Molti si chiedono: cosa succederà dopo Silvio?
Niente. Non succederà assolutamente niente.
Quando guardate quel vecchio signore che sembra una caricatura della banda degli onesti, il capolavoro di Totò, in realtà state guardando la punta dell’iceberg di un sistema sommerso che permea tutto quanto, da palazzo Grazioli all’azienda dove lavoriamo, passando per i direttori di banca, gli uffici degli avvocati, i cartelloni pubblicitari, i funzionari di borsa, i primari degli ospedali, le catene di supermercati, i trasporti pubblici e i vigili urbani, per arrivare, dopo un lungo giro tortuoso che collega tutti i puntini numerati, all’industria dei contenuti televisivi.
Credete che il conflitto di interessi si risolverebbe, se ReSilvio dovesse cedere il potere formale a qualcun altro? O magari se dovesse abbandonare il suo vetusto podio?
Nessuno è così ingenuo da pensarlo davvero.
Potete mettere a Palazzo Chigi il cittadino animato dalle più lodevoli intenzioni, ma il sistema di potere economico, il serpente tentacolare che divora qualsiasi topolino osi fare capolino fuori dalla tana, continuerebbe a manovrare ogni singola leva del potere reale di questo paese.
Indisturbato. E sapete perchè?
Perché un politico non è altro che l’espressione di un sistema di potere preesistente, mentre non si è mai visto il contrario: nessun politico è in grado di creare o disfare un sistema tanto pervasivo e colloso come quello, commisto al malaffare, che scrive ogni giorno la vera costituzione del nostro paese, con le sue regole, i suoi tribunali, i suoi ministri e il suo sistema di appalti parassiti.
In altre parole, la politica si può vedere come la copertura, l’attività regolare che maschera i traffici illeciti di faccendieri ricchissimi e senza scrupoli, i veri proprietari del paese, coloro che decidono cosa e come deve essere fatto.
Facciamo un esempio banale, facile facile… Il conflitto di interessi.
Già da molto tempo prima che ReSilvio scendesse in politica, Mediaset era asservita ai desideri di un politico, Bettino Craxi, che in cambio di un sistema di finanziamenti illeciti – ma evidentemete anche di supporto a livello di manipolazione delle informazioni – permetteva a Silvio di continuare a costruire il suo impero multimediale.
In Parlamento non c’era direttamente il proprietario dell”industria televisiva privata, ma c’era un suo rappresentante diretto, a lui legato a doppio filo. In teoria il Parlamento poteva decidere di staccare la spina alle televisioni di Berlusconi in qualsiasi momento, essendo illegali, ma il potere economico dettò l’agenda politica e furono emanati addirittura tre Decreti Legge (quindi si ritenne che la questione avesse nientemeno che i requisiti della necessità e dell’urgenza).
Il serpente tentacolare era più forte dei piccoli e deboli uomini che componevano il Governo Craxi. La P2 era già stata individuata e apparentemente sciolta, ma come vediamo anche oggi il suo sitema di potere, evidentemente vincente, continua ad essere riproposto continuamente. Il risultato è quel che sappiamo.
E oggi?
Si dice che ReSilvio, in quanto proprietario di Mediaset e in quanto capo del Governo, disponga di 6 canali televisivi.
Ma siamo proprio sicuri che questo dipenda dalla sua carica pubblica? Siamo sicuri che se andasse all’opposizione il conflitto di interessi verrebbe finalmente risolto?
In nostro aiuto può venire la vicenda Saccà.
Ricordate? Berlusconi che chiama il direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, e gli chiede di piazzare Evelina Manna in uno sceneggiato, passando avanti a chi aveva affrontato regolari provini. Il direttore gli si rivolge ossequioso come un servo indiano e non ha remore a paragonarlo addirittura al Papa. ReSilvio dice che gli serve per avere la maggioranza al Senato. Ecco, la parola chiave è maggioranza, perchè significa che ReSilvio la maggioranza non l’aveva, non avendo vinto le elezioni ed essendo intento infatti a rovesciare il Governo Prodi.
Berlusconi era all’opposizione. Teoricamente non avrebbe dovuto avere nessuna influenza sulle reti Rai. Invece, il serpente tentacolare continua a rivolgersi a lui come al Papa, e ad asservirsi come se il potere politico formale fosse una mera facciata, mentre le gerarchie funzionali reali fossero altre, e continuassero ad agire indisturbate nell’ombra. All’ombra di elezioni regolarmente svolte.
Si risolse, in quel caso, il conflitto di interessi, con il rovesciamento dei rapporti tra maggioranza e opposizione?
Manco per sogno.
E il futuro che si prospetta è se possibile anche peggiore: è di questi giorni l’approvazione del Decreto Milleproroghe, il quale contiene una normativa che consente a chi è proprietario di reti televisive nazionali di acquisire anche grossi quotidiani, come la Repubblica e il Corriere. Quindi, la scalata finale e definitiva, di stampo piduistico, al mondo dell’informazione si avvia a concludersi secondo le più rosee delle prospettive paventate dai suoi fondatori, tra cui Licio Gelli e il suo discepolo con tessera 1816: Silvio Berlusconi.
...pensiero al vento...
Dunque non possono essere una vittoria o una sconfitta elettorale a determinare una svolta nella gestione affaristica e privatizzata del paese.
E’ necessario invece rivoluzionare completamente la classe dirigente che infesta le sedi isituzionali come una colonia di batteri incrosta le pareti di un WC.
Bisogna eleggere persone completamente discinte dal serpente tentacolare, del quale viceversa cadrebbero preda non appena poste di fronte alla responsabilità di governo. Servono cittadini.
Serve l’impegno della cosiddetta società civile.
Servite voi, noi, tutti.

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