giovedì 5 aprile 2012
Gelati italiani ...
giovedì 24 giugno 2010
...un furto protetto dai derubati...
Si chiama Gavino. E’ un capopopolo assai rispettato nella zona di Sassari.
E’ accaduto il furto di 400 pecore e i proprietari hanno avviato le indagini, ovviamente ignorando, non per disprezzo, ma per ragioni storiche, qualsiasi cosiddetto rappresentante della legge.
Una volta scoperti i responsabili un’ottantina di persone collegate con i proprietari si sono recate al casolare dove erano rinchiuse le pecore rubate.
Ottanta persone armate di fucile. Hanno circondato la casa e solo in due sono entrati a parlamentare.
“Avete rubato le nostre 400 pecore. La vostra casa è circondata da ottanta persone armate. Siamo venuti a riprenderle. Ma prima diteci, perché le avete rubate?”
“Per indigenza. Non avevamo più nulla.”
“Bene, ora le riporteremo dove le avete prelevate.”
“Ma noi abbiamo fatto un lavoro pieno di fatica e di rischio per portarle fin qui, abbiamo diritto a qualcosa. Potremmo fare metà a voi e metà a noi.”
“Non se ne parla, metà no.”
“Allora un trenta per cento.”
“Un trenta per cento no. Portate del vino, poi si decide.”
I pastori ladri e i proprietari brindano in un surreale clima di complicità, poi si decide come equo compenso per i ladri che il 20 per cento delle pecore rimarrano e le restanti torneranno all’ovile di origine.
“Venti per cento di scelta.” Propongono i pastori poveri.
“Non se ne parla. 20 per cento di prima uscita.” Rispondono solennemente i proprietari.
Significa che viene aperto il recinto e le prime venti pecore che escono su cento rimangono come compenso per la faticosa epopea del furto.
“Piccole grandi, grasse o magre.”
...pensiero al vento...
Così si conclude la vicenda, senza spargimento di sangue e con una mirabile forma di solidarieta tra danneggiati e danneggiatori.
Ascolto affascinato la vicenda e noto che Gavino si dimostra fiero di appartenere a una cultura capace di tanto.
Infatti, pur essendo in Sardegna solo da tre giorni, tutto appare naturale, anche che la Sardegna aspiri segretamente a diventare una “Nazione indipendente”.
“Dall’Europa?” Chiedo.
“No, dall’Italia.” E Gavino mi riempie il bicchiere di vino rosso.
Io, che sono astemio, travolto dall’emozione, bevo con lui.
martedì 20 aprile 2010
...lo schiaffo di Roma...
venerdì 29 gennaio 2010
...la vera dimensione del giorno...
Allora, concentrando la propria attenzione sul presente, e cioè considerando il giorno come lo spazio reale della vita ci si può adattare a decidere di nascere ogni giorno, ogni sera sparire nell’incoscienza del sonno e il mattino seguente conoscere la gioia di risorgere a nuova vita.Non si tratta proprio di uno stratagemma, si tratta di adattare la propria psicologia a una possibilità reale di coscienza del tempo che scorre e di quanto importante sia l’occasione della vita.
Altrimenti può capitare che si accetti un destino provvisorio, magari per l’urgenza di sopravvivere e poi questo destino si impossessa di noi e ci si sveglia a sessant’anni senza avere in realtà assaporato la beatitudine del vivere, dando una risposta ai desideri naturali, conoscendo le opere dell’arte, incontrando nuovi amici giorno dopo giorno.
L’amicizia è una ricchezza inestimabile ma misteriosamente i più si fermano a uno o due amici, i cosiddetti “amici o amiche del cuore”.
Soprattutto ai giovani, ma anche e davvero a chiunque mi capita di suggerire un gioco.
Provate a scendere nella via e a suonare uno ad uno a tutti i campanelli e, a chiunque si trovi a rispondere dite semplicemente il vostro nome e date l’informazione che abitate lì accanto e che se hanno bisogno possono suonare al vostro campanello.
Vedrete quante curiose avventure vi capiteranno, certamente più numerose quelle gradevoli di quelle non gradite.
Insomma, la gestione del proprio tempo deve essere concentrata sull’oggi, sulla vita che scorre dalla mattina alla sera.
mercoledì 16 dicembre 2009
...rapacità punita...
mercoledì 10 dicembre 2008
...obblighi e bisogni...
Bene, si tratta di diminuire, possibilmente azzerare, i comportamenti obbligatori e tornare ad agire dando risposta solo ai desideri e ai bisogni, poi la vita riapparirà.mercoledì 5 novembre 2008
...Obama e i due vagabondi...

Così ogni volta che incontro un essere umano, lo osservo e mi chiedo: “Assomiglia più a Cristo o a Charlot?”giovedì 25 settembre 2008
...la danza degli obblighi...
Anche stamattina ... ed è il terzo giorno di seguito ... sono arrivato in ufficio a piedi ... causa il traffico da delirio che intasa la Tiburtina fin dalle prime ore del mattino: preferisco non accordarmi alla file dei "rassegnati" al fatto che il "traffico ci deve essere" ... come se fosse un uragano che arriva e ci si può solo difendere ... faccio allora a piedi il Km e mezzo che da casa porta all'ufficio ... e guadagno poi un passaggio in auto la sera per tornare a casa ...
Stamattina lungo il percorso ho fatto qualche foto ... per rendere l'idea:
...spettacolo di quotidiano di delirio automobilistico...
...dietro-front alla ricerca di strade alternative...
...l'incorcio delle discordie...
In questo "clima" ... mi viene in mente il testo che mi è arrivato ieri ... via email ... dal Diario di Silvano Agosti ... il titolo è "La danza degli obblighi" :
"
Ci sarà pure qualche barbaro un po’ meno barbaro tra coloro che hanno la responsabilità di organizzare le Istituzioni o comunque influire sul destino della gente.
Qualcuno cui riferire l’assoluta disorganizzazione e le umilianti quanto inutili costrizioni cui vengono sottoposti ogni giorno gli esseri umani.
A parte la violenza fortemente improduttiva di costringere i più a lavorare per tutto il giorno, invece che dividerlo almeno a metà, riservando metà giornata al lavoro e metà alla vita. Su tutti pesa lo spettro spietato dell’Obbligo.
Si sa bene ormai e per esperienza diretta che l’Obbligo è una sorta di ruggine dei sentimenti che finisce col tempo per corrodere e guastare ogni rapporto con se stessi, con i propri simili e più in generale col mondo.
Così allo sguardo limpido del bambino che accompagno ogni mattina a scuola appaiono, uno dopo l’altro, gli Obblighi che pesano sulla realtà.
Dalle sette e quarantacinque alle otto e quarantacinque circa i vagoni della metropolitana sono stracolmi, al punto da fondere umori e sudori in un magma di irritazioni e di sguardi obliqui.
Stipati da quelli che hanno l’Obbligo di recarsi al lavoro tutti alla stessa ora, da cui consegue l’Obbligo di andare a scuola tutti con lo stesso orario, e lì, nella prigionia del banco, farsi dominare dall’Obbligo di “studiare” e cioè di immagazzinare nozioni non desiderate, in luogo di dare risposta a curiosità naturali sul proprio corpo, sull’ordinamento sociale, sull’assurdità degli obblighi, appunto, che ossessionano i più.
Intanto nel centro della città, muovendosi a una velocità media di gran lunga inferiore a quella di un pedone, file interminabili di auto arrancano sui tracciati che conducono agli uffici, alle officine, ai negozi etc., ogni mattina rimanendo intasate per almeno un paio d’ore.
Perché tutti costoro ogni giorno si sottopongono a una vessazione tanto asfissiante (in tutti i sensi, dato che queste diecine di migliaia di automobili emettono una spessa nube di ossido di carbonio)?
Apparentemente non c’è risposta a questo interrogativo, ma uno sguardo attento, dietro i vetri che li imprigionano, scorge sui loro volti rassegnati un barlume di adesione a quell’innaturale procedere a due chilometri l’ora, espressa da un pensiero: “Comunque meglio qui incastrati nel traffico che in quel maledetto ufficio dove ho l’Obbligo di passare la mia giornata, anzi, tutta la mia vita.”
Come dar loro torto?
Ma dalle dieci in poi le strade della città si svuotano, le metropolitane viaggiano quasi senza viaggiatori e gli esseri umani si ricompongono nella disperazione degli obblighi quotidiani.
E’ immediato e semplice il pensiero che scaglionando gli orari di lavoro questo piccolo inferno cesserebbe di esistere.
Lo stesso dramma si ripropone la sera, quando il ritorno dalle otto o dieci ore di lavoro ridiviene privo di qualsiasi buon senso organizzativo.
Sfilano i volti esausti che compongono questo fiume di destini negati. Perché tutta questa gente ha dimenticato che si vive una sola volta nell’arco estremo dell’eternita’? Cosa si può fare perché divengano coscienti della ferocia che li domina?
Forse sarà la Poesia a togliere agli uomini l’imbarazzo di una vita non vissuta. Sui luoghi di lavoro e sui mezzi di trasporto dovrebbero essere scritti questi versi: “A voi, che dall’albero della vita, cogliete le foglie e trascurate i frutti.”
...pensiero al vento...
oggi non ho molto tempo per "pensieri al vento" ... i miei Obblighi ... anche oggi ... mi richiamano ...
giovedì 28 agosto 2008
...il Pony della vergogna...
Alla fine di Luglio ho avuto poi l'occasione di incontrare personalmente il regista a una serata de l'Isola del Cinema all'Isola Tiberina, qui a Roma ... in quell'occasione ho comprato (e poi letto in queste vacanze) il libro "Lettere dalla Kirghisia" ... anche questo da suggerire a tutti (si legge in un giorno) ...mercoledì 25 giugno 2008
...sulle dinamiche del mondo...
...pensiero al vento...





