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lunedì 21 gennaio 2013

di Mario Labile ...



Nell’anno millenovecentocinquantanove,
Fidel Castro,
ai cubani accorsi in massa
in piazza della Rivoluzione
gridò:
“Compagni, vi farò sognare!”.
I cubani,
rivoluzionari e no,
risposero in coro:
“Siiiiiiiiiiiiiiiii!”.
 

Nel duemiladodici,
dopo oltre dieci lustri,
il riformista Raúl Castro,
nella stessa piazza
stracotta di gente assonnata,
ripete la frase:
“Compagni vi farò sognare, ancora!”.
Silenzio, tombale.
Solo una voce scarna si leva,
si eleva
come fosse un Lazzaro resuscitato.
È quella del grande filosofo cubano,
autore del famoso aforisma:
“Hombre que trabaja, pierde tiempo precioso!”.

Il grande pensatore,
forse il più grande fra i grandi,
ormai canuto, incartapecorito,
pentito
strombazza il suo grido sfiatato,
che, seppure con un fil di voce,
risulta altisonante:
“Raúl, Raúl, non farci sognare
ancora.
Raúl, svegliaci!
Svegliaci!”.

lunedì 15 ottobre 2012

E poi la chiamano dittatura ...

Un voto praticamente segreto quello che si svolge a Cuba. Segreto nel senso che i giornali e le televisioni, ad esempio in Italia, non ne parlano proprio.

Il 21 ottobre a Cuba vanno a votare oltre 8 milioni di cubani per eleggere 168 Assemblee Municipali del Potere Popolare. 

Si sono svolte circa 51.000 riunioni di circoli elettorali, tra il 3 e il 29 settembre, per scegliere i candidati da delegare alle assemblee municipali, processo che ha incaricato più di 32 mila cittadini. 

Il Partito Comunista non propone candidati e non partecipa in alcun modo alle elezioni. 

Gli eletti non guadagnano più degli elettori per il fatto di diventare dei rappresentanti del loro quartiere o del loro paesino. 

La normativa elettorale esistente a Cuba dal 1992 stabilisce che fino al 50% dei deputati (per semplicità “i parlamentari”) devono essere membri delle assemblee municipali.

Una bella contraddizione per quei giornalisti che parlano di dittatura a Cuba. Meglio appunto far finta di nulla e sorvolare sulla forma reale di democrazia e di elezioni a Cuba.

...pensiero al vento...
e poi la chiamano dittatura !!!

sabato 22 settembre 2012

C’è la crisi, si emigra a Cuba!


Sono duemila al mese i disoccupati spagnoli che fuggono dall’Europa per raggiungere Cuba. Ma come non era un lager a cielo aperto? Ecco come il socialismo cubano attira nei tempi di crisi.

Ci raccontano, e lo fanno ormai da anni, che il capitalismo è bene e il socialismo è male. 

Una sorta di manicheismo che nasconde la realtà, ovvero che il capitalismo ha fallito, e la miseria e la disoccupazione che hanno travolto l’Europa sono li’ a dimostrarlo. L’Europa chiede sofferenza, austerity, e per cosa poi? Per tenere in piedi un sistema ingiusto, e salvare soprattutto la poltrona di banchieri, affaristi, speculatori ed evasori, che sono poi quelli che hanno causato materialmente la crisi. Non c’è da stupirsi quindi che i giovani europei decidano di abbandonare baracca e burattini per andare a vivere altrove. E, povero per povero, perchè non andare a vivere in un Paese dove essere poveri non è considerata una colpa?

Avranno pensato questo i circa duemila spagnoli che ogni mese si imbarcano per L’Havana, e anche chi scrive ci sta facendo un pensierino. Per quale motivo dover faticare, umiliarsi e farsi sfruttare in lavori stressanti, malpagati e frustranti quando altrove si può abbracciare un nuovo modo di vivere e di organizzare la realtà causa soprattutto della crisi economica, dell’altissima disoccupazione e dei tagli al welfare e ai sussidi, dal 2009 sono emigrati in totale quasi 350.000 spagnoli. 114.057 soltanto nei primi mesi di quest’anno, dei quali 83.763 sono emigrati verso il continente americano e 26.222 verso altri paesi europei. 
 
Tra coloro che sono rimasti in Europa gli emigranti hanno privilegiato la Francia (8.273), scegliendo poi la Gran Bretagna (4.780), la Germania (3.262) e la Svizzera (3.141). La maggioranza degli spagnoli prova la carta dell’Argentina, ma sono sempre di più quelli che si trasferiscono a Cuba, anche giovando della vicinanza lingustica.
 
In alcuni casi si tratta di cittadini spagnoli con origini cubane o latinoamericane, ma non nella maggior parte dei casi. Gli emigranti sono per lo più giovani con un’età compresa tra i 25 e i 35 anni, con un buon livello di formazione in molti casi anche specialistica e qualificata. E spesso single. 
 
...pensiero al vento...
Certo questo sarà un brutto colpo per i destri e sinistri scatenati contro Cuba, personaggi che istericamente blaterano contro la Repubblica cubana ignorando gli ottimi livelli raggiunti da Sanità e Istruzione. I dollari nella vita non sono tutto, anche essere gratificati per le proprie conoscenze può significare qualcosa per qualcuno, con buonapace del capitalismo che misura tutto con una sola parola: il profitto.
 

martedì 12 giugno 2012

Teofilo ... il pugile che avrebbe potuto battere Cassius Clay

Teofilo Stevenson, pugile cubano tre volte campione olimpico, è morto lunedì all'età di 60 anni, colpito da un attacco di cuore. 

