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venerdì 4 marzo 2011

...il piano E...

Dunque, la legge dice che non si può andare a letto con una prostituta minorenne, e (anche) su questo s’è indagato a Milano.


Allora, il piano A è stato dire che il tribunale di Milano non era competente, perché il presunto reato era avvenuto ad Arcore, quindi doveva indagare Monza: ma poi gli hanno spiegato che prevaleva il luogo dov’era avvenuto il reato più grave, cioè la concussione, cioè il luogo in cui sono arrivate le pressioni per far liberare Ruby, insomma Milano.

Pertanto si è passati al piano B, cioè dire che la presunta concussione era stata fatta nell’interesse del Paese, perché lui credeva veramente che fosse la nipote di Mubarak, quindi era competente il tribunale dei ministri, però ora si accorgono che far passare per buona questa boiata pazzesca è difficile, la stessa Ruby ha smentito, c’è pure di mezzo Fini, e se anche la questione finisse alla Consulta intanto il processo andrebbe avanti.


Allora si è passati al piano C, cioè dire che non ci è mai andato a letto, però è probabile che nel processo salti fuori che invece sì, come si fa essere sicuri che nessuna delle ragazze sotto giuramento dica quello che sa, insomma il rischio è alto.


Quindi si è passati al piano D, cioè sostenere che Ruby non era una prostituta, il che in dibattimento ha altissime probabilità di cascare come una foglia in dicembre, troppi regali, troppi contanti, troppe intercettazioni.


Oggi siamo al piano E, cioè sostenere che Ruby è nata due anni prima di quello che c’è scritto nei suoi certificati, e lei si sarebbe sempre sbagliata a dire la sua età, ci sarebbe addirittura un documento che lo comproverebbe.

...pensiero al vento...

Evabbeh.


In attesa dei piani F, G, H e così via, ci felicitiamo con l’ufficiale dell’anagrafe marocchino che nei giorni scorsi, con un po’ di bianchetto, ha svoltato la vita sua e quella dei suoi discendenti.

lunedì 28 febbraio 2011

...patti Italia Libia...

Quali sono gli impegni che l'Italia ha preso nei confronti di Gheddafi con l'accordo del 2008?

Da ieri il governo dice di considerare il trattato "sospeso", ma servirebbe l'accordo di entrambe le parti

La violenta repressione delle rivolte in Libia e la grande amicizia del presidente del Consiglio italiano col dittatore libico Gheddafi ha fatto sì che in questi giorni centrodestra e centrosinistra si accusassero molto e reciprocamente di avere stretto rapporti eccessivamente vicini con il regime o di ipocrisia nel prenderne adesso le distanze. Le puntate di Ballarò e di Annozero che si sono occupate della questione sono diventate una specie di rissa dell’asilo: eri più amico tu, no eri più amico tu, guardate queste foto, guardate qui invece che sorrisi.

Per quanto nei rapporti bilaterali tra due governi lo stile conti molto, e lo stile degli incontri Berlusconi-Gheddafi non è paragonabile a nessun altro rapporto bilaterale intrattenuto dall’Italia negli ultimi anni, esiste un parametro più concreto che bisognerebbe analizzare e valutare per discutere dei rapporti tra Italia e Libia.

È il cosiddetto Trattato di Bengasi, cioè il “trattato di amicizia e cooperazione” tra Italia e Libia sottoscritto da Berlusconi e Gheddafi il 30 agosto del 2008, ratificato dall’Italia il 6 febbraio del 2009. Ieri il ministro La Russa ha detto che il trattato è “di fatto sospeso” ma anche questa affermazione è poco chiara: il Trattato, infatti, può essere modificato solo “previo accordo delle Parti”.

Un po’ di storia, prima

In poche righe, giusto per capire di cosa parliamo. Nel 1911, dopo una breve guerra contro l’impero ottomano, l’Italia prende il controllo della Tripolitania e della Cirenaica. Nel 1934 Tripolitania e Cirenaica sono unite e vengono chiamate Libia. Durante quegli anni, decine di migliaia di italiani vanno a vivere in Libia, aprono fabbriche e imprese, mettono radici. L’Italia perde il controllo del paese nel 1943 e vi rinuncia ufficialmente nel 1947: la Libia viene amministrata provvisoriamente dalla Gran Bretagna e dalla Francia, e conquista l’indipendenza nel 1951.
La Libia diventa una monarchia, retta da re Idris, ma nel 1969 un golpe militare condotto da Muammar Gheddafi prende il controllo del paese.
Tra le prime cose che fa, il regime nazionalizza i possedimenti italiani in Libia, confisca ogni bene ai 35 mila cittadini italo-libici – 400 miliardi di lire, al cambio attuale sarebbero tre miliardi di euro – e infine li espelle.
La retorica anti-italiana è stata considerata un elemento cruciale usato da Gheddafi per aumentare la sua popolarità. Dal 1970 viene indetto il Giorno della vendetta, da celebrare ogni 7 ottobre, in ricordo della ritorsione antiitaliana.
Il Giorno della vendetta smette di essere celebrato nel 2008, a seguito della firma del trattato di Bengasi.

I precedenti al Trattato

Negli anni il regime di Gheddafi ha avanzato numerose richieste e minacce verso l’Italia.
Un risarcimento in denaro per danni provocati dalla colonizzazione. La costruzione di ospedali e infrastrutture. Lo sminamento di alcune zone in cui furono combattute delle guerre.
Nessuno stato europeo ha mai pagato dei soldi per i danni derivati dal processo coloniale, ma l’Italia non ha mai del tutto chiuso la porta alle richieste di Gheddafi: un po’ per la minaccia esercitata da Gheddafi sul fronte geopolitico e il suo sostegno al terrorismo internazionale, un po’ per l’importanza delle operazioni di estrazione del petrolio condotte dall’ENI in Libia e un po’, dagli anni Ottanta in poi, per l’influenza potenziale del governo libico nell’ostacolare i flussi migratori diretti dal Nordafrica verso l’Italia.
La prima bozza di accordo tra Italia e Libia è stata siglata nel 1998, durante il primo governo Prodi: è il cosiddetto Comunicato Congiunto.
L’accordo prevede una serie di impegni per il governo italiano e la realizzazione di alcuni progetti in Libia da parte di una società a capitale misto.
Gheddafi però vuole di più, l’accordo non viene ratificato dal Parlamento e si arriva alla conclusione che per placare le richieste libiche serva un “grande gesto”, un atto simbolico che eviti nuove minacce e chiuda la questione una volta per tutte.

