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mercoledì 6 marzo 2013

La demonizzazione di Chávez ...

di Eduardo Galeano, tratto da Latinoamerica n. 121
 
Hugo Chávez è un demonio. Perché? 

Perché ha alfabetizzato due milioni di venezuelani che non sapevano né leggere né scrivere pur vivendo in un paese che possiede la ricchezza naturale più importante del mondo che è il petrolio. 

Io ho vissuto in quel paese per qualche anno e so molto bene come era. 


Lo chiamavano “Venezuela Saudita” a causa del petrolio. C’erano due milioni di bambini che non potevano andare a scuola perchè non avevano i documenti. 

Poi è arrivato un governo, questo governo diabolico, demoniaco, che fa cose elementari come dire: “I bambini devono essere ammessi a scuola con o senza documenti”. 

Era la fine del mondo: ecco una prova del fatto che Chávez è un cattivo, un cattivissimo. 

Visto che possiede questa ricchezza, e che grazie al fatto che a causa della guerra in Iraq il petrolio è carissimo, lui vuole approfittarne a fini di solidarietà. 

Vuole aiutare i paesi sudamericani, specialmente Cuba: Cuba gli manda i medici, lui paga con il petrolio. Ma anche quei medici sono stati una fonte di scandalo. 

Dicono che i medici venezuelani erano furiosi per la presenza di quegli intrusi che lavoravano nei quartieri poveri. 

Al tempo in cui io vivevo là come corrispondente di Prensa Latina, non ho mai visto un medico. 

Adesso invece i medici ci sono. 

La presenza dei medici cubani è un’altra prova del fatto che Chávez sta sulla Terra di passaggio, perché appartiene all’inferno. 

Per questo, quando si leggono le notizie bisogna tradurre tutto. 

Il demonismo ha quest’origine: per giustificare la macchina diabolica della morte.

...pensiero al vento...

5 marzo 2013 ... muore Hugo Chavez ... un grande Uomo !!

... ECCO Un ritratto sintetico ma significativo di Chavez da parte di Matteo Pucciarelli: 

Aver ridato la dignità al proprio popolo. 
Stando dalla parte degli ultimi con orgoglio. 
Quanta tristezza. 

sabato 12 gennaio 2013

Mujica, il Presidente dei CIttadini ...

La scelta del presidente dell’Uruguay: vivere con 800 euro al mese Roberto Pellegrino Non ha la scorta né un conto in banca, e per il fisco uruguaiano è un “nullatenente”. José Alberto Mujica Cordano è da due anni il presidente dell’Uruguay. Dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto 800 euro, e devolve il resto al Fondo Raúl Sendic, un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere del Paese. Dice: «questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno» 

Non possiede un conto in banca, né tantomeno ha una carta di credito nel suo portafoglio. Vive con poco più che 20mila pesos al mese (800 euro) e non ha bisogno di una scorta, benché José Alberto "Pepe" Mujica Cordano, classe 1934, ricopra da due anni l'alta carica di presidente della Repubblica dell'Uruguay.

Non è un alieno o un ricco ed eccentrico miliardario prestato alla politica. E non è nemmeno un esibizionista, Mujica, che poco reclamizza la sua austera condotta. È soltanto un esempio di buona politica che viene dal Sudamerica. Ogni mese dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto quegli 800 euro che in Uruguay equivalgono allo stipendio di un impiegato bancario. Il resto, il 90% dei suoi emolumenti, è devoluto al Fondo Raúl Sendic, un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere dell'Uruguay attraverso la costruzione di abitazioni con acqua e luce. Anche per questo e non solo per i suoi trascorsi, Pepe, come ama farsi chiamare dai premier stranieri in visita fino al fattorino, è amato e rispettato tanto quanto il nostro ex presidente Sandro Pertini con cui condivide il fatto di essere stato arrestato e imprigionato.

Ex guerrigliero ai tempi della dittatura di Jorge Pacheco Areco, Mujica fu leader della corrente di liberazione Tupamaros, organizzazione radicale marxista ispirata alla Revolución cubana. Nel nel marzo del 2010 ha stravinto le presidenziali con il Movimento de participación popular (Mpp). Fu un evento storico culminato con due settimane di festeggiamenti nella capitale di Montevideo. È descritto come un uomo per bene, la cui sete di vendetta non ha mai guidato le sue scelte politiche, nemmeno contro i suoi aguzzini che lo tennero in prigione per 15 anni nel terribile carcere di Punta Carretas, la Alcatraz del Cono Sur. 


Per il Fisco uruguaiano, Pepe Mujica è un nullatenente, il cui unico patrimonio è una vecchia Volkswagen Fusca di colore celeste (il nostro Maggiolino). Abita a Rincón del Cerro, nella periferia di Montevideo, in una fattoria tra cavalli, mucche e galline, proprietà della moglie, la senatrice Lucía Topolansky. E quando gli chiedono il motivo di tanta austerità e di questo stipendio da fame, lui non esita a rispondere: «Questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno». Fin dalla sua elezione Pepe Mujica ha chiesto di non avere una scorta e come un'auto presidenziale ha chiesto un'utilitaria, una Chevrolet Corsa che usa solo durante gli incontri ufficiali. La sua unica scorta è Manuela, una bastardina che lo segue ovunque anche tra i marmi del Palacio Legislativo.

I suoi aficionados, ancora lo ricordano da giovane: quando, dopo la caduta della dittatura militare, correva verso il parlamento sulla sua Vespa. E da titolare della più alta carica dello Stato, lo stile di vita di Pepe Mujica non è poi tanto cambiato. Ha una zazzera abbondante, grigia e spesso scompigliata, non indossa mai la cravatta e nelle foto ufficiali ha l'aria, più che di un presidente, di uno che si trova lì per caso accanto ad altri capi di Stato. Anche la sua pensione di senatore, da anni, la dona interamente in beneficenza. Niente sprechi, niente protocolli. Auto blu e parlamentari baby-pensionati «¡No pasarán!» mai in Uruguay, il secondo stato più piccolo del Sudamerica che si è ritagliato un ruolo importante in politica ed economia.


