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giovedì 5 aprile 2012

Gelati italiani ...

Dal diario di Silvano Agosti

Roma.  Costeggiando le mura vaticane, proprio all’uscita di piazza Risorgimento, in direzione di via Leone IV, percorso d’obbligo per chi vuole arrivare all’ingresso della Cappella Sistina, si nota una fila permanente di persone in attesa di fronte al un piccolissimo negozio di pochi metri quadri.

Dal mattino e fino a notte fonda, ognuno aspetta il proprio turno in fila, serenamente, senza fretta, contento di essere lì, di fronte al gelataio più famoso di Roma.

Il suo segreto, da anni, riposa sulla convinzione che a forza di procurare gioia al prossimo, la serenità si posa sulle pareti del cuore e rinnova le misteriose energie della vita.

Il mio segreto" mi dice il proprietario della piccola gelateria "è che oltre a dare porzioni abbondanti, uso ingredienti naturali. Il cioccolato è il miglior fondente, la frutta è fresca di stagione e mi rifiuto di usare coloranti o misteriose sostanze per incrementare i sapori. Insomma ogni persona scopre l’intensità del gusto“.

Insomma tu non cerchi in alcun modo di imbrogliare o  estrarre guadagni dal nulla e hai una fila di clienti dalla mattina alla sera d’estate e d’inverno. Potrebbe voler dire che l’onestà rende?

Può voler dire che a lungo andare la gente, sapendo che avrà sempre una porzione abbondante, fatta di sostanze naturali e a un prezzo accessibile, si sente rispettata, perfino amata e torna.

Bisognerebbe spargere la voce. Ma sai una cosa? In questo Paese i negozianti sono talmente abituati alla truffa e alla menzogna che forse non ci crederebbe nessuno.

E chi lo sa, vale sempre la pena provarci. D’altronde anche qui in piazza lo vedono tutti che ormai da molti anni ho sempre la fila di gente e le altre gelaterie no. Eppure…
Molti clienti sono stranieri e osservano divertiti i tre ragazzi che non si fermano neppure un attimo nel servire i gelati. Sembrano tre artisti di un circo invisibile, intenti a ballare una musica silenziosa.

Ma allora questa sera abbiamo finalmente scoperto perché ormai quasi tutte le fabbriche del mondo sono in perdita o anche in fallimento.  La truffa non rende, eccezion fatta per chi usa la minaccia di farti finire all’inferno, chi persuade con un mitra o, come elemento di convincimento, si serve della pistola.

Il proprietario del negozietto mi avvicina e sussurra in modo confidenziale.

Infatti la conclusione, almeno rispetto alla mia esperienza è questa : se vuoi avere molti clienti devi essere sempre onesto o minacciarli di morte, reale o eterna. Quindi siamo in tre : io, la mafia e le grandi sette religiose, i soli in attivo permanente."

Ora tocca a me prendere il gelato.

Desidera?” Mi chiede uno dei commessi.

Un gelato.

Tutti, italiani e stranieri ridono.

...pensiero al vento...
APPENDICE:
SEMPRE IN TEMA DI GELATI … un gesto concreto, che se avesse seguito potrebbe valere piu di tante "sfilate di piazza":

Angelo Di Massimo, 26 anni lancia nella sua gelateria in via dell’Angeletto, a Monti, quella che definisce un’iniziativa semplice ma efficace. 
Per deputati e senatori il gelato costa 30 euro’ come recita il cartello che appare sulla porta. 
«È importante questa iniziativa -dice Di Massimo- perchè è un segnale. I politici hanno difficoltà a relazionarsi con la vita che facciamo noi tutti i giorni e questo è un modo per dargliene un esempio». 

Angelo ha preso ispirazione dalla iniziativa di un pizzaiolo del centro di Napoli che ha deciso di far pagare agli onorevoli la pizza a 100 euro. «L’ho visto al telegiornale -continua Di Massimo- e ho pensato di farlo anche io». 

L’iniziativa ha suscitato grande interesse tra i clienti e i commercianti della zona che alla vista del cartello sono entrati a congratularsi in tanti con il gestore, incitandolo ad andare avanti. «Colgo l’occasione per invitare i miei colleghi commercianti a fare altrettanto perchè questo è un gesto semplice che però dà fastidio e dunque può essere utile più di una manifestazione in piazza con migliaia di persone».

giovedì 24 giugno 2010

...un furto protetto dai derubati...

