C'è poco da scherzare ... sulla tragedia che ha colpito il Giappone ...
SEMBRA PERO' che la sfortuna si accanisca sulla lobby nucleare italica, che dopo immani sforzi per far cambiare idea agli italiani (cambiare idea rispetto al referendum dell’87, ma anche ai più recenti sondaggi) si è ritrovata tra i piedi ’sta cosa giapponese.
UN PO' SFIGATI lo sono: il primo referendum si tenne pochi mesi dopo il disastro di Chernobyl, il secondo rischia di tenersi pochi mesi dopo le esplosioni di Fukushima.
L’argomento è tutt’altro che ludico e l’incidente di Fukushima è di quelli – comunque finisca – che faranno parlare per mesi, con esperti e controesperti a confronto. Sicché di qui al referendum ci aspetta una divisione ideologica con argomenti scientifici ed ecologici che si sentono ripetere (con poche variazioni) da un quarto di secolo.
Di fronte al nucleare si dovrebbe tenere lo stesso approccio di ogni aspetto dell’evoluzione scientifica e tecnologica, dalle staminali agli Ogm: gli studiosi siano sempre e del tutto liberi di studiare, la politica (cioè tutti noi) poi stabilisca se e come una scoperta scientifica può essere utile o dannosa alle persone, eventualmente anche a seconda di ogni specifico contesto, senza approcci religiosi o ideologici.
Se questa pragmatica visione fosse comune, ad esempio, in Italia si valuterebbe l’impatto del nucleare a partire da quello che secondo me – da noi – dovrebbe essere un argomento su cui (purtroppo) discutere. Cioè il fatto che siamo un Paese in cui la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti – compresi quelli tossici – sono in gran parte in mano alla malavita organizzata, che poi li mette un po’ dove gli pare.
E questi simpatici clan hanno in mano intere province, di cui controllano il territorio, con tanto di rappresentanti nelle istituzioni locali e in Parlamento, se non al governo.
...pensiero al vento...
Davvero ci fideremmo a smaltire serenamente le scorie radioattive in un Paese così?
Non equivale, come rischio, a costruire una centrale in territorio super sismico?
Non so, forse vale la pena di pensarci.

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