Oltre alla generosità, Pepe è anche ricordato per essere “il Presidente della porta accanto”. Si ferma sempre a parlare con i cittadini, saluta il salumiere e l'ortolano del suo quartiere, abbraccia i piccoli giocatori della squadra di calcio Huracán, che va a vedere ogni domenica. E la gente lo ama. Adora il suo modo di governare e lo segue anche in Spagna, unico Paese europeo che ha visitato dopo la sua elezione. Mercoledì, il presidente Pepe ha persino aperto le porte della sua residenza ufficiale ai senza tetto: ha disposto che una vasta area del Palacio Suarez y Reyes ospiti chi non ha niente. È questa l’idea di politica che ha Pepe.

...pensiero al vento...
Video da Youtube ...   
 

martedì 11 settembre 2012

l'altro 11 settembre ...

Liberamente tratto da:

Nessuno parla di un altro 11 settembre, come se la Storia avesse la facoltà di procedere a salti e balzi mortali.
 
Un altro 11 settembre merita di non essere relegato nell'oblio perchè ha segnato una svolta tragica dello sviluppo umano.
 
Non so se fosse una bella o brutta giornata, certamente fu una giornata pregna di significati che, ancora oggi, non vogliamo ricordare, o, preferiamo ricordare a senso unico, senza neppure azzardare un parallelo utile a capire il senso della storia, che va letta a tutto tondo, senza comode selezioni.
 
Quel giorno, di buon mattino si levarono gli aerei, pronti a scaricare il loro carico di morte; tutto era stato preparato minuziosamente, nulla doveva essere lasciato al caso o all'improvvisazione. Anche i piloti degli aerei furono sostituiti, perché venne a mancare la fiducia che avrebbero operato secondo i piani e secondo gli ordini ricevuti.
 
Era l'11 settembre del 1973, quando i primi aerei iniziarono il loro minaccioso volo contro il Palacio de la Moneda, dove Salvador Allende vigilava, insieme ad un piccolo manipolo di fedelissimi, sulla fragile democrazia cilena.
 
Chiamò il popolo con cinque radiomessaggi, ma non a raccolta per difendere le istituzioni minacciate, non voleva certo una guerra civile e fratricida, ma solo per scandire con esso i momenti tragici che stavano vivendo, anticipazione di quanto sarebbe poi accaduto con la criminale dittatura di Pinochet.
 
Il ruolo dell'America non lo mette più in dubbio nessuno, anche perché parecchi documenti sono stati resi pubblici, anche se solo a disposizione degli storici.
Nixon in quella occasione mise a disposizione della CIA denaro, mezzi, appoggi, purchè "si togliesse di mezzo quel figlio di puttana"; furono questi gli ordini che impartì a Kissinger.

Le multinazionali del rame, come ITT, Anaconda, Kennecott ed altre, che estraevano il metallo dalle miniere cilene, senza nulla riconoscere al legittimo governo e alla popolazione, premevano per una soluzione definitiva, e definitiva fu, affogata nel sangue.
 


Pinochet aspettava l'esito dei bombardamenti sul Palacio de la Moneda, colpita da missili, per iniziare quella che sarebbe stata la più crudele dittatura dell'America Latina.
E' da sottolineare che l'Italia, governata allora da politici e statisti di grande levatura, insieme alla Svezia non riconobbero mai il regime di Pinochet, e per tutti i 17 anni di dittatura, ufficialmente, rimasero in carica gli ambasciatori nominati da Salvador Allende.
 
...pensiero al vento...
La viltà degli aggressori si esaltò poi nell'affermare che Allende si sarebbe suicidato per paura, quando il palazzo presidenziale venne invaso dai mercenari che avevano dato seguito ai progetti USA.
 
L'ultimo radiomessaggio si concluse così:
 
"Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi.
 
La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes.
 
Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno.
 
Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri.
 
Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!
 
Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo.
 
E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente.
 
Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza.
 
La storia è nostra e la fanno i popoli.
 
Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece.
 
In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.
 
Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini.
 
Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.
 
Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta.
 
Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.




Erano d’accordo.
La storia li giudicherà.
 
Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più.
Non importa.
Continuerete a sentirla.
 
Starò sempre insieme a voi.
Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.
 
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.
Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.
 
Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.
 
Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.


Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.
 
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.
"

Santiago del Cile, 11 Settembre 1973

mercoledì 28 ottobre 2009

...embargo quotidiano...

Il presidente del Venezuela Hugo Chavez ha criticato ieri la società olandese Philips per i problemi che il servizio sanitario del Paese ha incontrato con le sue attrezzature mediche ed ha detto che il governo si riserva il diritto di avviare un'azione legale.



I commenti di Chavez hanno fatto eco a quelli dell'ex presidente cubano Fidel Castro, che il mese scorso aveva accusato Philips di non rispettare un contratto e di minacciare Cuba e Venezuela di tagliare le forniture di attrezzatura medica a causa di pressioni da parte degli Stati Uniti.

"Questi centri di alta tecnologia (sanitaria) ... hanno problemi con le loro attrezzature a causa delle pressioni che il governo Usa sta esercitando su Philips, che non ha completato (il suo contratto) e che ci sta penalizzando", ha detto Chavez durante un incontro di governo trasmesso dalla tv di Stato.

"Naturalmente, ci riserviamo il diritto di intraprendere azioni legali", ha aggiunto, senza fornire dettagli.

Lo scorso settembre, Castro aveva detto che Cuba aveva acquistato attrezzature mediche da Philips e dalla tedesca Siemens nel 2006 per le esigenze dei progetti cubani in corso come quelli in Venezuela ma di non aver ricevuto forniture negli ultimi tre anni.


