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mercoledì 27 marzo 2013

Ho imparato che si può sempre ricominciare ...

Non ha mai indossato una cravatta e dona circa il 90 per cento del suo stipendio a un programma di espansione delle abitazioni per i poveri, vivendo con 800 dollari al mese assieme alla moglie, Lucía Topolansky.

Ha una casetta nella periferia di Montevideo, collocata su un appezzamento di terra dove crescono i crisantemi in vendita nei mercati locali, senza persone di servizio e con due ufficiali che piantonano la casa parcheggiati in una strada sterrata.

Per arrivare nella sua dimora bisogna attraversare boschetti di alberi di limone, ha un Maggiolino parcheggiato nel garage e una Vespa con cui ha scioccato i parcheggiatori del Parlamento che lo videro arrivare quando fu eletto deputato nel 2004.


Erano gli anni del Broad Front, una coalizione di partiti di sinistra e di socialdemocratici più centristi, e Pepe fu nominato Ministro del bestiame, dell’agricoltura e della pesca.

Nel 2010 la svolta: eletto presidente dell’Uruguay ha intrapreso un cammino di riforme puntando i riflettori sui diritti civili e sui più poveri, con iniziative attente all’ambiente come l’incentivazione di eolico e biomassa.

Il Presidente che rilascia interviste preparando il mate offerto in una zucca, che cita spesso il filosofo Seneca per giustificare la scelta di rinunciare ai simboli del potere e della ricchezza e che racchiude il tutto in una frase: “Non sono povero. Ho un paio di cose, è vero, il minimo, ma voglio avere il tempo da dedicare alle cose che mi motivano”.

Il dibattito più acceso Pepe Mujica lo ha suscitato parlando di legalizzazione della marijuana e del suo monopolio affidato allo Stato, misura atta a frenare la microcriminalità e allo stesso tempo le grandi organizzazioni malavitose che speculano sul consumo della droga.

La battaglia di Pepe è chiara e decisa e passa per una nuova sfida: insegnare ai giovani il consumo della marijuana non attraverso il fumo ma utilizzandola con cibi come torte, ripieni, empanados o tisane o per condire mayonese e salse.

La campagna è stata lanciata in linea con gli inviti del presidente della Corte Suprema di Giustizia, Jorge Ruibal: registrare i consumatori di marijuana ma allo stesso tempo legalizzarla e distribuirla per far uscire i giovani dal mercato della criminalità organizzata.

Ed è proprio questo punto del programma, non gradito agli uruguaiani, a far avanzare la proposta da parte della ong olandese Drugs Peace Institute di conferire a Pepe Mujica il Premio Nobel per la Pace.

La produzione, distribuzione e commercializzazione della marijuana sarebbe un’alternativa al traffico di droga illegale che alimenta un mercato di droghe anche pesanti.

Secondo il presidente dell’Organizzazione, Frans Bronkhorst, “Mujica è il primo al mondo che ha proposto di mettere fine a questa guerra” attraverso un’iniziativa statale che, allo stesso tempo, porterebbe a una diminuzione netta dei crimini commessi dai minori per procurarsi la marijuana.

Ed il passato di Mujica come guerrigliero nei “Tupamaros” contro la dittatura?

“Ho imparato che si può sempre ricominciare”, ama ripetere il Presidente.

...pensiero al vento...
dopo i contrastanti e dibattuti conferimenti del Premio Nobel per la Pace a Obama e all’Europa, PERCHE' dovrebbe essere un problema?

sabato 12 gennaio 2013

Mujica, il Presidente dei CIttadini ...

La scelta del presidente dell’Uruguay: vivere con 800 euro al mese Roberto Pellegrino Non ha la scorta né un conto in banca, e per il fisco uruguaiano è un “nullatenente”. José Alberto Mujica Cordano è da due anni il presidente dell’Uruguay. Dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto 800 euro, e devolve il resto al Fondo Raúl Sendic, un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere del Paese. Dice: «questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno» 

Non possiede un conto in banca, né tantomeno ha una carta di credito nel suo portafoglio. Vive con poco più che 20mila pesos al mese (800 euro) e non ha bisogno di una scorta, benché José Alberto "Pepe" Mujica Cordano, classe 1934, ricopra da due anni l'alta carica di presidente della Repubblica dell'Uruguay.

Non è un alieno o un ricco ed eccentrico miliardario prestato alla politica. E non è nemmeno un esibizionista, Mujica, che poco reclamizza la sua austera condotta. È soltanto un esempio di buona politica che viene dal Sudamerica. Ogni mese dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto quegli 800 euro che in Uruguay equivalgono allo stipendio di un impiegato bancario. Il resto, il 90% dei suoi emolumenti, è devoluto al Fondo Raúl Sendic, un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere dell'Uruguay attraverso la costruzione di abitazioni con acqua e luce. Anche per questo e non solo per i suoi trascorsi, Pepe, come ama farsi chiamare dai premier stranieri in visita fino al fattorino, è amato e rispettato tanto quanto il nostro ex presidente Sandro Pertini con cui condivide il fatto di essere stato arrestato e imprigionato.

Ex guerrigliero ai tempi della dittatura di Jorge Pacheco Areco, Mujica fu leader della corrente di liberazione Tupamaros, organizzazione radicale marxista ispirata alla Revolución cubana. Nel nel marzo del 2010 ha stravinto le presidenziali con il Movimento de participación popular (Mpp). Fu un evento storico culminato con due settimane di festeggiamenti nella capitale di Montevideo. È descritto come un uomo per bene, la cui sete di vendetta non ha mai guidato le sue scelte politiche, nemmeno contro i suoi aguzzini che lo tennero in prigione per 15 anni nel terribile carcere di Punta Carretas, la Alcatraz del Cono Sur. 


Per il Fisco uruguaiano, Pepe Mujica è un nullatenente, il cui unico patrimonio è una vecchia Volkswagen Fusca di colore celeste (il nostro Maggiolino). Abita a Rincón del Cerro, nella periferia di Montevideo, in una fattoria tra cavalli, mucche e galline, proprietà della moglie, la senatrice Lucía Topolansky. E quando gli chiedono il motivo di tanta austerità e di questo stipendio da fame, lui non esita a rispondere: «Questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno». Fin dalla sua elezione Pepe Mujica ha chiesto di non avere una scorta e come un'auto presidenziale ha chiesto un'utilitaria, una Chevrolet Corsa che usa solo durante gli incontri ufficiali. La sua unica scorta è Manuela, una bastardina che lo segue ovunque anche tra i marmi del Palacio Legislativo.

I suoi aficionados, ancora lo ricordano da giovane: quando, dopo la caduta della dittatura militare, correva verso il parlamento sulla sua Vespa. E da titolare della più alta carica dello Stato, lo stile di vita di Pepe Mujica non è poi tanto cambiato. Ha una zazzera abbondante, grigia e spesso scompigliata, non indossa mai la cravatta e nelle foto ufficiali ha l'aria, più che di un presidente, di uno che si trova lì per caso accanto ad altri capi di Stato. Anche la sua pensione di senatore, da anni, la dona interamente in beneficenza. Niente sprechi, niente protocolli. Auto blu e parlamentari baby-pensionati «¡No pasarán!» mai in Uruguay, il secondo stato più piccolo del Sudamerica che si è ritagliato un ruolo importante in politica ed economia.


Oltre alla generosità, Pepe è anche ricordato per essere “il Presidente della porta accanto”. Si ferma sempre a parlare con i cittadini, saluta il salumiere e l'ortolano del suo quartiere, abbraccia i piccoli giocatori della squadra di calcio Huracán, che va a vedere ogni domenica. E la gente lo ama. Adora il suo modo di governare e lo segue anche in Spagna, unico Paese europeo che ha visitato dopo la sua elezione. Mercoledì, il presidente Pepe ha persino aperto le porte della sua residenza ufficiale ai senza tetto: ha disposto che una vasta area del Palacio Suarez y Reyes ospiti chi non ha niente. È questa l’idea di politica che ha Pepe.

...pensiero al vento...
Video da Youtube ...