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martedì 12 aprile 2011

...esportatori di democrazia e diritti umani...

In questo momento, l’informatore di WikiLeaks Bradley Manning è vittima di torture in una prigione militare americana.

Manning è tenuto in totale isolamento, intervallato ogni giorno da momenti in cui viene spogliato, abusato e deriso dagli altri detenuti.

Manning è in attesa di giudizio per aver rivelato documenti contenenti segreti militari a WikiLeaks, incluso un video di soldati americani che massacrano civili iracheni.

E il trattamento brutale a lui riservato sembra far parte di una campagna intimidatoria per silenziare eventuali informatori e reprimere WikiLeaks.

Il governo americano sull’argomento è diviso, con alcuni esponenti che hanno criticato pubblicamente i militari per il trattamento riservato a Manning, ma finora il Presidente Obama non si è espresso.

Obama ha a cuore la reputazione globale degli Stati Uniti, e noi dobbiamo dimostrargli che ora è in pericolo. Costruiamo un appello globale enorme al governo americano per fermare le torture a Manning, mettendoci così dalla parte della legge. Firma la petizione: il nostro messaggio sarà consegnato attraverso una cartellonistica d’impatto e azioni forti a Washington DC non appena raggiungeremo le 250.000 firme.

FIRMA LA PETIZIONE PER FERMARE LE TORTURE



https://secure.avaaz.org/it/bradley_manning/?r=act




...pensiero al vento...
bell'esempio ... da parte dei PRIMI ESPORTATORI DI DEMOCRAZIA ... E DIRITTI UMANI !!!

martedì 16 novembre 2010

...laboratorio Seminole...

Nel post del 31/10 scorso avevo parlato degli ...indiani che non si arresero mai... i Seminole ...

Dall'11 al 14 Novembre si è svolto ad Alcatraz un laboratorio ...

... 3 giorni con Dario Fo, Franca Rame, Tony Esposito, Sergio Laccone, Milo Manara, Modena City Ramblers, Sud Sound System, Jacopo Fo, Nando Citarella, Imad Zebala, per realizzare un'opera multimediale sulla storia dei Seminole, gli indiani che hanno resistito per 500 anni alla colonizzazione.

ECCO due brevi video ... della loro storia ... raccontata da Jacopo Fo ...




...pensiero al vento...
Dopo la sconfitta di varie spedizioni europee, che tentarono invano di sottomettere la Florida, il re di Spagna vietò la colonizzazione di queste terre perche' abitate da Mostri.
 
I seminole non si arrendono (ne abbiamo bisogno in questo momento di crollo di fiducia).

I seminole sono aperti a tutte le culture, accoglienti verso i neri, i bianchi reietti, i nativi amerivani di 50 tribù. La cultura dell'inclusione, la capacità di connettersi di creare una grande alleanza.

I seminole ascoltano gli stranieri che accolgono, grazie a loro possono capire i punti di forza e di debolezza del nemico. Non avrebbero potuto vincere e resistere se non avessero conosciuto molto bene i bianchi, le loro armi, le loro tattiche, le loro debolezze psicologiche. E queste cose le conoscono e le capiscono grazie agli europei che adottano e agli schiavi neri ai quali danno rifugio, che ben conoscono il modo di pensare e di agire dei bianchi.

I seminole continuano a trattare, a mediare, a cercare alleanze con una parte dei loro nemici. Accettano di essere pagati per emigrare in Oklaoma, dai 300 dollari (di allora!) per una donna ai 500 per un guerriero a 2000 per un capo. Incassano i soldi, vanno in Oklaoma ma poi scappano e tornano a combattere nelle paludi della Florida.
I seminole non smettono mai di combattere. Usano tutti i mezzi possibili per combattere e per trattare. Non fanno questioni formali di principio. O meglio il loro unico principio è ottenere la vittoria. 

L'essenza della strategia che i seminole mettono in pratica è accogliere, conoscere, trattare e combattere in modo irriducibile.

Jacopo Fo ha lanciato una campagna d'arte seminole che metta in risalto che quel che ci serve oggi in Italia è usare la strategia seminole. (VEDI POST di ieri ...)

domenica 31 ottobre 2010

...gli indiani che non si arresero mai...

Storia degli indiani Seminole ...

I Seminole non vengono mai piegati ma non sono guerrieri come gli Apache o i Sioux. Sono pacifici pescatori e contadini con una cultura fortemente matriarcale e sono convinti che gli stranieri sono preziosi perché portano nuove idee e soprattutto figli più forti se fanno l’amore con le loro donne. Hanno il culto dell’ospitalità sessuale, qualche cosa di simile a quel che ci racconta il greco Erodoto, cronista del 400 a.C. quando resta sconvolto visitando Babilonia e scoprendo che le donne, anche le regine, prima di potersi sposare devono assolutamente far l’amore con uno straniero presso il tempio della Dea Madre. Così i Calusa, dai quali i Seminole discendono, accolgono naufraghi, schiavi neri fuggiti, indiani sconfitti e si fanno raccontare tutto.

Quando arriva il primo esercito spagnolo conoscono già i fucili e della doma dei cavalli e non si spaventano. E sanno anche che gli spagnoli sono bugiardi e non credono alle loro promesse di pace.

La resistenza di questi indiani della Florida tiene testa a tutte le spedizioni successive, fino a quando il re di Spagna, stanco di perdere navi e soldati in quelle imprese disastrose vieta la colonizzazione della Florida perché abitata da mostri.
E per più di 150 anni i bianchi rinunciano a conquistare i territori restati indiani. Un fatto incredibile, unico. Che sarebbe degno di comparire sui libri di storia e che invece è quasi completamente sconosciuto.

Le guerre seminole

I tentativi di togliere a questi nativi i loro territori riprendono con veemenza intorno al 1780. I nordamericani schiavisti non sopportano più che centinaia di neri possano scappare dalle piantagioni e trovare rifugio presso i Seminole, dove costruiscono villaggi di Marrones (schiavi fuggiti). Ordinano quindi che gli schiavi vengano restituiti e i Seminole rispondono: “Veniteveli a prendere!”.

I Seminole che non sono una vera e propria tribù ma una fusione tra i gruppi di indiani che resistono in Florida fin dal 1500 e altri che sono giunti lì fuggendo da altri territori invasi dagli europei, non hanno né re né capi, scelgono democraticamente ogni volta chi li comanderà in guerra. Hanno quindi Capi di Battaglia che discendono da antiche famiglie Calusa o Creek e leader meticci, mulatti, neri e ci sono con loro alcuni bianchi rinnegati.

Tra questi William Augustus Bowles un ex soldato anglodanese che prima diventa attore e poi capo indiano che guida la resistenza contro gli spagnoli. Nel 1790 proclama l’indipendenza della nazione Muskogee nella quale raccoglie decine di tribù indiane, alcune migliaia di schiavi ribelli, e parecchi europei convertiti. Con un esercito incredibile e 3 navi sbaraglia gli spagnoli e poi dichiara guerra agli Usa e resiste 3 anni prima di venire catturato a causa di un tradimento.

