mercoledì 30 marzo 2011

...la fine dei blog?...

Il tema della fine dei blog è vecchio quasi come i blog ma oggi, evidentemente, ha alcuni argomenti a proprio vantaggio davvero difficili da controbattere, il più importante dei quali è quello dello spostamento di un numero enorme di discussioni verso facebook (ed in misura minore verso altri social network come Twitter o Friendfeed).

Del resto se avere un blog qualche anno fa significava sostanzialmente dimostrare una presenza di rete, oggi tale attitudine, lungi dall’essersi esaurita, riguarda un numero sempre maggiore di persone ma si è spostata verso differenti architetture.

Una parte consistente della fine dei blog allude alla fine delle discussioni nei commenti dei blog e questa non sono sicuro sia una buona notizia.

I social network sono liquidi per definizione e i commenti contenuti al di sotto di un post sono oggi polverizzati dentro piattaforme differenti, difficili da tracciare e spesso incapaci per tali ragioni di aggiungere un valore complessivo ai post stessi.

In termini di “conservazione del senso” una simile evoluzione verso le reti sociali ha fatto grandi danni.

L’autore perde buona parte del controllo delle discussioni a margine dei suoi scritti (e questo non e’ necessariamente una cattiva notizia) ma svapora al contempo ogni forma di archiviazione del pensiero collettivo: le parole stesse di chi commenta perdono spessore, il tono e l’attenzione di commenti e concetti che affidiamo alla “statusfera” subisce una inevitabile minimizzazione visto che il luogo del cazzeggio e quello della critica ragionata si uniscono e si confondono.

...pensiero al vento...
è mia abitudine pubblicare i post di questo blog anche su facebook, e così di riportare qui i commenti che ricevo dagli amici facebook.

Preferisco il blog per tutto quanto si dice nell'articolo che ho riportato, ma anche perchè con facebook non ho nessuna archiviazione e storia degli articoli ... E' QUESTO il vantaggio maggiore dei Blog e, FORSE, quello che spaventa di più ... ieri come oggi !!!

giovedì 17 marzo 2011

…ma cosa ci unisce?...

Tutti pronti … per un giorno a sentirsi più “italiani” …

Nell'anno del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia è assordate e insopportabile il silenzio delle celebrazioni su uno degli aspetti tanto oscuri quanto fondanti della nostra storia comune: le criminalità organizzate. Dalle repressioni contro le lotte contadine alla strage di Portella della Ginestra, fino agli omicidi commissionati dalla politica di militanti, giornalisti, e servitori dello Stato, il nostro è un paese che si è consolidato anche tramite il sangue versato per mano delle mafie.


LE MAFIE CI UNISCONO … Fratelli d'Italia, sì, ma in nome delle mafie.


E’ questo l’allarme lanciato dall’associazione “daSud onlus” in questo 150° anniversario dell’Unità d’Italia


Il messaggio della campagna è unico, molto semplice e diretto: le mafie sono un elemento strutturale di questo Paese, da Nord a Sud. Nessuno può sentirsi escluso, nessuno può pensare di non avere responsabilità. Fingere che le mafie non ci siano, non è risolvere il problema.

L’associazione daSud ha lanciato sul web, nelle città, nei locali pubblici otto manifesti per lanciare otto provocazioni sui grandi temi del nostro Paese e mettere in discussione le (apparenti) certezze su cui è costruita la vita pubblica di una nazione in crisi che non si accorge (o finge) della pervasività delle mafie nel suo sistema economico, politico, sociale.


…pensiero al vento…


Molto belli … per la sintesi … messaggi …


L’Italia nasce nel 1861 e con essa viene scoperta la mafia. Oggi, dopo 150 anni, le mafie sono presenti in tutte le regioni italiane, dai paesi sperduti del sud ai salotti delle grandi città del nord, e sono diventate soggetti glocali, capaci di unire il predominio territoriale e le strategie (e gli ambiti di azione, interessi e affari) a livello europeo e mondiale.

