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martedì 24 maggio 2011

...generalmente sono di piccola statura e di pelle scura...

Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.

Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.

Quando riescono ad avvicinarsi al centro af...fittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.

Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.  

...pensiero al vento...
Il testo è preso dalla "Dichiarazione di cittadini statunitensi nei confronti degli immigrati italiani all’inizio del ‘900".

Più precisamente, è un testo tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.  

domenica 30 maggio 2010

...nata femmina...

Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones a Berlusconi (inviata a La Repubblica qualche giorno fa) ...
La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta di ReSilvio sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

NATA FEMMINA
Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humour ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi".

Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno  del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possia mo fare un'eccezione".
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia.

Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana.
Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede.

Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi.
Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri.

E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventer&agra ve; mai madre e nonna.
Quel "puttana"  sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.

Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato.

Anni più tardi girai un documentario per la tv svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi.

Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato.

E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia.

Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente...

Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei.

Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo.

In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta.

L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite.

Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi

Merid Elvira Dones

...pensiero al vento...
le parole di questa lettera ... NON possono NON colpire ...

OVVIAMENTE Lui ... sarà stato solo e semplicemente "frainteso" ...

lunedì 15 febbraio 2010

...per salvare il pianeta...

Alcune note ... tratte dall'introduzione del libro di Hervé Kempf "Per salvare il pianeta dobbiamo farla finita col capitalismo" :

Il crac dell'economia e l'emergenza ambientale hanno sprofondato il capitalismo, dopo oltre due secoli di dominio, nella crisi più grave della sua storia, una crisi forse fatale.

Per salvare il pianeta abbiamo un'unica possibilità: costruire una società che non sia più dominata solo dall'economia, un mondo dove il denaro non sia l'unica misura di tutte le cose.

Kempf ricostruisce le recenti trasformazioni del capitalismo, e soprattutto quel trionfo dell'individualismo consumista che ha oscurato le esigenze della collettività: dobbiamo dunque superare questo condizionamento psicologico, e poi illuminare l'intreccio di economia, ecologia, qualità della vita e informazione.

L'oligarchia del denaro e dei media cerca di ingannare un pubblico sempre più consapevole del disastro, illudendoci che la soluzione di tutti i problemi arriverà dalle nuove tecnologie.

Hervé Kempf, sintetizzando nella maniera più chiara una gran massa di dati e di inchieste, dimostra che è una strada sbagliata, che porterà inevitabilmente a mantenere le ingiustizie.

Al contrario, dobbiamo ripartire dai nostri rapporti interpersonali, riattivare la vitalità del tessuto sociale e riscoprire la solidarietà e le sue virtù.


Dobbiamo diventare più consapevoli della posta in gioco, per avviarci verso una società dove la cooperazione sia più importante della competizione e immaginare un nuovo contratto sociale in cui il bene comune prevalga sull’avidità di pochi.


…pensiero al vento…

da dove cominciare? … bel quesito, vero? …

Beh, oltre alla scontata opera di cultura (ma a quanti interessa? .. e quanti poi raggiunge?) ... IO una speranza la affiderei all’emigrazione e alla società multi-nazionale che diventeremo nei prossimi anni … QUESTO PERCHE’, se dovessimo confidare solo negli “italioti” e sulle difese delle "convenienze" ormai raggiunte … di speranze ce ne sarebbero veramente ben poche …

CHIUDO con due recensioni del libro di Kempf:

«Kempf ci invita a una riflessione sul benessere dell’umanità. Nelle sue forme più avanzante, il capitalismo istupidisce e toglie la parola agli uomini, e frustra il consumatore sottoposto a stimoli incessanti: in sintesi, ci porta alla follia e ci priva della nostra umanità.» «Libération»
«Per Kempf, uscire dal capitalismo non significa abbandonare l’economia di mercato, ma ridurre la sua sfera d’influenza e smettere di uniformare le nostre relazioni sociali ai nostri comportamenti economici. Si tratta “solo” di questo, ma sarebbe già una gran bella rivoluzione!» «Elle»

venerdì 25 settembre 2009

...noi difendiamo l'Europa...