Il Trattato di Bengasi

Il contenzioso si chiude una volta per tutte con il Trattato di Bengasi, siglato da Italia e Libia nel 2008 a Roma.
È suddiviso in tre parti.
La prima, quella sui principi generali, stabilisce alcune cose piuttosto importanti: per esempio l’impegno per Italia e Libia a “non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite”, l’impegno ad astenersi “da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito di buon vicinato”.
In una situazione delicata come quella di questi giorni, queste clausole possono aver condizionato l’atteggiamento del governo italiano (che però ora considera “sospeso” il trattato). Anche perché, dall’altro lato, la carta della NATO impegna l’Italia a schierarsi contro la Libia se questa dovesse attaccare un’altro paese del Patto Atlantico.
L’accordo impegna poi Italia e Libia ad agire “conformemente alle rispettive legislazioni, agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”.

La chiusura dei contenziosi

La seconda parte del trattato contiene il “grande gesto” volto a mettere a tacere una volta per tutte le richieste di Gheddafi.
L’Italia si impegna a versare alla Libia cinque miliardi di dollari in vent’anni, 250 milioni di dollari all’anno, per realizzare progetti e infrastrutture.
La Libia si impegna a garantire ad aziende italiane la realizzazione di altre infrastrutture, e abroga “tutti i provvedimenti e le norme regolamentari che imponevano vincoli o limiti alle sole imprese italiane”.
Poi ci sono alcune iniziative speciali: la costruzione in Libia di duecento unità abitative, a spese dell’Italia; l’assegnazione di borse di studio universitarie per cento studenti libici, a carico dell’Italia; un programma di cure, presso istituti specializzati italiani, a favore di alcune vittime in Libia dello scoppio di mine; il ripristino del pagamento delle pensioni ai titolari libici e ai loro eredi che, sulla base della vigente nominativa italiana, ne abbiano diritto; la restituzione alla Libia di alcuni reperti archeologici trasferiti in Italia durante il colonialismo.

Cosa fa la Libia

Dal canto suo, la Libia concede “senza limitazioni o restrizioni di sorta ai cittadini italiani espulsi nel passato dalla Libia i visti di ingresso”.
Inoltre, le parti si impegnano – ma non specificano come – a risolvere il problema dei crediti vantati dalle aziende italiane nei confronti di amministrazioni ed enti libici, risalenti agli espropri compiuti da Gheddafi nel 1970 e soprattutto all’insolvenza libica nei confronti di aziende italiane tra gli anni Ottanta e il 2000.

La lotta all’immigrazione

La terza e ultima parte del trattato è piena di generiche buone intenzioni, valorizzazione dei legami storici, impegni a visite reciproche, cooperazione in ambito culturale, scientifico, energetico, economico e industriale. Poi c’è un altro tema che sta a cuore all’Italia e di fatto chiude l’accordo.
La collaborazione nel campo della lotta al terrorismo e dell’immigrazione clandestina. Viene messo in campo un sistema di controllo delle frontiere terrestri della Libia, “da affidare a società italiane in possesso delle necessarie competenze tecnologiche” e i cui costi saranno sostenuti al 50 per cento dal governo italiano. L’Italia e la Libia si impegnano poi a chiedere all’Unione Europea di farsi carico del restante 50 per cento.


...pensiero al vento...
Il Trattato è stato ratificato dal Parlamento italiano il 6 febbraio 2009.
Hanno votato a favore il PdL, la Lega e il PD, anche se tra le file del PD votarono contro i deputati radicali e alcuni altri “dissidenti”, tra cui Andrea Sarubbi. L’IdV e l’UdC votarono contro la ratifica del Trattato di Bengasi.

domenica 27 febbraio 2011

...e dopo Silvio?...

Molti si chiedono: cosa succederà dopo Silvio?

Niente. Non succederà assolutamente niente.

Quando guardate quel vecchio signore che sembra una caricatura della banda degli onesti, il capolavoro di Totò, in realtà state guardando la punta dell’iceberg di un sistema sommerso che permea tutto quanto, da palazzo Grazioli all’azienda dove lavoriamo, passando per i direttori di banca, gli uffici degli avvocati, i cartelloni pubblicitari, i funzionari di borsa, i primari degli ospedali, le catene di supermercati, i trasporti pubblici e i vigili urbani, per arrivare, dopo un lungo giro tortuoso che collega tutti i puntini numerati, all’industria dei contenuti televisivi.

Credete che il conflitto di interessi si risolverebbe, se ReSilvio dovesse cedere il potere formale a qualcun altro? O magari se dovesse abbandonare il suo vetusto podio?

Nessuno è così ingenuo da pensarlo davvero.

Potete mettere a Palazzo Chigi il cittadino animato dalle più lodevoli intenzioni, ma il sistema di potere economico, il serpente tentacolare che divora qualsiasi topolino osi fare capolino fuori dalla tana, continuerebbe a manovrare ogni singola leva del potere reale di questo paese.

Indisturbato. E sapete perchè?

Perché un politico non è altro che l’espressione di un sistema di potere preesistente, mentre non si è mai visto il contrario: nessun politico è in grado di creare o disfare un sistema tanto pervasivo e colloso come quello, commisto al malaffare, che scrive ogni giorno la vera costituzione del nostro paese, con le sue regole, i suoi tribunali, i suoi ministri e il suo sistema di appalti parassiti.