Le mafie non sono più un’emergenza legata alla questione meridionale, quanto piuttosto un elemento strutturale, seppure patologico, della modernità, del sistema economico e di potere del ventunesimo secolo. Le mafie riguardano tutti, concretamente.

Il documento di presentazione della campagna, in formato integrale, e tutti materiali prodotti sono disponibili su www.dasud.it





mercoledì 16 marzo 2011

...ma se le scorie le gestiranno "loro"?...

C'è poco da scherzare ... sulla tragedia che ha colpito il Giappone ... 

SEMBRA PERO' che la sfortuna si accanisca sulla lobby nucleare italica, che dopo immani sforzi per far cambiare idea agli italiani (cambiare idea rispetto al referendum dell’87, ma anche ai più recenti sondaggi) si è ritrovata tra i piedi ’sta cosa giapponese.

UN PO' SFIGATI lo sono: il primo referendum si tenne pochi mesi dopo il disastro di Chernobyl, il secondo rischia di tenersi pochi mesi dopo le esplosioni di Fukushima.

L’argomento è tutt’altro che ludico e l’incidente di Fukushima è di quelli – comunque finisca – che faranno parlare per mesi, con esperti e controesperti a confronto. Sicché di qui al referendum ci aspetta una divisione ideologica con argomenti scientifici ed ecologici che si sentono ripetere (con poche variazioni) da un quarto di secolo.

Di fronte al nucleare si dovrebbe tenere lo stesso approccio di ogni aspetto dell’evoluzione scientifica e tecnologica, dalle staminali agli Ogm: gli studiosi siano sempre e del tutto liberi di studiare, la politica (cioè tutti noi) poi stabilisca se e come una scoperta scientifica può essere utile o dannosa alle persone, eventualmente anche a seconda di ogni specifico contesto, senza approcci religiosi o ideologici.

Se questa pragmatica visione fosse comune, ad esempio, in Italia si valuterebbe l’impatto del nucleare a partire da quello che secondo me – da noi – dovrebbe essere un argomento su cui (purtroppo) discutere. Cioè il fatto che siamo un Paese in cui la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti – compresi quelli tossici – sono in gran parte in mano alla malavita organizzata, che poi li mette un po’ dove gli pare

E questi simpatici clan hanno in mano intere province, di cui controllano il territorio, con tanto di rappresentanti nelle istituzioni locali e in Parlamento, se non al governo.

...pensiero al vento...
Davvero ci fideremmo a smaltire serenamente le scorie radioattive in un Paese così?

Non equivale, come rischio, a costruire una centrale in territorio super sismico?

Non so, forse vale la pena di pensarci.

lunedì 14 marzo 2011

...guerra dei morti contro i vivi...

Siamo in guerra. Da una parte ci sono i morti, dall’altra i vivi.

Quando scoppia un conflitto le regole ordinarie non valgono più. Per battere Hitler non era sufficiente discutere.

Una centrale nucleare in Italia equivale a una pistola puntata contro la Nazione. Questo non è terrorismo, è la verità. Nessuno può prevedere una catastrofe come quella giapponese, ma chiunque sa che può accadere. Tra un giorno o tra mille anni.

I reattori della centrale di Fukushima stanno esplodendo uno dopo l’altro, 180.000 persone sono state evacuate in un’area di 30 chilometri. Non è detto che ritorneranno nelle loro case. Le zone contaminate, come quella intorno a Chernobyl, rimangono radioattive per migliaia di anni.

A L’Aquila non c’erano centrali nucleari, era una zona sismica, come quasi ovunque in Italia. Molti edifici crollati erano costruiti con la sabbia, gran parte della popolazione sarebbe sopravvissuta se evacuata in tempo. I segnali premonitori c’erano da mesi. Questa è l’Italia che specula sui terremoti e ride come una iena al telefono.

Il nucleare lo vuole l’Italia dei morti come Veronesi, Berlusconi, Testa, Prestigiacomo, Marcegaglia, Casini, Fini, cooperative bianche e rosse, l’Enel, i deputati e senatori dei due maggiori partiti Pdl e Pdmenoelle (che ora fa ammuina), uniti nella scelta del nucleare sicuro, così come per gli inceneritori e l’acqua privatizzata.