Ieri sera,
evento di apertura della Festa del Nuovo Cinema Aquila (*) ... con i 70 minuti dell’audiodocumentario di Roman Herzog interamente registrato in Libia, seguendo le autorità libiche nelle loro attività e visitando i campi di detenzione dove sono rinchiusi profughi e emigranti.

(*) Il Nuovo Cinema Aquila, sequestrato alla criminalità organizzata, viene restituito ai cittadini e alla vita culturale della città il 21 aprile 2008 . È dedicato a Tom Benetollo, protagonista e guida di battaglie per la pace, prematuramente scomparso.

La lotta all’immigrazione raccontata per la prima volta in un documentario audio ... con le testimonianze drammatiche dei rifugiati internati, che raccontano la loro fuga, le torture nelle carceri libiche e le violenze della vita quotidiana a Tripoli.

E le dure parole dei militari libici, che all’Europa chiedono di finanziare il loro apparato militare perché “noi difendiamo l’Europa”.

E l’ONU, cosa fa in Libia per proteggere i profughi? Un documentario sconvolgente che svela le conseguenze dei respingimenti e delle politiche anti-immigrazione dell’Italia e dell’Unione Europea.

Da tempo si parla di un cambiamento politico in Libia, di un´apertura.
Dalla fine dell´embargo, nel 2006, i Paesi dell´Unione Europea, la Russia e gli Stati Uniti fanno a gara per corteggiare il regime di Gheddafi ... in gioco ci sono soprattutto le enormi riserve di gas che la Libia offre.
In cambio di rapporti commerciali più vantaggiosi però, Gheddafi deve tenere lontano dall´Europa i profughi che da anni attraversano il Mediterraneo.
Lo prevede l´accordo quadro che dal Novembre 2008 l´Unione Europea sta negoziando con Gheddafi.
Dal Maggio del 2009 l´Italia e l´Agenzia europea di controllo delle frontiere Frontex, respingono in Libia le imbarcazioni dei migranti.
Della protezione dei profughi se ne deve occupare l´ONU in Libia, secondo il commissario alla Giustizia e agli Affari interni dell´Unione Europea Jacques Barrot.
Dal giorno alla notte, da "Stato canaglia" la Libia è diventato un apprezzato partner cui affidare la protezione dei profughi, in cambio di petrolio, gas e commercio.

VEDI ANCHE I POST


...affarismi mediterranei... del 9 Settembre scorso

Ma cosa fa la Libia per contrastare l´immigrazione, come l´Europa esige?
E fin dove arriva questa ipotetica apertura politica?
...pensiero al vento...
Herzog ... è riuscito ad arrivare col microfono dove tanti non hanno accesso perchè ... come dice lui ... la vista delle telecamere insospettisce le guardie e la polizia molto più di quanto non faccia un "innocuo" microfono ...
... che poi tanto innocuo NON è ... visto che è riuscito a DIRE ... quanto tanti media non riescono a fare VEDERE ...
Presente alla serata di ANTEPRIMA NAZIONALE dell'audiodocumentario ... era Dagmawi Yimer, regista del film "Come un uomo sulla terra" (*) e Gabriele Del Grande, di Fortress Europe.
(*) sul film "Come un uomo sulla terra" ... vedi anche il post ...Guantanamo d'Africa, made in Italy... del 7 giugno scorso
HERZOG ... intervistato all'ingresso



HERZOG e YIMER ... alla conferenza che ha seguito l'"audizione"


... sullo schermo, la foto scattata da uno dei "container" che "arrestano" i profughi ...




SPOT ... del film "come un uomo sulla terra" ...

venerdì 11 settembre 2009

...affarismi mediterranei...

Ne abbiamo rimandati indietro 75 ... molti erano bambini, molte erano le donne.

Tutti somali, ovvero provenienti dal paese africano con la situazione più drammatica.

Un paese dove comandano i signori della guerra, i capi tribù, dove la miseria e le malattie sono spaventose, dove la vita, di chiunque, uomini, donne e bambini non vale nulla ... dove la violenza è qualcosa di inimmaginabile, dove non esiste legge e giustizia, dove non c'è un governo che ti possa proteggere.