E c’è la storia di una specie di Arlecchino nero, che nel 1800 diventa famoso perché con la sua parlantina riesce a truffare i bianchi, vendendo a un generale per 30 volte le stesse 2 tartarughe che poi ogni sera gli rubava. Questo nero, John Horse, è un pazzo scatenato che organizza comizi-spettacolo clandestini dentro le piantagioni per convincere gli schiavi a ribellarsi, raccoglie così un battaglione di 300 neri e attacca gli europei, ma siccome i suoi soldati sono terrorizzati si mette a fare il buffone saltando e ballando e mostrando il deretano ai soldati bianchi che incredibilmente continuano a sparare senza colpirlo. E lui insulta i nemici e insulta i suoi fratelli neri: “Siete dei vigliacchi! Meritate la schiavitù!” fino a quando questi non escono dai ripari e si buttano nella battaglia vincendola.

Vengono combattute tre Guerre Seminole, piene di massacri, tradimenti, deportazioni di massa. Un Vietnam che dura in vario modo dal 1780 al 1860 quando ancora poche centinaia di indiani e marrones resistono asserragliati nelle immense paludi della Florida. Un’impresa militare che costa agli Stati Uniti più di 40 milioni di dollari, una cifra enorme a quei tempi, e migliaia di morti. In assoluto la guerra indiana più costosa in termini di denaro e caduti.

Alla fine i bianchi riescono a deportare una parte notevole dei Seminole  negli stati dell’Ovest, ma nelle paludi ancora resistono alcune centinaia di irriducibili. Seguono decenni di relativa calma, disseminati di omicidi e piccoli scontri a fuoco. Poi agli inizi del 1900 si arriva a un complesso processo di pace. E alla firma di un trattato di pace che riconosce ai Seminole lo status di nazione che non si è mai arresa.

Seguono anni di miseria e crisi per i pochi superstiti abbandonai a sé stessi in una condizione di totale emarginazione, senza scuole, senza assistenza medica, senza infrastrutture di nessun tipo.

Poi, intorno al 1950, inizia la rinascita guidata da una donna, Mae Tiger, una meticcia con padre bianco. E’ un’adolescente quando un’amichetta nera le mostra un fumetto e lei scopre che è possibile scrivere i suoni che emette la voce. Affascinata da questa idea vuole andare a scuola, vuole imparare a leggere e scrivere. Convince la madre, una sciamana, che la porta nella scuola per neri. Ma lì non accettano i Seminole.

Allora lei lascia la famiglia e va a studiare in un altro stato americano, in una delle poche scuole per indiani. E torna dopo anni con il diploma di infermiera. Lancia una sorta di rivoluzione culturale ed economica e diventa Presidente dell’autocostituito governo della Nazione Seminole.

Negli anni ’70 un altro meticcio, figlioccio della Tiger, James Billie, torna dal Vietnam dove ha fatto parte delle forze speciali, militando in una compagnia tutta di Seminole che combatteva nelle paludi, dietro le linee Vietcong.

Billie al suo ritorno dalla guerra trova una situazione disastrosa: i trafficanti di droga hanno iniziato a usare le terre seminole come base dei loro commerci: arrivano aerei dal Messico atterrano su piste clandestine, trasbordano la merce su motoscafi e furgoni blindati, le truppe del narcotraffico bivaccano sulle terre sacre degli antenati e vendono droga ai giovani indiani.

Allora Billie riorganizza la compagnia di marines con la quale ha combattuto in Vietnam, arruola qualche cacciatore esperto e una notte attaccano in massa i narcotrafficanti, li cacciano e sequestrano loro armi aerei, motoscafi, auto e blindati.

E creano la Polizia Seminole. Lo Stato della Florida non è d’accordo.

Billie mostra il trattato di pace stipulato 70 anni prima dove c’è scritto che i Seminole non sono soggetti alle leggi statali perché sono una nazione indipendente.

Vincono una causa legale e il giorno dopo hanno l’idea di aprire una serie di sale di Bingo che negli Stati dove hanno i loro territori sono vietati. Poi si mettono anche a produrre sigarette. Poi diventano proprietari di un terzo di Las Vegas e della catena degli Hard Rock Caffè.

Sono 3.000 e sono molto ricchi. E pagano a tutti i bambini gli studi fino all’università.

...pensiero al vento...
... è o non è una storia che va raccontata?

domenica 11 luglio 2010

...la fortuna non esiste...


'La fortuna non esiste. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi', pubblicato da Mondadori, è una storia fatta di storie vere, storie di persone incontrate in una lunga traversata degli Stati Uniti alla ricerca di chi ha saputo nascere due volte. 

Un viaggio al centro della domanda che tutti prima o poi ci siamo posti: che cosa succede quando cadi? ... e poi, come fai a rialzarti?

Il saggio, presentato il 15 maggio alla Fiera del Libro di Torino, raccoglie undici storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio e la forza di rialzarsi, una sorta di diario di viaggio compilato dal neo direttore della Stampa, corrispondente di Repubblica durante i mesi della campagna elettorale di Obama.

Dall'introduzione del libro ... alcune righe sullo spirito del popolo che domina il mondo ...

Nel temperamento americano c'è una qualità chiamata resiliency, che abbraccia i concetti di elasticità, di rimbalzo, di risorsa e di buon umore. Una ragazza perde il patrimonio, senza stare a commiserarsi si metterà a lavare i piatti e a fabbricare cappelli. Uno studente non si sentirà svilito lavorando qualche ora al giorno in un garage o in un caffè. Alla fine della presidenza Hoover, lìAmerica era in una delle ore più tragiche delle sua storia, quando tutte le banche avevano chiuso i battenti e la vita economica era ferma. L'angoscia stringeva i cuori, ma l'allegria e la fiducia splendevano nei volti di tutti. Ad ascoltare le frasi che si scambiavano si sarebbe detto che era tutto un enorme scherzo. E se qualche finanziere si gettava dalla finestra, non posso impedirmi di credere che lo facesse nella ingannevole speranza di rimbalzare ... [Paul Claudel]

E ANCORA ... da una recensione del libro ...
Come si esce da una crisi, come si supera una perdita, un insuccesso, un fallimento? C'è chi ha avuto la forza di rimettersi in piedi dopo che l'azienda in cui lavorava ha chiuso, chi ha rifiutato di arrendersi dopo che la recessione lo aveva costretto a vendere la casa in cui viveva e a partire per chissà dove, chi ha ritrovato la forza di andare avanti dopo che un lutto sembrava avergli tolto una ragione per vivere. Due anni in viaggio attraverso l'America, trentasei Stati, l'elezione presidenziale più emozionante che si ricordi e tante vite di gente comune. Ma al centro di tutto questo per Mario Calabresi c'è una sola domanda: che cosa accade nel cuore di chi cade e trova la forza di rialzarsi? Magari con fatica, con dolore, ma con tenacia incrollabile e soprattutto senza aspettare la fortuna? Qual è il segreto di una nazione e della sua gente, capace da sempre - ma oggi più che mai - di reinventarsi da zero, di darsi una seconda chance, di eleggere un presidente nero contro ogni previsione, di rimettersi in cammino anche dopo che la più grave recessione del dopoguerra ha travolto la vita di milioni di persone?