Se Chernobyl fosse avvenuto in Francia, ad esempio a Chooz, la regione di Champagne-Ardenne situata al centro dell’Europa sarebbe interdetta agli esseri umani per migliaia di anni.

Perché correre un rischio così alto? Per difenderci dagli alieni? O da una catastrofe planetaria? O per lucro, il solito miserabile, schifoso, merdoso lucro?

Io non voglio che i miei figli corrano questo rischio e farò qualunque cosa in mio potere contro il nucleare. Le madri dei nuclearisti, così come quelle degli imbecilli, sono sempre incinte.

L’ambasciata francese a Tokyo ha inviato i connazionali a lasciare la città per il rischio di contaminazione. Siamo degli apprendisti stregoni. Se l’area di Tokyo venisse contaminata, 10 milioni di giapponesi dovrebbero essere sfollati. Come? Dove? Neppure il peggior film antinuclearista ha previsto una simile catastrofe.

L’EDF e Sarkozy possono andare a fanculo. Il nucleare lo facciano sotto la Tour Eiffel. La Francia possiede 500 miliardi di euro di titoli pubblici italiani e ha acquisito, in questo modo, parte della nostra sovranità. Ma io preferisco il default alle centrali.

...pensiero al vento...
L’Italia dei vivi ha detto NO con un referendum contro il nucleare nel 1987.

L’Italia dei morti, del radioattivo Maroni, non ha accorpato amministrative e referendum per far saltare il quorum.

Il referendum è stato spostato nei giorni 12 e 13 giugno, ma noi, che siamo vivi, non andremo al mare.

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

sabato 5 marzo 2011

...adios Alberto...

"Quella motocicletta ci ha permesso di andarcene in fretta. Dalla famiglia, dagli amici, dalle fidanzate. Volevamo conoscere il mondo, avere un contatto con i popoli. Ma poi ci siamo resi conto che il mondo è grande, e quel che volevamo fare era un po' troppo. E siamo rimasti in America Latina".

E' cominciato così un viaggio che sarebbe diventato leggendario, ma chi poteva ricordarlo da protagonista non c'è più: è morto a Cuba Alberto Granado, il compagno di Ernesto Guevara nel celebre viaggio in moto attraverso il quale i due amici, all'inizio degli anni Cinquanta, entrambi studenti universitari cominciarono, senza saperlo, la costruzione di un mito.

Granado aveva 88 anni.

Nato nel 1922 a Cordoba in Argentina, laureato in Farmacologia e Scienze naturali, viveva dal 1961 a Cuba dove aveva fondato la Scuola medica di Santiago.

Abitava in una casa del quartiere Miramar, all'Avana, con la moglie Delia.

Gioviale, simpatico, alter ego dissacrante del Che, di Granado resta il ritratto cinematografico tracciato nel film I diari della motocicletta di Walter Salles (Oscar nel 2005), oltre che nel documentario In viaggio con il Che di Gianni Minà.

Fu proprio Granado ad annotare nei diari i dettagli di una straordinaria avventura che diventò anche una solida amicizia. In sella a quella Norton del 1939 ribattezzata "La poderosa".

"Non mi ha mai dimenticato e io non ha dimenticato lui", disse in un'intervista del 2005 alla Bbc.

Granado era stato spesso in Italia e aveva rilasciato numerose interviste. In cui ricordava volentieri l'avventura che cambiò le loro vite. "Prima volevamo conoscere tutto il mondo, dopo volevamo cambiarlo."

...pensiero al vento...
Un giorno il Che disse di lui: "è stato l'uomo di cui avremmo bisogno anche ora per creare un mondo migliore. Era molto esigente con se stesso. Il maggior difetto che aveva era quello di avere troppe virtù".

...dati UNICEF...

IN ATTESA che i McDonalds sbarchino ad Havana ... E COSI tutti i detrattori saranno finalmente accontentati !! ... ECCO UN RECENTE RAPPORTO DELL'UNICEF ...