Li abbiamo avvistati questi poveretti, li abbiamo avvistati fuori dalla acque territoriali italiane. E siccome con i loro gommoni si dirigevano "inequivocabilmente" verso le coste della Sicilia orientale, li abbiamo rispediti in Libia.


...pensiero al vento...

tutti parlano (e i nostri ministri ne vanno tanto fieri) dei respingimenti ...
ma nessuno chiarisce cosa accade DOPO i respingimenti...

DOPO i respingimenti ... per i RESPINTI ... ricomincia la "lotteria" di chi torna ad essere "merce di scambio" in mano alla mafia libica ... ai trafficanti, scafisti e quant'altri legati ... "tollerati", se non appoggiati, dal governo libico ...

DOPO i respingimenti ... per i RESPIGITORI ... (cioè i nostri governanti e noi che stiamo dalla parte dei "ricchi" ...) aumentano le possibilità degli "affarismi mediterranei" in terra libica ... in termini di appalti, contratti e di "greggio libico" a prezzi da "nazione amica" ...

UN ESEMPIO a conferma di tutto questo? ...
... bastano le dichiarazioni di Gheddafi del Marzo scorso ... quando a Sirte, davanti al Parlamento libico, alla presenza di ReSilvio, nel giorno della ratifica dell'Accordo di amicizia e cooperazione tra Italia e Libia dichiarò:
"... le aziende italiane che intendono operare in Libia avranno da questo momento in poi la priorità rispetto a tutte le altre ..."

VEDI ANCHE il post ...ma di che stiamo parlando... del 30 giugno scorso.

martedì 30 giugno 2009

...ma di cosa stiamo parlando?...

La recente visita ufficiale di Gheddafi a Roma ... ha coronato un percorso di "successi" in perfetto stile bipartisan: l’entrata in vigore di accordi, mai ratificati dal Parlamento, ai quali lavorò D’Alema nel 2007, ripresi in seguito dal governo Berlusconi, finanziati e poi superati dai respingimenti collettivi in Libia praticati a partire dal 6 maggio 2009.

Gli accordi Italia-Libia
Nel dicembre del 2007 il Ministero dell’Interno ha dato notizia, con uno scarno comunicato, dell’accordo raggiunto, dopo trattative coperte dal più stretto riserbo, tra il Governo italiano ed il Governo libico in materia di contrasto all’immigrazione irregolare.

L’accordo prevedeva un controllo congiunto delle frontiere, attraverso un pattugliamento del mare dalle rispettive marine volto ad impedire l’arrivo dei migranti in Italia ed in Europa.

Il crescente numero delle vittime di queste traversate, in una cronaca quotidiana di tragedie compiute o sfiorate, sono il segno tangibile evidente della disumanità di queste operazioni.
Per approfondimenti vai alla pagina http://www.meltingpot.org/archivio1059.html.
I respingimenti dei migranti verso la Libia
L’accordo ora prevede anche la riammissione in Libia dei migranti che vengano intercettati in mare, come avvenuto nel mese di maggio, e denunciato da numerose organizzazioni per i diritti umani come palese violazione dei diritti fondamentali.

"Tra il 7 e l’11 maggio 2009, con una decisione senza precedenti, l’Italia ha condotto forzatamente in Libia circa 500 tra migranti e richiedenti asilo" scrive Amnesty International "senza alcuna valutazione sul possibile bisogno di protezione internazionale degli stessi e quindi violando i propri obblighi in materia di diritto internazionale d’asilo e dei diritti umani".

Le condizioni dei migranti in Libia, come emerge da numerose testimonianze e dai racconti di chi ha dovuto abitare lì e attraversare quel paese e le sue carceri, sono in chiara violazione dei diritti umani, con uso sistematico della tortura, stupri e vere e propre sommosse messe in atto dalla popolazione, come documentato dai numerosi rapporti di Human Right Watch e da video ed interviste, come il recente Come un uomo sulla Terra.

L’ingresso dei migranti via mare, molto visibile e molto facile da rendere evento spettacolare per il governo e per la stampa, è un fenomeno complesso da analizzare con attenzione.