In altre parole, la politica si può vedere come la copertura, l’attività regolare che maschera i traffici illeciti di faccendieri ricchissimi e senza scrupoli, i veri proprietari del paese, coloro che decidono cosa e come deve essere fatto.

Facciamo un esempio banale, facile facile… Il conflitto di interessi.

Già da molto tempo prima che ReSilvio scendesse in politica, Mediaset era asservita ai desideri di un politico, Bettino Craxi, che in cambio di un sistema di finanziamenti illeciti – ma evidentemete anche di supporto a livello di manipolazione delle informazioni – permetteva a Silvio di continuare a costruire il suo impero multimediale.

In Parlamento non c’era direttamente il proprietario dell”industria televisiva privata, ma c’era un suo rappresentante diretto, a lui legato a doppio filo. In teoria il Parlamento poteva decidere di staccare la spina alle televisioni di Berlusconi in qualsiasi momento, essendo illegali, ma il potere economico dettò l’agenda politica e furono emanati addirittura tre Decreti Legge (quindi si ritenne che la questione avesse nientemeno che i requisiti della necessità e dell’urgenza).

Il serpente tentacolare era più forte dei piccoli e deboli uomini che componevano il Governo Craxi. La P2 era già stata individuata e apparentemente sciolta, ma come vediamo anche oggi il suo sitema di potere, evidentemente vincente, continua ad essere riproposto continuamente. Il risultato è quel che sappiamo.

E oggi?

Si dice che ReSilvio, in quanto proprietario di Mediaset e in quanto capo del Governo, disponga di 6 canali televisivi.

Ma siamo proprio sicuri che questo dipenda dalla sua carica pubblica? Siamo sicuri che se andasse all’opposizione il conflitto di interessi verrebbe finalmente risolto?

In nostro aiuto può venire la vicenda Saccà.
Ricordate? Berlusconi che chiama il direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, e gli chiede di piazzare Evelina Manna in uno sceneggiato, passando avanti a chi aveva affrontato regolari provini. Il direttore gli si rivolge ossequioso come un servo indiano e non ha remore a paragonarlo addirittura al Papa. ReSilvio dice che gli serve per avere la maggioranza al Senato. Ecco, la parola chiave è maggioranza, perchè significa che ReSilvio la maggioranza non l’aveva, non avendo vinto le elezioni ed essendo intento infatti a rovesciare il Governo Prodi.

Berlusconi era all’opposizione. Teoricamente non avrebbe dovuto avere nessuna influenza sulle reti Rai. Invece, il serpente tentacolare continua a rivolgersi a lui come al Papa, e ad asservirsi come se il potere politico formale fosse una mera facciata, mentre le gerarchie funzionali reali fossero altre, e continuassero ad agire indisturbate nell’ombra. All’ombra di elezioni regolarmente svolte.

Si risolse, in quel caso, il conflitto di interessi, con il rovesciamento dei rapporti tra maggioranza e opposizione?

Manco per sogno.

E il futuro che si prospetta è se possibile anche peggiore: è di questi giorni l’approvazione del Decreto Milleproroghe, il quale contiene una normativa che consente a chi è proprietario di reti televisive nazionali di acquisire anche grossi quotidiani, come la Repubblica e il Corriere. Quindi, la scalata finale e definitiva, di stampo piduistico, al mondo dell’informazione si avvia a concludersi secondo le più rosee delle prospettive paventate dai suoi fondatori, tra cui Licio Gelli e il suo discepolo con tessera 1816: Silvio Berlusconi.

...pensiero al vento...
Dunque non possono essere una vittoria o una sconfitta elettorale a determinare una svolta nella gestione affaristica e privatizzata del paese.

E’ necessario invece rivoluzionare completamente la classe dirigente che infesta le sedi isituzionali come una colonia di batteri incrosta le pareti di un WC.

Bisogna eleggere persone completamente discinte dal serpente tentacolare, del quale viceversa cadrebbero preda non appena poste di fronte alla responsabilità di governo. Servono cittadini.

Serve l’impegno della cosiddetta società civile.

Servite voi, noi, tutti.

martedì 15 febbraio 2011

...concussore SENZA concusso?...

La concussione  (che significa indurre, costringere) è il più grave reato contro la pubblica amministrazione. 

Può essere commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio.

Chi commette il reato è una persona “pubblica” che costringe un altro (privato o pubblico che sia) a compiere una determinata azione, non legale, abusando della propria posizione di comando.

Il concussore, colui che  “dà un ordine” e’ sempre un pubblico ufficiale che, in forza della sua carica pubblica,  può costringere una persona a fare una determinata cosa, lasciandolo tuttavia libero di aderire o meno al male minacciato; oppure può indurre la vittima mediante sopraffazione comportamentale o violenze psichiche allusive (uso di metafore, silenzi, a fare una determinata azione e con il suo comportamento può influire sul processo motivazionale della persona e convincerlo che quello che dovrà fare è la sola cosa giusta da fare in quel contesto.

Questa seconda ipotesi: l’induzione, sembra la più attinente alla questione (Berlusconi-Ruby), perché appare evidente che l’ufficiale o il poliziotto di turno di fronte alle varie telefonate (ne risultano più di una) del Presidente del Consiglio in considerazione dell’alta carica che ricopre, ha influito sul processo motivazionale dell’ufficiale o del poliziotto che da deciso di consegnare la ragazza minorenne alla Minetti e a disobbedire agli ordini del magistrato suo superiore.

L’induzione è derivata anche da fatto che la persona minorenne era stata presentata dal Presidente del Consiglio come nipote di Mubarak, personaggio politico importante ed è del tutto evidente lo stato di soggezione dell’ufficiale o del poliziotto di turno.

E’ un reato che rientra tra i rapporti di cooperazione con la vittima.