L’UNICEF conferma che Cuba è l’unico paese dell’America Latina e dei Caraibi che ha eliminato la malnutrizione infantile.


L’esistenza nel mondo in via di sviluppo di 146 milioni di bambini con meno di 5 anni sotto peso, contrasta con la realtà dei bambini cubani, riconosciuti a livello internazionale per essere estranei a questa piaga sociale.


Queste preoccupanti cifre appaiono in un recente rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF).


Secondo il documento, le percentuali di bambini sotto peso sono del 28% nell’Africa Subsahariana, 17% in Medio Oriente ed Africa del Nord, 15% nell’Asia Orientale e nel Pacifico, e 7% in America Latina e nei Caraibi. La tabella è completata dall’Europa Centrale e dell’Est, con il 5%, ed altri paesi in via di sviluppo, con il 27%.


Cuba non ha questi problemi, è l’unico paese dell’America Latina e dei Caraibi che ha eliminato la denutrizione infantile grave, grazie agli sforzi del Governo castrista per migliorare l’alimentazione del popolo, specialmente quelli dei gruppi più a rischio.


Le crude realtà del mondo mostrano che 852 milioni di persone soffrono di fame e che 53 milioni di esse vivono in America Latina. Solo in Messico ci sono 5.250.000 persone denutrite e ad Haiti 3.800.00, mentre in tutto il pianeta muoiono di fame ogni anno più di 5 milioni di bambini.


Secondo le stime delle Nazioni Unite, non sarebbe molto costoso assicurare salute e nutrizione di base per tutti gli abitanti del Terzo Mondo; basterebbero, per raggiungere questa meta, 13 mila milioni di dollari annuali in più a quanto si stanzia ora, una cifra a cui non si è mai arrivati e che è esigua in rapporto con i 100.000 milioni che ogni anno vengono destinati a pubblicità commerciale, 400.000 milioni in sostanze stupefacenti, o persino gli 8.000 milioni che si spendono in cosmetici negli USA.

Per la soddisfazione di Cuba, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha anche riconosciuto che questa è la nazione con i migliori progressi compiuti nell’America latina nella lotta contro la denutrizione.


Lo stato cubano garantisce un cesto di base di alimenti che permette la nutrizione della sua popolazione — almeno ai livelli di base– mediante la rete di distribuzione dei prodotti a norma.


Allo stesso modo, si realizzano riaggiustamenti economici e servizi locali per migliorare l’alimentazione del popolo cubano ed attenuare il deficit alimentare.


In special modo si mantiene una costante vigilanza sull’allevamento dei bambini, delle bambine e delle adolescenti. Dai primi giorni di vita dei neonati gli incalcolabili benefici dell’allattamento materno giustificano tutti gli sforzi realizzati a Cuba a favore della salute e dello sviluppo della propria infanzia.


Attualmente il 99% dei nuovi nati escono dalle maternità con allattamento materno esclusivo, superiore all’obiettivo proposto, che è del 95%, secondo dati ufficiali, nei quali si riferisce che tutte le province del paese raggiungono questa meta.


A dispetto delle difficili condizioni economiche attraversate dall’isola, si è scrupolosi riguardo l’alimentazione e la nutrizione degli infanti mediante la consegna quotidiana di un litro di latte fluido a tutti i bambini da zero a sette anni di età. A ciò si somma la consegna di altri alimenti, per esempio composte, succhi e pietanze che, secondo le disponibilità economiche del paese, si distribuiscono in modo egualitario alle piccole classi di età dell’infanzia. Fino ai 13 anni di età si da la priorità alla distribuzione sussidiata di prodotti complementari come lo yogurt di soia e in situazioni di calamità naturale si protegge i piccoli mediante la consegna gratuita di alimenti di prima necessità .


I bambini frequentanti Circoli Infantili (asili nido) o scuole elementari ricevono, inoltre, il beneficio del continuo sforzo per migliorare la loro alimentazione in quanto a componenti dietetici lattei e proteinici.


Con l’appoggio della produzione agricola — anche in condizioni di profonda siccità– e una maggiore importazione di alimenti, si riesce ad arrivare ad un consumo al di sopra delle norme stabilite dalla FAO. A Cuba questo indicatore non corrisponde all’espediente fittizio di sommare il consumo alimentare dei ricchi e dei poveri. In più, il consumo sociale include la merenda scolastica che si distribuisce gratuitamente a 100.000 studenti ed operatori dell’istruzione.


In questo elenco sono contemplate le donne incinte, le madri che allattano, gli anziani e i disabili, il supplemento alimentare per piccoli sotto peso e sotto altezza, e la somministrazione di alimenti ai municipi di Pinar del Ro, l’Avana e l’isola della Juventud. Queste voci furono messe sotto pressione lo scorso anno per via degli uragani, mentre le province di Holgu’n, Las Tunas, e cinque municipi di Camaguey soffrono attualmente la siccità. In questo impegno collabora il Programma Alimentare Mondiale (PAM), che contribuisce al miglioramento dello stato nutrizionale della popolazione più vulnerabile nella regione orientale, da cui ne traggono beneficio più di 631.000 persone.


La cooperazione tra PAM e Cuba data dal 1963, quando questa agenzia offrì assistenza immediata alle vittime dell’uragano Flora. Fino ad oggi, ha realizzato nel paese cinque progetti e 14 operazioni di emergenza. Recentemente, Cuba è passata da paese ricevente a paese donatore. Il tema della denutrizione riveste grande importanza nella campagna dell’ONU per raggiungere nel 2015 le Mete di Sviluppo del Millennio, adottate nel vertice dei capi di stato e di governo tenutosi nel 2000, e che hanno tra i loro obiettivi eliminare l’estrema povertà e la fame. Ma i cubani affermano che queste mete non tolgono il sonno a nessuno, la stessa ONU pone il paese all’avanguardia del superamento di tali sfide in materia di sviluppo umano. 

Nonostante le serie limitazioni per un blocco economico, commerciale, e finanziario imposto dagli Stati Uniti 40 anni fa, Cuba non mostra indici disperati o allarmanti di denutrizione infantile. 

...pensiero al vento...
Nessuno dei 146 milioni di bambini, con meno di 5 anni sotto peso, che oggi vivono nel mondo è cubano

venerdì 4 marzo 2011

...il piano E...

Dunque, la legge dice che non si può andare a letto con una prostituta minorenne, e (anche) su questo s’è indagato a Milano.


Allora, il piano A è stato dire che il tribunale di Milano non era competente, perché il presunto reato era avvenuto ad Arcore, quindi doveva indagare Monza: ma poi gli hanno spiegato che prevaleva il luogo dov’era avvenuto il reato più grave, cioè la concussione, cioè il luogo in cui sono arrivate le pressioni per far liberare Ruby, insomma Milano.

Pertanto si è passati al piano B, cioè dire che la presunta concussione era stata fatta nell’interesse del Paese, perché lui credeva veramente che fosse la nipote di Mubarak, quindi era competente il tribunale dei ministri, però ora si accorgono che far passare per buona questa boiata pazzesca è difficile, la stessa Ruby ha smentito, c’è pure di mezzo Fini, e se anche la questione finisse alla Consulta intanto il processo andrebbe avanti.


Allora si è passati al piano C, cioè dire che non ci è mai andato a letto, però è probabile che nel processo salti fuori che invece sì, come si fa essere sicuri che nessuna delle ragazze sotto giuramento dica quello che sa, insomma il rischio è alto.


Quindi si è passati al piano D, cioè sostenere che Ruby non era una prostituta, il che in dibattimento ha altissime probabilità di cascare come una foglia in dicembre, troppi regali, troppi contanti, troppe intercettazioni.


Oggi siamo al piano E, cioè sostenere che Ruby è nata due anni prima di quello che c’è scritto nei suoi certificati, e lei si sarebbe sempre sbagliata a dire la sua età, ci sarebbe addirittura un documento che lo comproverebbe.

...pensiero al vento...

Evabbeh.


In attesa dei piani F, G, H e così via, ci felicitiamo con l’ufficiale dell’anagrafe marocchino che nei giorni scorsi, con un po’ di bianchetto, ha svoltato la vita sua e quella dei suoi discendenti.

giovedì 3 marzo 2011

...corruzione e partecipazione...

Ormai lo sappiamo. La corruzione e le frodi dilagano in Italia. Lo conferma la relazione della Corte dei Conti alla fine dello scorso febbraio.

Di quella relazione colpisce non tanto l'analisi del fenomeno (purtroppo ormai fin troppo noto), ma la nettezza con cui la Corte critica il pacchetto di misure annunciate di recente dal Governo: tutte misure contrarie rispetto a quelle che servirebbero per fronteggiare la corruzione.

La Corte boccia il disegno di legge sulle intercettazioni perché, come dice il procuratore generale Mario Ristuccia, "non appare indirizzato ad una vera e propria lotta alla corruzione". Viceversa, le intercettazioni costituiscono "uno dei più importanti strumenti investigativi utilizzabili allo scopo di contrastare il fenomeno della corruzione".

La Corte esprime dubbi anche sulle proposte di "processo breve". Certo, esiste in Italia un problema di lentezza dei processi. Ma la soluzione prospettata dal Governo, nei fatti, non è quella dell'efficienza e della rapidità, ma semplicemente l'interruzione del processo. Di fatto, come dicono i giuristi, si tratta di 'denegata giustizia', con buona pace dei diritti delle vittime.

Bocciata anche la legge Cirielli, che ha dimezzato i termini di prescrizione "con il risultato che molti dei relativi processi si estingueranno poco prima della sentenza finale, sebbene preceduta da una sentenza di condanna".

In questo contesto, diminuiscono le denunce. Un po' per progressiva assuefazione alla diffusa corruttela, un po' per crescente sfiducia nei confronti di quei poteri pubblici che non riescono a difendere i cittadini dagli apparati politico-amministrativi corrotti.

Basti pensare al settore della sanità, dove, spiega la Corte, si verificano "con sorprendente facilità veri e propri episodi di malaffare con aspetti di cattiva gestione, talvolta favoriti dalle carenze del sistema dei controlli".

A tutto ciò si aggiunge la completa inutilità del SAET: il Servizio Anticorruzione e Trasparenza, incardinato nel Dipartimento della Funzione pubblica in sostituzione dell'Alto commissariato anticorruzione, produce qualche modesto studio, ma non ha nessuna capacità di incidenza.

...pensiero al vento...
Da dove ripartire, dunque? "La lotta alla corruzione deve fondarsi essenzialmente su quattro pilastri: l' etica, la trasparenza, la semplificazione, il controllo", dice il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino.

Sono tutti ingredienti per i quali il ruolo dei cittadini sarà cruciale:
servono per rilanciare l'etica pubblica, il rispetto delle Istituzioni, la cura dei beni comuni dopo anni di comportamenti privatistici e corporativi da parte delle classi dirigenti.

La trasparenza reale delle amministrazioni si giocherà nella capacità di coinvolgere davvero gli utenti, di raccoglierne il punto di vista, di rendere conto del proprio operato.

Rendere fluide e amichevoli le procedure significherà tutelare meglio i diritti delle persone e limitare le opacità e le zone d'ombra nelle quali si nascondono le scorciatoie e i privilegi.

Infine, sotto il profilo dei controlli, la sfida più innovativa sarà quella della valutazione:
i cittadini devono poter valutare la qualità dei servizi e dell'azione amministrativa, il rendimento dei dirigenti e dei funzionari pubblici, la capacità di governo dei vertici politico-amministrativi.

Un programma impegnativo, ma possibile.

Purché si mantenga la consapevolezza che nuove minacce possono emergere. Come ha osservato il procuratore Ristuccia, il decentramento della spesa pubblica può contribuire ad "aumentare la corruzione quando la vicinanza a interessi e lobby locali favorisca uno scambio di favori illeciti in danno alla comunità amministrata".

Un ammonimento da tener presente in questi giorni in cui si approvano i decreti sul federalismo municipale.