...pensiero al vento...
devo confessare che ritrovo tante verità ... nello spirito americano descritto nel libro ...

Gli USA? cosa sono se non un'enorme umanità occupata a pensare alla cura del proprio giardino e della propria piscina (onore e vanto del giardino stesso) ... E POI, il rispetto delle leggi confezionate dall'alto ... nell'unico e riconosciuto "interesse" per la nazione ...

E NOI? ... popolo di sudditi di ReSilvio?

NOI convinti che a fare i furbi si arriva prima? ... e che, in un REAME di CASTE ... tanto vale cercarsi la propria? ... 
 
CHE impressione ne abbiamo NOI del "popolo yankee"? ...

VISTI da fuori ... credo che valga ancora il "sogno americano" che attira e abbaglia le nuove generazioni nostrane ... POCO da discutere ... ognuno ha (e fa) i sogni che vuole, CHE POI cambiano con gli anni e con gli occhi che si aprono (...per quelli che decidono di aprirli...) su questo mondo ...

VISTI da dentro, (ho visstuto un anno da quelle parti!) ... io ne ricordo SOLO quella che a noi sembra una palese stupidità e un'ottusa vita in connubio con i Mega Centro Commerciale (i "mall" come li chiamano loro) ... in attesa dei saldi (SALE) di Thanksgiving e poi dei SALE di Christmas ... e poi dei SALE di Primavera ... e poi ... e poi ... quando la Domenica i Mega-Mall chiudono alle 17 invece che alle 21 o 22? ... la vita muore e tutti a casa a sgranocchiare bustoni di pop-corn davanti alla TV ... (che tristezza!) ...

Chiudo con un'altra citazione ... dalla stessa introduzione del libro di Calabresi...

"Non importa quante volte cadi. Quello che conta è la velocità con cui ti rimetti in piedi" [Joe Biden]

venerdì 18 giugno 2010

..."democrazia" imperante...

Post breve ... con una notizia ripresa stamattina da La Repubblica:

E' stato fucilato nello Utah il duplice omicida Ronnie Lee Gardner, alcuni minuti dopo che la richiesta di clemenza era stata respinta dal governatore dello stato Usa. 
Era stato lo stesso Gardner, 49 anni, a chiedere di venir giustiziato attraverso la fucilazione. 
Una pratica abolita nel 2004, ma concessa - su richiesta - ai condannati prima di quella data. 
Erano 14 anni che non si eseguiva negli Usa una condanna a morte per fucilazione. Ed e' probabile che sara' l'ultima. 
ECCO alcune foto dei parenti e degli amici dell'uomo fuori dal penitenziario.



...pensiero al vento...
che dire? ... poche parole, un messaggio esposto da un dimostrante fuori dal carcere (vedi foto):

"Perchè uccidiamo le persone che uccidono ... per insegnare che uccidere è sbagliato?" ...

Bella domanda ... rivolta al paese della democrazia "imperante" ...

lunedì 25 gennaio 2010

...missione di pace? e cos'è?...

Il battibecco ... di Bertolaso e Frattini ... delle ultime ore ... SE NON FOSSE che si svolge su uno scenario tragico di devastazioni ... ad Haiti ... avrebbe dei rivolti di una comicità UNICA ...

IN BREVE:

il buon Bertolaso, arrivato sul posto ... e resosi conto CHE NULLA funziona come dovrebbe ... che fa? ... udite udite ... lo va a dire a giornalisti ed emittenti TV ...

ED ECCO che,  di contrasto, gli fa eco il ministrello romano ... che dal caldo del suo ufficio ... COL PIGLIO deciso chi DEVE FAR CREDERE che se na più lui da Roma che chi sta li sul posto ... lo SCONFESSA e chiede umili scusa agli amici yankees ...

...pensiero al vento...
Riporto alcuni versi (molto belli) che avevo già preso (e conservato) dal sito di Jacopo Fo nei giorni scorsi ...

Raccontano dello sconcerto dei militari USA ... UNA VOLTA TANTO impegnati in una VERA MISSIONE DI PACE ...

Il terremoto ha distrutto
tutto
I soccorsi sono partiti
Ma non sono
ancora
arrivati


Tutti gli aerei
sono fermi sulle piste
Stanno controllando le liste
di imbarco sul cargo
Non gli tornano i conti
Non sono ancora pronti


A Haiti la gente muore
Mancano il cibo, l’acqua, le medicine
La gente sepolta dalle macerie
Aspetta ancora i soccorsi
Ma all’orizzonte non si vede niente
Così muore la povera gente


Generale generale
Ci avete insegnato a sparare
E adesso ci dite di andare a salvare
la gente di Haiti che sta per crepare
Non sappiamo proprio da dove cominciare


E’ più facile buttare giù le bombe
Che correre a soccorrere le bimbe
È più semplice bruciare i rivoltosi
Che curare questi feriti disgustosi


Generale non ho la mascherina
Generale non trovo la medicina
Generale s’è perduto lo scatolone
Con i guanti di lattice e il cotone
Generale abbiamo tanti fucili
Ma siamo sprovvisti di badili


Barili di petrolio
o barili di rosolio?
Burro o cannoni?
Baionette o cannelloni?
Bombe o bomboloni?


Ma non era più semplice continuare ad amazzare?
Siamo soldati non ci piace curare
Ci avete insegnato a sterminare!


Non è per fare dei cavilli
Ma lì è pieno di bacilli
C’hanno dei virus grossi come topi di fogna
E il più sano di certo ha la rogna
E tutti i bordelli sono crollati
E i supermercati li hanno saccheggiati.
Generale non puoi mandarmi in un posto migliore
dove non ci sia tutto questo dolore?


Obama
dai retta a uno che ti ama
solo la povertà stratosferica
di questo mondo dalla forma sferica
minaccia la prosperità dell’America


Per difendere gli Stati Uniti
È meglio appoggiare la banca dei poveri
Che costruire nuovi aereomobili
È meglio dare da mangiare ai bambini
Che costruire missili assassini
È meglio coltivare il deserto
Che comprare un carro armato corazzato blindato esagerato
È meglio fare la pace
Che la guerra


È meglio coltivare la terra
e occuparsi dei pomodori nella serra

E DOPO I VERSI ... ecco il commento di Fo: 
Obama dai retta a me ad Haiti avete perso più di una guerra la gente dice: 
hai visto gli americani? 
Se c'è da distruggere una nazione non li batte nessuno.
Ma se bisogna aiutare la povera gente non sono capaci di fare niente.
Obama, dai retta a uno che ti ama.
Hai una priorità assoluta.
SALVARE LE DONNE E I BAMBINI
SOPRATTUTTO QUELLI PICCOLINI
far vedere che l'America è capace di coltivare la pace.

sabato 9 gennaio 2010

...violazione di spazio aereo...