IL CORDOGLIO - «Il movimento sportivo cubano è stato scosso oggi dalla scomparsa di uno dei più grandi di sempre», è stato il comunicato letto alla televisione cubana. Grazie al suo destro devastante, Stevenson ha vinto l'oro nei massimi in tre Olimpiadi consecutive, da Monaco 1972 a Mosca 1980, passando per Montreal 1976. «I Giochi olimpici di Monaco e Montreal sono i ricordi più dolci della mia vita, il momento migliore della mia carriera», aveva detto alcuni mesi fa in un'intervista diffusa dalla Ap. 





La sua fama e i suoi successi erano così grandi che molti appassionati speravano di vedere «lo scontro del secolo» con Muhammad Alì. Ma il governo di Cuba ha sempre insistito affinché Stevenson non perdesse il suo status di dilettante e Stevenson era totalmente d'accordo. Così il combattimento non ha mai avuto luogo. 


A fine carriera, Stevenson era diventato allenatore del programma di pugilato dilettantistico di Cuba e vice presidente della Federazione cubana di boxe.

...pensiero al vento...

Stevenson è stato un mito mondiale dello sport, uno dei più forti pesi massimi degli anni Settanta, di grande potenza e tecnica, considerato uno dei pochi in grado di poter affrontare ad armi pari Muhammad Alì, che come lui si era rivelato ai Giochi Olimpici.

Ma il combattimento non avvenne mai. Stevenson è sempre rimasto fedele agli ideali della rivoluzione castrista, non è mai diventato professionista ed ha rifiutato un'offerta allora straordinaria (5 milioni di dollari) di promoter che volevano farlo combattere appunto contro Muhammad Alì. 

La sua risposta all'offerta milionaria ne ha alimentato il mito: «Cosa é un milione di dollari in confronto all'amore di otto milioni di cubani?»

mercoledì 21 marzo 2012

Facciamo cambio ??

RICHIESTA DI CAMBIO PERSONA CON YOANI SANCHEZ
(blogger cubana. Per guadagnarsi da vivere traduce e fa la guida turistica. Nell’aprile del 2007 ha aperto il blog Generación Y, in cui parla, contestando, della vita di tutti i giorni a Cuba)

Ti do in cambio la mia italica libertà ...
sono romano e vivo a roma in via dell'archeologia, tor bella monaca quartiere futuristico delle città europee (prendi info)
ti lascio la mia casa con l'affitto a 400 euro mensili, ti do il mio posto al cantiere (in nero) e l'auto per arrivarci pacificamente tra il pacifico traffico romano, ti farai un giro nelle nostre ASL e parlerai cordialmente con la signorina allo sportello per prenotare (minimo 6 mesi) una lastra urgente, ti do il mio modello di libertà televisiva con il grande fratello e un posto come velina, andrai in ferie in agosto e mentre spero che non mi succeda qualche imprevisto alla macchina o peggio ammalarmi e comprarmi le medicine ...


cerco di sposarmi, ho 35 anni e non ho mai potuto sperare di sposarmi perché non ho mai avuto possibilità economiche per pensarci, qui in italia o hai i soldi o crepi
 
ti do in cambio di raul e fidel tutti ma tutti i nostri liberi politici democraticamente eletti e democraticamente infiltrati con mafie speculatori avvoltoi e guerrafondai, corrotti e malati di oro ..

avrai in cambio l'onore di avere il tuo esercito in giro per il mondo ammazzando civili per portare la pace,
 
avrai le libere cronache dei telegiornali di cui si parla di democratici morti sul lavoro uno al giorno di 50 morti alla settimana per incidenti fuori alle discoteche 
mentre gente non ha soldi per comprare un motore per andare a lavorare tifiamo del piero che prende milioni di euro al mese 

ti do la mia libertà perché tanto qui nella democratica italia dove la polizia uccide (stefano cucchi e tanti altri) la mafia uccide, il lavoro uccide, il divertimento uccide, il consumismo uccide

INSOMMA SE VUOI FARE TI DO IN CAMBIO LA MIA LIBERA IDENTITA' ITALIANA IN CAMBIO DI UN FAZZOLETTO DI TERRA CON UNA CAPANNA VICINO A PINAR DE RIO PER FARE IL CONTADINO E STARE LONTANO DALLA MIA DEMOCRAZIA IL PIU POSSIBILE ...

questo è perché io conosco bene cuba e il pianto da coccodrillo per molti cubani ...

...pensiero al vento...
da meditarci ... 

E .. un paio di foto .. da Pinar del Rio ...



giovedì 3 novembre 2011

...Soy Cuba...


Alcune foto dalla mostra Soy Cuba del fotografo Giancarlo Ceraudo, tenutasi ad Ivrea dallo scorso 21 al 30 Ottobre.


Ed ecco alcuni commenti alla mostra:

Cuba non è più quella di una volta; a 52 anni dalla revoluciòn, il paese sembra sul punto di entrare a tutti gli effetti nel mondo capitalista. Ma il fascino dell’utopia castrista è duro a morire, e sopravvive ancora negli angoli meno battuti dai turisti. Il fotografo Giancarlo Ceraudo si muove in queste nicchie di resistenza, afferrando istantanee di un passato che scappa veloce, ma anche, inevitabilmente, il volto del cambiamento in atto. L’essenza dell’anima cubana che non può dimenticare mezzo secolo di storia si manifesta con forza nelle fotografie di Soy Cuba, soprattutto nei volti delle persone, del popolo dell’isola caraibica. Cuba sono loro.

“Fidel e Che Guevara esistono ancora, anche se Cuba sta cambiando. Giancarlo Ceraudo, fotografo Noor, racconta e documenta questa trasformazione, con la nostalgia del passato e la curiosità verso il futuro. Muovendosi tra angoli di città dimenticati dai muri screpolati, auto d'epoca arrugginite e spiagge meta di turismo internazionale, scatta la Cuba di oggi così com'è.“

"Soy Cuba regala uno spaccato prezioso di un luogo unico al mondo destinato a scomparire entro breve. L'essenza dell'anima cubana si manifesta con forza in "Soy Cuba", soprattutto nei volti delle persone, del popolo dell'isola caraibica.

…pensiero al vento…
Ho fatto qualche ricerca … e ho scoperto che Soy Cuba è un film del 1964 diretto da Mikhail Kalatozov.

Il titolo (in italiano Io sono Cuba) allude all’intento del film di rappresentare e interpretare l’animo cubano della fine degli anni cinquanta, innalzandosi a portabandiera della rivoluzione. È ritenuto da molti un film strepitoso, capace di influenzare la poetica dei registi che ne entrano in contatto; alcune sue scene sono considerate tra le più belle mai girate. E in effetti ciò che a tratti sconvolge è la sua altissima qualità tecnica, a cominciare dalla fotografia di Sergej Uruševskij e la complessità dei movimenti di macchina, ottenuti spesso con vere e proprie acrobazie della cinepresa. È certamente un film di poesia.

Diviso in un prologo e quattro episodi, il film affronta le miserie della popolazione cubana e la sua voglia di riscatto dal regime di Batista, scegliendo un registro che spesso tocca il melodrammatico.
  • Il prologo è di carattere lirico e consiste in un lungo piano sequenza. La macchina da presa segue una rudimentale barca che scorre su un fiume e una voce narrante ripete il ridondante "Soy Cuba..."
  • Il primo episodio tratta della Cuba pre-rivoluzionaria, una Cuba del divertimento mondano, misto di jazz, alcool e stupende ragazze. In particolare Maria, costretta dalla fame e dalla miseria a concedersi a ricchi ospiti americani.
  • Il secondo episodio ha come oggetto la furia disperata di un povero contadino, Pedro, che subisce un pesante sopruso da parte del potere e colto da un raptus allucinatorio brucia tutta la piantagione di canne da zucchero.
  • Il terzo episodio è dedicato alle sommosse dei giovani studenti, soffermandosi in particolare su Enrique, sulla sua incapacità di uccidere, sulla sua morte durante la rivolta.
  • Il quarto episodio racconta la lotta armata sulle montagne e la presa di coscienza della necessità di ricorrere alle armi. Mariano, che vive nella Sierra Maestra con la sua poverissima famiglia, si convince ad imbracciare il fucile e a combattere.
I primi due episodi mettono quindi sotto accusa la tirannia del vecchio regime, mentre gli ultimi due celebrano con toni eroici e drammatici la lotta dei rivoluzionari.

ED ECCO il link per scaricare il film (in tre parti) … 

sabato 24 settembre 2011

...ci sono autisti e autisti...

Tante polemiche in queste settimane ... sulle cattive abitudini degli autisti dei bus urbani ...

E CHE ci volete fare? ... la nostra informazione malata ... ha bisogno di serial-news ...

E COSI ... ora tocca agli autisti ... dopo nell'ordine : 

i pittbull che azzannavano i bambini ... (dove sono finiti? .. si è estinta la specie?)

i teppisti che lanciavano i sassi dai ponti dell'autostrada ... (dove sono finiti? ... li hanno arrestati tutti?)

i Minzolini/Fede/Vespa/Ferrara e quant'altri servi di Silvio ... (questi (ahimè) non sono ancora "finiti") ...

ECCO, l'ultimo video ... propagandato da Repubblica.it ... Roma: l'autista ferma il bus per prelevare al bancomat:




...pensiero al vento...
CI SONO autisti ... e autisti ... MA ANCHE (per fortuna) mondi e mondi ... diversi !!!

RIPESCO il post ... del 21 Maggio 2010 ...GPS E BUS URBANI... (da leggere ...)

martedì 2 agosto 2011

..."Che" guerriglia - il film...

"CHE" GUERRIGLIA - IL FILM:
Dopo la rivoluzione cubana, il Che è all'apice della sua fama e del suo potere. Poi improvvisamente sparisce, e ricompare in incognito in Bolivia, dove organizza un piccolo gruppo di compagni cubani e reclute boliviane destinati a dare inizio alla grande rivoluzione latino-americana. Quella della campagna boliviana del Che è una storia di tenacia, sacrificio e idealismo - è il racconto della sconfitta di una guerra di guerriglia che alla fine lo condurrà alla morte. Ripercorrendo la sua storia, riusciamo a capire come il Che sia rimasto un simbolo dell'idealismo e dell'eroismo, ancora vivo nei cuori della gente di tutto il mondo.

Il prologo è nel discorso di Fidel Castro al Comitato Centrale del Partito Comunista Cubano

Cuba, 3 Ottobre 1965

Se a qualcuno vanno attribuiti tutti i meriti e le virtù necessarie al grado più alto, questo qualcuno è il Che. Egli tuttavia non figura tra i membri del nostro Comitato Centrale e questo lo si può spiegare leggendo una lettera che ho qui … scritta di suo pugno … del Compagno Ernesto Guevara e che da se medesima si spiega. E dice così:

Havana, anno dell’agricoltura

Fidel,
mi ricordo in queste ore di molte cose, di quando ti conobbi in casa di Maria Antonia, di quando mi proponesti di venire con voi, di tutta la tensione dei nostri preparativi.
Un giorno si presentò qualcuno chiedendo chi si dovesse avvertire in caso di morte e la possibilità reale che accadesse colpì noi tutti. Più tardi scoprimmo che era così, che in una Rivoluzione si trionfa o si muore … se è una vera Rivoluzione.
Sento di aver compiuto la parte del mio dovere che mi legava alla Rivoluzione Cubana nel suo territorio e mi congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo … che ora è anche il mio.
Faccio formale rinuncia dei miei incarichi nella Direzione del Partito, del mio posto di Ministro, del mio grado di Comandante e della mia condizione di cubano.
Altre terre del mondo reclamano i miei modesti sforzi. Io posso fare quello che a te è negato per le responsabilità che hai al comando di Cuba ed è giunta l’ora di separarci.
Se la mia ultima ora arriverà sotto altri cieli il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo e specialmente per te.

DUE BREVI COLLOQUI … DAL FILM:

PRIMO COLLOQUIO: il Che parla ai suoi compagni di guerriglia … nella giungla boliviana:

Presto, non so quando ma presto, affronteremo il nemico.
I nostri contatti con l’esterno saranno minimi.
Alcuni di noi moriranno, ed è triste vedere i tuoi compagni morire perché le tue risorse sono limitate e non li puoi aiutare.
Il cibo sarà scarso, a volte potremmo non avere niente da mangiare. E se questo ancora non  bastasse dovremmo sopportare l’inclemenza del clima.
E alla fine saremmo quasi dei rifiuti umani.
Questo è tutto quello che vi posso promettere. Pensateci bene. Siete ancora in tempo per tornare alle vostre case, dopo sarà troppo tardi.
Per finire, voglio ripetere quello che ho già detto … IO STO QUI, E PER FARMI ANDARE VIA DA QUI MI DOVRANNO UCCIDERE, IO SARO’ AL FIANCO DI QUELLI CHE RESTERANNO … FINO ALLA VITTORIA !!


SECONDO COLLOQUIO: tra il Che, ormai prigioniero e prossimo all’esecuzione, e uno dei soldati suo carceriere ... dopo che, per un affronto con un altro soldato, per ritorsione gli erano stati affiancati nella stessa cella i cadaveri di due suoi compagni, tenuti lì per un giorno intero.

SOLDATO: Questo non si fa … non si fa con i morti.

SOLDATO: Vuole fumare?
CHE: SI. Grazie

SOLDATO: Com’è Cuba?
CHE: Cuba sta progredendo

SOLDATO: C’è la religione là?
CHE: SI, ci sono “le” religioni.

SOLDATO: Mi avevano detto che i comunisti non credono in Dio.
CHE: Beh, a Cuba non c’è una religione ufficiale, ma molta gente crede in Dio

SOLDATO: Lei non crede in niente?
CHE: SI, io credo nell’uomo. Sei sposato?

SOLDATO: NO NO, e lei?
CHE: SI

SOLDATO: Ha figli?
CHE: Ne ho cinque, tre femmine e due maschi

SOLDATO: Un altro tiro?
CHE: SI … Come ti chiami?

SOLDATO: Eduardo
CHE: Slegami Eduardo

E quello, uscendo in tutta fretta dalla cella, va a sedersi e confidarsi col suo compagno di guardia:

SOLDATO: Lo sai, quello mi ha chiesto di slegarlo
SOLDATO2: Come?

SOLDATO: Mi hai sentito, mi ha chiesto di slegarlo
SOLDATO2: Ma sei matto! … ci fucilano tutti due.

SOLDATO: Io non ci torno lì dentro. Vacci tu …


…pensiero al vento…
Dedicato a tutti quelli che “vogliono cambiare tutto” … affinchè nulla cambi !!!


martedì 10 maggio 2011

...cuba: viaggi all'estero e investitori stranieri...

Per la prima volta dopo oltre 50 anni saranno autorizzati i viaggi all'estero per turismo?

Il governo sta valutando la possibilità di "permettere ai residenti cubani di lasciare il Paese e viaggiare come turisti", si legge in una delle 313 riforme economiche proposte dal VI congresso del Partito Comunista di Cuba (Pcc) ad Aprile.

Il documento che dà conto di quelle proposte, pubblicato oggi, non fornisce dettagli sulle procedure di autorizzazione, ma ufficializza i primi cambiamenti già anticipati dal presidente 2 Raul Castro.

Attualmente per uscire dal Paese i cubani devono presentare una richiesta a pagamento di 150 dollari, che può tuttavia essere respinta.

I viaggi all'estero vengono limitati a 30 giorni e le spese per l'autorizzazione ammontano a circa 400 dollari. Una sintesi di 48 pagine del testo relativo alle "Linee sulla politica economica e sociale del Partito e la Rivoluzione" è in vendita da oggi nelle edicole dell'Avana e delle altre maggiori città.

Dal documento del congresso del Pcc emerge anche l'intenzione di favorire gli "investimenti esteri", anche al fine di aumentare l'occupazione. E' necessario puntare "agli investimenti esteri al fine di assicurare una serie di obiettivi, quali l'accesso alle tecnologie di punta, la diversificazione e allargamento dei mercati di esportazione e la sostituzione delle importazioni", sottolinea il punto 97. Tali investimenti, precisa il testo, devono inoltre assicurare lo sviluppo di "nuovi posti di lavoro".

...pensiero al vento...
150 euro equivale a 10 mesi di stipendio medio ... il cambiamento è ancora solo una promessa ... difficile parlare di una svolta ... AVRA' sicuramente più impatti l'apertura a investitori stranieri ...



martedì 19 aprile 2011

...nuova Revolution Cubana?...

La rivoluzione a Cuba è finita?

NO .. NO, inizia ora. ECCO i fatti:

Dopo 52 anni di potere, Fidel Castro ha detto ufficialmente addio al Partito Comunista Cubano (Pcc), chiedendo di non fare parte del nuovo Comitato centrale.

Dal 2008, di fatto, il lider maximo era spettatore nella vita politica del Paese, insieme alla Corea del Nord ultimo baluardo dell'economia socialista: dopo aver lasciato la carica di presidente al fratello Raul per gravi problemi di salute, però, il dittatore aveva mantenuto il prestigio, tutto cubano, del padre nobile della Nazione.

Ma adesso, evidentemente, giunto a quasi 85 anni, l'ex braccio destro di Che Guevara s'è stancato di portare il vessillo della revolucciòn.

"Credo di aver ricevuto ormai abbastanza onori - ha scritto in un articolo -. Non avevo mai pensato di vivere cosi a lungo". Raul "sapeva che io non avrei accettato alcun incarico nel partito, era stato lui a continuare a chiamarmi primo segretario e Comandante in capo, cariche che io ho delegato quando mi sono ammalato" nel 2006.

Con l'addio al partito è anche tempo di bilanci: "Sono stato quasi costretto a diventare primo ministro nei primi mesi del 1959" e "non mi sono mai preoccupato su quanto tempo sarei rimasto" al potere. Di questo, molti cubani se n'erano già accorti senza doverlo leggere.

L'AVANA RESPIRA - Che l'aria a L'Avana stia cambiando si capisce anche dall'apertura, mai tanto palese, di Raul Castro all'economia liberista.

Il Congresso del Pcc ha infatti approvato le riforme economiche proposte dal presidente con l'obiettivo di "rinnovare" l'economia socialista del paese.

E rinnovare, in una dittatura, significa dare l'ultimo colpo di piccone. I mille delegati hanno approvato all'unanimità il pacchetto che mira ad aumentare la produttività di Cuba e rilanciare l'economia.

Si prevede un'accelerazione nell'apertura all'iniziativa privata già avviata negli ultimi anni nello stato comunista: finora 130mila contadini hanno ricevuto appezzamenti di terra e sono state concesse 171mila licenze per l'apertura di piccole imprese.

Il governo cubano prevede che per il 2015 1,8 milioni di cubani - su un totale di 5 milioni di forza lavoro - saranno impegnati nel settore privato.

...pensiero al vento...
di sicuro ... comincia una nuova Revolution Cubana ... in bocca al lupo e ... ATTENTI AGLI SBARCHI DI YANKEES !!!

sabato 5 marzo 2011

...adios Alberto...

"Quella motocicletta ci ha permesso di andarcene in fretta. Dalla famiglia, dagli amici, dalle fidanzate. Volevamo conoscere il mondo, avere un contatto con i popoli. Ma poi ci siamo resi conto che il mondo è grande, e quel che volevamo fare era un po' troppo. E siamo rimasti in America Latina".

E' cominciato così un viaggio che sarebbe diventato leggendario, ma chi poteva ricordarlo da protagonista non c'è più: è morto a Cuba Alberto Granado, il compagno di Ernesto Guevara nel celebre viaggio in moto attraverso il quale i due amici, all'inizio degli anni Cinquanta, entrambi studenti universitari cominciarono, senza saperlo, la costruzione di un mito.

Granado aveva 88 anni.

Nato nel 1922 a Cordoba in Argentina, laureato in Farmacologia e Scienze naturali, viveva dal 1961 a Cuba dove aveva fondato la Scuola medica di Santiago.

Abitava in una casa del quartiere Miramar, all'Avana, con la moglie Delia.

Gioviale, simpatico, alter ego dissacrante del Che, di Granado resta il ritratto cinematografico tracciato nel film I diari della motocicletta di Walter Salles (Oscar nel 2005), oltre che nel documentario In viaggio con il Che di Gianni Minà.

Fu proprio Granado ad annotare nei diari i dettagli di una straordinaria avventura che diventò anche una solida amicizia. In sella a quella Norton del 1939 ribattezzata "La poderosa".

"Non mi ha mai dimenticato e io non ha dimenticato lui", disse in un'intervista del 2005 alla Bbc.

Granado era stato spesso in Italia e aveva rilasciato numerose interviste. In cui ricordava volentieri l'avventura che cambiò le loro vite. "Prima volevamo conoscere tutto il mondo, dopo volevamo cambiarlo."

...pensiero al vento...
Un giorno il Che disse di lui: "è stato l'uomo di cui avremmo bisogno anche ora per creare un mondo migliore. Era molto esigente con se stesso. Il maggior difetto che aveva era quello di avere troppe virtù".

...dati UNICEF...

IN ATTESA che i McDonalds sbarchino ad Havana ... E COSI tutti i detrattori saranno finalmente accontentati !! ... ECCO UN RECENTE RAPPORTO DELL'UNICEF ...

L’UNICEF conferma che Cuba è l’unico paese dell’America Latina e dei Caraibi che ha eliminato la malnutrizione infantile.


L’esistenza nel mondo in via di sviluppo di 146 milioni di bambini con meno di 5 anni sotto peso, contrasta con la realtà dei bambini cubani, riconosciuti a livello internazionale per essere estranei a questa piaga sociale.


Queste preoccupanti cifre appaiono in un recente rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF).


Secondo il documento, le percentuali di bambini sotto peso sono del 28% nell’Africa Subsahariana, 17% in Medio Oriente ed Africa del Nord, 15% nell’Asia Orientale e nel Pacifico, e 7% in America Latina e nei Caraibi. La tabella è completata dall’Europa Centrale e dell’Est, con il 5%, ed altri paesi in via di sviluppo, con il 27%.


Cuba non ha questi problemi, è l’unico paese dell’America Latina e dei Caraibi che ha eliminato la denutrizione infantile grave, grazie agli sforzi del Governo castrista per migliorare l’alimentazione del popolo, specialmente quelli dei gruppi più a rischio.


Le crude realtà del mondo mostrano che 852 milioni di persone soffrono di fame e che 53 milioni di esse vivono in America Latina. Solo in Messico ci sono 5.250.000 persone denutrite e ad Haiti 3.800.00, mentre in tutto il pianeta muoiono di fame ogni anno più di 5 milioni di bambini.


Secondo le stime delle Nazioni Unite, non sarebbe molto costoso assicurare salute e nutrizione di base per tutti gli abitanti del Terzo Mondo; basterebbero, per raggiungere questa meta, 13 mila milioni di dollari annuali in più a quanto si stanzia ora, una cifra a cui non si è mai arrivati e che è esigua in rapporto con i 100.000 milioni che ogni anno vengono destinati a pubblicità commerciale, 400.000 milioni in sostanze stupefacenti, o persino gli 8.000 milioni che si spendono in cosmetici negli USA.

Per la soddisfazione di Cuba, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha anche riconosciuto che questa è la nazione con i migliori progressi compiuti nell’America latina nella lotta contro la denutrizione.


Lo stato cubano garantisce un cesto di base di alimenti che permette la nutrizione della sua popolazione — almeno ai livelli di base– mediante la rete di distribuzione dei prodotti a norma.


Allo stesso modo, si realizzano riaggiustamenti economici e servizi locali per migliorare l’alimentazione del popolo cubano ed attenuare il deficit alimentare.


In special modo si mantiene una costante vigilanza sull’allevamento dei bambini, delle bambine e delle adolescenti. Dai primi giorni di vita dei neonati gli incalcolabili benefici dell’allattamento materno giustificano tutti gli sforzi realizzati a Cuba a favore della salute e dello sviluppo della propria infanzia.


Attualmente il 99% dei nuovi nati escono dalle maternità con allattamento materno esclusivo, superiore all’obiettivo proposto, che è del 95%, secondo dati ufficiali, nei quali si riferisce che tutte le province del paese raggiungono questa meta.


A dispetto delle difficili condizioni economiche attraversate dall’isola, si è scrupolosi riguardo l’alimentazione e la nutrizione degli infanti mediante la consegna quotidiana di un litro di latte fluido a tutti i bambini da zero a sette anni di età. A ciò si somma la consegna di altri alimenti, per esempio composte, succhi e pietanze che, secondo le disponibilità economiche del paese, si distribuiscono in modo egualitario alle piccole classi di età dell’infanzia. Fino ai 13 anni di età si da la priorità alla distribuzione sussidiata di prodotti complementari come lo yogurt di soia e in situazioni di calamità naturale si protegge i piccoli mediante la consegna gratuita di alimenti di prima necessità .


I bambini frequentanti Circoli Infantili (asili nido) o scuole elementari ricevono, inoltre, il beneficio del continuo sforzo per migliorare la loro alimentazione in quanto a componenti dietetici lattei e proteinici.


Con l’appoggio della produzione agricola — anche in condizioni di profonda siccità– e una maggiore importazione di alimenti, si riesce ad arrivare ad un consumo al di sopra delle norme stabilite dalla FAO. A Cuba questo indicatore non corrisponde all’espediente fittizio di sommare il consumo alimentare dei ricchi e dei poveri. In più, il consumo sociale include la merenda scolastica che si distribuisce gratuitamente a 100.000 studenti ed operatori dell’istruzione.


In questo elenco sono contemplate le donne incinte, le madri che allattano, gli anziani e i disabili, il supplemento alimentare per piccoli sotto peso e sotto altezza, e la somministrazione di alimenti ai municipi di Pinar del Ro, l’Avana e l’isola della Juventud. Queste voci furono messe sotto pressione lo scorso anno per via degli uragani, mentre le province di Holgu’n, Las Tunas, e cinque municipi di Camaguey soffrono attualmente la siccità. In questo impegno collabora il Programma Alimentare Mondiale (PAM), che contribuisce al miglioramento dello stato nutrizionale della popolazione più vulnerabile nella regione orientale, da cui ne traggono beneficio più di 631.000 persone.


La cooperazione tra PAM e Cuba data dal 1963, quando questa agenzia offrì assistenza immediata alle vittime dell’uragano Flora. Fino ad oggi, ha realizzato nel paese cinque progetti e 14 operazioni di emergenza. Recentemente, Cuba è passata da paese ricevente a paese donatore. Il tema della denutrizione riveste grande importanza nella campagna dell’ONU per raggiungere nel 2015 le Mete di Sviluppo del Millennio, adottate nel vertice dei capi di stato e di governo tenutosi nel 2000, e che hanno tra i loro obiettivi eliminare l’estrema povertà e la fame. Ma i cubani affermano che queste mete non tolgono il sonno a nessuno, la stessa ONU pone il paese all’avanguardia del superamento di tali sfide in materia di sviluppo umano. 

Nonostante le serie limitazioni per un blocco economico, commerciale, e finanziario imposto dagli Stati Uniti 40 anni fa, Cuba non mostra indici disperati o allarmanti di denutrizione infantile. 

...pensiero al vento...
Nessuno dei 146 milioni di bambini, con meno di 5 anni sotto peso, che oggi vivono nel mondo è cubano

venerdì 18 febbraio 2011

...Fabio Di Celmo...

Cuba negli anni settanta stava rischiando il collasso a causa di una epidemia che faceva ammalare gli alberi di agrumi. D’altronde era strozzata dall’embargo imposto dagli USA, e come si sa è un metodo vile e criminale perchè impoverisce e decima la popolazione. Peggio di una guerra.

Il settore dell’agricoltura era importante per poter resistere all’impoverimento e non si riusciva a capire quale fosse la causa di questa epidemia.

Ma accadde un fatto. Per puro caso, un contadino abbatté con una provvidenziale scoppiettata un piccione viaggiatore. E notò che portava legata ad una zampetta, una capsula di alluminio: conteneva della bambagia macchiata di giallo.

Grazie ad un ricercatore particolarmente sospettoso si poté sventare il piano. Si scoprì che la CIA, tramite i piccioni viaggiatori, faceva liberare nei campi un batterio molto particolare che faceva ammalare le piante.

C’è da chiedersi chissà quante volte siano state diffuse,ad opera degli Americani, epidemie del genere, di cui poi si è perso ogni controllo.

Vere e proprie armi batteriologiche per colpire un Paese considerato a loro ostile.

Preciso che qui non si tratta di difendere o meno l’operato di Fidel Castro ma quello di rendere giustizia ad un popolo che non merita di essere messo in pericolo nel nome della cosiddetta “libertà”!

Ma dalle bombe batteriologiche, se non bastano, si passano da quelle al tritolo. Anche l’Italia d’altronde non si è dimostrata immune alle stragi con l’ausilio della “mano straniera” d’oltre oceano.

Siamo nell’anno 1997 e Cuba, sempre affranta dall’embargo, riusciva a reggersi grazie soprattutto agli ingenti investimenti nel settore turistico. D’altronde non c’era nemmeno più l’Unione Sovietica che sottobanco allacciava relazioni commerciali.

E fu l’anno nella quale anche Cuba dovette conoscere la cosiddetta “Strategia della Tensione”. Anche se ben diversa la finalità di questa strategia, abbiamo sempre elementi che non mancano mai.

Gli ingredienti sono identici: infiltrati, bombe, CIA e servizi interni deviati e sigle di terroristi nostrani.

Iniziarono una raffica di attentati nei maggiori alberghi dell’Avana. 

La finalità era evidente: portare al collasso l’economia Cubana, quindi creando insofferenza da parte della popolazione in maniera tale da rovesciare il governo di Fidel Castro.

In quel periodo c’era un giovane imprenditore italiano di nome Fabio Di Celmo. Giunse a Cuba, assieme al padre nel 1993, per un attività di forniture alberghiere.

E da quel giorno non abbandonò mai l’isola.

Il quattro settembre del 1997 era nel bar dell’Hotel Copacabana per bere un caffè quando, all’improvviso, scoppiò una bomba che distrusse tutto e il ragazzo morì dilaniato dal tritolo.

Grazie all’inteso lavoro dell’intellingence cubano, si scoprì che gli attentati furono ad opera di cubani esuli a Miami, ma finanziati dal governo Statunitense. I

n particolare si scoprì chi fosse l’attentatore che uccise Di Celmo: era un salvadoregno di nome Raul Cruz Lèon. Egli in seguito rivelò che era stato reclutato dal famigerato esule cubano Luis Posada Carriles.

Un uomo al servizio della Cia ove partecipò a numerose operazioni contro molti paesi dell’America Latina. Fu uno di quelli che addestravano gruppi paramilitari ad uccidere e torturare la gente che appoggiava governi o gruppi di sinistra. Ma è anche poco conosciuto per aver fatto parte attiva nella costruzione della famigerata struttura Gladio.

