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sabato 23 novembre 2013

Lobby europee e film ...

La scorsa settimana ho visto il film “The Brussels Business” … e incontrato il regista Matthieu Lietaert, presente alla proiezioni romana presso la Libreria Rinascita …




ECCO ALCUNE NOTE PRESE IN DIRETTA …

Il film tratta dei poteri che reggono le redini delle Istituzioni Comunitarie Europee …

Le lobby di cui parla sono anche utili alla democrazia ma bisogna creare delle regole chiare … la definizione di regole, la loro chiarezza e il loro rispetto sono aspetti fondamentali …

LE REGOLE sono alla base del nostro vivere civile …

L’influenza delle lobby, come ogni attività, ha i suoi aspetti positivi e negativi …

Un aspetto negativo è la politica svuotata a favore di elitè economiche (che proteggono se stesse) …





LE PRECISAZIONI DEL REGISTA:

Il film è sulle lobby NON contro le lobby …

Il valore del film/documentario è che GENERA domande … NON da risposte o soluzioni …

UN PERICOLO: anche le ONG (Organizzazioni Non Governative) che indagano sui comportamenti delle lobby sono finanziate dalla Comunità Europea … QUINDI diminuisce il loro senso critico perché il 60-80% del loro budget proviene da questi finanziamenti …

Sul Mercato Comune Europeo: all’inizio era un vento favorevole allo sviluppo … ORA, in tempo di crisi, la gente vuole sapere QUALI INTERESSI va a favorire …



ANCHE IO lavoro in un’azienda … nel settore AEROSPAZIO … che può essere considerata parte delle lobby di cui parla il film …

ANCHE IO ho partecipato, negli anni passati, a incontri e riunioni a Brussels con le varie Commissioni Europee che devono gestire e indirizzare i fondi europei …

PARLO DELLA PARTE PULITA (perché è l’unica che conosco): è naturale è fondamentale un legame tra la politica e le industrie. Le Commissioni Europee emettono periodicamente delle “CALL FOR IDEAS” per stimolare suggerimenti dalle aziende … poi su questi suggerimenti lavorano per emettere le “CALL FOR PROPOSALS” con cui si va nel dettaglio dei progetti da finanziare … TUTTE LE MEDAGLIE hanno un loro rovescio se si va nel campo della CORRUZIONE … e su questo vanno attivati tutti i meccanismi di controllo del caso …



UN’INTERVISTA A Matthieu Lietaert:

Oltremedia ha intervistato il regista del film Matthieu Lietaert.

Lei faceva il lobbista, cosa l’ha portata a denunciare il lavoro delle lobbies di Brussels i giochi di potere che sottostanno al funzionamento dell’Unione Europea?

“Il primo punto importante è che io non sono contro le lobbies per la ragione seguente: le lobbies sono sempre esistite. Anche tornando indietro di 2000 anni, quando c’era Giulio Cesare, esistevano le lobbies, perché dove c’è potere politico l’essere umano crea gruppi che cercano di influenzare tale potere. Il problema è che oggi a Brussels, 30 dopo quella che chiamiamo la globalizzazione, il potere economico di certi attori è diventato globale, mentre le democrazie sono ancora nazionali. Quindi costoro hanno trasformato il potere economico in potere politico. Oggi se uno va a Brussels, dove c’è molto potere politico, non ci sono regole: noi vogliamo sapere chi sono le lobbies, per chi lavorano e con quanti soldi. Il primo passo è la trasparenza”.


Quale potrebbe essere un modo per regolamentare il ruolo delle lobbies? Ad esempio in America, dopo il crack finanziario del 2007, sono state formulate delle leggi che disciplinano in maniera un po’ più stringente il lavoro di questi gruppi di potere. Cosa si può fare in Europa secondo lei?

“Negli Stati Uniti le regole sono arrivate nel 2007, in concomitanza con la crisi economica, dopo un enorme caso di corruzione raccontato anche nel film, a seguito del quale Repubblicani e Democratici hanno deciso di legiferare sulla materia. A Brussels abbiamo regole che sono solo su base volontaria e questo è solo un inizio. Oggi esiste un registro unico in vigore da due anni che è lo stesso per Parlamento e Commissione, ma se viene Apple, Monsanto e Goldman Sachs non devono dire quanti soldi mettono sul tavolo. Noi vogliamo che si faccia qualcosa per migliorare questo registro, però il Parlamento lo sta facendo in un modo poco adatto alle esigenze dei cittadini”.