Il Diario di Silvano Agosti ... è sempre ricco di spunti ... e di racconti ...

ECCO quello ricevuto questa settimana:

Siede di fronte a me, e appare come un gigante, nato dalla montagna che si intravede dietro la finestra. Sono in Sardegna e tutto si tinge di una particolare magia.

Si chiama Gavino. E’ un capopopolo assai rispettato nella zona di Sassari.
 
Racconta un recente fatto accaduto nelle campagne rivelando una logica e un’etica sociale secolari, inimmaginabili altrove.
 

E’ accaduto il furto di 400 pecore e i proprietari hanno avviato le indagini, ovviamente ignorando, non per disprezzo, ma per ragioni storiche, qualsiasi cosiddetto rappresentante della legge.

Una volta scoperti i responsabili un’ottantina di persone collegate con i proprietari si sono recate al casolare dove erano rinchiuse le pecore rubate.  


Ottanta persone armate di fucile. Hanno circondato la casa e solo in due sono entrati a parlamentare.
 

“Avete rubato le nostre 400 pecore. La vostra casa è circondata da ottanta persone armate. Siamo venuti a riprenderle. Ma prima diteci, perché le avete rubate?”
“Per indigenza. Non avevamo più nulla.”

 

“Bene, ora le riporteremo dove le avete prelevate.”
“Ma noi abbiamo fatto un lavoro pieno di fatica e di rischio per portarle fin qui, abbiamo diritto a qualcosa. Potremmo fare metà a voi e metà a noi.”


“Non se ne parla, metà no.”
“Allora un trenta per cento.”


“Un trenta per cento no. Portate del vino, poi si decide.”


I pastori ladri e i proprietari brindano in un surreale clima di complicità, poi si decide come equo compenso per i ladri che il 20 per cento delle pecore rimarrano e le restanti torneranno all’ovile di origine.
 

“Venti per cento di scelta.” Propongono i pastori poveri.
“Non se ne parla. 20 per cento di prima uscita.” Rispondono solennemente i proprietari.
 

Significa che viene aperto il recinto e le prime venti pecore che escono su cento rimangono come compenso per la faticosa epopea del furto.
“Piccole grandi, grasse o magre.”
 

...pensiero al vento...
Così si conclude la vicenda, senza spargimento di sangue e con una mirabile forma di solidarieta tra danneggiati e danneggiatori.
 

Ascolto affascinato la vicenda e noto che Gavino si dimostra fiero di appartenere a una cultura capace di tanto

Infatti, pur essendo in Sardegna solo da tre giorni, tutto appare naturale, anche che la Sardegna aspiri segretamente a diventare una “Nazione indipendente”.

“Dall’Europa?” Chiedo.
 

“No, dall’Italia.” E Gavino mi riempie il bicchiere di vino rosso.

Io, che sono astemio, travolto dall’emozione, bevo con lui.

martedì 20 aprile 2010

...lo schiaffo di Roma...

Dall'ultimo Diario di Silvano Agosti ...

“Hai fatto bene Maria Pia a raccontarmi la tua segreta avventura, ora la metterò nel mio diario in internet e il tuo gesto entrerà solennemente nella Storia.”


La donna sorride, contenta di aver potuto narrare una delle mille avventure vissute presso il Grand Hotel Excelsior, dove per anni ha prestato servizio col compito di rigovernare le lussuose stanze che ospitano uomini di potere e di ricchezze.


La vicenda risale alla fine degli anni settanta quando, dopo la morte del Papa regnante, affluivano a Roma i Cardinali da tutto il mondo per il conclave.


“Il portiere mi ha affidato due borse e io le ho messe in una delle bellissime stanze dell’Albergo. Erano le borse di un ricco americano che, il giorno dopo è partito per gli Stati Uniti, portando con sé un pacco trovato nella stanza, pensando si trattasse di un omaggio della Direzione che spesso offriva ai clienti più facoltosi un abito da antico romano o rinascimentale.”


“E allora?” Chiedo incuriosito.

“Quando poi il giorno dopo sono arrivati alcuni Cardinali, si è scoperto che quella stanza era riservata a uno di loro e che quel pacco conteneva l’abito da indossare per partecipare al conclave. Abito che ormai era partito col ricco americano e si trovava negli StatiUniti.