Carriles attualmente vive ben protetto negli USA e non sta scontando nulla e per l’uccisione dell’italiano Di Celmo non fu estradato. L’Italia vergognosamente nemmeno la richiede.

Negli USA invece sono a marcire in galera, e tra l’altro dentro le famigerate botole che sono una vera e propria tortura quotidiana, cinque cubani dei servizi segreti castristi. Ingiustamente detenuti avendo la solo colpa di scoprire da dove provenissero i terroristi.

...pensiero al vento...
Questo articolo l’ho scritto per non dimenticare delle bombe batteriologiche , delle bombe vere e proprie e della morte di questo ragazzo Italiano troppo presto dimenticato.
Ogni anno a Cuba, per non dimenticare, si svolge un torneo di calcio intitolato a Fabio Di Celmo e viene inaugurato dal padre Giustino che ancora reclama una Giustizia che probabilmente gli USA non la concederanno mai.

ALCUNE MIE FOTO ... dal Vedado (2010) ... ristorante italiano dedicato a Fabio ...

martedì 11 gennaio 2011

...Wikileaks, USA e opposizione cubana...


L’opposizione cubana è divisa, dominata da personalismi, persone che hanno come principale scopo ottenere denaro da noi più che programmare il dopo-Castro. Se vogliamo rovesciare Cuba rivoluzionaria con questa gente non otterremo nulla e dovremmo piuttosto cercare qualcuno all’interno del governo

Chi scrive queste sconsolate righe, che qualunque osservatore serio di cose cubane sottoscriverebbe, ma che non troverete mai pubblicate nei grandi media critici rispetto alla Rivoluzione Cubana, è il massimo responsabile di cose cubane del governo statunitense, Jonathan D. Farrar, capo della Sezione di interessi statunitensi a L’Avana

Per quanto spiacevole possa essere, Farrar lo ha messo nero su bianco in un rapporto del 15 aprile 2009, reso pubblico da Wikileaks: i dissidenti finanziati da quel governo non rappresentano i cubani.
 
Non è la prima volta che viene rivelato il doppio discorso del governo degli Stati Uniti rispetto ai dissidenti cubani e la scarsa considerazione che quel governo ha di questi ultimi pur appoggiandoli.

Nel 2008 il Congresso degli Stati Uniti ammise che la maggior parte dei fondi destinati all’opposizione cubana non arrivava mai nell’isola ma si incagliava in mille rivoli della comunità residente a Miami

Oggi, grazie a Wikileaks, si dimostra che il governo cubano non ha tutti i torti quando definisce “mercenari” i dissidenti che girano intorno agli uffici diplomatici statunitensi e da questa accettano denaro e che ha, sempre secondo Farrer, gioco facile il governo cubano a infiltrare tali gruppi ed esaltarne le contraddizioni.

Farrar scrive con un certo disprezzo che i
dissidenti sono personaggi tra i 50 e i 60, di scarsissimo seguito nell’isola, e di nessuna presa tra i giovani. Più che nel paese sono conosciuti nelle ambasciate e dai corrispondenti della stampa estera, che poi li trasformano in stelle internazionali

Nonostante ciò Farrar consiglia comunque di continuare ad appoggiare personaggi che lui stesso considera di poco o nessun credito. Per Farrar ci sarebbero tra i giovani, soprattutto nell’ambiente artistico e nell’ambiente Internet, focolai di ribellione e critica al sistema ma tali ambienti, lascia capire tra le righe il diplomatico, da una parte sono controllati e dall’altra non si prestano alle infiltrazioni.

Quello che Wikileaks rivela è che i dissidenti ufficialmente vengono appoggiati, consigliati, coccolati, finanziati con milioni di dollari e ne viene sapientemente costruita l’immagine internazionale di eroi impavidi nella lotta per la democrazia

Ufficiosamente però il punto di vista di chi nel governo degli Stati Uniti i dissidenti cubani contatta, conosce, seleziona e finanzia non si discosta dal punto di vista del governo cubano e di saggi come “Los disidentes” di Rosa Miriam Elizalde. Le rivelazioni di quel saggio, che si basavano sulle testimonianze degli infiltrati dei servizi cubani tra i dissidenti stessi, furono bollate per anni come calunnie di regime. 

Adesso sappiamo che non solo non erano tali ma che il punto di vista di quel libro, sostanzialmente la visione ufficiale del governo cubano sul tema spinoso dell’opposizione, coincide strettamente con quanto dei dissidenti pensano quelli che li manovrano dalla Sezione d’Interessi del governo statunitense sul Malecón dell’Avana.
 
...pensiero al vento...
Wikileaks insomma sta rimettendo le cose a posto tra realtà e vulgata propagandata dal sistema mediatico. I documenti diffusi finora hanno confermato che gli Stati Uniti hanno attivamente lavorato per demonizzare la figura del presidente venezuelano Hugo Chávez ben oltre suoi eventuali demeriti. Inoltre quello stesso governo che sosteneva pubblicamente che in Honduras non ci fosse mai stato un golpe, in privato ammetteva che quello che appoggiava era un governo golpista. Adesso arrivano queste tristi rivelazioni sui dissidenti cubani che denudano le menzogne del governo statunitense e dei media mainstream. Non ci stupisce che entrambi trattino Wikileaks come fosse Al Qaeda.