lunedì 19 settembre 2011

... c'è ponte e ponte ...

Dai racconti estivi ... del mio amico Rob...

Il ponte tra Fionia e Selandia supera un tratto di mare di 18 Km; il collegamento è costituito da un ponte ferroviario e stradale su pilastri che da Fionia raggiunge, dopo 6,6 km, l'isoletta di Sprogø. Da qui, per raggiungere Selandia, i due percorsi si dividono: quello ferroviario scende in un tunnel sottomarino di 8 km, mentre quello stradale supera il percorso con un ponte sospeso alto 65 metri sul livello del mare, permettendo così il passaggio di navi di grande stazza.

Questo ponte, con una campata di 1624 metri, è il più lungo d'Europa e supera perfino il Golden Gate di San Francisco.

I piloni (alti 254 metri) sono il "rilievo" più alto di Danimarca. La costruzione è durata … 10 anni.

Il collegamento fra l'isola di Selandia (Copenhagen) e la Svezia (Malmø), lungo quasi 16 Km, si stacca dalla Danimarca attraverso un tunnel di 4 Km che sbuca su un'avveniristica isola artificiale (Peberholm) e prosegue poi a mezzo ponte su pilastri di ca 8 Km. Il traffico automobilistico, che scorre su 4 corsie, e quello ferroviario, a binario doppio, viaggiano paralleli nel tunnel per poi dividersi sull'isola artificiale e proseguire su due piani sul ponte. Il piano inferiore, quello ferroviario, si trova a 60 metri sul livello del mare.

Il vento, su quei ponti, spira a raffiche certamente superiori alla velocità di quelle sperimentabili sullo stretto italico … cosa aggiungere? che lo sfruttano appieno, il vento, stanti le tantissime pale eoliche che troneggiano piantate nel bel mezzo del mare.

...pensiero al vento...
Allora, è lecito chiedersi se siano davvero solo i rischi sismici a rendere irrealizzabile un ponte per superare quei 3500 metri che staccano la Calabria dalla Sicilia …

martedì 13 settembre 2011

Essere gentili non paga …

Essere gentili non paga … i rompiscatole guadagnano di più
Sul lavoro essere scontrosi e antipatici serve alla carriera. Lo dimostra uno studio americano
ROMA - La cortesia, sul luogo di lavoro, non è un vantaggio. Anzi, può diventare un handicap. È quello che dimostra una ricerca che verrà pubblicata sul prossimo numero del Journal of Personality and Social Psychology, pubblicata in anteprima dal quotidiano francese Libération. 
Grazie a dei questionari sottoposti a gruppi eterogenei di persone, i ricercatori hanno dimostrato che sul luogo di lavoro le persone scontrose e antipatiche riscuotono maggior successo di quelle disponibili. 
Non solo: a conti fatti, i primi (gli insopportabili), guadagnano il 18% in più dei loro colleghi tendenzialmente gentili. Essere amabile, cortese, altruista, è insomma svantaggioso economicamente. Una triste novità, o solo una conferma dei fatti.

Rompiscatole al comando  -  Gli ambienti di lavoro sono stati, negli ultimi anni, terreno di caccia feroce da parte dei ricercatori in psicologia. Proprio perché spesso, come in questo caso, permettono di scoprire verità nascoste sull'universo delle relazioni tra gli individui. Il fatto che persone negative e scontrose abbiano più successo di quelle socievoli potrebbe apparire un paradosso, ma sulla scrivania non lo è. Secondo lo studio, infatti, i rompiscatole sembrano essere più seri agli occhi dei colleghi: 
"Gli individui poco socievoli  -  scrivono i ricercatori - possono essere considerati più competenti proprio in virtù della loro mancanza di affetto e calore".  Non solo: i "tipi" simpatici hanno spesso come priorità il fatto avere buoni rapporti con i colleghi e di lavorare serenamente, mentre gli antipatici si dedicano con maggior dedizione alla loro personale carriera. I "duri", insomma, hanno la meglio in un ambiente spesso molto agonistico come quello del lavoro, mentre i gentili, fra concessioni, sorrisi e carinerie, rischiano di rimanere indietro.

