra? ... ha tanti tifosi, ma pochi giocatori ..."

le parole non sono mie ma del dott.Manganelli, capo della Polizia ... a dire: tante chiacchiere, molte messe-in-scena e pochi fatti ...

...pensiero al vento...
molti sarebbero i possibili "pensieri al vento" ... ma la sintesi di Manganelli vale più di ogni lungaggine. Mi viene solo da aggiungere che, senza entrare nei palazzi del potere, ma restando per strada a intercettare i singoli si continua nel vecchio inganno di curare l'effetto ... ma non la causa (vedi anche post del 11/05/08 ... ...non si elimina l'effetto, senza toccare la causa... )

martedì 22 luglio 2008

...se Mussolini avesse avuto Italia-1...

Se Mussolini avesse avuto Italia-1 ... chissà se fosse riuscito a far tanto ... a "far diventare la Menzogna ... Verità" ... a produrre uno Speciale su Napoli come quello trasmesso ieri sera dalla rete del Re ...

Per fortuna (mia) ... l'estate e l'ora tarda di ritiro a casa ... mi hanno "concesso" di vedere solo una parte del programma (quella finale) ... ma l'immagine mostrata di Napoli (bella e pulita oggi, brutta e sporca appena qualche mese fa ...) e le dichiarazioni degli intervistati ... tutte perfettine e patinate ... hanno confezionato un bel-e-menzognero prodotto in perfetto stile regime-di-democratura (... termine sincopato per rappresentare la democrazia-dittatura in cui vive il nostro reame ...)

Non mi va di scendere nei dettagli dello Speciale ... è bastata quella mezz'ora di trasmissione per rendere il mio sonno difficile ... al cospetto di tanta disinformazione (... vedi anche post di Sabato scorso ... "MagoSilvio" ...)

Per capire ... di cosa stiamo parlando "veramente" ... molto meglio riportate una lettera e un video di Padre Zanotelli ... che, dopo anni di Missioni a Nairobi, ora è a Napoli ...

Ecco il testo della lettera ... un pò lunga ma da leggere tutta di fila:
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"Carissimi, è con la rabbia in corpo che vi scrivo questa lettera dai bassi di Napoli, dal Rione Sanità nel cuore di quest’estate infuocata.
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La mia è una rabbia lacerante perché oggi la Menzogna è diventata la Verità.
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Il mio lamento è così ben espresso da un credente ebreo nel Salmo 12:
Solo falsità l’uno all’altro si dicono:
bocche piene di menzogna,
tutti a nascondere ciò che tramano in cuore.
Come rettili strisciano,
e i più vili emergono,
è al colmo la feccia.”
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Quando, dopo Korogocho, ho scelto di vivere a Napoli, non avrei mai pensato che mi sarei trovato a vivere le stesse lotte.
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Sono passato dalla discarica di Nairobi, a fianco della baraccopoli di Korogocho alle lotte di Napoli contro le discariche e gli inceneritori.
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Sono convinto che Napoli è solo la punta dell’iceberg di un problema che ci sommerge tutti.
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Infatti, se a questo mondo, gli oltre sei miliardi di esseri umani vivessero come viviamo noi ricchi (l’11% del mondo consuma l’88% delle risorse del pianeta!) avremmo bisogno di altri quattro pianeti come risorse e di altri quattro come discariche ove buttare i nostri rifiuti.
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I poveri di Korogocho, che vivono sulla discarica, mi hanno insegnato a riciclare tutto, a riusare tutto, a riparare tutto, a rivendere tutto, ma soprattutto a vivere con sobrietà.
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E’ stata una grande lezione che mi aiuta oggi a leggere la situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania, regione ridotta da vent’anni a sversatoio nazionale dei rifiuti tossici.
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Infatti esponenti della camorra in combutta con logge massoniche coperte e politici locali, avevano deciso nel 1989, nel ristorante “La Taverna” di Villaricca, di sversare i rifiuti tossici in Campania. Questo perché diventava sempre più difficile seppellire i nostri rifiuti in Somalia.
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Migliaia di Tir sono arrivati da ogni parte di Italia carichi di rifiuti tossici e sono stati sepolti dalla camorra nel Triangolo della morte (Acerra-Nola- Marigliano), nelle Terre dei fuochi (Nord di Napoli) e nelle campagne del Casertano. Questi rifiuti tossici “bombardano” oggi, in particolare i neonati, con diossine, nanoparticelle che producono tumori, malformazioni, leucemie.
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Il documentario Biutiful Cauntri esprime bene quanto vi racconto.
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A cui bisogna aggiungere il disastro della politica ormai subordinata ai potentati economici-finanziari.
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Infatti questa regione è stata gestita dal 1994 da 10 commissari straordinari per i rifiuti, scelti dai vari governi nazionali che si sono succeduti. In 15 anni i commissari straordinari hanno speso oltre due miliardi di euro, per produrre oltre sette milioni di tonnellate di “ecoballe”, che di eco non hanno proprio nulla: sono rifiuti tal quale, avvolti in plastica che non si possono nè incenerire, né seppellire perché inquinerebbero le falde acquifere.
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Buona parte di queste ecoballe, accatastate fuori la città di Giugliano, infestano con il loro percolato quelle splendide campagne denominate “Taverna del re“.
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E così siamo giunti al disastro!
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Oggi la Campania ha raggiunto gli stessi livelli di tumore del Nord-Est, che però ha fabbriche e lavoro. Noi, senza fabbriche e senza lavoro, per i rifiuti siamo condannati alla stessa sorte.
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Il nostro non è un disastro ecologico -lo dico con rabbia- ma un crimine ecologico, frutto di decisioni politiche che coprono enormi interessi finanziari.
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Ne è prova il fatto che Prodi, a governo scaduto, abbia firmato due ordinanze: una che permetteva di bruciare le ecoballe di Giugliano nell’inceneritore di Acerra, l’altra che permetteva di dare il Cip 6 (la bolletta che paghiamo all’Enel per le energie rinnovabili) ai 3 inceneritori della Campania che “trasformano la merda in oro -come dice Guido Viale- Quanto più merda, tanto più oro!”.
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Ulteriore rabbia quando il governo Berlusconi ha firmato il nuovo decreto n.90 sui rifiuti in Campania. Berlusconi ci impone, con la forza militare, di costruire 10 discariche e 4 inceneritori.
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Se i 4 inceneritori funzionassero, la Campania dovrebbe importare rifiuti da altrove per farli funzionare ... da solo l’inceneritore di Acerra potrebbe bruciare 800.000 tonnellate all’anno!
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E’ chiaro allora che non si vuole fare la raccolta differenziata, perché se venisse fatta seriamente (al 70 %), non ci sarebbe bisogno di quegli inceneritori.
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E’ da 14 anni che non c’è volontà politica di fare la raccolta differenziata.
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Non sono i napoletani che non la vogliono, ma i politici che la ostacolano perché devono ubbidire ai potentati economici-finanziari promotori degli inceneritori. E tutto questo ci viene imposto con la forza militare vietando ogni resistenza o dissenso, pena la prigione.
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Le conseguenze di questo decreto per la Campania sono devastanti.
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Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), i Campani saranno meno uguali, avranno meno dignità sociale-così afferma un recente Appello ai Parlamentari Campani. Ciò che è definito “tossico” altrove, anche sulla base normativa comunitaria, in Campania non lo è; ciò che altrove è considerato “pericoloso” qui non lo sarà.
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Le regole di tutela ambientale e salvaguardia e controllo sanitario, qui non saranno in vigore.
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La polizia giudiziaria e la magistratura in tema di repressione di violazioni della normativa sui rifiuti, hanno meno poteri che nel resto d’Italia e i nuovi tribunali speciali per la loro smisurata competenza e novità, non saranno in grado di tutelare, come altrove accade, i diritti dei Campani ...
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Per questo sono andato con tanta indignazione in corpo all’inceneritore di Acerra, a contestare la conferenza stampa di Berlusconi, organizzata nel cuore del Mostro, come lo chiama la gente.
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Eravamo pochi, forse un centinaio di persone. (La gente di Acerra, dopo le botte del 29 agosto 2004 da parte delle forze dell’ordine, è terrorizzata e ha paura di scendere in campo).
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Abbiamo tentato di dire il nostro no a quanto stava accadendo. Abbiamo distribuito alla stampa i volantini: ”Lutto cittadino. La democrazia è morta ad Acerra. Ne danno il triste annuncio il presidente Berlusconi e il sottosegretario Bertolaso.”
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Nella conferenza stampa (non ci è stato permesso parteciparvi!) Berlusconi ha chiesto scusa alla Fibe per tutto quello che ha “subito” per costruire l’inceneritore ad Acerra!
(Ricordo che la Fibe è sotto processo). Uno schiaffo ai giudici!
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Bertolaso ha annunciato che aveva firmato il giorno prima l’ordinanza con la Fibe perché finisse i lavori! Poi ha annunciato che avrebbe scelto con trattativa privata, una delle tre o quattro ditte italiane e una straniera, a gestire i rifiuti.
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Quella italiana sarà quasi certamente la A2A ( la multiservizi di Brescia e Milano) e quella straniera è la Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua e la seconda al mondo per i rifiuti.
Sarà quasi certamente Veolia a papparsi il bocconcino e così, dopo i rifiuti, si papperà anche l’acqua di Napoli. Che vergogna!
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E’ la stravittoria dei potentati economici-finanziari, il cui unico scopo è fare soldi in barba a tutti noi che diventiamo le nuove cavie. Sono infatti convinto che la Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo libro Shock Economy, chiama appunto l’economia di shock ... lì dove c’è emergenza grave viene permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze normali.
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Se funziona in Campania, lo si ripeterà altrove. (... New Orleans dopo Katrina insegna ...!)
Non abbandonateci. E’ questione di vita o di morte per tutti. E’ con tanta rabbia che ve lo scrivo. Resistiamo!"
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Padre Alex Zanotelli, Napoli, 12 luglio 2008

...pensiero al vento...

meglio non esprimere ulteriori "pensieri" e aggiungere commenti ... a quanto detto da Padre Zanotelli ...