Una notizia da tenere a mente ... per (ahimè) i possibili sviluppi che potrebbe avere ...

Da LA REPUBBLICA di oggi ...

Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha accusato gli Stati Uniti di aver violato lo spazio aereo del suo Paese con la complicità dell'Olanda.

"Ho dato ordine a due F-16 di intercettare un aereo americano che in due occasioni ha violato il nostro spazio aereo, complessivamente per più di 30 minuti", ha dichiarato Chavez che ha parlato di "un'azione provocatoria". Azione che però gli Usa hanno smentito.

L'aereo da ricognizione marittima P-3 Orion, di cui il presidente venezuelano ha esibito una foto, sarebbe stato scortato fuori dallo spazio aereo e sarebbe rientrato alla base nell'isola caraibica olandese di Curazao.

"Stanno utilizzando i territori coloniali" delle Antille olandesi "contro il nostro Paese", ha detto Chavez che ha ribadito l'accusa l'accusa agli Stati Uniti di star preparando un attacco militare al Venezuela dalla Colombia e dalle basi caraibiche di Aruba e Curazao.

...pensiero al vento...
...cosa c'è da esportare in Venezuela? ... ANCHE lì la democrazia? ...
...o sarebbe meglio dire che fanno gola i giacimenti che sono stati recentemente nazionalizzati ... CIOE' non sono in mano a "multinazionali a stelle e strisce" ...

mercoledì 23 dicembre 2009

...la battaglia del Ron...

Per continuare ... dopo "...la battaglia dei sigari..." (vedi post del 20/12) ... a parlare di "battaglie commerciali" ... un altro caso è quello del Rhum ("Ron" in idioma locale) ...

Di una radio Philips tutti direbbero che è olandese ... anche se fabbricata in Asia, un'auto Ford tutti pensano che sia statunitense ... anche se prodotta in Cile.

E il rhum Bacardi? … chi dice che viene da Porto Rico, chi dalle Bahamas ... ma la maggior parte dei consumatori non saprebbe dire niente ... tranne coloro che, grazie ad una falsa campagna pubblicitaria, sono indotti a credere che sia cubano. L’equivoco è generato dalla stessa Bacardi che sulle sue bottiglie di Rhum (verificate pure nei nostri supermercati) NON dichiara la SEDE di PRODUZIONE ma solo, in un fuorviante spagnolo, di essere una “CASA FUNDADA EN CUBA” nel 1862

Ma dal 1862 ad oggi … a questo mondo, ne sono successe di cose … per fare ordine va chiarito che …


… la Bacardi è un’azienda con sede nelle Bermude ma in salde mani statunitensi. Per decenni i giovani bevitori sono stati sedotti dalle promesse di … “piacere latino” della Bacardi … e la sua immagine, attentamente curata è diventata sinonimo di bellissimi locali notturni e di conturbanti ballerine, sì che la bevanda alcolica si mantenesse al primo posto nel mondo per popolarità.


… la storia del clan Bacardi è storia di successi economici perseguiti spesso senza scrupoli e senza alcun interesse per le ricadute sull'economia nazionale del paese d'origine, Cuba, delle loro scelte imprenditoriali.


dal 1960, dopo le nazionalizzazioni operate a Cuba dal Governo della Revolution, è cominciata una storia molto più scandalosa di quella del Ron: il fiancheggiamento, l'organizzazione, il finanziamento di gran parte del terrorismo che ha insanguinato Cuba, e non solo.


Si parte dalle accuse per un ex dirigente della famiglia Bacardi di aver comprato un cacciabombardiere per colpire L’Avana, per aver complottato per uccidere Castro e per i suoi collegamenti con un attentato terroristico che uccise i 73 passeggeri di un aereo in volo.


In contrasto con l’immagine spensierata della Bacardi, l’indagine descrive accuratamente come un membro della famiglia Bacardi sia stato coinvolto nel complotto per rovesciare il governo cubano negli anni sessanta. Viene anche mostrato come alcuni membri della famiglia Bacardi abbiano sostenuto le sanzioni economiche contro Cuba, una politica accusata di aver causato migliaia di poveri.


Per completare il quadro … va ricordata la furibonda disputa, che minaccia di diventare una guerra commerciale internazionale. Al centro della controversia ci sono i diritti sul marchio Havana Club, che la Bacardi afferma di aver comprato dall’originale proprietario cubano che lo possedeva prima della rivoluzione, un fatto che viene contestato da Cuba e dalla Pernod Ricard, il gruppo francese che a Cuba produce rum con quel marchio.



In origine Havana Club apparteneva alla potente famiglia Arechabala, scappata negli Usa subito dopo la rivoluzione del '59. Una volta decaduto, il prestigioso marchio fu acquisito da una compagnia cubana che, in seguito, si è messa in società con la francese Pernod Ricard. Attraverso la fortunata joint venture, la Havana Club Holding, la società caraibica uscì dai propri confini, resi ancora più angusti dall'embargo Usa, raggiungendo circa 80 paesi.


A questo punto Bacardi mise in moto i propri potenti mezzi: prima affermando di avere comprato il marchio dalla famiglia Arechabala nel '97 - quando era ormai legalmente decaduto - e poi facendo il finimondo per impedire la registrazione statunitense dell'Havana Club.


La pesante azione di lobbying condotta dalla Bacardi riuscì ad ottenere, nel '98, perfino l'approvazione di un'apposita legge, appunto la Section 211, con la quale il governo Usa rifiutava la registrazione del marchio Havana Club nel proprio territorio.

…pensiero al vento…
Prendiamo l'impegno di sostenere la presenza commerciale dell'autentico "ron" cubano negli scaffali dei supermercati e soprattutto in qualsiasi bar dove il Ron è servito liscio o in cocktail (cuba libre - mojito - piña colada - etc.): il "vero" Ron Cubano é di ottima qualità, è ricavato esclusivamente da canna da zucchero cubana, non contiene additivi o coloranti, nessuno viene schiavizzato o sfruttato per produrlo.


Qualcosa di buono si può trovare in Italia: oltre al noto Havana Club, c'é Liberación, Varadero, Caribbean e Caney Añeco.


Ci sono quindi degli importatori che consapevolmente o per amore del libero mercato hanno sfidato le leggi degli Stati Uniti, saltando il blocco e contrapponendosi al monopolio di BACARDI e di MATUSALEM&Co che spacciano per autentico rum cubano un prodotto di cui non si conosce il paese d'origine, con etichette in lingua inglese o spagnola, spesso imbottigliato in Europa e che, a parere degli intenditori, non è poi tanto buono.