...pensiero al vento...
SOLO note ... di embargo quotidiano? ...


CERTO, MA COSI, mentre le alte diplomazie si danno lustro declamando il "nuovo" metodo-dialogativo targato Obama ... nei paesi dell'america latina ... Centri Medici e Ospedali vanno in difficoltà ... per il mancato rispetto di contratti già firmati ...

venerdì 23 ottobre 2009

...carburanti "biologici"?...

L'idea di estendere la coltivazione di biocarburanti nel mondo e in particolare nei paesi del Sud può rivelarsi disastrosa.



L’idea fa parte di una soluzione globale alla crisi energetica … dovuta al fatto che nei prossimi 50 anni dovrà necessariamente cambiare il ciclo dell'energia, da energia fossile, che è sempre più rara, verso altre fonti di energia.


Nel breve termine è più facile da usare ciò che è immediatamente redditizio, vale a dire i biocarburanti.

Questa soluzione … dai ridotti investimenti e dagli attesi facili guadagni … è ovviamente la più richiesta dalla “famelica” crisi finanziaria ed economica.


MA, come sempre in un progetto basato sulle leggi del capitale, si “finge” di ignorare quello che gli economisti chiamano “esternalità”, vale a dire tutto ciò che non rientra nel calcolo del mercato


In questo caso le “esternalità” sarebbero i danni ecologici e sociali.


Per contribuire, con una percentuale tra il 25 e il 30 per cento della domanda, a risolvere la crisi energetica, è necessario utilizzare centinaia di milioni di ettari di terre coltivabili per agro-produzione di energia per lo più nel Sud del mondo … siccome il Nord non ha abbastanza di terreno coltivabile. Sarà anche necessaria, secondo alcune stime, l’espulsione dalle loro terre di almeno 60 milioni di contadini.


Queste “esternalità" non versate dal capitale … hanno un evidente “prezzo sociale” per la comunità e gli individui coinvolti …


E POI, sul fronte ecologico ...

... gli eco-carburanti sono prodotti, in forma di monocolture, dalla distruzione della biodiversità e inquinanti del suolo e delle acque.


UN ESEMPIO … camminando per miglia e miglia nella piantagione di Choco, in Colombia, non si vede nè un uccello o una farfalla o un pesce nei fiumi, per il massiccio uso di prodotti chimici come fertilizzanti e pesticidi.


Di fronte alla crisi idrica che interessa il pianeta, l'uso dell'acqua per l'etanolo è irrazionale. Al fine di ottenere un litro di etanolo dal mais, sono utilizzati tra 1200 e 3400 litri d'acqua.


La contaminazione del suolo e delle acque ha raggiunto livelli fino ad oggi sconosciuti, creando il fenomeno del "mare morto" alle foci dei fiumi (es. 20 km alla foce del Mississipi, in gran parte causata dalla diffusione della monocoltura del mais per l'etanolo).


L'estensione di queste culture porta a una distruzione diretta o indiretta (per lo spostamento delle attività agricole), delle foreste e le giungle che sono come pozzi di carbonio per la sua capacità di assorbimento.


MA ALLORA? … con questi DANNI SOCIALI e DANNI ECOLOGICI? ... perché tanto interesse? … la ragione è che nel breve e nel medio termine aumentano sensibilmente e rapidamente il tasso di rendimento del capitale.


È per questo che le multinazionali del petrolio, automobilistico, chimico e agroalimentare, sono interessate al settore.

Intanto, l’agro-processo energetico è caratterizzato da sovrasfruttamento del lavoro, dall'ignoranza delle “esternalità”, dal trasferimento di fondi pubblici a soggetti privati, consentendo profitti veloci, ma anche l'egemonia delle multinazionali e una nuova forma di dipendenza sud-nord ... il tutto presentato con l'immagine di benefattori perché producono "energia verde" ...


Per quanto riguarda i governi del Sud? ... molti vedono un'utile fonte di valuta estera da mantenere ... per garantire, fra gli altri, il livello di consumo dei loro "privilegiati" ... 


…pensiero al vento…


Bel quadro ... non c'è che dire, eh ... !!!

LA SOLUZIONE? … è pensare a come ridurre i consumi, soprattutto del Nord e come investire in nuove tecnologie (in particolare solare).


L’agro-energia non è un male in sé ... è in grado di fornire soluzioni interessanti a livello locale, ma a condizione di rispettare la biodiversità, la qualità del suolo e delle acque, la sovranità alimentare e dell'agricoltura rurale, vale a dire il contrario della logica di capitale.


UN ESEMPIO? ... in Ecuador, il presidente Correa ha avuto il coraggio di porre fine allo sfruttamento del petrolio della riserva naturale di Yasuni.


Speriamo che i governi progressisti dell'America Latina, Africa e Asia abbiano la stessa fermezza … e resistino alle pressioni dei poteri economici mettendo, avanti ad essi, risvolti politici ed etici ...

mercoledì 15 luglio 2009

...l'isola dei famosi...

Roberto Micheletti, il neo-dittatore di Bergamo alta ... ripartendo dal Costa Rica ha dichiarato di aver bisogno di qualche giorno di riposo, intanto (a riposo proprio non ci sta) perchè le sue "squadre" provvedono ad ammazzare il sindacalista Róger Bados e perchè nel frattempo fa un’offerta irricevibile all'ex presidente Mel Zelaya: "vieni, consegnati, ti processiamo e poi ti amnistiamo". SI, buonasera ! ... voi gli credereste ?

Intanto i giornalisti dei grandi media commerciali intanto se ne sono andati spontaneamente.