In questo caso chi è la vittima?

Non è la Ruby, che è solo l’oggetto della questione, ma è quell’ufficiale pubblico che invece di dare retta al magistrato che gli imponeva di cercare una comunità in cui mettere la Ruby ed in caso negativo di trattenerla fino al mattino successivo, ha ubbidito  e dato retta al Presidente del Consiglio, il quale nella sua funzione pubblica  ha indotto l’ufficiale o il poliziotto di turno in questura a consegnare la minorenne in mano alla Minetti e a disobbedire agli ordini del magistrato.

I difensori del Presidente del Consiglio sostengono che in questo caso, c’è il concussore, ma per esserci un reato vero ci vuole anche il concusso. 

Insomma perché il reato sia reato occorre essere in due. Più o meno come nel caso Mills quando si sosteneva che c’era il corrotto ma non il corruttore.

Sostanzialmente è come dire “c’è stato un attentato”, ma non c’è l’attentatore. La bomba se n’è andata in giro da sola e al momento giusto è scoppiata. Fatalità.

...pensiero al vento...
[ NOTA - Le imprecisioni che si possono evidenziare in quanto detto sopra, sono dovute al semplice fatto che, anziché trascrivere le parole complicate dei codici, si è preferito un linguaggio semplice che, per forza di cose risulterà impreciso. Ma la sostanza resta. L’importante è comprendere]

giovedì 10 febbraio 2011

...solo B. ci può salvare?...

ANALISI di Jacopo Fo (da IL FATTO QUOTIDIANO) ...

Gli ultimi sondaggi d’opinione ci dicono che solo 1 italiano su 10 è convinto che le cene a casa di B. siano state una roba da educande.


Ma 3 italiani e mezzo su 10 sono convinti che anche se ha fatto il porcello è meglio di tutti gli altri e deve continuare a governare.


Ho avuto occasione di sentire il parere di alcuni di questi sostenitori a oltranza del Ciclope di Arcore…


Un’anziana signora mi guarda negli occhi con uno sguardo di commiserazione e mi dice: “Gli uomini sono tutti uguali. Sono dei maiali. Tutti! Io sono vecchia, li conosco bene! Cosa crede che facciano gli altri?”


E c’è quello con lo sguardo vispo che asserisce: “Almeno gli piacciono le donne, quelli di sinistra vanno a trans!”


C’è poi il ragazzo simpatico che mi colpisce di sorpresa con un: “Ma insomma: è scivolato sulla buccia di banana delle ragazze, ma dimmi una sola cosa sbagliata che ha fatto Berlusconi” (devo ammettere che di fronte a una simile affermazione ho subìto un minuto di vuoto mentale misto a panico, non mi veniva in mente niente da dire, solo vertigine e sgomento).


C’è il virilista: “Se ero al suo posto altro che Bunga Bunga gli davo!”


E c’è il possibilista: “Può capitare a tutti di finire con una che non ti dice che ha 17 anni…”

Ma io sono convinto che ci sia un altro motivo per continuare a sostenere B. che difficilmente verrà tirato fuori in una discussione.

Il problema è che siamo salvi grazie a B. e forse questo la sinistra dovrebbe iniziare a dirlo.


B. è un male necessario.


Sento pochi insorgere sul fatto che in Italia il falso in bilancio viene punito con una multa. E anche l’insider trading, l’uso di notizie riservate per speculare in Borsa.

Sono reati che nel resto del mondo costano anni di carcere duro.

 E anche il fatto che in Italia la giustizia non funzioni fa parte del gioco.


Sarebbe ora di dirlo che l’Italia assolve un compito simile a quello dei paradisi fiscali.

Noi siamo un paradiso illegale. Abbiamo cose ghiotte per i riciclatori di denaro come lo scudo fiscale…


Da noi le regole sono lasche e spesso teoriche, opinabili, cavillabili, condonabili.


Ed è così da sempre, l’Italia è stata il ponte dei commerci impossibili: tra paesi arabi e Israele, tra Usa e Urss, tra Sud Africa e Europa…


Da noi si trova sempre una soluzione… Siamo creativi.


Il caso di B. è la prova lampante di quanto sostengo: egli dimostra ogni giorno che la legge italiana è scritta apposta per essere raggirata dai potenti, dai furbi e dagli amici degli amici.


B. ha ragione quando dice che la nostra situazione economica è migliore di quel che sembra perché il calcolo del rapporto tra debito dello stato e PIL (il valore di quanto si produce in un anno) è falsato: non si calcola l’economia sommersa (tutto quello che viene pagato in nero).


Se poi ci aggiungiamo il valore dell’economia della mafie e della corruzione il nostro Pil schizza alle stelle. Per questo la Grecia crolla e noi no.

E oltretutto B. con la sua politica Bunga Bunga Mubarak, ci porta a casa tanti bei contratti firmati con i peggiori dittatori del mondo, da noi si sentono amati, coccolati… Parliamo di contratti miliardari…


Se la sinistra vuol veramente trasformare l’Italia in un paese legale deve dire anche come farà a far galleggiare la nostra economia senza il salvagente della finanza grigia e nera.

Ci vogliono idee, ci vuole un programma vero, un modello nuovo di Sistema Italia.

Solo se c’è un progetto credibile, che crei entusiasmo e speranza, si può pensare che gli italiani decidano di smettere di essere lo Stato della legalità condizionata.

Ma niente chiacchiere: voglio vedere il piano finanziario.

,,,pensiero al vento...
GRANDE JACOPO ... momenti di lucidità politica ... INUSUALE !!!

Commento finale di Jacopo:
... comincio con questo articolo una campagna di pressione sulla sinistra: qualcuno mi dice qual'è il progetto per tirar fuori l'Italia dalla crisi? Ma no discorsi vaghi, voglio proposte dettagliate, con gli articoli di legge che si vogliono proporre... Sennò i programmi sono solo prese per il culo

mercoledì 9 febbraio 2011

...in attesa di quella vera...