Ricordo che il direttore dell’albergo mi ha chiamata attribuendo a me la colpa del misfatto e dicendomi che avrebbero trattenuto due mesi del mio stipendio per procurare una nuova veste a Sua Eminenza che nel frattempo aveva ufficialmente protestato con la direzione dell’albergo.

Io ho risposto piangendo che avevo due bambine da mantenere, ma lui con la scusa che l’Eminenza si era molto alterato non mi ha dato retta e io ho continuato il mio pianto per due giorni.


Poi un Cardinale amico ha offerto il proprio abito all’Eminenza offesa e poco a poco si sono resi conto che io non c’entravo niente. Allora mi hanno chiamato per scusarsi con me. Anzi, prima di entrare nel conclave il cardinale Karol Wojtyla, bellissimo nell’abito fiammante offertogli dal Cardinale amico, ha chiesto che andassi da lui e chiedendomi scusa mi ha abbracciato stringendomi forte. Io istintivamente l’ho respinto e lui è tornato a riabbracciarmi e io, ancora immersa nel mio pianto, gli ho dato uno schiaffo. Lui ha sorriso.


Poi il direttore, dopo qualche giorno mi ha comunicato che sarei stata regolarmente pagata e che io, cameriera d’albergo e donna d’onore, avevo dato uno schiaffo nientemeno che al nuovo Papa.”

...pensiero al vento...
Ancora Agosti ... e il suo commento al racconto:

... le poche cose che so con certezza sulla vita degli uomini di potere me le confidano sempre, come direbbe Dostoevskij, “gli umiliati e offesi” ...

venerdì 29 gennaio 2010

...la vera dimensione del giorno...

E' VENERDI ... di una settimana impegnativa ... e allora cosa c'è di meglio che un "Diario" di Silvano Agosti ?

"
Tra i molti modi di organizzare la propria serenità permanente c’è quello che mi capita spesso di suggerire.

Si tratta di prendere atto che ogni risveglio somiglia a una nascita e ogni entrata nell’abisso del sonno è a sua volta simile a una morte.

Allora, concentrando la propria attenzione sul presente, e cioè considerando il giorno come lo spazio reale della vita ci si può adattare a decidere di nascere ogni giorno, ogni sera sparire nell’incoscienza del sonno e il mattino seguente conoscere la gioia di risorgere a nuova vita.


Non si tratta proprio di uno stratagemma, si tratta di adattare la propria psicologia a una possibilità reale di coscienza del tempo che scorre e di quanto importante sia l’occasione della vita.


Altrimenti può capitare che si accetti un destino provvisorio, magari per l’urgenza di sopravvivere e poi questo destino si impossessa di noi e ci si sveglia a sessant’anni senza avere in realtà assaporato la beatitudine del vivere, dando una risposta ai desideri naturali, conoscendo le opere dell’arte, incontrando nuovi amici giorno dopo giorno.


L’amicizia è una ricchezza inestimabile ma misteriosamente i più si fermano a uno o due amici, i cosiddetti “amici o amiche del cuore”.

Ma perché “gli amici del cuore” non possono essere a loro volta numerosi? Mistero.


Soprattutto ai giovani, ma anche e davvero a chiunque mi capita di suggerire un gioco.


Provate a scendere nella via e a suonare uno ad uno a tutti i campanelli e, a chiunque si trovi a rispondere dite semplicemente il vostro nome e date l’informazione che abitate lì accanto e che se hanno bisogno possono suonare al vostro campanello.


Vedrete quante curiose avventure vi capiteranno, certamente più numerose quelle gradevoli di quelle non gradite.


Oppure chiedere, a chiunque vi passi accanto e attragga la vostra attenzione, il nome di una via o di una piazza e avviare in tal modo un dialogo che spesso finisce per divenire una nuova conoscenza e dalle tante conoscenze nascono appunto le amicizie.

Insomma, la gestione del proprio tempo deve essere concentrata sull’oggi, sulla vita che scorre dalla mattina alla sera.
 
Non a caso le albe finiscono con l’assomigliare ai tramonti e i tramonti ad annunciare nuove albe.
 
In questo modo potremo ogni giorno fare un reale bilancio della nostra vita, senza lasciarci distrarre dal sogno di progetti eternamente rimandati, spesso irrealizzabili o farsi sopraffare da arbitrarie nostalgie per il passato.
" 
...pensiero al vento...
E a proposito di ALBE e TRAMONTI ... ecco una foto che ho fatto questa settimana ... durante il volo Roma-Amsterdam ...
 
