Aveva detto che aveva fatto un patto col diavolo.
E ora il diavolo lo aveva tradito.
Avrebbero dovuto immaginarlo.
Cos'altro potevano aspettarsi?
Che il diavolo si comportasse con onore?
[Paullina Simons, Il cavaliere d'inverno]
...pensiero al vento...
ELEZIONI VICINE ... attenti ai "patti" coi diavoli !!!
sabato 26 gennaio 2013
mercoledì 23 gennaio 2013
La pecora nera ...
La pecora nera ... di Italo Calvino
pubblicato nella raccolta Prima che tu dica «Pronto», edita da Mondadori.
pubblicato nella raccolta Prima che tu dica «Pronto», edita da Mondadori.
“C’era un paese dove erano
tutti ladri. La notte ogni abitante usciva, coi grimaldelli e la lanterna
cieca, e andava a scassinare la casa di un vicino. Rincasava all’alba, carico,
e trovata la casa svaligiata.
E così tutti vivevano in
concordia e senza danno, poiché l’uno rubava all’altro, e questo a un altro
ancora e così via, finché non si rubava a un ultimo che rubava al primo. Il
commercio in quel paese si praticava solo sotto forma d’imbroglio e da parte di
chi vendeva e da parte di chi comprava. Il governo era un’associazione a
delinquere ai danni dei sudditi, e i sudditi dal canto loro badavano solo a
frodare il governo. Così la vita proseguiva senza inciampi, e non c’erano né
ricchi né poveri. Ora, non si sa come, accadde che nel paese di venisse a
trovare un uomo onesto. La notte, invece di uscirsene col sacco e la lanterna,
stava in casa a fumare e a leggere romanzi. Venivano i ladri, vedevano la luce
accesa e non salivano.
Questo fatto durò per un poco:
poi bisognò fargli comprendere che se lui voleva vivere senza far niente, non
era una buona ragione per non lasciar fare agli altri. Ogni notte che lui
passava in casa, era una famiglia che non mangiava l’indomani. Di fronte a
queste ragioni l’uomo onesto non poteva opporsi. Prese anche lui a uscire la
sera per tornare all’alba, ma a rubare non ci andava. Onesto era, non c’era
nulla da fare. Andava fino al ponte e stava a veder passare l’acqua sotto.
Tornava a casa, e la trovava svaligiata.
In meno di una settimana l’uomo
onesto si trovò senza un soldo, senza di che mangiare, con la casa vuota. Ma
fin qui poco male, perché era colpa sua; il guaio era che da questo suo modo di
fare ne nasceva tutto un cambiamento. Perché lui si faceva rubare tutto e
intanto non rubava a nessuno; così c’era sempre qualcuno che rincasando
all’alba trovava la casa intatta: la casa che avrebbe dovuto svaligiare lui.
Fatto sta che dopo un poco quelli che non venivano derubati si trovarono ad
essere più ricchi degli altri e a non voler più rubare. E, d’altronde, quelli
che venivano per rubare in casa dell’uomo onesto la trovarono sempre vuota;
così diventavano poveri. Intanto, quelli diventati ricchi presero l’abitudine
anche loro di andare la notte sul punte, a veder l’acqua che passava sotto.
Questo aumentò lo scompiglio, perché ci furono molti altri che diventarono
ricchi e molti altri che diventarono poveri.
Ora, i ricchi videro che ad
andare la notte sul punte, dopo un po’ sarebbero diventati poveri. E pensarono:
– Paghiamo dei poveri che vadano a rubare per conto nostro -. Si fecero i
contratti, furono stabiliti i salari, le percentuali: naturalmente sempre ladri
erano, e cercavano di ingannarsi gli uni con gli altri. Ma, come succede, i
ricchi diventavano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. C’erano dei
ricchi così ricchi da non avere più bisogno di rubare per continuare a esser
ricchi. Però se smettevano di rubare diventavano poveri perché i poveri li
derubavano.
Allora pagarono i più poveri dei poveri per difendere la roba loro
dagli altri poveri, e così istituirono la polizia, e costruirono le carceri.
In tal modo, già pochi anni
dopo l’avvenimento dell’uomo onesto, non si parlava più di rubare o di esser
derubati ma solo di ricchi e poveri; eppure erano sempre tutti ladri. Di onesti
c’è stato solo quel tale, ed era morto subito, di fame”.
(Italo Calvino)
...pensiero al vento...
Basta un Uomo solo per innescare un cambiamento positivo, e salvare la
sua stessa vita, determinando non solo di non rubare ma, nel contempo,
anche di non lasciarsi derubare, rifiutando così quella “moralità
situazionale” che giustifica i furti.
Basta un Uomo solo, un Uomo onesto.
lunedì 21 gennaio 2013
di Mario Labile ...
Nell’anno millenovecentocinquantanove,
Fidel Castro,
ai cubani accorsi in massa
in piazza della Rivoluzione
gridò:
“Compagni, vi farò sognare!”.
I cubani,
rivoluzionari e no,
risposero in coro:
“Siiiiiiiiiiiiiiiii!”.
Fidel Castro,
ai cubani accorsi in massa
in piazza della Rivoluzione
gridò:
“Compagni, vi farò sognare!”.
I cubani,
rivoluzionari e no,
risposero in coro:
“Siiiiiiiiiiiiiiiii!”.
Nel duemiladodici,
dopo oltre dieci lustri,
il riformista Raúl Castro,
nella stessa piazza
stracotta di gente assonnata,
ripete la frase:
“Compagni vi farò sognare, ancora!”.
Silenzio, tombale.
Solo una voce scarna si leva,
si eleva
come fosse un Lazzaro resuscitato. È quella del grande filosofo cubano,
autore del famoso aforisma:
“Hombre que trabaja, pierde tiempo precioso!”.
Il grande pensatore,
forse il più grande fra i grandi,
ormai canuto, incartapecorito,
pentito
strombazza il suo grido sfiatato,
che, seppure con un fil di voce,
risulta altisonante:
“Raúl, Raúl, non farci sognare
ancora.
Raúl, svegliaci!
Svegliaci!”.
dopo oltre dieci lustri,
il riformista Raúl Castro,
nella stessa piazza
stracotta di gente assonnata,
ripete la frase:
“Compagni vi farò sognare, ancora!”.
Silenzio, tombale.
Solo una voce scarna si leva,
si eleva
come fosse un Lazzaro resuscitato. È quella del grande filosofo cubano,
autore del famoso aforisma:
“Hombre que trabaja, pierde tiempo precioso!”.
Il grande pensatore,
forse il più grande fra i grandi,
ormai canuto, incartapecorito,
pentito
strombazza il suo grido sfiatato,
che, seppure con un fil di voce,
risulta altisonante:
“Raúl, Raúl, non farci sognare
ancora.
Raúl, svegliaci!
Svegliaci!”.
sabato 12 gennaio 2013
Mujica, il Presidente dei CIttadini ...
La scelta del presidente dell’Uruguay: vivere con 800 euro al mese
Roberto Pellegrino
Non ha la scorta né un conto in banca, e per il fisco uruguaiano è un “nullatenente”. José Alberto Mujica Cordano è da due anni il presidente dell’Uruguay. Dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto 800 euro, e devolve il resto al Fondo Raúl Sendic, un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere del Paese. Dice: «questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno»
Non possiede un conto in banca, né tantomeno ha una carta di
credito nel suo portafoglio. Vive con poco più che 20mila pesos al mese
(800 euro) e non ha bisogno di una scorta, benché José Alberto "Pepe"
Mujica Cordano, classe 1934, ricopra da due anni l'alta carica di
presidente della Repubblica dell'Uruguay.
Non è un alieno o un ricco ed eccentrico miliardario prestato alla politica. E non è nemmeno un esibizionista, Mujica, che poco
reclamizza la sua austera condotta. È soltanto un esempio di buona
politica che viene dal Sudamerica. Ogni mese dei 250mila pesos (circa 10
mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé
soltanto quegli 800 euro che in Uruguay equivalgono allo stipendio di un
impiegato bancario. Il resto, il 90% dei suoi emolumenti, è devoluto al
Fondo Raúl Sendic, un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più
povere dell'Uruguay attraverso la costruzione di abitazioni con acqua e
luce. Anche per questo e non solo per i suoi trascorsi, Pepe, come ama
farsi chiamare dai premier stranieri in visita fino al fattorino, è
amato e rispettato tanto quanto il nostro ex presidente Sandro Pertini
con cui condivide il fatto di essere stato arrestato e imprigionato.
Ex guerrigliero ai tempi della dittatura di Jorge Pacheco Areco,
Mujica fu leader della corrente di liberazione Tupamaros,
organizzazione radicale marxista ispirata alla Revolución cubana. Nel
nel marzo del 2010 ha stravinto le presidenziali con il Movimento de
participación popular (Mpp). Fu un evento storico culminato con due
settimane di festeggiamenti nella capitale di Montevideo. È descritto
come un uomo per bene, la cui sete di vendetta non ha mai guidato le sue
scelte politiche, nemmeno contro i suoi aguzzini che lo tennero in
prigione per 15 anni nel terribile carcere di Punta Carretas, la
Alcatraz del Cono Sur.
Per il Fisco uruguaiano, Pepe Mujica è un nullatenente, il cui unico patrimonio è una vecchia Volkswagen Fusca di colore celeste (il nostro Maggiolino). Abita a Rincón del Cerro, nella periferia di Montevideo, in una fattoria tra cavalli, mucche e galline, proprietà della moglie, la senatrice Lucía Topolansky. E quando gli chiedono il motivo di tanta austerità e di questo stipendio da fame, lui non esita a rispondere: «Questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno». Fin dalla sua elezione Pepe Mujica ha chiesto di non avere una scorta e come un'auto presidenziale ha chiesto un'utilitaria, una Chevrolet Corsa che usa solo durante gli incontri ufficiali. La sua unica scorta è Manuela, una bastardina che lo segue ovunque anche tra i marmi del Palacio Legislativo.
I suoi aficionados, ancora lo ricordano da giovane: quando, dopo la caduta della dittatura militare, correva verso il parlamento sulla sua Vespa. E da titolare della più alta carica dello Stato, lo stile di vita di Pepe Mujica non è poi tanto cambiato. Ha una zazzera abbondante, grigia e spesso scompigliata, non indossa mai la cravatta e nelle foto ufficiali ha l'aria, più che di un presidente, di uno che si trova lì per caso accanto ad altri capi di Stato. Anche la sua pensione di senatore, da anni, la dona interamente in beneficenza. Niente sprechi, niente protocolli. Auto blu e parlamentari baby-pensionati «¡No pasarán!» mai in Uruguay, il secondo stato più piccolo del Sudamerica che si è ritagliato un ruolo importante in politica ed economia.
...pensiero al vento...
Video da Youtube ...
Per il Fisco uruguaiano, Pepe Mujica è un nullatenente, il cui unico patrimonio è una vecchia Volkswagen Fusca di colore celeste (il nostro Maggiolino). Abita a Rincón del Cerro, nella periferia di Montevideo, in una fattoria tra cavalli, mucche e galline, proprietà della moglie, la senatrice Lucía Topolansky. E quando gli chiedono il motivo di tanta austerità e di questo stipendio da fame, lui non esita a rispondere: «Questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno». Fin dalla sua elezione Pepe Mujica ha chiesto di non avere una scorta e come un'auto presidenziale ha chiesto un'utilitaria, una Chevrolet Corsa che usa solo durante gli incontri ufficiali. La sua unica scorta è Manuela, una bastardina che lo segue ovunque anche tra i marmi del Palacio Legislativo.
I suoi aficionados, ancora lo ricordano da giovane: quando, dopo la caduta della dittatura militare, correva verso il parlamento sulla sua Vespa. E da titolare della più alta carica dello Stato, lo stile di vita di Pepe Mujica non è poi tanto cambiato. Ha una zazzera abbondante, grigia e spesso scompigliata, non indossa mai la cravatta e nelle foto ufficiali ha l'aria, più che di un presidente, di uno che si trova lì per caso accanto ad altri capi di Stato. Anche la sua pensione di senatore, da anni, la dona interamente in beneficenza. Niente sprechi, niente protocolli. Auto blu e parlamentari baby-pensionati «¡No pasarán!» mai in Uruguay, il secondo stato più piccolo del Sudamerica che si è ritagliato un ruolo importante in politica ed economia.
Oltre alla generosità, Pepe è anche ricordato per essere “il
Presidente della porta accanto”. Si ferma sempre a parlare con i
cittadini, saluta il salumiere e l'ortolano del suo quartiere, abbraccia
i piccoli giocatori della squadra di calcio Huracán, che va a vedere
ogni domenica. E la gente lo ama. Adora il suo modo di governare e lo
segue anche in Spagna, unico Paese europeo che ha visitato dopo la sua
elezione. Mercoledì, il presidente Pepe ha persino aperto le porte della
sua residenza ufficiale ai senza tetto: ha disposto che una vasta area
del Palacio Suarez y Reyes ospiti chi non ha niente. È questa l’idea di
politica che ha Pepe.
...pensiero al vento...
Video da Youtube ...
mercoledì 9 gennaio 2013
Caccia all'Albo Pretorio ... on line !!
Caccia all'Albo Pretorio ... on line.
ECCO come possono creare una barriera architettonia "virtuale" ...
L'accesso ai documenti (Delibere, Determine, Avvisi) è stato messo SOLO al secondo livello del sito ... e BEN NASCOSTO.
DOPO il link "ALBO PRETORIO" dalla prima pagina del Sito si va in una Pagina Bianca con un LOGO e nulla più.
L'Albo Pretorio vero e proprio è NASCOSTO dietro una GIF animata ... solo passando col cursore del mouse COMPARE un messaggio di CLICK HERE !!!
ECCO UN VIDEO ... su quanto descritto ...
si poteva fare meglio? ... ECCO COME: bastava un LINK DIRETTO, come quello che ho messo sul Sito di IDV:
http://idvcapua.blogspot.com
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