Da LA REPUBBLICA ...

La procura di Milano: stralciata la posizione di Berlusconi, chiederemo giudizio per concussione e prostituzione minorile. Sara Tommasi sarà sentita a Napoli. Contatti con un ministro. E Oggi parla di scatti e riprese di Noemi Letizia minorenne a Palazzo Grazioli e Villa Certosa. Processo Mills riprende l'11 marzo

Da IL FATTO QUOTIDIANO ...

La procura di Milano ha sciolto le riserve: la richiesta di processo per Silvio Berlusconi che verrà avanzata oggi riguarderà entrambi i reati contestati al premier, concussione e prostituzione minorile (leggi l'articolo).
Il presidente del Consiglio corre ai ripari. Ieri pomeriggio ha incontrato i suoi avvocati, Niccolò Ghedini e Piero Longo, e i vertici del suo partito.
L'imputato per concorso esterno in associazione camorristica Nicola Cosentino, il coordinatore degli azzurri e indagato per la nuova P2 Denis Verdini e il ministro della Giustizia Alfano.
A sorpresa a palazzo Grazioli si è presentata con carta e codici sotto al braccio pure l'alto dirigente del ministero della Giustizia Augusta Iannini, ex gip del tribunale di Roma e moglie del conduttore di Porta a Porta (leggi l'articolo).
Ma la situazione giudiziaria resta comunque complicata.
Da Napoli emerge come molte delle ragazze ospiti ad Arcore fossero legate alla criminalità organizzata (leggi l'articolo), mentre il settimanale Oggi spiega di aver trattato fotografie e video che ritraggono Noemi Letizia nelle residenze del presidente del Consiglio quando era ancora minorenne (leggi l'articolo)


Il cerchio si stringe? ... PARE PROPRIO DI SI ...

...pensiero al vento...
IN ATTESA di quella vera ...

RIVEDIAMO la scena finale de IL CAIMANO ...

mercoledì 12 gennaio 2011

...l'Italia? agli "italiani"!...

E' ormai certo: ReSilvio manda in pensione il Popolo delle Libertà ... 

SI, proprio quello "creato" e annunciato da un tettuccio di un'auto di servizio ... attorniato da un nugolo di sudditi osannanti ... per un nuovo paese (finalmente) "libero dal comunismo" ... !!!

Il pensionamento sarà stato dettato ... di sicuro ... da ragioni di opportunismo: TROPPO imbarazzante e TROPPO impopolare sarebbe stato iniziare a discuisire con Fini (ufficialmente cofondatore) ...

E ALLORA, meglio ripartire ... e ripartire alla grande ...

NUOVO nome ... NUOVO simbolo ...

E SICCOME il Re non ha limiti ... che si prende ora? ... il nome del Paese ...


...pensiero al vento...
SE il nuovo partito si chiamerà ITALIA ... i suoi attivisti? come saranno chiamati? ... se non ITALIANI?

E ALLORA ... finalmente ... nessuno potrà più contraddirlo sul fatto che "...gli italiani stanno dalla mia parte" ...

RIDICOLO? ... spero di SI ... e che presto potremo rimpiangere questo "penoso" periodo del nostro paese ...

SE PROPRIO sarà "Italia" ... ecco una gustosa vignetta ... a commento ... 



RIVEDIAMO, infine ... un bel video ... di Roberto Benigni ... su Silvio e Dio ...

lunedì 20 dicembre 2010

...Natale nell'era del berlusconismo...

Se la Chiesa non avesse abolito la scomunica per tutti gli appartenenti ad una loggia massonica (pur continuando a condannarli), saremmo a cavallo. Secondo il diritto canonico si sarebbe potuto scomunicare il nostro presidente del Consiglio seduta stante, farlo a Natale poi sarebbe un gesto apprezzato da molti cattolici (a proposito si può essere cattolici di opposizione o di maggioranza?).
Perché oggi essere cattolici non è mica facile, l’esempio che ci viene dai nostri governanti rischia di vanificare gli sforzi che qualunque credente fa non solo per stare in pace con la propria coscienza, ma soprattutto per trasmettere dei valori ai propri figli. Se il presidente del Consiglio, giustificandosi con “amo la vita, amo le donne”, può permettersi una sera si e l’altra pure il bunga bunga e la sua maggioranza può comprare parlamentari last minute, e poi sbandierare la vittoria, quale credete che sia il messaggio che passa?

Tutto è lecito, tutto si può fare e a qualunque costo e soprattutto da chi ha più potere e denaro.  

Cosa farà un adolescente, abbraccerà i valori cristiani oppure potrà decidere di diventare una escort o svaligiare una banca?

Se ciò che viene considerato un abuso o un crimine diventa o lo si fa passare per “normale”, al pozzo non c’è fondo. Ed è proprio questo il gioco di B. Alla domanda del perché riesce sempre a vincere si potrebbe rispondere che ce la fa perché si comporta come l’asso che spariglia tutto. Lui non solo abbatte le regole che non gli convengono, ma soprattutto i valori condivisi che ne sono alla base, facendoci passare qualunque nefandezza per una cosa normale.

Ecco perché una istituzione come la Chiesa che si fonda (o si dovrebbe fondare) su un primato morale, questo non dovrebbe permetterlo e con un atto etico dovrebbe scomunicare non tanto Berlusconi, quanto il berlusconismo, perché quando qualcosa acquisisce l’ “ismo” (qualunque esso sia) è lì che iniziano i guai.

Scendendo nel dettaglio e con una interpretazione molto estensiva del diritto canonico si potrebbe scomunicarlo per simonia, che riguarda la compravendita di cariche ecclesiastiche e quindi la corruzione in genere, oppure per apostasia: si è o no allontanato dai dettami della chiesa?