Quindi, per tutti gli amici e le amiche di Cuba (e/o del “Ron”) … in qualsiasi occasione il sostegno e la richiesta di vero "RON CUBANO” può essere un buon motivo per corrodere, almeno in parte, l’embargo ("bloqueo").

domenica 20 dicembre 2009

...la battaglia dei sigari...

Cuba ha vinto la causa contro la società statunitense General Cigar che dal 1997 utilizzava il marchio cubano di sigari Cohiba per vendere negli Stati Uniti sigari elaborati con foglie di tabacco della Repubblica Dominicana


La decisione del giudice di New York Robert W. Sweet impedisce a General Cigar di utilizzare il marchio negli Usa. 


Ma la compagnia Usa ha annunciato che farà ricorso e nel frattempo potrà continuare a vendere i sigari con il marchio Cohiba. 


I celebri sigari Cohiba, prodotti dalla compagnia statale cubana Cubatabaco, si commercializzano dagli anni Ottanta in tutto il mondo tranne negli Stati Uniti a causa dell' embargo economico che mantiene dal 1962 nei confronti dell' isola. 


Secondo il giudice Sweet, «il consumatore americano collega il marchio Cohiba soprattutto al Cohiba cubano» anche se l' originale non è in vendita negli Stati Uniti. 


Cubatabaco ha fatto anche causa (ancora non c'è stato il processo) per «il recupero di tutti i guadagni ottenuti da General Cigar dal 1992 sfruttando la reputazione del Cohiba». 


«È una vittoria molto importante, ora andremo fino in fondo per difendere il nostro marchio», ha detto Adargelio Garrido, avvocato di Cubatabaco e direttore giuridico di Habanos SA, l' azienda mista cubano-britannica


La battaglia legale per l' uso del marchio Cohiba è iniziata nel 1997. I "puros" Cohiba vennero creati dopo il trionfo della rivoluzione e divennero popolari perché li fumava Fidel Castro. Negli anni ' 80 Cuba iniziò a venderli in tutto il mondo tranne che negli Stati Uniti dove l' embargo unilaterale in vigore dal 1962 impedisce il commercio di prodotti cubani. 


All' inizio degli anni Novanta, approfittando del boom della vendita di sigari negli Stati Uniti, la General Cigar lancio una linea di "puros" con lo stesso nome ma con tabacco importato dalla Repubblica Domenicana. Ma, secondo il giudice di New York che ha dato ragione al governo cubano, l'impresa americana «ha voluto approfittare della notorietà e del valore del sigaro cubano nel mercato americano». 


...pensiero al vento...
la storia dei sigari Cohiba ha un "caso gemello" ... per il Ron. Lì c'è battaglia tra HavanaClub e Bacardi ... (seguirà post con i dettagli) ...


Intanto ... la sentenza di oggi mette "in crisi" una legge-USA del 2004 che sopprimeva la possibiltà, fino ad allora in vigore, di portare negli Stati Uniti Montecristo, Partagas o Cohiba Esplendido (quelli che fumava Fidel Castro) per un valore massimo di 100 dollari. Così, ad esempio, fino ad allora aveva fatto regolarmente il governatore della California Arnold Schwarzenegger, grande appassionato di Avana.

Le pene previste dalla legge-USA sono severissime: multe fino a un milione di dollari per l'impresa che non rispetta la legge, e fino a 250 mila dollari per un singolo cittadino, oltre a pene di carcere fino a 10 anni.



Tanto apprezzato è il Cohiba che, secondo il Sun, il campione britannico David Beckham lo fuma nel suo giardino di Los Angeles lontano dalla moglie Victoria che gli ha proibito di accenderlo in casa. Ma che Cohiba fuma Bechkam? Cubani importati di contrabbando o falsi americani? 

domenica 11 ottobre 2009

...Barak come Karol...

Tutti a discutere se il Nobel per la Pace di Obama è “meritato” … come un voto o una promozione ad alti voti assegnati a chi “deve” averli per “appartenenza familiare” …


IN SINTESI : molti si chiedono … MA QUALE PACE? … perché il Presidente ha proposto SI una “svolta” in politica estera, ma per il momento è ancora impegnato in vari scenari di guerra …

INSOMMA, come ho già osservato qui … una modifica di METODO (dialogo invece che “fuoco-e-fiamme”) ma non di SOSTANZA

E QUI .. la SOSTANZA … lo penalizza … perché dall’AFGANISTAN all’IRAQ (che non ha ancora abbandonato) fino alla caccia a BIN LADEN che, come ha promesso nei giorni scorsi, continuerà con tutti i mezzi a disposizione del potentissimo esercito Usa … fino alla spinosa questione di GUANTANAMO, la prigione di massima sicurezza dove sono detenuti i terroristi islamici catturati nella campagna contro Al Qaeda e i talebani, dove i detenuti sono ancora lì, nella base della Marina a Cuba, e per ora non vi sono ancora spiragli per una chiusura a tempi brevi della struttura.

… INSOMMA TUTTI SCENARI ben lontani dall’essere risolti.

In AFGANISTAN i marine sono 62.000 ... e diventeranno 72.000 entro la fine dell’anno .. una mossa di rinforzo che non rientra proprio in un piano di pace e nessuno alla Casa Bianca parla di ritiro o exit strategy. E il nuovo Nobel per la pace non si fa certo scrupoli a intensificare l’offensiva contro i baluardi terroristici nel nord del Pakistan (dove nei giorni scorsi una bomba ha provocato una strage, 50 morti) con bombardamenti continui da parte dei padroni Usa.

Guerra necessaria per sconfiggere il terrorismo? … CERTO, ma con la pace c’entra poco.

In IRAQ ci sono ancora 124.000 soldati statunitensi e anche se il progetto è di ridurli fino a farli diventare 50.000 unità entro l’agosto del 2010, per il momento non si può ancora parlare di pacificazione dell’ex regno di Saddam.

Quale pace quindi?

…pensiero al vento...

Dal presidente del comitato per il Nobel … Thorbjoern Jagland … una chiave di lettura : Jagland, per difendersi dalle critiche, ha sostenuto che al contrario c'era il rischio di assegnare il premio al presidente americano "troppo tardi": “noi - ha spiegato - catturiamo l'aria del tempo, la necessità dell'epoca". "Qualcuno può segnalarmi il nome di qualcuno che abbia fatto di più quest'anno (per la pace)?", ha chiesto Jagland secondo cui "è difficile designare un vincitore del premio per la Pace che sia più vicino di Obama al testamento (spirituale) di Alfred Nobel".

INSOMMA … un premio preventivo … che a me ricorda un po’ l’elezione di Karol Wojtyla al soglio di Pietro … il 16 ottobre 1978 …

… da un rapporto della Cia, il servizio segreto Usa, datato 19 ottobre 1978, su uno degli eventi più straordinari della storia: l'elezione, avvenuta pochi giorni prima, di un Papa non soltanto non italiano, ma proveniente da un Paese comunista.



"L' elezione del Cardinale Wojtyla a Papa è estremamente allarmante per Mosca, a causa delle inevitabili ripercussioni del suo Pontificato sui regimi comunisti".

E ancora: "Il Cremlino discute con ansia su come gestire l' effetto a medio e lungo termine che il Papa polacco avrà su questioni cruciali come il dissenso nell' Urss e come l' eurocomunismo".

Infine: "Con Giovanni Paolo II, il regime sovietico... non potrà più liquidare derisoriamente l'importanza del Vaticano come fece Stalin chiedendo: "Quante divisioni armate possiede il Papa?" ".

… QUALI FURONO GLI EFFETTI e LE RIPERCUSSIONI previste dalla CIA ? …

ECCOLI ... che non si fecero attendere … e COSI’ dopo solo 11 anni (nel 1989) … prima la vittoria di Solidarnosc nelle elezioni polacche, che furono festeggiate dai polacchi come “caduta del comunismo” … e poi la caduta del muro di Berlino (anche quella del 1989) … furono la risposta …

E QUALI ORA ... GLI EFFETTI e RIPERCUSSIONI … del Nobel a Barak ? …

saranno come quelle di Karol ? … lo vedremo … E FORSE anche prima di 11 anni ...

martedì 29 settembre 2009

...ritiro o non ritiro...

I primi nodi ... vengono al pettine ...
E COSI ... pure le PROMESSE ELETTORALI ... si scontrano con la realtà dei fatti ...
PARE PROPRIO che Barack Obama non riuscirà a mantenere la promessa di chiudere Guantanamo entro il 21 gennaio 2010.

E QUESTO era stato il PRIMO IMPEGNO assunto dal presidente americano con il mondo, appena aveva messo piede alla Casa Bianca ... !

Ma ora, a pochi mesi da quella data, per la prima volta, l'Amministrazione ammette che sarà difficile rispettare la scadenza.

Fonti anonime dello staff presidenziale, citate dal Washington Post, hanno rivelato che "è altamente improbabile" che per gennaio "tutti i detenuti abbiano lasciato Guantanamo".

All'origine del rinvio obbligato e a malincuore, sottolineano alla Casa Bianca, i tanti problemi di natura tecnico-giudiziaria esaminando uno per uno i casi giudiziari dei 235 sospetti terroristi ancora detenuti con oscuri diritti di difesa nel campo di prigionia cubano.

Guantanamo è il simbolo di una stagione politica che Obama voleva cancellare per sempre.

PERO' ... per ciascuno dei 235 detenuti va deciso se deve essere giudicato da un tribunale civile o militare ...
E SE è possibile trasferirlo in altre carceri, negli Stati Uniti o all'estero.

MA SOPRATTUTTO il problema maggiore è stabilire che fare con quei detenuti troppo pericolosi per essere rilasciati, ma difficili da processare, visto che mancano le prove sufficienti per portarli davanti alla corte.

Molti di loro infatti sono stati richiusi sulla base di prove nulle perchè raccolte illegalmente, spesso estorte con il ricorso della tortura.

Obama sta comunque facendo di tutto per stringere i tempi e intanto cadono le prime teste. Gregory Craig, colui al quale il presidente aveva affidato lo spinoso dossier, si e' dimesso dall'incarico di consulente legale alla Casa Bianca.

...pensiero al vento...

CHIUSO il carcere ... che sarà fatto (prima o poi)? ... resta il NODO della BAIA ... occupata in maniera impropria ... dai militari a stelle-e-strisce ... SI PARLERA' anche di quello ... (prima o poi)? ...

PER GLI ALTRI POST ... su Guantanamo ... ECCO IL LINK ...

mercoledì 16 settembre 2009

…alla ricerca del “frutto maturo”…

NOTIZIA DI IERI ... 14 SETTEMBRE ...

Obama rinnova l'embargo contro Cuba

Il blocco commerciale americano nei confronti del Paese di Fidel Castro va avanti dagli anni Settanta
WASHINGTON - Il presidente americano Barack Obama ha deciso, come è di routine dagli anni '70, di estendere di un altro anno l'embargo commerciale nei confronti di Cuba.

Questa decisione, sottolinea il sito del New York Times, al di là delle aperture di questa amministrazione nei confronti dell'isola caraibica, era ampiamente prevista e corrisponde a quello che ogni presidente americano, da un trentennio a questa parte, stabilisce di anno in anno, così come prevede il «Trade with enemy act».

LEGGI E CONSUETUDINI - L'ordine presidenziale è stato emanato, come riferisce una nota della Casa Bianca «nell'interesse nazionale degli Stati Uniti». Un ordine che è stato emesso nel giorno in cui scadeva il precedente prolungamento di un anno, firmato dall'allora presidente George W. Bush, come vuole la consuetudine avviata a metà degli anni Settanta per l'applicazione delle sanzioni commerciali con il nemico che risalgono al 1917. Queste entrarono in vigore contro il regime castrista nel 1963 e quindi furono ampliate e rafforzate con altre leggi, come la Helms Burton del 1996. Secondo Cuba, l'embargo è costato all'isola perdite di oltre 90 miliardi di dollari nei decenni passati.

Da un'analisi dagli Stati Uniti d'America … di NOAM CHOMSKY (*)

Negli anni '80, gli Usa intensificarono la loro guerra economica contro l'Avana e misero al bando i prodotti industriali contenenti anche la più piccola quantità di nichel cubano, una delle maggiori esportazioni del paese.

Forse coloro che non sono ancora affetti da una forma di Alzheimer's politico ricorderanno la direttiva emessa nell'aprile del 1988, dal Dipartimento del Tesoro americano che vietava l'importazione del caffè nicaraguense lavorato in paesi terzi se non era stato "sufficientemente trasformato da perdere la sua identità nicaraguense" - espressioni che, come fece notare un redattore del Boston Globe, ricordano il linguaggio del Terzo Reich.

Gli Stati Uniti proibirono persino ad una compagnia svedese di prodotti sanitari di fornire a Cuba una certa apparecchiatura perchè una delle componenti era fabbricata negli Usa.

Inoltre l'assistenza economica dell'ex Unione Sovietica è stata condizionata da Washington alla sospensione di ogni sostegno a Cuba. L'annuncio fatto da Gorbaciov sulla cancellazione dei programmi di aiuti all'Avana fu salutato con titoli a caratteri cubitali: "I sovietici rimuovono l'ostacolo che si frapponeva all'aiuto economico Usa", "il rapporto cubano-sovietico: fonte di irritazione per gli Usa da 31 anni", finalmente la grave offesa fattaci potrà essere cancellata.