Persone che contano  -  Per condurre la ricerca i tre universitari - Timothy A. Judge (University of Notre Dame), Beth A. Livingston (Cornell University) e Charlice Hurst (University of Western Ontario) - hanno condotto quattro diversi studi, tre dei quali su gruppi di centinaia di individui regolarmente intervistati negli anni da ricercatori di varie università. Si tratta di ragazzi "arruolati" per le ricerche universitarie durante gli anni di studio e ormai approdati al mondo del lavoro. La loro personalità è stata analizzata usando metodi classici di analisi psicologica, e le risposte incrociate alla loro condizione lavorativa. Il quarto studio è invece consistito nel mettere 480 studenti in gestione d'impresa nel ruolo di direttore delle risorse umane, far loro studiare dei dossier personali e chiedere quindi di seguito opinioni sulla posizione che avrebbero assegnato a ciascun profilo. Ricerche da cui è emersa l'amara verità: semplificando i dati, il risultato è che gli uomini poco socievoli e vissuti con ostilità sul luogo di lavoro guadagnano mediamente il 18,31% in più di quelli gentili.

I " big five " della personalità  -  Le analisi psicologiche sono state condotte seguendo principalmente il "Big Five Inventory", un metodo di ricerca messo a punto dall'Università di Psicologia di Berkeley, in California. Si tratta di un questionario che declina in 44 variabili le cinque componenti principali della personalità di un individuo: estroversione, piacevolezza, coscienza (dei limiti sociali tra persone), nevrosi (stabilità emozionale più o meno costante) e apertura (di mente). 
Su queste variabili gli studiosi preparano una serie di semplici affermazioni, che devono essere chiare e comprensibili, alle quali chi risponde deve scegliere se aderire o meno, esprimendo il proprio giudizio su una scala numerica. Il metodo, per quanto attestato e confermato nella sua attendibilità in molti studi, mostra anche il lato debole di una ricerca come questa: la "piacevolezza" di una persona sul luogo di lavoro può significare cose molto diverse, a seconda del contesto e dell'ambito di lavoro. Anche le altri componenti del carattere, ugualmente importanti, possono essere interpretate in innumerevoli modi, lasciando così il campo della ricerca ancora aperto.

Uomini e donne  -  Dallo studio emergono anche altre "vecchie novità", come quella che sul lavoro sono comunque preferiti gli uomini alle donne. Che siano antipatici, socievoli o timidissimi, i maschi guadagnano di più delle donne. Così nettamente che i risultati della ricerca sono riferibili praticamente solo agli uomini, perché le donne, tanto, guadagnano di meno: essere socievoli o egoiste, per le donne lavoratrici, cambia davvero poco. La distanza del 18% sul salario che separa gli uomini tendenzialmente antipatici da quelli tendenzialmente amabili si riduce al 5% quando si parla di donne. Che comunque, se sono belle, guadagnano di più.

...pensiero al vento...
quale novità? ... che ora ci sono dati statistici? ... BASTA PROVARE a guardare oltre la propria scrivania ... per verificare che le aziende sono governate dai più STR...ANI !!!


mercoledì 7 settembre 2011

...e se domani...

Riflessioni trovate sul web … da meditare!

In questi mesi di crisi economica, oltre alle parole e ai numeri, anche le date sono importanti.

La prima è il 7 settembre 2011, oggi.
Oggi scadono infatti i termini per formalizzare l'azione legale che la Federal Housing Finance Agency (FHFA), un'agenzia del Governo degli Stati Uniti che si occupa di finanza del mercato immobiliare e rappresenta i due colossi del mattone a stelle e strisce nazionalizzati durante la crisi Fannie Mae e Freddie Mac, ha avviato contro 17 istituzioni finanziarie di tutto il mondo.
Fra queste: le statunitensi Citigroup, Bank of America, General Electric, JP Morgan, Merrill Lynch, Morgan Stanley e Goldman Sachs. Nel mirino dell'FHFA anche diversi colossi europei del credito come Deutsche Bank, Barclays, Rbs, Société Générale, HSBC e Credit Suisse.
Tutti questi gruppi sono stati accusati di avere ingannato i due colossi semipubblici del mutuo Fannie e Freddie su un totale (fra titoli e mutui) di 71,3 miliardi di dollari.
La portata di questa azione è notevole. Portare le banche a giudizio vuol dire ristabilire la supremazia del diritto sui cosiddetti “mercati”, quella della politica sulla finanza. Ristabilire la supremazia della responsabilità sulla “fuga” che caratterizza il sistema economico odierno.