Il problema è che la scomunica renderebbe il nostro B. ancora più famoso ed egli potrebbe proclamarsi non solo il più grande presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, ma paragonarsi persino a Enrico IV o Federico II di Svevia. Bruno Vespa scriverebbe La scomunica in un bel tomo di 600 pagine dimostrando che (con il suo Donne di Cuori giustificava B. per la sua debolezza per le donne) solo i grandi della storia sono passibili di scomunica e che B. non poteva non averla. Immaginate poi lo share a Porta a Porta per le veglie di preghiera pro indulgenza plenaria!

...pensiero al vento...
Ironie a parte, il problema per un cattolico mi pare serio e vorrei che qualcuno, se la mia tesi di fondo è errata, la confutasse.
DOMANDA: ma vuoi vedere che il Terzo Polo è nato proprio per questo? ... sano e novello refugium peccatoris !!!

mercoledì 1 dicembre 2010

...dopo di Lui, il diluvio?...

ReSilvio ha forse inaugurato un modo nuovo di fare politica? 

No, perché pur provenendo dal mondo imprenditoriale, non ha dimostrato di essere migliore dei politici di professione. Lui è frutto di una politica corrotta (quella social-democristiana) e in questi suoi anni di governo non ha fatto altro che ampliare la corruzione a tutti i livelli.

Ha cercato anzitutto di svuotare di significato le istituzioni repubblicane (proseguendo sulla scia presidenzialista inaugurata da Cossiga e sposando un tema federalista caro alla Lega), ovvero ha cercato d'imporre uno stile autoritario di governo (che la Lega ha accettato solo perché le permetteva di andare al potere, pensando in tal modo di realizzare meglio l'obiettivo del federalismo).

Grazie al suo carisma personale ha potuto far passare questo stile come un'alternativa necessaria all'incapacità che ha il parlamento di risolvere i problemi della gente comune. Ha concentrato su di sé non solo il consenso delle generazioni che, pur essendo cresciute sotto il fascismo, ne sentono ancora la mancanza, ma anche i favori di quei ceti sociali antistatalisti che vogliono evadere il fisco, raggirare le leggi, eliminare lo Stato sociale (oppure servirsene a proprio esclusivo vantaggio). 

Ha inoltre ottenuto il plauso di quegli ingenui che pensano di poter diventare come lui partendo dal nulla, nonché l'appoggio di quei politici e cittadini triviali, che fanno dell'egoismo, del razzismo, del maschilismo e della volgarità il loro modus vivendi.

Può un uomo così avere dei seguaci, degli imitatori, dei successori? 

No, non può, perché è difficile avere il suo carisma. 

Quest'uomo sa parlare benissimo alle masse, ha una memoria eccezionale, è spiritoso, sa essere autoritario senza trascendere, non si fa impressionare dalle minacce, anzi sfrutta gli attentati come forma di propaganda, non si vergogna mai di nulla, è in grado di ribaltare la frittata come e quando vuole, facendo sembrare, come i gesuiti, bianco il nero e viceversa, venderebbe ghiaccio agli esquimesi, si vanta di essere un playboy anche di fronte ai cattolici, ha protestantizzato la politica stessa dei cattolici, sdogandola da riserve di tipo etico (tant'è che Cielle stravede per lui). 

Ha capito per la prima volta in assoluto che la politica non si fa in parlamento e, in un certo senso, neppure sulle piazze, se non c'è la televisione che lo riprende da vicino, e ha soprattutto convinto gli italiani che se avesse avuto più poteri avrebbe potuto fare cose straordinarie.

Un uomo così, che il mondo industrializzato comincia già a considerare come un modello da imitare, che tipo di eredità può lasciare al nostro paese? 

Considerando cioè che il governo che gli subentrerà non potrà impedire né il dissesto economico che incombe sul nostro paese (in quanto se Tremonti ha voluto salvare le sole banche, queste non stanno salvando le nostre aziende), né quindi l'acuirsi delle tensioni sociali, a causa della crescente disoccupazione e dell'immane precariato, così tipico del nostro paese, a causa soprattutto del fatto che tantissime aziende sono in bilico se chiudere o lasciarsi inglobare dalle più grosse, le quali peraltro sono sempre lì lì per delocalizzare, considerando dunque tutto questo, che tipo di governo ci vorrà per affrontare la prossima, inevitabile, drammatica situazione, che nel nostro paese avremmo avuto anche a prescindere dal crollo americano?

Qui gli scenari possibili sono solo tre.

Scenario n. 1: la Lega vuole il federalismo a tutti i costi. Pur di averlo, indurrà il centro-nord a staccarsi dal centro-sud, e qui è facile pensare che avremo un replay o della situazione jugoslava (molto dolorosa) o di quella cecoslovacca (molto pacifica). In una soluzione del genere il Sud, paradossalmente e inaspettatamente, potrebbe approfittarne per staccarsi dal fardello del Nord, che gli impedisce di svilupparsi.

Scenario n. 2: per ottenere un federalismo senza minare l'unità nazionale, si realizzerà un forte presidenzialismo all'americana, con aspirazioni di tipo militaristico. In questa soluzione chi ci rimetterà sarà soprattutto il Mezzogiorno e, in genere, tutti i cittadini nazionali, che si troveranno a pagare le tasse due volte: per il centro e per la periferia. Saranno però favoriti i ceti imprenditoriali più significativi (specie quelli bancari e le grandi imprese), del Nord e del Sud, ivi inclusa la criminalità organizzata.

Scenario n. 3: la sinistra si convince che l'esigenza del federalismo è giusta. E' disposta a diminuire progressivamente i poteri delle istituzioni centrali e, per far fronte al dissesto economico-finanziario che incombe, favorisce in tutti i modi la lotta contro la dipendenza dai mercati e dalle borse mondiali, promuove cioè tutte quelle realtà locali capaci di valorizzare le risorse del territorio.

La storia, che è maestra di vita, in quanto le cose si ripetono, ovviamente in forme e modi diversi, non prevede altri scenari. 

E' troppo presto infatti per ipotizzare una situazione in cui l'Unione Europea fa scomparire il concetto di "nazione", abolisce i parlamenti nazionali e impone un governo di tipo "continentale". Prima che si possa realizzare questo, bisogna che il federalismo abbia radicato l'illusione di un'effettiva autonomia locale.

In ogni caso è auspicabile che, qualunque sia lo scenario, gli italiani comincino a sostituire il culto della famiglia e del clan con quello della società civile.

...pensiero al vento...
dopo di Lui ... il diluvio? ... PENSO PROPRIO DI NO ... il peggio (per nostra fortuna) lo abbiamo raggiunto nel suo "ventennio" ...

martedì 30 novembre 2010

...a chi governa il popolo italiano...

“Elenco delle cose che ancora oggi Machiavelli avrebbe da dire a chi governa il popolo italiano”. 

Questo il titolo del testo letto ieri sera nell’ultima puntata di Vieni via con me da Dario Fo.


Il premio Nobel per la letteratura legge alcuni passaggi del "Principe" di Macchiavelli (di seguito il testo integrale), il trattato di dottrina politica nel quale si espongono le caratteristiche dei principati e dei metodi per mantenerli e conquistarli.

Passaggi di straordinaria attualità e ricchi di riferimenti per l’attuale governo di ReSilvio. 


Come nel passaggio: “Assumi sempre nel tuo governo cortigiani scaltri d’ingegno e anco in truffalderia... meglio se questi si trovano sotto scacco della legge così potrai proteggerli da ogni incriminazione... in tal modo costoro ti saranno grati e alla tua più completa mercé”.

O quando si parla di denigrare gli avversari attraverso accuse infami, pronunciate “da un tuo tirapiedi ben conosciuto come fabbricante di infamie”. Dopo le quali “la vittima galleggerà per lungo tempo in quella palude di infamità”. Facile leggerci il riferimento alla “macchina del fango” de Il Giornale.

 

ECCO il testo integrale letto da Dario Fo

Sia chiaro: i consigli che il Segretario della Repubblica di Firenze dedicava al Principe in verità non sono a lui rivolti ma alla popolazione intiera del proprio regno. In poche parole si tratta di un vero e proprio machiavello col quale, fingendo di parlare al signore, si vuol dar l’avvisata ad ogni cittadino di come si articola e con quali trucchi si muove la macchina del potere.

Ecco il primo consiglio:

«Durante le tue concioni ai sudditi, Signore, se ti serve, non ti far niuno scrupolo di mentire, ma quella menzogna, bada bene, bisogna che tu la vada ripetendo in tempo breve per due, tre, financo sette volte e più di modo che, al fine, nelli orecchi di chi ti ascolta il falso si sarà trasformato in una pura e inconfutabile verità.»

OGGI … non serve andare a ripetere la menzogna … perché ci pensano i TG, le testate dei giornali e quanto diffonde il web … QUINDI la menzogna, detta anche solo una volta, ha il potere di ”due, tre, financo sette volte e più…”

La seconda avvisata l’è questa:

«Recorda che quei privati che per astuzia e appoggio della fortuna accumulata divengono principi, con poca fatica ci riescheno, ma appresso, di molte altre corruzioni debbon giovarsi per mantenerlo quel potere. Perché dentro lo tuo governo fazioni continue se formeranno fino a trascinare entro una immancabile rovina te e tutti i tuoi consoli e consolatori.»
OGGI … “arguzia e appoggio” a me ricordano i tempi di Bettino, quando il Principe era ancora solo un palazzinaro di arcore … E POI “di molte altre corruzioni debbon giovarsi per mantenerlo quel potere” fa scopa con le allusioni di Benigni: “se c’è un corrotto (Mills) condannato con l’accusa di aver testimoniato il falso in un processo contro B., pagato da un impiegato di B, con i soldi di B., CHI SARA’ MAI il mandante corruttore? … MAH, mistero!” … E INFINE le “fazioni continue se formeranno” cosa sono se non lo strappo finiano?. Per l’ “immancabile rovina” siamo in fiduciosa attesa !

Ecco il terzo suggerimento:
«Assumi sempre nel tuo governo cortigiani scaltri d’ingegno e anco in truffalderia... meglio se questi si trovano sotto scacco della legge così potrai proteggerli da ogni incriminazione... in tal modo costoro ti saranno grati e alla tua più completa mercé. Ma quando le loro infamie saranno interamente scoperte dalla popolazione e dai giudici presentati al popolo tutto colmo d’indignazione e subitamente liberati di quella malagente ... gridando via i traditori, badando bene di non farti trarre nel baratro con loro.»
OGGI … i “cortigiani scaltri d’ingegno e anco in truffalderia” … cosa sono se non i vari Previti, Dell’Utri e chi più ne ha più ne metta … PURTROPPO ancora non è arrivato il tempo in cui “le loro infamie saranno interamente scoperte dalla popolazione e dai giudici” … e il SISTEMA difende ancora se stesso …

E il quarto consiglio recita:
«Non farti mai cogliere nella condizione d’essere ricattato e ricattabile... ma nell’attimo in cui un accusatore ti andasse trascinando con le sue testimonianze nel pubblico ludibrio, tu appronta subito la contromossa nella quale lo sparlatore verrà accusato di atti indegni tali da trascinarlo a sua volta nel fango più putrido... non importa se poi appresso le tue accuse risulteranno false e artatamente concepite. Basta che tu, avanti a quelle calunnie le faccia pronunciare da un tuo tirapiedi ben conosciuto come fabbricante di infamie. E quel tuo servente nel processo verrà punito, tu ritenuto completamente innocente, e la vittima galleggerà per lungo tempo in quella palude di infamità.»
OGGI … penso che il SISTEMA descritto calzi a pennello sulle “Libertà del Popolo” silviesco !!
Quinto ed ultimo consiglio:
«Tieni a mente, Signore, che se una città e suo territorio tu giongi a conquistare, all’immediata tu debbi indagare de quello populo per conoscere de come ell’é stato governato innanzi che tu l’abbi ridotto in tua soggezione. Se scuopri che esso populo non sia uso a partecipare a governo del Comune in niuna forma e quindi nulla conosce dei suoi natural diritti del esser partecipe alla conduzione de esso governo, mantienlo come l’hai truovato. Non concedere a questi toi novi sudditi privilegio alcuno del qual non siano usi godere.  Se tu gliene facessi dono essi non intenderebbero mai la ragione di cotesta tua magnanimità e cadrebbero in grave sospetto.  Ma se tu, dopo aver assoggettato una città con suo territorio, venissi a scoprire che quello populo che ci abita da sempre è stato uso a governarsi da se solo, con proprie leggi liberamente decretate e podestà e gestori di governo eletti coi rituali comuni alla democrazia, non soffermarti a volerla governare quella gente: prosegui lungi da quella popolazione imperocché altrimenti te ne verrebbe gran danno.  Se poi tu, al di fuor d’ogni ragione o consiglio, vorrai tener soggetta  sotto dominio quella città e territorio, ti sarà soluzione unica che tu procuri di ruinare, di occidere dentro quelle mura ogni uomo e femmina… occidi anco i figlioli loro senza arrestarti dinnanzi agli infanti, e occidi anche quelli ancor non nati, chiocciolati nello ventre de loro madri... poiché il sapore di libertà alberga già in quelle picciole menti da che han vita, e nascono con quella volontà d’esser liberi, fissata a tal punto che sempre, in ogni momento si getteranno in forsennati tumulti contro di te per rifarsela propria, quella libertà… ad ogni condizione». Inteso, hai?

OGGI … il popolo dei sudditi … che “nulla conosce dei suoi natural diritti del esser partecipe” … va conservato come tale … soggetto a restare suddito !!! (di esempi ce ne sarebbero tanti, soprattutto nel decrepito sud della cultura del “servo vostro” …)
PER QUELLI CHE POI vorrebbero alzar la testa … e rivendicare la vera libertà di partecipazione … c’è la “soluzione unica che tu procuri di ruinare, di occidere dentro quelle mura ogni uomo e femmina… occidi anco i figlioli loro senza arrestarti dinnanzi agli infanti, e occidi anche quelli ancor non nati, chiocciolati nello ventre de loro madri” …

…pensiero al vento…
AI TEMPI del Principe … non c’era Internet, Facebook, i Blog e WikiLeaks … NOSTRE UNICHE SPERANZE …

lunedì 8 novembre 2010

...è finita l'era B.?...

DAGLI ULTIMI ... pensieri "demenziali" ... ma non troppo, di Jacopo Fo ...


E’ finita l’era Berlusconi! Wow!!!
Anziano premier ucciso dal Bunga Bunga. Il bamba e la ghenga del tanga.

Un urlo bestiale si levo' dalle trincee degli oppositori: MUBARAK !
 
B. aveva resistito ad armate di giudici comunisti a movimenti viola, a grillate malefiche, travagliate nelle zone basse, ludibrio mondiale, ostilita' pretesche (post Boffo), documentari comici, imitazioni mortali della Guzzanti, sgambetti santori azzeranti, scandali sessuali, off shore, registrazioni di docce, misteri mafiosi, finiani agguati, e mi va a inciampare su un Mubarak!
 
Si', perche' l’italiano e' un bamba ed e' stronzo dentro, malavoglia, smazzettato, si beve tutto, basta che sia condito con qualche ballerina discinta, ma c’ha un limite anche lui.
 
Un limite non etico, che non sappiamo neanche dove sta di casa l’etica, si tratta di una linea di confine estetica, quasi, direi.
 
All’italiano puoi truccargli perfino la partita di pallone e fregargli il Tfr, puoi triturargli il portafoglio con le Parmalat, trivellargli l’anima con la burocrazia, ma non puoi, mai, in nessun caso quando c’e' una puttana extracomunitaria minorenne, senza documenti, scappata dalla comunita', che e' accusata di aver rubato 3.000 euro, e non li ha restituiti, non puoi, raccontare alla Questura che la devono affidare a un’incaricata della presidenza del Consiglio perche' e' la nipote di MUBARAK!!!
 
Mubarak, una specie di divinita' sconosciuta, un Dio dei Vu Cumpra'!
 
Silvio, ha usato il Mubarak per far paura al questore come se fosse un Babau Baluba.
 
Credo che questo abbia fatto veramente incavolare il cittadino medio. E anche il poliziotto medio.
 
Se poi invece di portare al sicuro la ragazzina l’affidi a un’altra puttana che poi la picchia selvaggiamente allora tu non sei il piu' furbo del quartiere e non sei piu' potabile come Presidente del Consiglio.
 
E al meeting in difesa della Famiglia non ti vogliono piu'.
 
E agli uomini delle scorte, eroici servitori dello Stato, che non sono li' per scortare le escort di nessuno, girano le palle di tutti questi movimenti di ragazzine.
 
E Fini arruola altri disgustati.
 
Lo capisce perfino Bossi che dice: gli ho dato un consiglio d’amico…
 
Ma lui insiste: l’ho fatto solo per generosita'!
 
E peraltro molti si chiedono: se lo ha fatto solo per generosita' perche' non gli capita mai di soccorrere una vecchietta che non arriva a fine mese, bruttina, extracomunitaria e accusata di furto?
 
Cioe' siamo una nazione di collusi ma non siamo completamente fessi…

P.S. Raccogliamo un milione di videomessaggi in cui diciamo al premier perche' dovrebbe andarsene. Forza, che magari cosi' capisce.

...pensiero al vento...
Li avevo definiti pensieri "demenziali" ... ma non troppo, vero?

ED ECCO il Video di Jacopo ...