All'inizio del 1991, gli Usa ricominciarono le manovre militari nei Caraibi che comprendevano, con tipica tattica intimidatoria, una invasione simulata di Cuba. Alla metà di quello stesso anno gli Stati Uniti inasprirono ancor più l'embargo riducendo tra l'altro l'entità delle rimesse che i cubani americani possono mandare ai loro parenti in patria.

Nell'aprile del 1992, in vista delle elezioni, il Presidente Bush (senior) vietò, inoltre, i porti Usa alle navi che facevano scalo a Cuba.

Nuove leggi proposte dai liberal del Congresso, cinicamente chiamate "Cuban Democratic Act", estesero l'embargo anche alle sussidiarie estere di società americane e consentirono il sequestro, nel momento in cui entravano nelle acque territoriali statunitensi, delle navi da carico che avevano fatto scalo nell'isola caraibica.

La ferocia dell'odio verso l'indipendenza cubana è stata estrema, e varia di poco tra le varie sfumature del mondo politico ufficiale americano.

Del resto non vi è mai stato alcun tentativo per nascondere il fatto che la scomparsa del deterrente sovietico (come la fine di quello inglese un secolo prima), ed il declino dei rapporti economici del blocco orientale con Cuba, avrebbe facilitato il raggiungimento da parte di Washington dei suoi obiettivi di lungo periodo attraverso la guerra economica ed altri mezzi.

La sincerità è all'ordine del giorno: solo l'anti-americano più bieco, dopotutto, contesterebbe il nostro diritto di agire come vogliamo. Se per esempio scegliamo di invadere un Paese indifeso per catturare uno dei nostri agenti che ha disubbidito agli ordini, come Noriega, per poi processarlo per delitti commessi mentre era al nostro servizio, chi potrebbe dubitare della maestà del nostro sistema giuridico?

E' vero, in occasione dell'intervento a Panama, l'ONU espresse i suoi dubbi, ma il nostro veto mise fine a quel capriccio infantile. Persino la Corte suprema Usa, da allora, ci ha accordato il diritto di rapire sedicenti criminali all'estero per processarli negli Stati Uniti. Noi siamo immuni persino dalle remore che ebbe Adolf Hitler quando, nel 1937, restituì un emigrato tedesco, sequestrato dai banditi di Himmler in Svizzera, in seguito alle proteste di quel governo che si era appellato ai più elementari principi del diritto internazionale.

La storia cubana dimostra con grande chiarezza come la guerra fredda sia stata poco di più che un pretesto per occultare l'usuale rifiuto degli Usa ad accettare l'indipendenza dei Paesi del Terzo Mondo, qualunque fosse il loro orientamento ideologico.

Questa politica tradizionale non è mai stata contestata all'interno del sistema dominante. Anzi, le domande più ovvie sono considerate illegittime, se non impensabili.

(*) NOAM CHOMSKY è autore di numerosi testi letterari, è costretto alla pubblicazione dei medesimi al di fuori del territorio statunitense, poichè considerato filo-comunista. Chomsky, pregevole linguista, è vicino alle correnti di pensiero socialiste ed anticapitaliste, per questo, come Cuba, è ritenuto un pericolo dal suo stesso Paese natale.

…pensiero al vento…

Con questi preamboli … appare chiaro come le attuali “prove tecniche” di comunicazione provino che continuano gli sforzi per far sì che il "frutto maturo" di Cuba cada nelle mani dei suoi veri padroni …

Che dire? … almeno sembra scongiurato il peggio … CIOE’ che il frutto stesso sia colto con forza dall'albero …

La mia opinione? … di discreta diffidenza … per chi oggi (Obama) cerca di ottenere con le “buone maniere” quello che per 50 anni non il suo Paese non è riuscito ad ottenere con le “cattive” …

INSOMMA ... al cambiamento di metodo ... farei precedere i fatti ... E I FATTI ... sono ancora legati AL VECCHIO ...

domenica 6 settembre 2009

...il perchè delle guerre...

Una bella sintesi ... è quella che ha trasmesso "CURRENT" (TV che suggerisco a tutti ... sul canale SKY 130) ... sul "perchè delle guerre" ...

Domanda che sembra banale ... solo perchè è sottoposta sempre alle "puerili" discussioni con prese di posizioni prioristiche che prescindono dai fatti ma considerano solo che "CHI HA LE BANDIERE TRICOLORI" è contro la guerra ... che "CHI AMA LE CAMICIE NERE" è a favore delle guerre e dell'ordine ... e così via coi luoghi comuni ...

Ma facciamo parlare i fatti ... ed ECCO allora un breve estratto degli interventi di Charles Lewis – Center for public integrity e di Chalmers Johnson – Funzionario CIA 1967-1973 ...

Ecco come questi due signori dipingono il loro Paese e come, da addetti ai lavori, parlano della Guerra in Iraq (dall'inizio, con una sequenza lucida e razionale) ...

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Non ci piace pensare di essere dei guerrafondai … ma la verità è che siamo un paese incredibilmente aggressivo e militarista. Non è questa l’immagine che amiamo diffondere, ma è la verità !

Il Presidente, il complesso militare-industriale, il comando della Difesa, decidono d’improvviso, di comune accordo, che c’è un problema da qualche parte … e che bisogna bombardare un Paese o mandarvi delle truppe.

E’ un rituale che vediamo ripetersi da anni e anni.

Abbiamo rovesciato governi, fatto colpi di stato, usato i servizi segreti per scopi occulti, fatto cose orribili in tutto il mondo. Abbiamo accettato di avere rapporti con Paesi che calpestano i Diritti Umani, li abbiamo sostenuti, li abbiamo persino istruiti a violare quei diritti.

IL DEMONE DI OGGI E’ L’AMICO DI IERI … tutto in nome della “guerra fredda” o di ragioni commerciali.

Si tratta di colonialismo economico … nessuno usa questo termine, ma è appropriato. La differenza è che invece di estendere il nostro governo ad altri paesi gli esportiamo il “libero mercato” …

Abbiamo bisogno di scuse per andare a vendere altrove i nostri prodotti o a sfruttare risorse naturali … parliamo di “libero mercato” e “libero commercio” quando vogliamo che le nostre aziende si arricchiscano in altri paesi.
"

L’oggetto del contendere? … il petrolio … viene dalle viscere della Terra per rendere più facile le vite di tutti noi …

Gli Stati Uniti sono il maggiore consumatore mondiale di combustibili fossili: è il petrolio che fa muovere le forze armate di tutto il mondo … fornisce il carburante per aerei, navi, carri armati, automezzi … è fondamentale averne il controllo … quando sei a corto di petrolio il tuo esercito si ferma …
"

E SULLA GUERRA IN IRAQ …
"
Esiste un legame diretto tra alcuni eventi accaduti più di 50 anni fa e l’attuale guerra in Iraq …

Nel 1953 il Primo Ministro iraniano Muhammad Mossadeq era esasperato perché l’Inghilterra controllava le risorse naturali del suo Paese mentre lui voleva nazionalizzarle.