UN TRAMONTO lungo centinaia di Kilometri ... che si possa allungare fino a raggiungere la PROSSIMA ALBA? ... con un pò di immaginazione nella foto si può pensare di vedere anche questo ...
 

mercoledì 16 dicembre 2009

...rapacità punita...

Dal Diario di Silvano Agosti ...

"
Già altre volte avevo visto spuntare dalla manica della giacca un tatuaggio e quando il commesso della libreria mi porgeva un libro riuscivo a intuire che si trattava di un disegno che rappresentava il profilo di una donna.

Quella donna, aveva finalmente spiegato l’amico commesso, era la madre, morta lasciando in eredità ai sei figli un palazzetto di sei piani.



Ma per circa trent’anni i figli avevano costruito un fitto territorio di ragnatele giuridiche e rivendicazioni reciproche paralizzando di fatto l’eredità, nel frattempo divenuta sempre più precaria.


I muri esterni erano crepati e gli affittuari già da una dicina d’anni se n’erano andati.


Nessuno dei fratelli interveniva per progettare un restauro perché riteneva più importante ottenere una totale soddisfazione dei propri diritti.

Il figlio maggiore rivendicava l’attico, ma anche la sorella maggiore lo rivendicava e il terzo fratello esigeva una svalutazione del piano inferiore visto che non si trattava di un attico.


Il quarto fratello si dichiarava disposto a prendere il piano terra, a patto che le cantine toccassero a lui e la quinta, una sorella, affermava che accettava il terzo piano purchè anche chi abitava a pianterreno partecipasse agli eventuali costi dell’ascensore.


L’ultimo figlio, il commesso della libreria era il solo che avrebbe accettato qualsiasi cosa purchè i fratelli si fossero messi d’accordo. Invece erano trascorsi trent’anni, il commesso stava per andare in pensione, i due primi fratelli erano morti e i loro figli, nuovi eredi, avevano afferrato le armi della giurisprudenza per continuare a combattere onorando la memoria dei genitori.


Di fatto il palazzetto era divenuto inservibile ed era occupato da alcuni extracomunitari. Dopo una riunione burrascosa, i tre fratelli e i nuovi eredi avevano trovato una perfetta armonia nel decidere di rivolgersi alla polizia per cacciare gli occupanti.



Solo il fratello minore aveva azzardato proporre di lasciare in pace gli occupanti almeno finchè tutti non si fossero accordati. Poi il palazzetto era crollato e gli eredi avevano rinunciato all’eredità per non pagare gli arretrati delle tasse che il comune richiedeva.


Ancora oggi stento ad arrivare alla fine del mese per via dell’affitto. E potevo avere un bell’appartamento sia pure a pianterreno ma i miei fratelli…” Mi ha detto il commesso.


E com’è finita?


Il comune ha transennato le rovine e c’è un cartello con scritto -Area riservata alla costruzione di un asilo nido-.
 
"Meglio così.
 
...pensiero al vento...
ricordiamoci della rapacità e della voracità ... QUANDO (in questo mese) vedremo TANTI volersi un "tanto&finto" bene ... 

mercoledì 10 dicembre 2008

...obblighi e bisogni...

Il Diario di Silvano Agosti ... è sempre una miniera di spunti di riflessione ... ecco quello di stamattina :
"
Ieri al seminario che tengo ogni lunedì presso il cinema Azzurro Scipioni, una ragazza ha chiesto come è possibile sfuggire alla pesantezza della sola esistenza e tornare nel territorio della vita.

Abbiamo scoperto insieme che, se è vero che ogni bimbo di quattro anni, è un emblema perfetto di vita è anche vero che lo è perché ogni sua azione, ogni suo movimento e ogni comportamento, nasce da un desiderio o da una necessità, mai da un obbligo.

Allora la proposta è stata la seguente. A sera inoltrata siediti a un tavolino e scrivi l’elenco delle azioni che hai compiuto durante la giornata e conta quante sono state originate da desideri e quante imposte da obblighi.

Bene, si tratta di diminuire, possibilmente azzerare, i comportamenti obbligatori e tornare ad agire dando risposta solo ai desideri e ai bisogni, poi la vita riapparirà.

Ma come faccio se sono costretto a lavorare magari otto o nove ore al giorno?”