Che spazio abbiamo per la democrazia e per i suoi istituti illuministici in un periodo storico in cui il potere è de facto detenuto non più dai cittadini attraverso i loro rappresentati, ma dalle élites finanziarie che non sono state votate da nessuno?

“Credo di spazio per la democrazia ce ne sia davvero poco. Tuttavia la democrazia e la storia in generale sono dei processi: non va sempre così (n.d.r. indica in alto con la mano) o così (n.d.r. indica in basso). Nel corso della storia ci sono continui cambiamenti; forse noi con la democrazia legata alla televisione abbiamo trascurato troppo ciò che facevano gli altri e dunque non abbiamo visto subito il potere che la globalizzazione ha conferito ad alcuni attori, che ogni giorno investono milioni per assicurarsi che vengano prese decisioni nel senso che vogliono loro, mentre noi siamo chiamati ogni due o quattro anni a votare. Ma è solo colpa loro o anche nostra che non abbiamo tenuto gli occhi aperti? Il film vuole sottolineare proprio questo. I cittadini devono chiedersi questo, cioè cosa ne sarà del loro domani”.


Lei parla della necessità di consapevolezza da parte dei cittadini di quei meccanismi che di fatto animano il potere, tuttavia come crede di dare autorevolezza ad un modo di vedere le cose che opera al di sotto della superficie rappresentata da quel che raccontano i media tradizionali?

“Intanto io direi di non guardare i media tradizionali in quanto spesso non sono fonte di informazione. Io ho smesso di guardare la tv 15 anni fa. Tuttavia ci sono media più piccoli e interessanti che fanno una parte del lavoro, ma spesso non hanno le risorse per indagare sotto la superficie. Dunque si fanno finanziare dai cittadini oppure operano sottoforma di Ong facendo ricerca nelle università, e proprio questi gruppi possono estrarre informazioni utili per la gente. Tuttavia si tratta di un processo difficile e lungo, questo è indubbio”.
Come già detto lei faceva il lobbista. Il mondo delle lobbies è davvero così sconvolgente che può portare una persona addirittura a finire dalla parte opposta? Come mai questa necessità di raccontare?

“Pensiamo al piccolo mondo di Brusseles, che consta di circa 50.000 persone di cui 15.000 lobbisti privati. Ovviamente tra questi non tutti perseguono gli stessi obiettivi e spesso ci sono lotte e attriti tra le diverse lobbies. Io lavoravo per l’Associazione Europea del commercio equo e dopo un anno ho visto che questa associazione non ha alcun potere, prende soldi dalla Commissione e vive solo per se stessa, in modo autoreferenziale. Anche loro sono complici, il lobbying è per tutti, anche loro sono lì. Abbiamo un’ideologia dominante, Gramsci lo dimostrava bene negli anni ‘30. Ci sono lobbies che lavorano con i politici e questi appoggiano le loro idee. È necessario che siano gruppi che lavorino per una contro egemonia, ma oggi a Brussels non ci sono le forze per farlo. Diciamo da 10 anni che un altro mondo sia possibile. ma non ci sono teorie sufficientemente forti per convincere tutti”.


Una domanda più personale. Spesso chi porta alla luce verità scomode è soggetto a ritorsioni più o meno dirette. Lei ha subito intimidazioni prima, dopo o durante la realizzazione del documentario?

“No, francamente noi siamo stati decisamente liberi di girare il film. Anche il mondo del business ha partecipato. Non è un film di Michael Moore e questo non è un film contro le lobbies, ma sulle lobbies. Ci sono due punti di vista, gli stessi affaristi hanno sottolineato il fatto che si tratti di un film onesto e non di una propaganda a favore delle Ong”.


Allora come mai questo film non è mai stato proiettato in italia?

“Noi siamo piccoli produttori e non abbiamo la forza per andare in tutta Europa. In secondo luogo la tv italiana è poco interessata a mostrare documentari del genere, solo Rai3 ne manda in onda 10 o 15 all’anno. Oltretutto in Italia si è interessati maggiormente ad altre tematiche, soprattutto al lato umano, mentre il nostro è un film politico. Stesso motivo per cui molti Festival non si sono mostrati interessati al nostro lavoro”.

giovedì 13 dicembre 2012

lo spread .... questo sconosciuto !!


«Per quanto riguarda lo spread, ma smettiamola di parlare di questo imbroglio, di spread non si era mai sentito parlare, se non da un anno a questa parte». 