I migranti irregolari presenti in Italia senza permesso di soggiorno di rado arrivano attraverso sbarchi (i dati parlano del 10 o addirittura 7%), ma nella grande maggioranza dei casi sono persone entrate con regolare visto in Italia che diventano irregolari per lo scadere del visto.

Molti entrano da frontiere terrestri, molto più frequentate e meno pericolose del canale di Sicilia.

Ma chi entra quindi via mare? ... sicuramente le persone con meno risorse per emigrare. Sicuramente non criminali o terroristi, che utilizzano canali più sicuri e meno visibili.

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati il 70% delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 riguardano migranti sbarcati in Sicilia. Non esistono dati relativi al riconoscimento di queste domande ma quelle riconosciute nel 2008 sono pari a circa il 50%. Quasi la metà delle persone respinte a maggio, probabilmente, aveva quindi diritto ad una forma di protezione in Italia. Proprio il principio di tutela del diritto di asilo ispira normativa e trattati internazionali in merito ai respingimenti, a partire dalla Convenzione di Ginevra, di cui la Libia non è paese firmatario, ma nonostante tutto molti governi auspicano che i potenziali richiedenti asilo possano presentare e vedere riconosciuta lì la propria istanza.

Le violazioni dei principi fondamentali dell’asilo
Il governo italiano quando la marina militare ha riportato i migranti in Libia ha violato numerose leggi:

Articolo 33 della Convenzione di Ginevra:
Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.

Articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo:
“Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.”

Articolo 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti:
Nessuno Stato Parte espelle, respinge né estrada una persona verso un altro Stato qualora vi siano serie ragioni di credere che in tale Stato essa rischia di essere sottoposta a tortura.
E ... dalla normativa nazionale in materia di immigrazione.

Articolo 10 del Testo unico sull’immigrazione italiano:
le misure relative al respingimento “non si applicano nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l’asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l’adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari.”

Secondo Gianfranco Schiavone, dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione non è neppure corretto parlare di respingimenti:
“La legge italiana prevede soltanto due tipi di respingimenti.
Il primo è quello diretto: ti trovo alla frontiera, ti dico che non puoi entrare, te ne rivai come sei venuto.
Il secondo è quello differito. La legge stabilisce, non a caso, che per esigenze di pubblico soccorso, ed è il caso dei due barconi, la persona è temporaneamente ammessa sul territorio dello Stato per valutarne la situazione. Poi, può essere respinta, con un provvedimento individuale e motivato, e riaccompagnata alla frontiera. Ma visto che questa azione prevede una momentanea compressione della libertà personale, è previsto anche un vaglio del giudice”.
E la Carta di Nizza vieta le “espulsioni collettive”. Per le quali l’Italia ha già subito condanne da parte del Parlamento europeo e della Corte europea per i diritti dell’uomo rispetto alle procedure di allontanamento forzato applicate a Lampedusa nel 2004 e 2005 ai migranti che avevano raggiunto l’isola di Lampedusa e da una risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2005 che ha condannato l’Italia per le espulsioni collettive da Lampedusa verso la Libia attuate nei mesi precedenti.

Attualmente non si conosce la condizione e nemmeno dove siano le persone respinte lo scorso maggio, nel pieno di una campagna elettorale che, oltre a vizi privati e pubblici, ha messo in modo indecente in mostra i corpi dei migranti, agitati dagli schermi televisivi come spettro del pericolo e dell’invasione.

Un’invasione?

Ma i dati in qualche modo giustificano questo spettro?

Esaminiamone alcuni.

Alla fine del 2007 31,7 milioni di persone erano sotto la protezione dell’UNHCR nel mondo.

Di questi 11,4 milioni sono rifugiati e il 32% vive in Asia e regione del Pacifico (80% afghani) 25% vive in Nord Africa e Medio Oriente (provenienti per lo più dall’Iraq) 20% vive nel reso dei paesi africani14% in Europa9% America.

Tra i paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati vi è un solo paese europeo, la Germania, con 579.000 rifugiati. In Italia sono 38.068. Vedi tabella relativa ai paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati.
E non sono né l’Italia né altri paesi europei ad ospitare e proteggere chi fugge dai contesti di guerra, che sono quelli che “producono” il maggior numero di profughi.