“Vai dal tuo cosiddetto “datore di lavoro” che in realtà è un “prenditore di lavoro” e gli dici “Quali e quante sono le cose che devo fare ogni giorno? Queste dieci? Bene io le farò nel modo migliore ma se le faccio in due ore in quattro o in sei è affar mio. Io mi organizzerò per farle davvero nel modo migliore, ma il tempo lo stabilisco io.

Se il “prenditore di lavoro” non è d’accordo, recati al più vicino Negozio di timbri, fatti fare una targhetta con sopra scritto “aguzzino” e regalagliela, magari dopo aver trovato un imprenditore intelligente.”

...pensiero al vento...
Beh ... direi che non è proprio facile trovare un im-prenditore intelligente ... credo che sia il sistema a creare "prenditori di lavoro" ...
Obblighi? ... bisogni? ... desideri indotti? ... il discorso capita proprio a proposito ... visto che siamo nel pieno della Stagione dei Regali di Natale ...

mercoledì 5 novembre 2008

...Obama e i due vagabondi...

Nel giorno di Obama, prendo lo spunto per questo post ... dal Diario di Silvano Agosti ... che ricorda oggi due "vagabondi" d'eccezione ... da uno trasuda il mistero dell’essere umano, nell’altro risplende la luce attraente della libertà.

Il primo vagabondo, Gesù Cristo, andava per le campagne e le città a piedi nudi e parlava con chiunque come se ognuno fosse sacro all’incontro, l’altro vagabondo, Charlot, ha le scarpe rotte, i guanti bucati, come dimora il mondo e si trova a suo agio in qualsiasi luogo.

Charlot ha espresso il suo pensiero col discorso nel finale del film IL GRANDE DITTATORE:

In questo mondo c'è posto per tutti, la natura è ricca e sufficiente per l’intera umanità.
La vita può essere magnifica, ma l'abbiamo dimenticato. L'avidità di pochi ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto muovere verso l'infelicità e il continuo spargimento di sangue.
Più che d'intelligenza c’è bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita è violenta e tutto andrà perduto.L'odio passerà, i dittatori moriranno e tutto quello che hanno rubato al mondo tornerà al popolo.
Nel vangelo di san Luca c’è scritto che il regno di Dio è nel cuore degli uomini. Non di un solo uomo, ma di tutti gli uomini.
Quindi uniamoci e combattiamo per un mondo nuovo che dia a tutti la possibilità di lavorare e di vivere serenamente, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza.
Promettendo queste cose dei bruti sono saliti al potere. Mentivano, non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno.
Lottiamo per un mondo diverso, in cui la scienza e il progresso diano a tutti il benessere.”

L’altro vagabondo Gesù Cristo ha espresso il suo pensiero con il discorso delle beatitudini. “Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete." (Luca 6,24-26)
.

Inoltre il vagabondo più importante dei due, Gesà Cristo, ha poi scritto la più misteriosa delle poesie, quella che ancora oggi, dopo duemila anni, così come è organizzato il mondo, è impossibile da capire e quindi ancor meno da realizzare, eccola “Ama il tuo nemico”.

Così ogni volta che incontro un essere umano, lo osservo e mi chiedo: “Assomiglia più a Cristo o a Charlot?

Se assomiglia all’immagine che ho di Cristo, lo ascolto con estrema attenzione, se ricorda Charlot lo ammiro. Se invece non somiglia né a Charlot nè a Gesù Cristo, allora mi affido alla prudenza e, mantenendo una certa distanza, cerco di capire perché.

...pensiero al vento...
... e Obama? ... “Assomiglia più a Cristo o a Charlot?” ... forse ha preso un pò dall'uno e un pò dall'altro, e per questo ha conquistato l'animo degli yankee e la simpatia dei sudditi dell'Impero?
E' buono l'accento di Obama sul fatto che non è possibile permettere che mentre a Wall Street (regno dell'economia "gonfiata" dei banchieri e dei borsisti) si banchetta ... a Main Street (simbolo dell'economia "reale", quella che vivono tutti) si tira la cinghia ...
Sicuramente, in questo periodo di crisi finanziaria, il messaggio ha fatto presa durante la "campagna pubblicitaria" (ops ... forse avrei dovuto chiamarla "campagna elettorale" !?!) ... speriamo ora che non accada come in tante altre "campagne pubblicitarie" ... dove, dopo aver comprato il prodotto, lo portiamo a casa ... e scopriamo che non è proprio come c'avevano promesso in TV ... qui, purtroppo, non è previsto nessun "diritto di recesso" ...

giovedì 25 settembre 2008

...la danza degli obblighi...