Gli inglesi chiesero aiuto ad Eisenhauer che era stato appena eletto, poco dopo il Presidente dichiarò, con grande tempismo, che Mussarek era un comunista e mandò la CIA a spodestarlo.

Come risultato lo Scià assunse pieni poteri e instaurò un regime repressivo che nel 1979 fu rovesciato da una rivoluzione. Cominciò così l’era dell’Ayatollha Khomeini, violentemente anti-americano.

Nel rapporto della CIA sui fatti iraniani del 1953 si parla esplicitamente di “blowback” (contraccolpo) … e delle conseguenze che ne sarebbero potute derivare.

Successivamente ci siamo serviti di Saddam Hussein, che all’epoca era nostro amico, tanto da essere schedato come risorsa nei computer della CIA.

Abbiamo potuto farlo perché era anti-iraniano: temeva che la rivoluzione degli Ayatollah potesse estendersi al suo Paese e alla fine dichiarò guerra all’Iran.

Fu un conflitto molto sanguinoso che andò avanti per tutti gli anni ’80.

Quando l’Iran cominciò a prevalere entrarono in scena gli Stati Uniti. Il Presidente Reagan mandò Donald Rumsfeld in Iraq per fornire informazioni strategiche e tutte le armi che gli fossero servite …

Ecco perché a Washinghton tra i più cinici gira la battuta: “…sappiamo per certo che Saddam possiede armi di distruzione di massa … abbiamo le ricevute…”

E’ questo il concetto di “blowback” … Saddam Hussein rimase nostro alleato fino a quando non invase il Kuwait nell’estate del 1990 … in quel momento pensammo che avrebbe potuto spingersi ad invadere anche l’Arabia Saudita, che possiede i giacimenti di petrolio più vasti del mondo e stanziammo truppe in quel Paese.

Fu uno sbaglio in tutti i sensi.

Osama Bin Laden espresse il suo risentimento verso i governanti sauditi che usavano l’esercito americano per difendere la loro terra dall’Iraq. In quel momento cominciammo a temere che avremmo perso la nostra posizione in Arabia Saudita.

Il secondo Paese al mondo più ricco di petrolio dopo l’Arabia Saudita è l’Iraq.

Cominciammo così a demonizzare il nostro vecchio alleato e a preparare i cittadini americani all’idea che avremmo dovuto toglierlo di mezzo …

...pensiero al vento...
la storia? ... meglio ignorarla vero? ... a cominciare dalle scuole !!! ...
... dovessimo mai tenere il filo delle faccende di questo mondo !!!

venerdì 4 settembre 2009

…lotta ai terrorismi…

Cinque cubani, dal 12 settembre 1998, sono detenuti negli Stati Uniti con condanne che vanno da 15 anni fino a un doppio ergastolo perché controllavano l’attività di gruppi paramilitari anticubani che dal territorio degli Stati Uniti pianificavano attentati terroristici contro Cuba.

NOTA ... da Wikipedia:
Il terrorismo è una forma di lotta politica che consiste in una successione di azioni clamorose, violente e premeditate come attentati, omicidi, stragi, sequestri, sabotaggi, ai danni di enti quali nazioni, governi, gruppi etnici o fedi religiose.
Generalmente i gruppi terroristici sono organizzazioni segrete costituite da un numero ridotto di individui: a volte i terroristi si considerano l'avanguardia di un costituendo esercito, dei
guerriglieri che combattono per i diritti o i privilegi di un gruppo o pro/contro i predetti enti.
Gli atti terroristici hanno per concreto scopo principale, spesso, non tanto gli effetti diretti derivanti dai danni a persone o cose, morti e feriti inclusi, quanto quello delle loro ricadute indirette. Queste sono la modifica di linea politica dei destinatari finali delle azioni o la risonanza mediatica che le stesse azioni conseguono. Si sfruttano ad esempio i
mezzi di comunicazione di massa come cassa di risonanza che, amplificando e diffondendo la notizia del gesto terroristico, richiamano attenzione, apportando eventualmente nuovi aderenti alla causa.
Scopo finale delle azioni può essere una modifica, anche radicale di uno status quo.

Le azioni di tanti gruppi di cubani esuli in Florida (appoggiati e finanziati dal governo USA) … hanno tutte le caratteristiche di quello che comunemente si definisce “terrorismo” …

Questa, in sintesi, la storia dei “Cinque” … questa, in sintesi, il vero.

Come è stato riconosciuto anche da alte autorità militari statunitensi, che hanno testimoniato durante il processo, i Cinque cubani non hanno mai commesso atti di violenza, né sono mai entrati in possesso di documenti segreti che avrebbero potuto mettere in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti, né hanno tentato di farlo.Il processo tenuto a Miami è stato ritenuto illegale dal Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie dell’ONU per come è stato condotto. Dieci Premi Nobel, Parlamenti esteri, singoli parlamentari di tutto il mondo, istituzioni internazionali, organizzazioni dei Diritti Umani, associazioni di giuristi e diverse migliaia di personalità hanno chiesto invano, prima alla Corte di Appello di Atlanta e poi al Tribunale Supremo degli Stati Uniti, la revisione di questo processo.

Il Governo statunitense ha fatto di tutto perché questo caso passasse sotto silenzio. Infatti la revisione del processo, in una sede diversa da Miami, avrebbe potuto portare alla scoperta di connivenze, protezioni e sostegno ad azioni di terrorismo contro Cuba da parte dei vari Governi degli Stati Uniti.


…pensiero al vento…
In Italia i grandi mezzi di “dis-“informazione - su questo caso come per altre situazioni avvenute nel mondo - hanno mantenuto un silenzio tombale … in barba alla “solo-teorica” “libertà di informazione”.

UN ESEMIO? …
va ricordato che una delle 3.478 vittime di tali azioni di terrorismo contro Cuba è il cittadino italiano Fabio Di Celmo. Nessun grande quotidiano, nessuna importante rete televisiva ha mai speso una sola parola per chiedere giustizia per questo nostro concittadino. Il noto terrorista Luis Posada Carriles, che vive e gode di ampie protezioni negli Stati Uniti, non è mai stato perseguito per questo crimine dalla giustizia statunitense, pur avendo rivendicato pubblicamente la propria responsabilità.

E' facile dichiararsi contro tutti i terrorismi, in tutte le loro forme o manifestazioni, diretti contro chiunque, in ogni parte del mondo e per qualsiasi ragione … ma la lotta contro il terrorismo la si conduce SOLO attraverso una corretta informazione.
Il "nuovo corso" di Obama? ... ad oggi si ha la conferma che ha deposto il METODO guerraiolo del suo predecessore a favore di un più "moderno" METODO basato sul DIALOGO e la DISPONIBILITA' ...
Ma, dopo il METODO ... aspettiamo gli ATTI CONCRETI ...