È quanto ha affermato Silvietto, intervenendo a La telefonata di Maurizio Belpietro, aggiungendo: «Che cosa ci importa degli interessi che il nostro debito pubblico paga a chi investe nei nostri titoli rispetto a quello che pagano gli investitori che investono nel debito pubblico tedesco». 

E ancora:  
«Tutto quello che si è inventato su spread è un vero imbroglio. La verità è che si è usato lo spread per cercare di abbattere un governo votato dagli italiani».



Cosa significa spread? Il termine indica il differenziale tra i tassi d’interesse che pagano dei titoli di debito italiani e gli omologhi tedeschi con pari durata. La Germania è considerata dagli operatori il Paese più affidabile dell’Eurozona, nel ripagare i sottoscrittori delle sue emissioni obbligazionarie. Lo spread è dunque un utile indicatore per capire qual è il grado di fiducia degli investitori sulla rischiosità di un’emittente di debito. Quando si parla di spread ci si riferisce alle differenze di rendimento sul mercato secondario, cioè sui segmenti Mot e Mts di Borsa Italiana. Sul secondario è attiva anche la Bce, prima con l’Smp (Securities markets program) e il nuovo Omt.

Lo spread, essendo una misura dell’affidabilità di uno Stato, ha un impatto anche sulle banche. Più sono alti gli interessi pagati sui titoli di debito, più gli istituti italiani, che li utilizzano come garanzia per rifinanziarsi sul mercato dei pronti contro termine, dovranno versare margini più elevati alle stanze di compensazione (clearing house), che regolano questo tipo di transazioni assumendosene i rischi di controparte. Di conseguenza, i tassi d’interesse applicati su mutui e prestiti a famiglie e imprese – essendo più costosa la raccolta all’ingrosso per le banche – saliranno. La Bce ha calcolato, lo scorso settembre, che a luglio 2012 i finanziamenti erogati in Germania per importi inferiori al milione di euro e con durata compresa fra uno e cinque anni – fattispecie tipica per le Pmi – avevano un tasso medio del 4,04 per cento. Lo stesso tasso, per le Pmi italiane, era a quota 6,24 per cento. Agli imprenditori, categoria di cui Berlusconi fa parte, lo spread importa eccome.

...pensiero al vento...

mercoledì 5 dicembre 2012

Sistema Bancario Islamico ...

LEGGETE QUA ...

La principale differenza tra la finanza islamica e quella occidentale, consiste nel divieto per le banche di guadagnare sugli interessi (riba) e sulla speculazione (gharar).
Infatti il Sacro Corano considera gli interessi una forma di usura e non consente che il denaro, restando fermo, possa generare altro denaro. 

Così ad esempio, anziché concedere un mutuo ad una persona che voglia comprare un immobile, riscuotendo in cambio un interesse sulla somma prestata, la banca islamica acquista direttamente la casa, per poi cederla in affitto al cliente, il quale si impegna a versare la somma corrispondente in più rate. Una volta terminato di pagare le rate, questi diventerà il proprietario dell'immobile.

Inoltre la finanza islamica si differenzia da quella tradizionale occidentale per l'importanza attribuita al carattere sociale dell'investimento

Così ad esempio sono proibiti gli investimenti, oltre che nei settori delle armi o della droga, anche nei settori delle bevande alcoliche, della carne di maiale, delle riviste scandalistiche e in tutti gli altri settori in cui vigono i divieti dettati dalla legge coranica. La finanza islamica ha pertanto, in linea di principio, lo scopo di promuovere e salvaguardare i valori dell'Islam.

Secondo le più recenti stime, i capitali amministrati dalle banche islamiche nel mondo oscillano tra i 1.200 e 1.500 miliardi di dollari

Oltre che nei Paesi islamici, il ricorso alla finanza islamica è particolarmente diffuso anche negli Usa, in Germania, in Inghilterra e in Francia, Paesi dove è più forte la presenza di cittadini di religione islamica che intendono investire o finanziarsi con strumenti religiosamente leciti (halal) e non blasfemi (haram).
Le stime sono destinate a crescere, in quanto, a ricorrere alla finanza islamica, non sono più soltanto i cittadini musulmani, bensì anche cittadini ed operatori economici occidentali.

...pensiero al vento...
islamici? ... nemici del mondo occidentale? ... FORSE si comincia a capire perchè SONO dipinti come tali !!!

giovedì 27 settembre 2012

Ubuntu ...



Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana.

Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta.

Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio.

Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero "UBUNTU", come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?" UBUNTU nella cultura africana sub-sahariana vuol dire: "Io sono perché noi siamo". 

...pensiero al vento...
Non può esistere felicità se c'è sofferenza vicino a noi.
L'egoismo del mondo cosiddetto "civile", la politica del possedere ha generato solo odio e conflitti.

martedì 22 maggio 2012

Marinaleda ... un altro mondo è possibile!


Un'utopia per la pace. E’ questo il motto di Marinaleda, la località sivigliana governata ininterrottamente dal 1979 (anno delle prime elezioni municipali della Spagna post-franchista) da Juan Manuel Sánchez Gordillo, un luogo che è diventato un punto di riferimento non solo della sinistra spagnola, ma della sinistra mondiale, tanto da meritarsi un articolo  sul prestigiosissimo New York Times

Oltre ad essere sindaco, Sánchez Gordillo è anche portavoce del CUT-BAI (Collettivo di unità di lavoratori- Blocco della sinistra andalusa), una delle parti che compongono Izquierda Unida,ed è deputato al Parlamento autonomista dell'Andalusia. Per comprendere quanto sia duraturo e profondo il radicamento della sinistra nella città, basta guardare i risultati elettorali del 2011: alle elezioni comunali di maggio, Izquierda Unida ha eletto nove degli undici consiglieri (gli altri due sono del PSOE, il partito socialista) e nelle elezioni generali di novembre ha raggiunto il 65,59% dei voti, la più alta percentuale di IU in Spagna.

Ma qual è il motivo di questo “orgoglio rosso”, che si riflette anche nella toponomastica, come si può vedere passeggiando tra via Ernesto Che Guevara e piazza Salvador Allende

Una chiave di lettura è legata alla questione dell'abitazione. Come spiegato dal sito del comune, infatti, anche se il diritto alla casa è riconosciuto dalla Costituzione spagnola, molto spesso non è ottemperato. Ed è questo il motivo per cui gli abitanti hanno deciso di espropriare e municipalizzare migliaia di metri quadrati nei dintorni di Marinaleda, per poterci successivamente edificare la propria casa. Il processo di “autocostruzione” inizia con  l’assegnazione del luogo e dei muratori da parte del Comune. Successivamente, la Junta de Andalucía (il governo andaluso), presta i soldi per i materiali e l’acquirente della casa se la costruisce lui stesso (altrimenti paga 45 euro al giorno per muratori ed elettricisti). Attualmente, la rata mensile è di 15 euro, che restituisce il prestito di materiali per l’abitazione, che finirà per diventare proprietà dell’acquirente. Proprio così: questo è il prezzo delle abitazioni a Marinaleda (e senza ipoteche).

PIENA OCCUPAZIONE.
L'altro fattore importante che dimostra che “un altro mondo è possibile”, almeno secondo i sostenitori di questo modello, è la disoccupazione. Con il tasso di disoccupazione che c’è in Spagna (quasi il 25%) e in Andalusia (oltre il 30%), risulta paradossale come a Marinaleda non vi sia disoccupazione, come riconosce anche il blog di un gruppo di destra come Intereconomia. Come si è riusciti a raggiungere la piena occupazione, smentendo teorici ed economisti di fama mondiale? In questo paesino di braccianti, nei decenni passati vennero occupati i possedimenti dei proprietari terrieri latifondisti, dando vita alla cooperativa “El Humoso”, grazie alla quale 500 famiglie trovano impiego e sono cooproprietarie, ricevendo uno stipendio di 1.125 euro per sei ore e mezza di lavoro giornaliero.

ASILI, PISCINA E DOMENICHE "ROSSE"
Altri segni distintivi di Marinaleda sono le “domeniche rosse”, durante le quali la popolazione pulisce le strade, coltiva i giardini, insomma fa di tutto per rendere più accogliente il territorio. Ma non solo, anche l’asilo municipale, dove i bambini fanno colazione a 12 euro al mese, o la piscina comunale, il cui costo per tutta l'estate è di 3 euro. E poi, (come potrebbe essere altrimenti?), Marinaleda è molto legata a coloro che si trovano in difficoltà anche al di fuori della campagna andalusa: lo scorso aprile, nell'ambito della Settimana della Pace, ci fu un concerto in solidarietà con il popolo del Sahara occidentale, tema questo molto caro alla sinistra spagnola. E anche gli Ska-p, famoso gruppo musicale di Madrid, sono venuti a suonare in questa città di meno di 3.000 abitanti, a sostegno della Palestina. Forse è azzardato citare questo paesino come modello per uscire dalla crisi. In ogni caso se, come diceva Galeano, l'utopia è una scusa per andare avanti, questa utopia per la pace è servita per avanzare. E non di poco.

...pensiero al vento...
ED ECCOLA ... l'utopia di Eduardo Galeano:
"L'utopia è come l'orizzonte.
Mi avvicino di due passi,
lei si allontana di due passi.
Cammino per dieci passi
e l'orizzonte si sposta
di dieci passi più in là.
Per quanto io cammini,
non la raggiungerò mai.
A cosa serve l'utopia?
Serve proprio a questo: a camminare"



giovedì 17 maggio 2012

profezia? ... da Topolino


La profezia di Topolino, nel 1993 aveva già previsto tutto.

Sta facendo il giro della rete pagina 17 di un fumetto di Topolino del 1993. Quasi una profezia.

O forse i nostri politici si ispirano a Topolino? In ogni caso sembra scritto oggi. Tutto previsto.
ECCO LA PAGINA …


...pensiero al vento...

 PER GLI INTERESSATI DEL FINALE:
i Bassotti si sostituiscono ai tecnici che vengono sequestrati, tassano di tutto e di più assumendo come esa
ttori loro "colleghi".

Paperinik alla fine trova i veri tecnici, li libera e smaschera i Bassotti (che erano già sulla via di fuga visto che stavo per venir linciati dalla popolazione).

A quel punto i tecnici dicono che quello che è avvenuto prima (stratassare tutti) è pericoloso perchè porta all'insurezione e bisogna trovare il modo di fare cassa senza far insorgere la popolazione.

Ad esempio tassare i supereroi che in quanto pochi e anonimi non possono fomentare proteste di massa. Con Paperinik che sviene.

Il fumetto è il numero 1956, del 23 Maggio 1993

martedì 20 marzo 2012

Vedremo la fine del Signoraggio ?

Il nuovo Paese entrato nel mirino dell’Europa dei banchieri, dopo che Grecia ed Italia sono miseramente cadute senza neanche un minimo tentativo di autodifesa, è l’Ungheria. 

Il Premier Victor Orban, eletto con il 70% dei suffragi che gli sono valsi 206 dei 265 seggi in Parlamento, si è infatti “permesso” di varare una nuova Costituzione grazie alla quale la Banca Centrale Ungherese viene posta sotto il controllo del Parlamento magiaro. 

Un provvedimento sacrilego per la nostra Europa che cammina a braccetto con le lobbies dei banchieri in quanto il controllo del Parlamento sulla Banca Centrale permetterebbe all’Ungheria di stampare moneta priva di debito

Lo Stato, infatti, detenendo la proprietà sulla moneta che stamperebbe, non pagherebbe interessi alla casta delle banche e annullerebbe il “signoraggio bancario”, ossia il reddito percepito da chi emette moneta (la banca) pari alla differenza tra il valore della moneta (valore nominale) e il suo costo di produzione (valore intrinseco). 

Per fare un esempio, se uno Stato prende in prestito una banconota da 100 euro (valore nominale) dalla Banca Centrale, la quale ha stampato quella banconota spendendo, tutto compreso, solo 30 cent (valore intrinseco, ossia costo di carta e inchiostro, dato che il valore di 100€ è fittizio in quanto la moneta emessa non ha più nessuna contropartita aurea come invece era in principio), al momento della restituzione della somma lo Stato dovrà dare alla Banca, prelevandoli dai cittadini, i 100 euro iniziali più gli interessi (tasso di’interesse ad esempio 2,5%). 

Quindi, il signoraggio su una singola banconota sarebbe di 102,5-0,30=102,20 euro

Tutto ciò, come è comprensibile, non risulta tollerabile dall’Europa delle banche perché, se l’esempio ungherese venisse seguito da altri Stati, sarebbe la fine dei poteri forti che stampano solo carta a costo irrisorio mettendo su di essa un valore nominale a piacimento, ma un valore reale e tangibile per i cittadini che guadagnano e pagano le tasse con il lavoro.

Il “sacrilegio” è valso la minaccia di applicazione dell’articolo 7 del Trattato UE secondo il quale il Consiglio UE può sospendere alcuni dei diritti allo Stato membro in questione, quello di voto del  rappresentante di tale Stato in seno al Consiglio. 