Ieri sera abbiam fatto le 23:00 in ufficio ... e stamattina alle 7:50 già di nuovo qui. Continua la settimana dura... come previsto ... anche nel post di VEN scorso. ... domani (tanto per "riposare" ... ho aereo per Madrid alle 8:00, poi riuinione lì tutto il giorno ... e rientro a Roma Sabato mattina ...)

Anche stamattina ... ed è il terzo giorno di seguito ... sono arrivato in ufficio a piedi ... causa il traffico da delirio che intasa la Tiburtina fin dalle prime ore del mattino: preferisco non accordarmi alla file dei "rassegnati" al fatto che il "traffico ci deve essere" ... come se fosse un uragano che arriva e ci si può solo difendere ... faccio allora a piedi il Km e mezzo che da casa porta all'ufficio ... e guadagno poi un passaggio in auto la sera per tornare a casa ...

Stamattina lungo il percorso ho fatto qualche foto ... per rendere l'idea:


...spettacolo di quotidiano di delirio automobilistico...


...dietro-front alla ricerca di strade alternative...


...l'incorcio delle discordie...

In questo "clima" ... mi viene in mente il testo che mi è arrivato ieri ... via email ... dal Diario di Silvano Agosti ... il titolo è "La danza degli obblighi" :

"
Ci sarà pure qualche barbaro un po’ meno barbaro tra coloro che hanno la responsabilità di organizzare le Istituzioni o comunque influire sul destino della gente.

Qualcuno cui riferire l’assoluta disorganizzazione e le umilianti quanto inutili costrizioni cui vengono sottoposti ogni giorno gli esseri umani.

A parte la violenza fortemente improduttiva di costringere i più a lavorare per tutto il giorno, invece che dividerlo almeno a metà, riservando metà giornata al lavoro e metà alla vita. Su tutti pesa lo spettro spietato dell’Obbligo.

Si sa bene ormai e per esperienza diretta che l’Obbligo è una sorta di ruggine dei sentimenti che finisce col tempo per corrodere e guastare ogni rapporto con se stessi, con i propri simili e più in generale col mondo.

Così allo sguardo limpido del bambino che accompagno ogni mattina a scuola appaiono, uno dopo l’altro, gli Obblighi che pesano sulla realtà.


Dalle sette e quarantacinque alle otto e quarantacinque circa i vagoni della metropolitana sono stracolmi, al punto da fondere umori e sudori in un magma di irritazioni e di sguardi obliqui.


Stipati da quelli che hanno l’Obbligo di recarsi al lavoro tutti alla stessa ora, da cui consegue l’Obbligo di andare a scuola tutti con lo stesso orario, e lì, nella prigionia del banco, farsi dominare dall’Obbligo di “studiare” e cioè di immagazzinare nozioni non desiderate, in luogo di dare risposta a curiosità naturali sul proprio corpo, sull’ordinamento sociale, sull’assurdità degli obblighi, appunto, che ossessionano i più.


Intanto nel centro della città, muovendosi a una velocità media di gran lunga inferiore a quella di un pedone, file interminabili di auto arrancano sui tracciati che conducono agli uffici, alle officine, ai negozi etc., ogni mattina rimanendo intasate per almeno un paio d’ore.


Perché tutti costoro ogni giorno si sottopongono a una vessazione tanto asfissiante (in tutti i sensi, dato che queste diecine di migliaia di automobili emettono una spessa nube di ossido di carbonio)?


Apparentemente non c’è risposta a questo interrogativo, ma uno sguardo attento, dietro i vetri che li imprigionano, scorge sui loro volti rassegnati un barlume di adesione a quell’innaturale procedere a due chilometri l’ora, espressa da un pensiero: “Comunque meglio qui incastrati nel traffico che in quel maledetto ufficio dove ho l’Obbligo di passare la mia giornata, anzi, tutta la mia vita.”


Come dar loro torto?


Ma dalle dieci in poi le strade della città si svuotano, le metropolitane viaggiano quasi senza viaggiatori e gli esseri umani si ricompongono nella disperazione degli obblighi quotidiani.


