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sabato 23 novembre 2013

Lobby europee e film ...

La scorsa settimana ho visto il film “The Brussels Business” … e incontrato il regista Matthieu Lietaert, presente alla proiezioni romana presso la Libreria Rinascita …




ECCO ALCUNE NOTE PRESE IN DIRETTA …

Il film tratta dei poteri che reggono le redini delle Istituzioni Comunitarie Europee …

Le lobby di cui parla sono anche utili alla democrazia ma bisogna creare delle regole chiare … la definizione di regole, la loro chiarezza e il loro rispetto sono aspetti fondamentali …

LE REGOLE sono alla base del nostro vivere civile …

L’influenza delle lobby, come ogni attività, ha i suoi aspetti positivi e negativi …

Un aspetto negativo è la politica svuotata a favore di elitè economiche (che proteggono se stesse) …





LE PRECISAZIONI DEL REGISTA:

Il film è sulle lobby NON contro le lobby …

Il valore del film/documentario è che GENERA domande … NON da risposte o soluzioni …

UN PERICOLO: anche le ONG (Organizzazioni Non Governative) che indagano sui comportamenti delle lobby sono finanziate dalla Comunità Europea … QUINDI diminuisce il loro senso critico perché il 60-80% del loro budget proviene da questi finanziamenti …

Sul Mercato Comune Europeo: all’inizio era un vento favorevole allo sviluppo … ORA, in tempo di crisi, la gente vuole sapere QUALI INTERESSI va a favorire …



ANCHE IO lavoro in un’azienda … nel settore AEROSPAZIO … che può essere considerata parte delle lobby di cui parla il film …

ANCHE IO ho partecipato, negli anni passati, a incontri e riunioni a Brussels con le varie Commissioni Europee che devono gestire e indirizzare i fondi europei …

PARLO DELLA PARTE PULITA (perché è l’unica che conosco): è naturale è fondamentale un legame tra la politica e le industrie. Le Commissioni Europee emettono periodicamente delle “CALL FOR IDEAS” per stimolare suggerimenti dalle aziende … poi su questi suggerimenti lavorano per emettere le “CALL FOR PROPOSALS” con cui si va nel dettaglio dei progetti da finanziare … TUTTE LE MEDAGLIE hanno un loro rovescio se si va nel campo della CORRUZIONE … e su questo vanno attivati tutti i meccanismi di controllo del caso …



UN’INTERVISTA A Matthieu Lietaert:

Oltremedia ha intervistato il regista del film Matthieu Lietaert.

Lei faceva il lobbista, cosa l’ha portata a denunciare il lavoro delle lobbies di Brussels i giochi di potere che sottostanno al funzionamento dell’Unione Europea?

“Il primo punto importante è che io non sono contro le lobbies per la ragione seguente: le lobbies sono sempre esistite. Anche tornando indietro di 2000 anni, quando c’era Giulio Cesare, esistevano le lobbies, perché dove c’è potere politico l’essere umano crea gruppi che cercano di influenzare tale potere. Il problema è che oggi a Brussels, 30 dopo quella che chiamiamo la globalizzazione, il potere economico di certi attori è diventato globale, mentre le democrazie sono ancora nazionali. Quindi costoro hanno trasformato il potere economico in potere politico. Oggi se uno va a Brussels, dove c’è molto potere politico, non ci sono regole: noi vogliamo sapere chi sono le lobbies, per chi lavorano e con quanti soldi. Il primo passo è la trasparenza”.


Quale potrebbe essere un modo per regolamentare il ruolo delle lobbies? Ad esempio in America, dopo il crack finanziario del 2007, sono state formulate delle leggi che disciplinano in maniera un po’ più stringente il lavoro di questi gruppi di potere. Cosa si può fare in Europa secondo lei?

“Negli Stati Uniti le regole sono arrivate nel 2007, in concomitanza con la crisi economica, dopo un enorme caso di corruzione raccontato anche nel film, a seguito del quale Repubblicani e Democratici hanno deciso di legiferare sulla materia. A Brussels abbiamo regole che sono solo su base volontaria e questo è solo un inizio. Oggi esiste un registro unico in vigore da due anni che è lo stesso per Parlamento e Commissione, ma se viene Apple, Monsanto e Goldman Sachs non devono dire quanti soldi mettono sul tavolo. Noi vogliamo che si faccia qualcosa per migliorare questo registro, però il Parlamento lo sta facendo in un modo poco adatto alle esigenze dei cittadini”.