A differenza di Grecia e Italia, però, l’Ungheria, per il momento, non accetta che l’Europa delle banche e dei burocrati non eletti sovverta il voto popolare. 

Lo scorso 21 gennaio, un corteo di 400.000 ungheresi ha manifestato in favore del Premier Orban contro le imposizioni dell’UE portando uno striscione recante la scritta “non diventeremo una colonia”. 

Sempre a gennaio, in una manifestazione organizzata dal partito di opposizione Jobbik per chiedere l’uscita dell’Ungheria dall’UE, due deputati hanno bruciato una bandiera Europea.

...pensiero al vento...
Noi, invece, da bravi “itaGliani”, supportati dai consigli dei nostri politici applaudiamo l’imposto “Ragionier Ugo” Mario Monti, lo ringraziamo per la sua sobrietà ed equità, lo stimiamo per averci rapinato e, se verrà abbassato il prezzo della vasellina, riusciremo anche a dire che è veramente un uomo di cuore! La coccodrilla Fornero lo è già…

martedì 13 marzo 2012

La ricchezza del mondo ...

La ricchezza delle 4 persone più ricche del mondo, è superiore al prodotto interno lordo dei 47 paesi più poveri del mondo.
 
La ricchezza delle 80 persone più ricche del mondo, è superiore al PIL della Cina cioè la ricchezza di 1 miliardo e 300 milioni di persone.
 
Il 4% della ricchezza delle 200 persone più ricche del mondo sarebbe sufficiente per i primi interventi dal punto di vista sanitario, scolastico, alimentare, idrico dell'intera umanità.

Questo vuol dire che il mondo è gestito da 2-300 persone o poco più.
 
(G.Strada)
 
 ...pensiero al vento...

e la maggior parte delle persone ... queste cose non le mette a fuoco !!

mercoledì 22 febbraio 2012

...piano di salvataggio...

“Sono tempi duri, il paese è indebitato, tutti vivono a credito… Ad un certo punto, arriva un turista tedesco. Ferma la macchina davanti all’unico albergo ed entra. Posa 100 euro sul bancone della reception e chiede di vedere le camere per sceglierne una. Il proprietario gli dice di scegliere quella che più gli aggrada.

Appena il turista è sparito sù per le scale, l’albergatore prende i 100 euro, corre dal macellaio e paga il debito che aveva con lui. Il macellaio va immediatamente presso l’allevatore di maiali al quale deve 100euro e regola il suo debito. L’allevatore, a sua volta, corre a pagare la sua fattura presso la cooperativa agricola che gli procura gli alimenti per gli animali. Il direttore della cooperativa si precipita al pub per saldare il suo conto. Il barman, dà il biglietto alla prostituta che gli fornisce i suoi servizi a credito da un bel po’. La ragazza, che usa a credito le camere dell’albergo con i suoi clienti, corre a regolare i conti con l’albergatore. L’albergatore posa il biglietto sul bancone della reception dove il turista lo aveva posato.

Dopo un po’, il turista scende le scale e annuncia che non ha trovato una camera di suo gusto, per cui riprende il suo biglietto da 100 euroe se ne va… Nessuno ha prodotto nulla, nessuno ha guadagnato nulla, ma nessuno più è in debito e il futuro sembra molto più promettente…

...pensiero al vento...
E’ in questo modo, Signore e Signori, che funzionano i piani di salvataggio a beneficio dei Paesi dell’Europa in difficoltà!”.


mercoledì 1 febbraio 2012

...quando tutto cominciò...

“Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. 

Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. 

Con queste banconote essa poteva scontare cambiali, concedere anticipi su merci e acquistare metalli nobili

Non ci volle molto tempo perchè questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. 

Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato

A poco a poco essa divenne inevitabilmente il serbatoio dei tesori metallici del paese e il centro di gravitazione di tutto il credito commerciale. 

In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò a impiccare i falsificatori di banconote. 

Gli scritti di quell’epoca, per esempio quelli del Bolingbroke, dimostrano che effetto facesse sui contemporanei l’improvviso emergere di quella genìa di bancocrati, finanzieri, rentiers, mediatori, agenti di cambio e lupi di Borsa.”

...pensiero al vento...
Karl Marx, Capitale, Libro I, Editori Riuniti, Roma 1974, {pp. 817-818}

Tratto da: Informare per Resistere
Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!