I rifugiati afghani vivono principalmente in Pakistan e Iran (più di 3 milioni di persone).

I rifugiati iracheni vivono principalmente in Siria e Giordania (circa 2 milioni di persone).

Vedi tabella relativa ai paesi di provenienza dei richiedenti e rifugiati.


...pensiero al vento...
Queste semplici considerazioni e dati ... ovviamente sono "sfuggiti" a quotidiani e commentatori.

Troppo utili a capire meglio allarmi e strategie ... ?

Il 20 giugno di quest’anno, dopo le giornate di mobilitazione in molte città italiane, a partire da Roma, per la visita di Gheddafi ... è stata celebrata la "Giornata mondiale del rifugiato", efffettuata grazie all’appello del blog Fortress Europe, vera e propria rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime della frontiera.

Nelle precedenti "giornate del rifugiato" ... negli scorsi anni ci si era chiesto quale fosse il livello di protezione in Italia o a quando leggi più complete.

Quest’anno la domanda emersa è questa: ma di cosa stiamo parlando?

NOTA:
sono riuscito ad avere una copia del film "Come un uomo sulla terra" ... la proiezione prevista presso la Libreria Guida ... che pensavamo di poter fare a Luglio ... per motivi di altri eventi in Calendario ... è stata spostata a fine Settembre (...PUBBLICHERO' DATA E DETTAGLI QUI E SU FACEBOOK...)

INTANTO ... per chi riesce: il 9 Luglio il film è anche su RAI 3 alle 23.40 (CERTO ... prima di quell'ora si potrebbero "perturbrare le coscienze" ... o, meglio ... capire DI COSA STIAMO PARLANDO ... !!)

domenica 7 giugno 2009

...Guantanamo d'Africa, made BY Italy...

Quando si parla di immigrazione … scendono subito in campo gli “schieramenti” … rivestiti dai loro “copioni” e fossilizzati nelle “parti” che devono recitare …

ED ECCO che … con forza e veemenza si “sfidano” in campali duelli verbali …

Da un lato … c’è CHI ama i vessilli rossi o arcobaleno … che si accalora negli inni alla solidarietà, all’accoglienza e al “buono che c’è nell’altro” … TUTTO BELLO, TUTTO GIUSTO … ma che sa tanto di PRE-CONFEZIONATO …

Dall’altro lato poi … c’è CHI ama camicie verdi o vessilli tricolori o saluti romani … che replica col potere del nazionalismo e con il ricordare gli atti di violenza o le rapine nelle ville … INSOMMA manca solo il richiamo ai “treni”, ma quelli ormai arrivano in orario ANCHE senza più LUI … TUTTO BELLO? (MAH !!), TUTTO GIUSTO? (RI-MAH !!) … di sicuro però, anche qui, tutto PRE-CONFEZIONATO …

CHI ci resta? .. ah SI … quelli che stanno sempre al CENTRO … da DUEMILA anni … qualsi-che-sia il potere imperante … LORO … quelli che amano l’odore dell’incenso e della cera sciolta … in teoria “PREDICANO BENE” e stanno coi primi (SI, su questo tema, proprio con quelli dei vessilli rossi) in quanto ad accoglienza e solidarietà … ma poi? … quando si tratta di “RAZZOLARE”? … l’imbarazzo nasce spontaneo … soprattutto quando devi “ricambiare i favori" che si chiamano 8x1000 (che se il compilatore del modello unico non dice a chi li vuole destinare sono “LORO”) oppure i favori delle esenzioni dall’ICI e ancora i sussidi per le “scuolette” … e che vuoi fare allora? … se non un calarti in un cauto e don-abbondiesco “PREDICOZZO”? …

Chiariti gli schieramenti … qualcuno potrebbe chiedersi … MA COME sapere qualcosa di vero sull’immigrazione? … by-passando i “precotti” e i “predicozzi”? …

Ci potrebbe pensare la libera informazione? … quella dei giornali e delle TV? … eh SI ! … stiamo e state freschi … ad aspettare QUELLI ...