Fa caldo e se non la polizia, che non torce loro un capello, Tegucigalpa è comunque brutta e pericolosa come San Salvador, Medellin o Caracas. Si muore e si continuerà a morire per niente di povertà e violenza urbana, che al potere ci sia Mel Zelaya o Roberto Micheletti.

Quei pochi che volevano rimanere, Telesur e VTV, sono stati arrestati, chiusi in albergo, malmenati, presi di peso, ed espulsi dal paese.

Così i grandi media non saranno più costretti all’imbarazzo del condizionale “secondo l’emittente chavista Telesur avrebbero ammazzato un ragazzo [davanti agli occhi di migliaia di persone]”. Se non ci fosse stata Telesur a trasmettere in diretta quell’omicidio le tre scimmiette non avrebbero visto nulla così come non vedranno i prossimi omicidi di una repressione così forte da poter eliminare il coprifuoco.

Occhio che non vede, cuore che non duole.

Del resto in Honduras non succede nulla, lo dice Micheletti, e nessuno verificherà la notizia che Róger Bados, un sindacalista e un militante dell’organizzazione Bloque popular è stato assassinato ieri in casa sua a San Pedro Sula, la città industriale nel nord del paese.

Invece trova spazio sui media il fatto che se ne va dall’Honduras l’isola dei famosi, che cerca ora un’altra location da qualche parte nel mar dei Caraibi.

...pensiero al vento...
trasloca l’isola dei famosi ? ... chissà se davvero vanno via per il colpo di stato o perché tre anni di reality show erano già sufficienti a lanciare il nome di Cayo Cochinos, la baia favolosa ex incontaminata dove si realizzava il depriment-show di Rai2 e dove verrà realizzata una delle più grandi speculazioni edilizie ed ecomostro di tutto il Centroamerica: ... "venite a fare il bagno nella spiaggia dei famosi" ... il primo giro lo offre Micheletti?

mercoledì 8 luglio 2009

...FIL (Felicità Interna Lorda)...

Mentre gli "otto grandi" del pianeta ... stanno celebrano se stessi (casta planetaria?!?) ... e il bene che vogliono al mondo ... è pubblicato un interessante rapporto inglese sul benessere sostenibile ...

Dal rapporto ... vien fuori (e chi l'avrebbe mai creduto!!) ... che la speranza di vita più alta è nel Costa Rica ... e che l'America Latina monopolizza ben nove dei primi dieci posti della classifica ...

Un indicatore che smonta il mito occidentale del reddito? ... sostituendolo con soddisfazione personale, speranza di vita, politiche ambientali? ... ECCOLO : si chiama "Felicità Interna Lorda" con l'acronimo FIL a contrapporsi al "tormentoso e nevrastenico" PIL ...

Il Costa Rica vince, dunque, ed è il paese con il FIL più alto.
Ci si vive bene, a lungo, in armonia con la natura.

Mentre i leader riuniti in Italia per il G8 si preoccupano di PIL e deflazione, la seconda edizione dell'"Happy planet index", che indica il tasso di benessere sostenibile, premia standard alternativi: impronta ecologica del sistema produttivo, lunghezza e pienezza dell'esistenza.

La ricchezza non può comprare la felicità. Alibi o buon senso?

"In questa età di incertezza, di crisi grave, le persone temono il futuro" scrive The New Economics Foundation (Nef), l'organizzazione non governativa britannica che ha redatto la classifica delle nazioni più felici. Con un obiettivo: far capire che le priorità della gente sono ora diventate altre. Merce e soldi, petrolio e titoli non hanno reso il mondo un posto migliore, figuriamoci noi. Anzi, molte potenze economiche (Usa, Cina, India) erano più felici venti anni fa, ecosistemi e risorse erano meno sfruttati.

Guarda il Costa Rica, che ha scalzato il paradiso dell'arcipelago Vanuatu, Oceano Pacifico meridionale, dal primo posto dell'indice 2006: più dell'85 per cento degli abitanti si dichiara felice di vivere nel paese latino americano, "la speranza di vita è di 78,5 anni, il paese non è lontano dall'aver trovato l'equilibrio tra i suoi consumi e le sue risorse naturali, il 99 per cento dell'energia che produce deriva da fonti rinnovabili", segnala Nic Marks, uno degli autori dello studio.

Ma l'America Latina è tutta allegra, monopolizza ben nove dei primi dieci posti.

Consumare e consumare non porta da nessuna parte.

Non a caso a guidare la classifica sono paesi a reddito medio, i ricchi e sviluppati stanno invece a metà.

Nella lista, stilata sulla percezione degli abitanti di 143 paesi, la maggior parte delle nazioni "verdi" e contente si concentra in America Latina, la prima tra le europee è l'Olanda (43esima), l'Italia è 69esima (slittata dal 66esimo posto del 2006), prima di Francia, UK e Spagna ma dopo la Germania.

In coda la maggior parte dei Paesi africani, ultimo lo Zimbabwe. "Con il mondo che si trova ad affrontare la tripla sfida presentata da una profonda crisi economica, da cambiamenti climatici sempre più veloci e da un incombente picco della produzione di petrolio, abbiamo disperatamente bisogno di nuove direzioni e linee guida" scrive nel rapporto Nic Marks. "Seguire il canto della sirena della crescita economica ha dato benefici marginali ai poveri del mondo, mettendo a rischio le basi per la loro sopravvivenza. Questa strategia non ha nemmeno migliorato il benessere di chi è già ricco, né ha portato a una stabilità economica".

Lo vediamo eccome, nonostante nei Paesi ricchi il grado di soddisfazione e speranza di vita sia aumentato del 15 per cento in 45 anni (ma l'impronta ecologica è schizzata del 72 per cento).

Il FIL non fa troppi calcoli, più che altro sente (feel), e sente che è tempo di cambiare.

...pensieri al vento...
analisi impeccabile ... quella del "The New Economics Foundation" ...
ma poi? quando si parla di "tempo di cambiare" ... mi vengono subito dubbi antichi:
da dove si comincia? ... o meglio ... a chi tocca dare il buon esempio? ... certo i grandi G8-ini di occasioni (in questo senso) ne perdono di continuo ...

sabato 4 luglio 2009

...ahorro o muerte...

Ahorro o Muerte (tr. Risparmio o Morte) è lo slogan che tutti i cubani devono seguire.

La crisi internazionale, nonostante i finora buoni risultati del turismo in continua crescita, obbliga Cuba, la cui economia per tante ragioni è tutt'altro che florida e che presenta severi problemi di liquidità ... ad attuare severi programmi di risparmio.

Quindi risparmio, lotta agli sprechi e ottimizzazione delle risorse sono e saranno nel quotidiano le priorità di Cuba.
I cubani ... se non a un nuovo quanto temutissimo periodo especial ... dovranno confrontarsi con una severa austerity che come segnale più evidente avrà un ritorno a interruzioni pianificate della corrente, gli "apagones" ben tristemmente noti ai cubani ...
Si ipotizzano infatti interruzioni programmate dell'erogazione dell'energia elettrica come misura per contenere il sempre crescente fabbisogno di elttricità dell'isola ... e anche le aziende cubane sprecone potrebbero essere lasciate al buio per castigo ...



...pensiero al vento...

ho voluto pubblicare queste brevi considerazioni dell'amico Marco-Cubanite ... perchè rende bene l'idea che una crisi ... NON si risolve con proclami ... o con pifferai ...

La soluzione è nel sacrificio ... e sacrificio di TUTTI ... nella razionalizzazione delle risorse ... e in uno Stato Sociale vero ... e non demandato alle associazioni di volontariato ...

Discorso duro e difficile? ... SI, certo ... ma SOLO per chi NON vuole credere più che un MONDO MIGLIORE è possibile ... e che ... NULLA si può cambiare ... SOLO PERCHE' si è sempre fatto così !!! ... che trsitezza !!!

venerdì 5 giugno 2009

...dollaro e crisi dell'impero...

Un interssante articolo da "Rinascita" di qualche giorno fa ...

La debolezza dell’economia americana continua a riflettersi sulla solidità e sull’affidabilità del dollaro. La moneta verde è da tempo entrata in crisi in conseguenza dell’enorme debito commerciale degli Stati Uniti e dell’altrettanto enorme debito pubblico.

Gli Usa sono un’economia che si tiene in piedi solamente grazie alla forte domanda interna e il venir meno della appetibilità del dollaro nasce dalla considerazione che tutti i biglietti verdi in giro per il mondo non sono altro che carta straccia, visto che la Federal Reserve li stampa con generosità confidando che saranno sempre accettati come mezzo di pagamento internazionale in quanto espressione della prima potenza economica mondiale.


Tutta questa montagna di dollari in circolazione rappresenta l’onda lunga anzi lunghissima di un processo partito la sera del 14 agosto 1971 quando il presidente Usa, il repubblicano Richard Nixon, a borse chiuse per tre giorni, annunciò che il dollaro non era più convertibile in oro, al prezzo allora di 35 dollari l’oncia.

Troppi erano infatti, anche se meno di oggi, i dollari sul mercato che, se portati all’incasso, avrebbero svuotato i forzieri di Fort Knox, ricolmi di lingotti.

Oggi la situazione è radicalmente mutata soprattutto perché c’è un Paese in forte e frenetica crescita come la Cina che si propone ed ha l’ambizione di diventare la prima potenza mondiale e il naturale sostituto degli Usa.

In tale ottica anche lo yuan, la moneta cinese, si presenta come una possibile alternativa al biglietto verde.

Il presidente brasiliano Lula aveva già proposto al collega cinese Hu Jintao l’uso delle valute dei due Paesi, il real e lo yuan, invece del dollaro Usa per regolare gli scambi commerciali bilaterali.

Perché, hanno convenuto i due, dobbiamo utilizzare la valuta di un paese terzo?

E poi dobbiamo costruire un ordine internazionale più giusto, che deve nascere dalle macerie di quello messo in ginocchio dalla crisi finanziaria del 2008.

Giorni fa è stata la volta dell’Argentina della signora Kirchener che ha sottoscritto un accordo in base al quale le transazioni commerciali tra i due Paesi potranno essere regolate in valuta cinese, anziché in dollari.

Due decisioni che rappresentano una pesante messa in discussione dei principi della dottrina di Monroe ... che vedono nel Sud America una riserva di caccia degli Usa ... (vedi anche il post ...moneta unica e latino-america... del 11 settembre 2008)

...pensiero al vento...

... in attesa del futuro ... c'è fermento intorno (e contro) il dollaro USA ... oltre ai citati casi che coinvolgono la Cina ... anche i paesi del centro e sud America ... meditano vendetta sul dollaro-USA ... effettuando i loro scambi interni SENZA l'imposizione del dollaro (vedi anche i precedenti post su ...SUCRE (la moneta latino-americana...) del 13 dicembre 2008 ... e su ...ALBA... del 27 agosto 2008) ...

martedì 30 dicembre 2008

...decoro e indecorosi...

Nel mondo deve esserci una certa quantità di luce,
come deve esserci una certa quantità di decoro.
Quando ci sono molti uomini senza decoro,
ce ne sono sempre degli altri
che portano in loro il decoro di molti uomini

Il perdono e l’oblio a livello sociale si chiamano impunità” … con queste parole, Rafael Correa esordì il 16 gennaio 2007, giorno in cui giurò entrando in possesso del suo ruolo di presidente della Repubblica dell’Ecuador.

Rompendo definitivamente con il passato, si vestì senza la cravatta e volle indossare una camicia con disegni indigeni, dell’etnia Jama Coaque.

Un messaggio importante per dimostrare il cambio totale di epoca, infatti quell’etnia ha vissuto in Ecuador da molto prima che gli spagnoli invadessero il paese e ne impedissero lo sviluppo.

Quel giorno il neo presidente aveva fatto un atto di coraggio, ma avrebbe saputo mantenere con forza questa posizione così scomoda, così poco interessata, così inusuale ed onesta?

Bè, oggi possiamo dire di sì, anzi, forse ha superato le migliori aspettative, perché sta veramente mantenendo le sue promesse elettorali.

Senza soffermarci su tutti i provvedimenti per aiutare i più umili e gli ultimi, per cercare di portare l’uguaglianza in un paese fino ad oggi saccheggiato dalle multinazionali straniere grazie alla complicità con i governi di turno, non si può dimenticare la sua postura davanti all’attacco colombiano del 1° marzo di quest’anno, quasi sicuramente perpetrato da aerei nordamericani provenienti dalla base di Manta (sulla base di Manta, vedi anche il post del 16/12/08).

Il "quasi" è d'obbligo perché le indagini non hanno ancora messo in luce definitivamente i responsabili, grazie alle infiltrazioni della CIA nell’esercito ecuadoriano.

Anche questa, è stata una denuncia fatta dallo stesso presidente pubblicamente, coraggiosamente, senza curarsi delle possibili tragiche conseguenze: sappiamo perfettamente che il popolo dello zio Sam non ama chi gli pone degli ostacoli … e semplicemente si incarica di farlo scomparire dalla faccia della terra.

Però in questo Correa sembra proprio non voler capire i messaggi degli yankee, che dopo pochi giorni della sua nomina avevano fatto in modo che misteriosamente l’elicottero della ministro della difesa, Guadalupe Larriva, cadesse al suolo in un incidente mortale.

Già, la Larriva era troppo scomoda, da subito aveva affermato che la Base nordamericana di Manta avrebbe dovuto chiudere e gli yankee tornare a casa …

Ma Correa è duro di comprendonio e continua a ripetere che la base dovrà scomparire, e non solo, se otterrà le prove definitive sarà il primo a poter provare che i nordamericani hanno attaccato direttamente un popolo latinoamericano perché non simpatizzava con le loro idee neoliberali, accusando di terrorismo perfino il capo di stato.

I successi di Correa sono continuati con la Costituzione, approvata di recente, che ha definitivamente chiuso la questione basi militari straniere, che adesso sono proprio proibite per legge.

Ma gli yankee accetteranno o cercheranno di lasciare in eredità a Correa una seconda Guantanamo?

Obama dice che la prigione nell’oriente cubano sarà chiusa: avrà lo stesso coraggio di Correa nel mantenere le promesse fatte in campagna elettorale?

E, tornando alle grandi cose fatte da questo giovane presidente in meno di due anni di mandato, non si può non parlare della nuova Magna Carta, considerata una delle più progredite ed ugualitarie del mondo. Per la prima volta, alla Madre Terra, o meglio alla Pacha Mama vengono riconosciuti diritti inalienabili, convertendola, in questo modo in un soggetto di diritto.

La natura o Pacha Mama, dove si riproduce e si realizza la vita, ha diritto al rispetto integrale della sua esistenza, del suo mantenimento e della rigenerazione dei suoi cicli vitali, della sua struttura, delle sue funzioni e processi evolutivi”, afferma l'articolo 71 della Costituzione, compreso nel capitolo intitolato “Diritti della natura”.

E tra questi diritti è anche sacrosanto, per la costituzione di Correa, il diritto all’acqua.

Non è possibile pensare a questo argomento senza sottolineare la miopia del nostro BelPaese, ed a quello di tutta l’Europa, così antiquata e passata di moda, che continua a correre dietro al modello neoliberale. Bisogna fare dei paragoni per comprendere che noi europei se continuiamo così non stiamo assolutamente lavorando per un mondo migliore: prima ancora che la nuova costituzione dell’Ecuador fosse approvata, proprio questo agosto 2008, ReSilvio ha privatizzato l’acqua in Italia, con il decreto legge n.133, fortemente voluto dal ministro dell’Economia Tremonti.

L’acqua … qui da noi … da diritto acquisito diventa merce, prodotto commerciale soggetto alle regole del mercato.

Non sono serviti gli esperimenti fallimentari nella regione Lazio, non sono servite a niente le 400.000 firme raccolte due anni fa a sostegno di un referendum popolare che voleva assolutamente che l’acqua fosse “un diritto inalienabile ed inviolabile della persona”.

E per il Decreto Legge n.133 … si è seguito il manuale di buon governo del ReSilvio, che approva leggi impopolari nell’afa estiva … mentre gli italiani sono troppo occupati ad organizzare le vacanze e la stampa, ormai come sempre, sta guardando altrove.

Ma, tornando alla frase del titolo, pochi giorni fa Correa ha sferrato la sua sfida più forte, cioè per non cadere nell’impunità e nell’oblio ha deciso che si dovrà rinegoziare il pagamento del debito estero perché è stato contratto in forma illegittima, corrotta ed illegale.

La decisione del governo è stata presa dopo la presentazione ufficiale della relazione finale sull'auditing realizzato sul debito estero ecuadoriano da parte di una Commissione per l'Auditing Integrale del Credito Pubblico (CAIC). La relazione presentata dalla Commissione ha rivelato delle irregolarità ed illegittimità nelle negoziazioni di questo debito.

Il danno incalcolabile causato all'economia del paese ed al popolo ecuadoriano per l'indebitamento pubblico, onnipresente come sistema di pressione-sottomissione, ed il conseguente compromesso di consegnare le risorse pubbliche per il suo servizio, esistano o non disponibilità, ha motivato il Governo Nazionale ad adottare la decisione –per la prima e fino ad ora unica volta in America Latina - di creare un'istanza di auditing che stabilisca la legittimità, la legalità e la pertinenza dei prestiti, le negoziazioni e rinegoziazioni”, segnala il documento.

Come esempio, ha già dato i suoi frutti e l’ALBA (Alternativa Bolivariana per i popoli della Nostra America), un gruppo di solidarietà mutua creato da Cuba e Venezuela, dove aderiscono anche Nicaragua, Bolivia, Honduras e Dominica ha già appoggiato la decisione di Correa e si muoveranno per formare delle commissioni simili e bloccare il pagamento dei loro rispettivi debiti esteri.

Sull'ALBA vedi anche i post ...nasce l'alba... (del 27/08/08) e ......la moneta unica latino-americana (il SUCRE) vede l'ALBA... (del 13/12/08)

Tempi duri per il capitalismo ed il primo mondo, che questa volta devono scontrarsi con una Nostra America, quella di Martì e di Bolivar, non con una semplice America Latina, zona geografica, cortile posteriore degli USA fino al secolo scorso.

Se così sarà, uniti come in un solo paese, è difficile che succeda un’altra volta come a Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso, che volle tentare lo sviluppo del suo paese rifiutando le imposizioni del sistema finanziario internazionale ma fu assassinato nel 1987 da un comando militare che prese il potere e che si uniformò alle direttive degli organismi finanziari internazionali.

Sankara aveva detto cheil problema del debito va analizzato prima di tutto partendo dalle sue origini. Quelli che ci hanno prestato il denaro sono gli stessi che ci hanno colonizzati, sono gli stessi che hanno per tanto tempo gestito i nostri stati e le nostre economie. Noi siamo estranei alla creazione di questo debito, dunque non dobbiamo pagarlo. Il debito, inoltre, è anche legato a meccanismi neocoloniali; i colonizzatori si sono trasformati in assistenti tecnici…. O dovremmo dire assassini tecnici, e ci hanno proposto dei meccanismi di finanziamento con i finanziatori. Non possiamo rimborsare il debito, né dobbiamo, non essendone responsabili. Non possiamo pagare il debito perché sono gli altri che hanno nei nostri confronti un debito che le più grandi ricchezze non potrebbero mai pagare, cioè il debito di sangue, il nostro sangue che è stato versato”.

Correa è cosciente del pericolo… e quando in una recente intervista gli è stato chiesto se in questo scenario considerava possibile un attentato contro di lui ha risposto di SI, che sono già state trovate prove, più di una volta, di un magnicidio.

Poi, alla domanda se il suo servizio di sicurezza era preparato per questa sfida, Correa ha risposto che non esiste un sistema infallibile, per il suo modo di essere così comunicativo se vorranno ucciderlo, potrebbe succedere.

Io credo che sarebbe il maggior favor per la causa del Socialismo del XXI secolo, come è stato in Cile alla caduta di Salvador Allende, potranno strappare i fiori, ma non potranno fermare la primavera”, ha concluso.


...pensiero al vento...

che miseri ... e indecorosi ... al confronto ... sono ReSilvio, il tremontino e tutti gli altri Cortigiani ...

Mi accorgo che serve finire questo post così come è cominciato ...

“ Nel mondo deve esserci una certa quantità di luce,
come deve esserci una certa quantità di decoro.
Quando ci sono molti uomini senza decoro,
ce ne sono sempre degli altri
che portano in loro il decoro di molti uomini ”
José Martì

sabato 13 dicembre 2008

...la moneta unica latino-americana (il SUCRE) vede l'ALBA...

Avevo già parlato dell'ALBA (Alternativa Bolivariana para las Américas) nel post ...nasce l'Alba... del 27 Agosto ...

Ecco un aggiornamento ... notizia del 5/12/08 :

Si è concluso da pochi giorni a Caracas il summit straordinario dei paesi aderenti all'ALBA (Alternativa Bolivariana para las Américas) composta da Venezuela, Bolivia, Nicaragua e Cuba a cui si deve aggiungere l'Honduras, presente come osservatore ma prossimo all'incorporazione nell'alleanza.


Dopo aver ribadito che la crisi finanziaria verrà affrontata e risolta attraverso il socialismo, è stata annunciata la creazione di una moneta unica che dovrà servire per affrancarsi dal dollaro nelle transazioni commerciali.

Il nome della nuova valuta sarà SUCRE (sistema unitario de compensación regional) e dovrebbe diventare operativa già dal 2009, secondo quanto dichiarato dal presidente venezuelano Chavez, anche se poi nelle dichiarazioni di intenti finali non è stata specificata una data precisa.

Il nome richiama anche Antonio José de Sucre, eroe delle guerre di indipendenza sudamericane che dà il nome, tra gli altri, anche ad uno stato venezuelano e ad una città boliviana.

Naturalmente prima di diventare una moneta vera e propria dovranno passare alcuni anni nei quali sarà soltanto una valuta contabile che si dovrà appoggiare alle riserve internazionali dei soci, ma che potrà già sostituire il dollaro nelle transazioni. A tal proposito il Venezuela ha garantito l'appoggio economico con un apporto iniziale di 500 milioni di dollari.

Anche in merito alle misure da prendere per contrastare la crisi internazionale, a parte la solita propaganda, la riunione non ha fatto altro che rimandare eventuali decisioni al prossimo incontro già fissato per il prossimo mese di dicembre. Nel corso della discussione Chavez ha voluto sottolineare che i paesi del Sudamerica sapranno dare la loro risposta alla crisi senza attendere le decisioni "....del G20 o G21 o G quel che sia...".

Attualmente l'ALBA non ha organi esecutivi che possano attuare le decisioni prese dai soci, inoltre lo strapotere economico interno del Venezuela (Chavez è stato anche il suo ideatore in risposta ad altri trattati che vedevano gli Usa come protagonisti) secondo alcuni analisti potrebbe giocare un ruolo negativo nel processo di integrazione vista la difficoltà di prendere decisioni che possano essere vantaggiose anche per i piccoli paesi aderenti.

...pensiero al vento...
Insomma ... qualcosa si muove nel SudAmerica ... nel nome del Socialismo (... via Iddio si parla di un ideale e non di ricerca dei consensi a colpi di ammastellamenti ... come accade dalle nostre parti) ...

Chiaro ora perchè Cuba e Venezuela sono stati fino ad oggi ... i "nemici" giurati dei nostri amici Yankees ?

Tutti ora sperano in Obama ... ma io ci credo poco ... che riuscirà a fare quanto ha promesso:
i "poteri forti" lo avranno già chiamato a rapporto ... e non sarà facile per lui mettere in pratica quanto di "rivoluzionario" ha dichiarato nella sua campagna "pubblicitario-elettorale" ...
Mah ! ... chi vivrà, vedrà ... per ora godiamoci questa speranza dell'ALBA ... nome quanto mai appropriato in questo mesto "TRAMONTO" del nostro Sistema ... (ma, purtroppo per noi, i colpi di coda di un coccodrillo morente sono i più pericolosi ...)

giovedì 11 dicembre 2008

...ritratto di multinazionale...

Quando John Perkins fu contrattato dalla Main (agenzia di copertura della Cia) perché intervenisse sulla politica economica di paesi in via di sviluppo, gli dissero che, utilizzando le cifre degli indicatori macroeconomici, doveva gonfiare la crescita economica di quei paesi portandola, come ad esempio per l'Indonesia, dal 6% al 19%.

Perkins fu consigliere economico in Indonesia, Ecuador e Panama.

Nel caso dell'Ecuador, Perkins decise che il paese dovesse crescere a livelli tali da potersi sufficientemente indebitare per venire in seguito intrappolato nella spirale vertiginosa del debito estero. Il materiale su cui lavorava erano le statistiche nazionali, le proiezioni economiche e la manipolazione delle informazioni.

La Cia riuscì a manipolare l'informazione macroeconomica ecuadoriana fino al punto che, 20 anni dopo, il paese si trovò allo sfascio, e fu costretto a sfruttare intensivamente le sue risorse e licitare tutti i suoi beni per sostenere il debito estero, che, partendo da zero nel 1970, arrivò a 16.876 milioni di dollari nel 2006.

Nello stabilire le statistiche e le condizioni di lavoro per le imprese multinazionale di allora, la compagnia petrolifera Texaco (oggi Chevron) ebbe un ruolo fondamentale.


Nel suo libro “Confessions of an Economic Hitman” (2004), l'ex agente Perkins racconta come la Texaco entrò in Ecuador grazie al famigerato Instituto Lingüístico de Verano (ILV), a cui la multinazionale nordamericana rimase sempre legata.

La strategia della Cia era quella di creare le condizioni per riprendere il controllo delle risorse naturali del paese, dopo che queste vennero pazialmente nazionalizzate dal presidente di allora Jaime Roldós (1979-81). Vedendo limitati i suoi “diritti” di sfruttamento del petrolio, la Texaco entrò in conflitto con Roldós, il quale non si limitò a espellere dal paese l'ILV, ma si rifiutò di sottostare alle imposizioni della multinazionale.

Dopo la morte di Roldós avvenuta in un incidente aereo dalle circostanze misteriose, Oswaldo Hurtado, che gli succedette alla presidenza, permise all'ILV di restare nel paese e la Texaco diede inizio alla più grande campagna di sfruttamento del petrolio ecuadoriano.

A partire dal 1964 e fino al 1992, la Texaco costruì pozzi e stazioni per la produzione petrolifera nella regione nord dell'Amazzonia ecuadoriana, dove le venne concesso un territorio di circa 1.500.000 ettari di foresta incontaminata su cui vivevano varie comunità indigene in accordo ai loro costumi ancestrali e in armonia con la natura.

Per massimizzare il suo profitto la multinazionale decise di non seguire le procedure ambientali standard dell'epoca che consistevano nell'iniettare nuovamente nel sottosuolo le acque di formazione e i prodotti tossici che salgono alla superficie durante la perforazione del terreno, ma preferì riversare nel territorio e nei corsi d'acqua circostanti, utlizzati da più di trentamila persone, migliaia di milioni di galloni di grezzo e di rifiuti tossici, e costruire piscine di contenimento obsolete e permeabili, che ancor oggi inquinano le acque sotterranee e l'atmosfera.

Le conseguenze di un disastro ambientale dalle proporzioni così colossali che gli esperti paragonano a Chernobyl sono gli alti tassi di malattie cancerogene, i problemi riproduttivi sofferti dalla popolazione locale e le malformazioni delle nascite. Inoltre molte comunità hanno dovuto abbandonare i luoghi in cui hanno da sempre vissuto.

Nel maggio del 2003, il tribunale degli Stati Uniti, dove dieci anni prima era iniziata la causa promossa dai coloni e da cinque nazionalità indigene dell'Amazzonia contro la Texaco-Chevron, ha stabilito che la sede del processo dovesse essere la città amazzonica di Lago Agrio.

La richiesta avanzata dalle comunità danneggiate è il bonifico della zona contaminata, la quale costerà circa seimila milioni di dollari ... ma la Texaco-Chevron ha messo in campo i suoi migliori legali per opporsi alla richiesta di decontaminazione ambientale e il processo è lungi dal concludersi.

...pensiero al vento...
Una storia triste ... non facile da sentire raccontata in TV ... e dal finale "giudiziario" non facile da prevedere ...
Ma, a parte i risarcimenti richiesti, ormai il danno è fatto ... per il presente e il futuro avrei una DOMANDA: se e come è cambiata la politica del profitto delle nostre amate multinazionali ? ... mah, beata speranza !