Che spazio abbiamo per la democrazia e per i suoi istituti illuministici in un periodo storico in cui il potere è de facto detenuto non più dai cittadini attraverso i loro rappresentati, ma dalle élites finanziarie che non sono state votate da nessuno?

“Credo di spazio per la democrazia ce ne sia davvero poco. Tuttavia la democrazia e la storia in generale sono dei processi: non va sempre così (n.d.r. indica in alto con la mano) o così (n.d.r. indica in basso). Nel corso della storia ci sono continui cambiamenti; forse noi con la democrazia legata alla televisione abbiamo trascurato troppo ciò che facevano gli altri e dunque non abbiamo visto subito il potere che la globalizzazione ha conferito ad alcuni attori, che ogni giorno investono milioni per assicurarsi che vengano prese decisioni nel senso che vogliono loro, mentre noi siamo chiamati ogni due o quattro anni a votare. Ma è solo colpa loro o anche nostra che non abbiamo tenuto gli occhi aperti? Il film vuole sottolineare proprio questo. I cittadini devono chiedersi questo, cioè cosa ne sarà del loro domani”.


Lei parla della necessità di consapevolezza da parte dei cittadini di quei meccanismi che di fatto animano il potere, tuttavia come crede di dare autorevolezza ad un modo di vedere le cose che opera al di sotto della superficie rappresentata da quel che raccontano i media tradizionali?

“Intanto io direi di non guardare i media tradizionali in quanto spesso non sono fonte di informazione. Io ho smesso di guardare la tv 15 anni fa. Tuttavia ci sono media più piccoli e interessanti che fanno una parte del lavoro, ma spesso non hanno le risorse per indagare sotto la superficie. Dunque si fanno finanziare dai cittadini oppure operano sottoforma di Ong facendo ricerca nelle università, e proprio questi gruppi possono estrarre informazioni utili per la gente. Tuttavia si tratta di un processo difficile e lungo, questo è indubbio”.
Come già detto lei faceva il lobbista. Il mondo delle lobbies è davvero così sconvolgente che può portare una persona addirittura a finire dalla parte opposta? Come mai questa necessità di raccontare?

“Pensiamo al piccolo mondo di Brusseles, che consta di circa 50.000 persone di cui 15.000 lobbisti privati. Ovviamente tra questi non tutti perseguono gli stessi obiettivi e spesso ci sono lotte e attriti tra le diverse lobbies. Io lavoravo per l’Associazione Europea del commercio equo e dopo un anno ho visto che questa associazione non ha alcun potere, prende soldi dalla Commissione e vive solo per se stessa, in modo autoreferenziale. Anche loro sono complici, il lobbying è per tutti, anche loro sono lì. Abbiamo un’ideologia dominante, Gramsci lo dimostrava bene negli anni ‘30. Ci sono lobbies che lavorano con i politici e questi appoggiano le loro idee. È necessario che siano gruppi che lavorino per una contro egemonia, ma oggi a Brussels non ci sono le forze per farlo. Diciamo da 10 anni che un altro mondo sia possibile. ma non ci sono teorie sufficientemente forti per convincere tutti”.


Una domanda più personale. Spesso chi porta alla luce verità scomode è soggetto a ritorsioni più o meno dirette. Lei ha subito intimidazioni prima, dopo o durante la realizzazione del documentario?

“No, francamente noi siamo stati decisamente liberi di girare il film. Anche il mondo del business ha partecipato. Non è un film di Michael Moore e questo non è un film contro le lobbies, ma sulle lobbies. Ci sono due punti di vista, gli stessi affaristi hanno sottolineato il fatto che si tratti di un film onesto e non di una propaganda a favore delle Ong”.


Allora come mai questo film non è mai stato proiettato in italia?

“Noi siamo piccoli produttori e non abbiamo la forza per andare in tutta Europa. In secondo luogo la tv italiana è poco interessata a mostrare documentari del genere, solo Rai3 ne manda in onda 10 o 15 all’anno. Oltretutto in Italia si è interessati maggiormente ad altre tematiche, soprattutto al lato umano, mentre il nostro è un film politico. Stesso motivo per cui molti Festival non si sono mostrati interessati al nostro lavoro”.

venerdì 26 aprile 2013

The Lady - L'amore per la libertà

Ottimo film ...