E ALLORA? … e allora l’unico modo è dare spazio alle voci di chi certe cose le ha vissute sulla propria pelle … e diffondere i loro racconti …

La settimana scorsa sono stato fortunato in questo … e (dopo averlo scoperto per caso) sono riuscito ad assistere alla proiezione del film-documentario “Come un uomo sulla terra” …


Sottotitolo del film (che suggerisco a tutti di vedere): Dal 2003 Italia ed Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti africani. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? E perchè tutti fingono di non saperlo?

Il film riporta le voci e i racconti di quanti, dalla Libia … sono riusciti a raggiungere il nostro Reame …

Le storie sono al “limite” per il genere umano … e partono dall’origine … dalle migrazioni verso la Libia di quanti sfuggono ai confini dei loro paesi di origine (Sudan, Ciad, Eritrea e altri) … per scampare a morti sicure e a repressioni di totalitarismi che nulla hanno da spartire coi tanto sbandierati “diritti umani” …

I viaggi della speranza avvengo nel deserto del Sahara in direzione Nord verso la costa del Mediterraneo … in centinaia su camion improvvisati … o in decine su auto prese d’assalto … e percorrono per giorni (senza soste) centinaia e centinaia di chilometri nel deserto …

Il trasporto è offerto (a fronte di lauti compensi) dalla “malavita” locale … che si rivela tale durante il viaggio … quando, senza esitazioni, gli autisti cercano di “alleggerire” il carico umano spingendo giù (dai camion in corsa) quelli che sporgono troppo … o cercando di ferire con coltelli e spadini quelli che si arrampicano troppo sul tettuccio delle auto … (TUTTO QUESTO è nei racconti di chi li ha fatti questi “viaggi-incubo”) …

E al caldo, alla pressa, si aggiungono malori o morti durante il viaggio … e anche chi sta male deve (e può solo) dar di stomaco in semi-bottiglie tagliate dal collo … e anche questo con auto o camion in corsa …

Insomma tanti “inferni ambulanti" … per raggiungere le coste del nord-africa …

MA QUANDO questi disperati arrivano in prossimità di Tripoli o della costa? … che cosa accade? … QUELLO che per molti è l’imprevedibile …

Interviene la Polizia Libica … e trae tutti in arresto … rimettendoli, tutti, a centinaia, pressati in container caricati su quattro ruote …

E COMINCIA un secondo “infernale” viaggio a ritroso … stavolta “gratis” e “offerto” dallo Stato Libico … stavolta, di nuovo per centinaia e centinaia di chilometri nel deserto, ma verso Sud … in direzione di una delle carceri di Gharyan, Sebha o Kufrah.

ALCUNE NOTE A MARGINE … RACCOLTE QUA E LA’ SULLA RETE:

1.000 sacchi da morti
Nel 2003 il governo Berlusconi sigla un accordo segreto con Gheddafi per il contrasto dell’immigrazione. Da allora l'Italia invia in Libia 100 gommoni, 6 fuoristrada, 3 pullman, 40 visori notturni, 12.000 coperte di lana, 6.000 materassi, 50 navigatori satellitari, e 1.000 sacchi per cadaveri.

Campi oltre frontiera
Secondo un rapporto della Commissione Europea, nel 2004 l'Italia finanzia la costruzione di tre campi di detenzione per immigrati in Libia: a Gharyan, Sebha e Kufrah (vere e proprie Guantanamo africane).

Dirottamento aereo
Tra il 2003 e il 2004 l'Italia paga 47 voli per rimpatriare 5.524 migranti arrestati in Libia. Il 27 agosto 2004 un aereo diretto in Eritrea, viene dirottato in Sudan dai passeggeri: temevano di essere perseguitati in patria.