E’ immediato e semplice il pensiero che scaglionando gli orari di lavoro questo piccolo inferno cesserebbe di esistere.


Lo stesso dramma si ripropone la sera, quando il ritorno dalle otto o dieci ore di lavoro ridiviene privo di qualsiasi buon senso organizzativo.


Sfilano i volti esausti che compongono questo fiume di destini negati. Perché tutta questa gente ha dimenticato che si vive una sola volta nell’arco estremo dell’eternita’? Cosa si può fare perché divengano coscienti della ferocia che li domina?


Forse sarà la Poesia a togliere agli uomini l’imbarazzo di una vita non vissuta. Sui luoghi di lavoro e sui mezzi di trasporto dovrebbero essere scritti questi versi: “A voi, che dall’albero della vita, cogliete le foglie e trascurate i frutti.”

...pensiero al vento...

oggi non ho molto tempo per "pensieri al vento" ... i miei Obblighi ... anche oggi ... mi richiamano ...

giovedì 28 agosto 2008

...il Pony della vergogna...

Avevo già scoperto ... mesi fa ... il regista-scrittore Silvano Agosti, grazie al suo sito (www.azzurroscipioni.com) ... e da allora sono iscritto alla MailingList della rivista "DiarioAzzurro" ... che ricevo via email e trovo molto interessante (ve la suggerisco) ...

Alla fine di Luglio ho avuto poi l'occasione di incontrare personalmente il regista a una serata de l'Isola del Cinema all'Isola Tiberina, qui a Roma ... in quell'occasione ho comprato (e poi letto in queste vacanze) il libro "Lettere dalla Kirghisia" ... anche questo da suggerire a tutti (si legge in un giorno) ...

Riporto un breve racconto dal DiarioAzzurro di oggi:
Nella mia casa, dalla porta aperta, è apparso oggi l’inquilino del terzo piano. E’ la prima volta che osa varcarne la soglia, anche se spesso, incontrandoci, scambiamo pensieri e riflessioni.

Fa il giornalista, ma il suo sguardo sul mondo è rimasto intatto. Gli offro una sedia e un bicchier d’acqua e, per sminuire l’emozione che la sua visita mi procura, gli chiedo “Come va?”

“Stavo appunto riflettendo su quali e quanti debiti lo Stato italiano dovrà rispondere al tribunale della storia, quando finalmente gli esseri umani verranno rispettati per il loro immenso valore e non adoperati, sfruttati, trasformati in malati, drogati, costretti a essere ladri, a volte assassini, comunque non sereni.

Infatti la caratteristica di questo, per natura, “straordinario paese” eccelle per il numero delle farmacie, degli ospedali, dei drogati, degli angosciati dalla precarietà esistenziale.

I suoi telegiornali non fanno altro che leggere scrupolose liste di misfatti, di morti, di negatività. (ndr vedi anche mio post del 26/08 scorso "...TG dei fattarielli...")

Mentre col tuo libro Lettere dalla Kirghisia tu con infantile semplicità, proponi un’organizzazione dello Stato che ha come fondamento il benessere di tutti i cittadini e dimostri che tutto ciò non ha particolari costi economici, ma si basa sulla convinzione che ogni essere umano va considerato e rispettato e protetto come un raro e unico capolavoro.

Ti ho sentito alla radio dire che con metà del denaro che ogni anno viene speso nel nostro Paese per le prostitute, la droga e le armi si potrebbe regalare una casa a tutti gli italiani che compiono 18 anni e offrire a chi non ha altri mezzi un bel pranzo gratuito nei ristoranti.

Insomma sono salito da te perché stavo appunto riflettendo a queste cose quando arriva il “pony” che ho chiamato per portare un pacco al giornale.

Suona il campanello e mi trovo davanti un anziano, seminascosto in un gigantesco casco.

Lo faccio entrare e incuriosito gli chiedo quanti anni ha.

Settantanove” risponde pronto.

E fai il pony girando tutto il giorno nel traffico col motorino?

Devo arrotondare la pensione, prendo 420 euro al mese e solo la stanza dove vivo costa 450.

Allora gli ho offerto un caffè e gli ho regalato il tuo libro dicendogli che in Kirghisia non ci sono le pensioni perché "chiunque ha compiuto 60 anni ha diritto a tutto gratuito, ristorante, casa, treni, aerei, teatri, cinema, musei"

Lo sguardo del Pony ottantenne da dolce è divenuto quasi impaurito. Forse avrà pensato che ero pazzo.”