La storia vera di Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace 1991 e 'orchidea d'acciaio' del movimento per la democrazia in Myanmar. 

Dopo l'assassinio del padre, il generale Aung San, leader della lotta indipendentista birmana, Suu cresce in Inghilterra e sposa il professore universitario Michael Aris. 

Quando nel 1988 il suo popolo insorge contro la giunta militare, Suu torna nel paese natale e inizia il suo lungo scontro diretto contro il potere assoluto dei generali.

...pensiero al vento...
Ed ecco il Trailer del film ...

martedì 3 gennaio 2012

...dove vorresti vivere?...

Dal film del cinema cubano Havana Club ...

"y a ti donde te gustaria vivir ?
no pido nada especial ,
simplemente en un lugar donde no me obliguen a decir consignas 
y repetir frases dichas por otros
un lugar donde mis ideas sean escuchadas
un lugar donde yo trabaje y mi salario tenga valor
en fin,
un lugar donde pueda ser yo misma
con todos mis defectos y todas mis virtudes
"

[... traduzione ...]
"e tu dove vorresti vivere?
chiedo niente di speciale
semplicemente un posto dove le parole non mi fanno ripetere gli slogan  
e le frasi pronunciate da altri
un luogo dove si sentono le mie idee
un luogo dove lavoro e il mio stipendio ha un valore

In breve,
un posto dove posso essere me stessa
con tutti i miei difetti e tutte le mie virtù"


...pensiero al vento...
un luogo dove vivere? ... di sicuro ogni cubano penserebbe al nostro regno italico, 
ma (altrettanto sicuro) molti italici penserebbero l'opposto ...

[traduction]
un lugar para vivir? ... sin duda que todos los cubanos a nuestro reino de Italia,
pero (como seguros) en cursiva muchos piensan lo contrario ...

martedì 2 agosto 2011

..."Che" guerriglia - il film...

"CHE" GUERRIGLIA - IL FILM:
Dopo la rivoluzione cubana, il Che è all'apice della sua fama e del suo potere. Poi improvvisamente sparisce, e ricompare in incognito in Bolivia, dove organizza un piccolo gruppo di compagni cubani e reclute boliviane destinati a dare inizio alla grande rivoluzione latino-americana. Quella della campagna boliviana del Che è una storia di tenacia, sacrificio e idealismo - è il racconto della sconfitta di una guerra di guerriglia che alla fine lo condurrà alla morte. Ripercorrendo la sua storia, riusciamo a capire come il Che sia rimasto un simbolo dell'idealismo e dell'eroismo, ancora vivo nei cuori della gente di tutto il mondo.

Il prologo è nel discorso di Fidel Castro al Comitato Centrale del Partito Comunista Cubano

Cuba, 3 Ottobre 1965

Se a qualcuno vanno attribuiti tutti i meriti e le virtù necessarie al grado più alto, questo qualcuno è il Che. Egli tuttavia non figura tra i membri del nostro Comitato Centrale e questo lo si può spiegare leggendo una lettera che ho qui … scritta di suo pugno … del Compagno Ernesto Guevara e che da se medesima si spiega. E dice così:

Havana, anno dell’agricoltura

Fidel,
mi ricordo in queste ore di molte cose, di quando ti conobbi in casa di Maria Antonia, di quando mi proponesti di venire con voi, di tutta la tensione dei nostri preparativi.
Un giorno si presentò qualcuno chiedendo chi si dovesse avvertire in caso di morte e la possibilità reale che accadesse colpì noi tutti. Più tardi scoprimmo che era così, che in una Rivoluzione si trionfa o si muore … se è una vera Rivoluzione.
Sento di aver compiuto la parte del mio dovere che mi legava alla Rivoluzione Cubana nel suo territorio e mi congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo … che ora è anche il mio.
Faccio formale rinuncia dei miei incarichi nella Direzione del Partito, del mio posto di Ministro, del mio grado di Comandante e della mia condizione di cubano.
Altre terre del mondo reclamano i miei modesti sforzi. Io posso fare quello che a te è negato per le responsabilità che hai al comando di Cuba ed è giunta l’ora di separarci.
Se la mia ultima ora arriverà sotto altri cieli il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo e specialmente per te.

DUE BREVI COLLOQUI … DAL FILM:

PRIMO COLLOQUIO: il Che parla ai suoi compagni di guerriglia … nella giungla boliviana:

Presto, non so quando ma presto, affronteremo il nemico.
I nostri contatti con l’esterno saranno minimi.
Alcuni di noi moriranno, ed è triste vedere i tuoi compagni morire perché le tue risorse sono limitate e non li puoi aiutare.
Il cibo sarà scarso, a volte potremmo non avere niente da mangiare. E se questo ancora non  bastasse dovremmo sopportare l’inclemenza del clima.
E alla fine saremmo quasi dei rifiuti umani.
Questo è tutto quello che vi posso promettere. Pensateci bene. Siete ancora in tempo per tornare alle vostre case, dopo sarà troppo tardi.
Per finire, voglio ripetere quello che ho già detto … IO STO QUI, E PER FARMI ANDARE VIA DA QUI MI DOVRANNO UCCIDERE, IO SARO’ AL FIANCO DI QUELLI CHE RESTERANNO … FINO ALLA VITTORIA !!


SECONDO COLLOQUIO: tra il Che, ormai prigioniero e prossimo all’esecuzione, e uno dei soldati suo carceriere ... dopo che, per un affronto con un altro soldato, per ritorsione gli erano stati affiancati nella stessa cella i cadaveri di due suoi compagni, tenuti lì per un giorno intero.

SOLDATO: Questo non si fa … non si fa con i morti.

SOLDATO: Vuole fumare?
CHE: SI. Grazie

SOLDATO: Com’è Cuba?
CHE: Cuba sta progredendo

SOLDATO: C’è la religione là?
CHE: SI, ci sono “le” religioni.

SOLDATO: Mi avevano detto che i comunisti non credono in Dio.
CHE: Beh, a Cuba non c’è una religione ufficiale, ma molta gente crede in Dio

SOLDATO: Lei non crede in niente?
CHE: SI, io credo nell’uomo. Sei sposato?

SOLDATO: NO NO, e lei?
CHE: SI

SOLDATO: Ha figli?
CHE: Ne ho cinque, tre femmine e due maschi

SOLDATO: Un altro tiro?
CHE: SI … Come ti chiami?

SOLDATO: Eduardo
CHE: Slegami Eduardo

E quello, uscendo in tutta fretta dalla cella, va a sedersi e confidarsi col suo compagno di guardia:

SOLDATO: Lo sai, quello mi ha chiesto di slegarlo
SOLDATO2: Come?

SOLDATO: Mi hai sentito, mi ha chiesto di slegarlo
SOLDATO2: Ma sei matto! … ci fucilano tutti due.

SOLDATO: Io non ci torno lì dentro. Vacci tu …


…pensiero al vento…
Dedicato a tutti quelli che “vogliono cambiare tutto” … affinchè nulla cambi !!!


giovedì 3 febbraio 2011

...Garage Olimpo...

Qualche nota ... sul film di stasera ... al cineclub del Mercoledi sera .. GARAGE OLIMPO ...

LA TRAMA:
Maria è una giovane attivista militante in una organizzazione clandestina che si oppone alla dittatura militare al governo in Argentina. Vive in città in una grande casa, insieme alla madre, che ha affittato alcune stanze dell'appartamento, e a Felix, un ragazzo timido innamorato di lei.

Una mattina irrompono in casa poliziotti e militari in borghese e arrestano Maria che viene rinchiusa in un centro clandestino chiamato Garage Olimpo. Per far parlare Maria, il capo del centro affida il compito ad uno dei suoi uomini più fidati: Felix, l'affittuario. Maria scopre che Felix è il suo torturatore ma anche la sua unica speranza di salvezza.

Durante la reclusione, Maria bacia Felix, poi prova a scappare ma è ripresa. Dopo la morte del comandante ad opera di un attentato, al Garage Olimpo giunge un nuovo capo che fa salire su un aereo anche Maria, assieme agli altri sequestrati, che verranno eliminati in forma anonima, divenendo desaparecidos.

Dai titoli di coda del film:

"Tra il 1976 e il 1982, durante la dittatura militare argentina, migliaia di cittadini sono stati gettati vivi in mare. oggi i responsabili di questi crimini, camminano liberi per le strade."



...pensiero al vento...
film duro ... ma da vedere ...

A ME ha fatto pensare a COME si possa ridurre il genere umano ...

POSSO cioè (con difficoltà) capire pure ad un'uccisione avvenuta a freddo in un'azione di guerra o in una rapina ... MA il ruolo e le cattiverie di un caceriere ... perpetuati per settimane e settimane ... E' PROPRIO difficile da capire ... 

Il regista stesso, Marco Bechis, all'epoca ventenne, era stato arrestato, torturato e, grazie al passaporto italiano, espulso dall'Argentina. Nel 1981, col sostegno di Amnesty International, aveva organizzato a Milano una mostra sui desaparecidos.



Ebbe l'opportunità di girare il film solo molti anni dopo gli avvenimenti, dopo aver contribuito anche alla sceneggiatura di un film sugli orrori della guerra in Bosnia (Il carniere di Maurizio Zaccaro).


« ...Ho capito che (l'Argentina) bisognava raccontarla come se quella tragedia avvenisse oggi da qualche parte nel mondo. Senza ricostruire quegli anni, senza storicizzare i fatti... »

giovedì 4 marzo 2010

…liberi? ma per cosa?...

Periodo duro … e la mancanza di tempo riduce la scrittura e la pubblicazione di “pensieri al vento” …

Ieri sera … dopo un paio di settimane … sono riuscito ad “evadere dal Sistema” e a mantenere l’appuntamento con la Libreria Rinascita per il cineforum del Mercoledì sera …

La proiezione di ieri era un classico di Woody Allen … “Il dittatore dello stato libero di Bananas” …

Il film, del 1971, basato su scene e situazioni paradossali … è una sottile satira politica sul potere (che fa perdere la ragione se inondato da fanatismo) … e un’acuta parodia del sistema televisivo, della TV affamata di notizie …

Lo stato di Bananas è un concentrato di dittature e di rivoluzioni continue … un luogo in perenne disordine … espresso dal titolo discordante : dittatore / libero stato …

…pensiero al vento…
Il film … anche se di quasi 30 anni … mantiene una sua impressionante attualità …

E FA NASCERE alcune domande fondamentali:

dov’e' finita la democrazia ? … e su cosa siamo, ancora oggi, COSTRETTI ad essere LIBERI ?

MENTRE uscivo dalla libreria … e mi venivano in mente queste domande … ho trovato un illuminante graffito sulla vetrina del vicino supermercato COOP ... in Largo Agosta

ECCO LA FOTO … che scioglie qualche dubbio … ma ne fa nascere altri di "indubbio imbarazzo" …

giovedì 11 febbraio 2010

...le vite degli altri...

Da "Le vite degli altri" ... film di ieri sera alla Libreria Rinascita ...

Berlino Est, 1984.

Il capitano Gerd Wiesler è un abile e inflessibile agente della Stasi, la polizia di stato che spia e controlla la vita dei cittadini della DDR.

Un idealista votato alla causa comunista, servita con diligente scrupolo.

Dopo aver assistito alla pièce teatrale di Georg Dreyman, un noto drammaturgo dell'Est che si attiene alle linee del partito, gli viene ordinato di sorvegliarlo.

Il ministro della cultura Bruno Hempf si è invaghito della compagna di Dreyman, l'attrice Christa-Maria Sieland, e vorrebbe trovare prove a carico dell'artista per avere campo libero.

Ma l'intercettazione sortirà l'esito opposto, Wiesler entrerà nelle loro vite non per denunciarle ma per diventarne complice discreto.

La trasformazione e la sensibilità dello scrittore lo toccheranno profondamente fino ad abiurare una fede incompatibile con l'amore, l'umanità e la compassione.


...pensiero al vento...
... un FILM da non perdere ... 

MIO COMMENTO: 
... "certe cose" non accadono solo per difendere la "causa comunista" ... ma sono legittimate e incentivate anche nella "causa capital-carrierista" ...

Nella "nostra DDR" ... hai due scelte vere :
(1) assecondare una propria natura (per chi ce l'ha)  "lecchinista" ...
oppure
(2) assecondare una propria natura (per chi ce l'ha) "stronzista" ...

Nella "nostra DDR" se non sei in (1) o (2) ... devi solo soffrire ... PROPRIO COME nella "vera DDR" ...

OVVIAMENTE, come mi faceva notare l'amico Vincent, possedere "entrambe le nature" (1) e (2) diventa una marcia in più ...

... E OVVIAMENTE (aggiungo io) avere parenti (legittimi o acquisit) "altolocati nella casta" ... oltre a possedere almeno una delle due "nature" (1) e (2) ... è segno di alta distinzione ...

CHIUDO con alcune citazioni dal film ... 

... da due dialoghi ...

Bambino: Davvero tu sei della Stasi?
Gerd Wiesler: Ma lo sai che cos'è, la Stasi?
Bambino: Sì, papà dice che sono degli uomini tanto cattivi che mettono la gente in prigione.
Gerd Wiesler: Davvero ... E come si chiama?
Bambino: Come si chiama chi?
Gerd Wiesler: [breve silenzio] La tua palla. Il nome della tua palla.
Bambino: Ma che domande ... Le palle non ce l'hanno un nome!



Georg Dreyman: Christa-Maria, tu sei una grande attrice. Io lo so. E anche il tuo pubblico lo sa. Non hai bisogno di lui. E non hai bisogno di quelle pillole. Resta qui, non andare.
Christa-Maria: Davvero?! Non ho bisogno di lui? Non ho bisogno dell'appoggio del sistema? E tu?! Anche tu ne puoi fare a meno, o non puoi in realtà? È come se andassi a letto con loro anche tu. Perché lo fai? Perché sai che possono distruggerti! Malgrado il tuo talento, al minimo dubbio che hanno su di te. Perché loro decidono quale lavoro può andare in scena, chi può recitarci e chi può dirigerlo. Tu non vuoi finire [morto suicida] come Jerska. E nemmeno io, perciò adesso vado.

E POI ... PER CHIUDERE ...
"Giovanotto ... lei è impertinente come me, ma c'è una cosa che ci distingue: che io so fino a che punto mi posso spingere..."

"Purtroppo le cose non cambiano così facilmente ... certe cose succedono solo nelle commedie."

"Non ha più scritto nulla da quando è caduto il muro, d'altronde cosa c'è da scrivere nella Germania dell'Ovest, non c'è più fede politica ... niente più contro cui ribellarsi ... com'era bella la nostra DDR !" ...

giovedì 4 febbraio 2010

...good bye Lenin...

Sala piena ... ieri sera al cineforum della Libreria Rinascita di Largo Agosta ...

Ho rivisto con piacere ... il film "good bye Lenin !" ... e lo suggerisco vivamente a quanti non lo hanno già visto ...

Ecco la TRAMA e una breve RECENSIONE, tratta da MyMovies.it:
1989. Christiane (Katrin Sass) vive nella Germania dell'Est ed è una socialista convinta. La donna cade in coma poco prima della caduta del muro di Berlino. Quando si risveglia, otto mesi dopo, il figlio Alex tenta di evitarle lo shock e fa di tutto per evitare che la madre scopra che il paese è "caduto nelle mani dei capitalisti". Campione di incassi in Germania. Che fare quando la storia va avanti per tenere tranquilli coloro i quali credevano di essere nel giusto? Raccontargli menzogne come gli venivano raccontate prima. Con la non secondaria differenza che a Lenin si è detto goodbye ma il futuro non è rose e fiori. Satira ben calibrata quella di questo film che i tedeschi (e in particolare i berlinesi) hanno gradito moltissimo. Nel film non c'è un pacchetto di caffè o di sigarette che non ricordi loro un passato recente e non piacevole.

...pensiero al vento...
insomma, un film da non perdere, soprattutto per il garbo, l'ironia e la delicatezza con cui tratta il tema ... 

...nel film si intersecano la storia "vera" e drammatica della Berlino Est prima della caduta del muro e la storia "inventata" (ma fino a che punto?) di una famiglia che vive il passaggio del 1989 in maniera perlomeno originale.



NON racconto nei dettagli della trama del film (con un finale ricco di idee serie-e-semiserie) per non togliere il gusto a chi NON lo ha ancora visto ...
 
Salvo solo una scena ... con la foto della mamma che, uscita dal coma ed "evasa" dalla stanza di casa (in cui il figlio ha "ricreato", solo per lei, un mondo che ormai NON c'è più) si trova per strada difronte alla statua di Lenin che è sospesa al cielo e trascinata da una gru ... nel segno evidente della rimozione del passato ...