Corte Europea
L'11 maggio del 2005 la III Sezione della Corte Europea dei diritti dell' uomo sospende le espulsioni verso la Libia da Lampedusa, dopo che dall’ottobre del 2004, già 2.000 persone erano state deportate

Deportazioni nei container
Arrestati sulla costa, i candidati all'emigrazione sono trasportati all'interno di container verso i campi di detenzione. “Eravamo 264, ci stiparono su due camion, chiusi in un container, al buio”

Vedi Kufrah e poi muori
Nel 2006 Amnesty International, Human Rights Watch accusano la Libia per il trattamento inumano dei migranti. “A Kufrah dormivamo in celle di sei metri per otto, nella mia eravamo in 78 persone. Dormivamo, per terra, la testa accanto ai piedi dei vicini. Un piatto di riso lo dividevamo in otto”

Ma torniamo ai trasporti “infernali” in direzione Sud … verso le carceri nel deserto … QUI i “deportati” vengono rinchiusi per anni (senza alcun processo e alcuna notizia sul tempo della loro permanenza) … E FINO A QUANDO ci restano? … FINO A QUANDO la Polizia Libica non si accorda con gli “intermediari locali” per vendere loro i prigionieri …

La vendita produce nuovo materiale umano da assoldare per nuovi viaggi della speranza (di nuovo verso Nord, di nuovo verso possibili arresti) … e COSI VIA … in un macabro “gioco dell’oca” … con un sempre possibile RITORNA ALLA CASA BASE …

L’Italia … dagli accordi con la Libia … partecipa al gioco sia con i “respingimenti” nel Mediterraneo … che con la Casa Base del “gioco dell’oca” … che sono le prigioni nel deserto … costruite con fondi italiani e pattugliate con auto di provenienza italiana e con bandierine italiane montate sui tettucci …

MA COSA ci guadagnerebbe il nostro REGNO? … in tutto questo “squallore”?

DIAMO LA PAROLA AL RE … CON UNA NOTA (ANCHE QUESTA TROVATA SUL WEB):

Più petrolio e meno immigrati
Il 30 agosto 2008, dopo aver firmato a Bengasi il patto di amicizia tra Italia e Libia, ReSilvio dichiara: “Avremo meno clandestini e maggiori quantità di gas e petrolio”

Chiudo con un ricordo … di uno dei migrantes … vincitore al "gioco dell'oca della vita" ... e arrivato in Italia: da piccolo assistette a un episodio dal quale iniziò a odiare i gatti … IL FATTO: una gatta circondata dai suoi piccoli … ne scelse uno, il più debole, e lo mangiò … MOTIVO? selezione naturale …

E COSA FA l’Italia oggi? … se non la stessa selezione naturale? … I più deboli sono respinti in mare e sulle coste libiche … chi invece riesce a scampare ai respingimenti … ARRIVA in territorio italico ed è accolto … IL TUTTO? … per una manciata di petrolio e gas a prezzo ridotto !!!

I numeri
Ogni anno circa 20-30.000 persone tentano la traversata verso Lampedusa. Uno su tre riceve un permesso di soggiorno come rifugiato politico o per protezione internazionale.

…pensiero al vento…
…cosa fa veramente la polizia libica, dalle tante testimonianze è diventato chiaro … MA PERCHE’ i nostri funzionari fingono di non sapere … E PERCHE’, anche i commissari europei, fanno come gli struzzi? … e riescono solo a “rapportare” le bellezze della “sabbia” in cui hanno nascosto la testa?

ULTIME NOTE DAL WEB …

Venduti per 30 denari
Secondo il documentario “Come un uomo sulla terra”, la polizia libica vende i migranti arrestati agli intermediari che li riporteranno sul Mediterraneo. Ogni prigioniero è venduto per 30 dinar (18 euro)

Terminal Sahara
“Ogni mese arrivavano i camion, ci caricavano sopra la gente e li portavano in mezzo al deserto ”. Migliaia di migranti e rifugiati ogni anno sono riaccompagnati alla frontiera meridionale libica, e abbandonati a se stessi in mezzo al Sahara

Prigionieri politici
Dal dicembre 2006, oltre 600 rifugiati politici eritrei arrestati sulla rotta per Lampedusa sono mantenuti in detenzione amministrativa nel carcere di Misratah, in Libia. In Europa avrebbero diritto all'asilo.

Resta da parlare dell’organizzazione europea FRONTIER … ma questo seguirà in un altro POST …