All’inquilino del terzo piano ho regalato una nuova copia del libro con dedica “A Renzo che dietro un Pony ottantenne ha intravisto un capolavoro della natura.

...pensiero al vento...
... estenderei le considerazioni di Agosti dallo Stato Italiano a tutto il mondo e al modo occidentale di gestirlo ...
... altri esempi oltre quello del "pony"? : ... da sempre negli Stati Uniti si possono trovare persone anziane a fare i lavori più impensabili ...
A me è successo di incontrare, all'ingresso dei supermercati, vecchietti che stanno lì solo per gridare, ai clienti che entrano, gli orari di apertura (... non dimenticherò mai un "noi siamo qui 24 ore al giorno, 7 giorni a settimana, 365 giorni l'anno" ...) oppure trovi quelli che in aeroporto, in divisa di servizio, ti indicano il percorso da seguire, come moderne frecce parlanti e animate ...
... tutti stanno lì per recuparare qualche centinaia di dollari al mese ... per pagare la propria assicurazione per l'assistenza medica o spese impreviste ... tutti vittime e ostaggi-a-vita del "sistema" ...
... DOMANDA: è questo il migliore e unico modo possibile di gestire il mondo? ... (ndr ... parleremo presto di "signoraggio"...)

mercoledì 25 giugno 2008

...sulle dinamiche del mondo...

Dal "DiarioAzzurro" di Silvano Agosti ...
ho ricevuto stamattina questa interessante analisi-sintesi ... le "analisi-sintetiche" sono quelle che preferisco perchè vanno dritte al problema ... senza fronzoli dialettici ... ecco il testo:

Sapere produce potenza, ignorare produce potere. Non esiste potere al mondo che prima o poi non soccomba alla potenza.
I governanti per poter governare in modo tanto sciagurato sono costretti a sostenere una ignoranza dotta delle vere dinamiche del mondo.

Pur essendone a conoscenza sono costretti a ignorare che nove decimi dell’umanità vive sequestrata nell’ergastolo lavorativo, ovvero trascorre otto decimi del giorno per procurarsi il necessario.

I governanti devono sistematicamente ignorare che ogni giorno muoiono di fame 35.000 bambini.

Devono fingere che l’attuale metodo di gestione del mondo sia il solo possibile e per rendere credibile una tale assurdità, seminano guerre, malattie e malessere in tutto il globo terrestre.

Ma accade che i poeti, come diceva Pasolini, “sanno”.

Sanno che vivere sereni e felici costa pochissimo.
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Sanno che con meno della metà del denaro sperperato ogni anno in questo Paese per pagare le prostitute, la droga e le armi, si potrebbe offrire un pranzo gratuito a tutti gli italiani e procurare a ognuno un’abitazione ... e li immaginate voi gli esseri umani senza l’incubo del mutuo, senza l’incubo del lavoro e senza l’incubo del procurarsi il cibo?

Sanno, i poeti, che all’essere umano occorre veramente poco per poter godere la vita: una casa, del buon cibo, molti amici, molti e rari amori, l’accesso alle opere d’arte, pittoriche, letterarie, musicali e cinematografiche, la possibilità ogni tanto di esplorare il mondo…

Un qualsiasi Stato dovrebbe davvero infiammarsi per la vergogna nel constatare di non riuscire a procurare l’indispensabile ai suoi cittadini… anzi mi piacerebbe che ogni essere umano avesse come estremo ideale proprio questo massimo di semplicità: un’abitazione, del buon cibo, molti amici, molti e rari amori, l’accesso alle opere d’arte, pittoriche, letterarie, musicali e cinematografiche, la possibilità ogni tanto di esplorare il mondo…
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... tutto questo i poeti lo sanno e non perdono occasione per comunicarlo a tutti.
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...pensiero al vento...

cosa aggiungere? ... da rileggere e applicare per quanto possibile? ... il finale dell'articolo poi ... "...tutto questo i poeti lo sanno e non perdono occasione per comunicarlo a tutti..." ... valorizza la funzione di questi nostri blog ... e dei "pensieri al vento" ... se riescono a raggiungere (...e risvegliare...) ... chi ha ancora orecchie in grado di "sentire" ...

SAGGEZZA ROMANA: