Nell’anno millenovecentocinquantanove,
Fidel Castro,
ai cubani accorsi in massa
in piazza della Rivoluzione
gridò:
“Compagni, vi farò sognare!”.
I cubani,
rivoluzionari e no,
risposero in coro:
“Siiiiiiiiiiiiiiiii!”.
Fidel Castro,
ai cubani accorsi in massa
in piazza della Rivoluzione
gridò:
“Compagni, vi farò sognare!”.
I cubani,
rivoluzionari e no,
risposero in coro:
“Siiiiiiiiiiiiiiiii!”.
Nel duemiladodici,
dopo oltre dieci lustri,
il riformista Raúl Castro,
nella stessa piazza
stracotta di gente assonnata,
ripete la frase:
“Compagni vi farò sognare, ancora!”.
Silenzio, tombale.
Solo una voce scarna si leva,
si eleva
come fosse un Lazzaro resuscitato. È quella del grande filosofo cubano,
autore del famoso aforisma:
“Hombre que trabaja, pierde tiempo precioso!”.
Il grande pensatore,
forse il più grande fra i grandi,
ormai canuto, incartapecorito,
pentito
strombazza il suo grido sfiatato,
che, seppure con un fil di voce,
risulta altisonante:
“Raúl, Raúl, non farci sognare
ancora.
Raúl, svegliaci!
Svegliaci!”.
dopo oltre dieci lustri,
il riformista Raúl Castro,
nella stessa piazza
stracotta di gente assonnata,
ripete la frase:
“Compagni vi farò sognare, ancora!”.
Silenzio, tombale.
Solo una voce scarna si leva,
si eleva
come fosse un Lazzaro resuscitato. È quella del grande filosofo cubano,
autore del famoso aforisma:
“Hombre que trabaja, pierde tiempo precioso!”.
Il grande pensatore,
forse il più grande fra i grandi,
ormai canuto, incartapecorito,
pentito
strombazza il suo grido sfiatato,
che, seppure con un fil di voce,
risulta altisonante:
“Raúl, Raúl, non farci sognare
ancora.
Raúl, svegliaci!
Svegliaci!”.

Nessun commento:
Posta un commento