Ecco un'altra data: nell'agosto del 1971 il presidente statunitense Nixon sospende la convertibilità del dollaro in oro. È la nascita della finanziarizzazione dell'economia. Dopo 40 anni esatti, i mercati finanziari valgono la cifra astronomica di 611mila miliardi di dollari, mentre il Pil mondiale è di “soli” 74mila miliardi. Per le Borse passano solo 50mila miliardi, le obbligazioni sono 95mila.
La finanza internazionale è fatta soprattutto di 466mila miliardi di dollari in prodotti derivati. Il 90% di questo mercato, condotto fuori dalle Borse, è controllato da 10 banche. Soldi che producono soldi, una gigantesca bolla che ha finto di produrre ricchezza. Solo che a un certo punto qualcuno ha chiesto il conto. E quella ricchezza, in realtà, erano solo pezzi di carta.

Dopo 40 anni esatti, il sistema finanziario è fuori controllo, e attraversa una delle crisi più gravi della storia. Addirittura alcuni governi invocano l'introduzione della Tobin tax, ovvero di una tassa sulle transazioni finanziarie, che dovrebbe limitare le speculazioni. 

Ironia della sorte: 10 anni fa, a Genova (ancora un anniversario, luglio 2001) durante il tragico G8 i movimenti che invocavano la Tobin tax vennero derisi (e manganellati).

Ma la crisi della finanza internazionale è intimamente legata alla crisi degli Stati: il collegamento si chiama “debito pubblico”. 

Oggi le economie “occidentali” sono incredibilmente indebitate col sistema finanziario, cui hanno chiesto denaro. Con quel debito, hanno finanziato servizi, opere pubbliche, favori elettorali. Oggi i mercati rivogliono quei soldi. La finanza, che pochi mesi fa è stata salvata dagli Stati, ora se li sta mangiando. Nessun Paese occidentale, nemmeno la Germania, può dirsi al sicuro.

Il nostro debito pubblico è alle stelle, e questo lo si deve anche ad alcune scelte precise, come quella -ecco un'altra data da tenere a mente- del 12 febbraio 1981. 
Viene ricordato come “il giorno del divorzio”, ovvero il giorno in cui la Banca d'Italia smise di acquistare titoli di Stato stampando moneta. Il risultato fu il contenimento dell'inflazione, ma anche l'aumento dei tassi di interesse (tanto che la spesa pubblica per interessi passò dai 20mila miliardi di lire del 1980 ai 127mila miliardi di lire nel 1990). Così si era messo in moto un processo di accumulo del debito provocato non da un aumento di spese pubbliche, ma di spese per interesse. L'Italia, che vanta primati importanti di inadeguatezza estrema nell'affrontare la crisi, sta pateticamente cercando di affrontare il problema del debito pubblico proponendo tagli ai servizi, privatizzazioni, svendita dei patrimoni. Né servono gli acquisti di titoli italiani da parte della Banca centrale europea, che altro non fa che emettere altri bond, aumentando ulteriormente la finanziarizzazione del nostro debito.

Se fosse tutto qui, non ci preoccuperemmo. 

Basterebbe ribadire che la finanza speculativa ha fatto montagne di denaro speculando sulle nostre economie e scaricando i rischi sulla collettività. E dire che il debito contratto con loro è illegittimo e non si paga.  
Sempre a Genova, sempre 10 anni fa, chiedevamo la cancellazione del debito per i Paesi poveri, cui Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale imponevano piani di “aggiustamento strutturale” fatti di privatizzazioni e liberalizzazioni. 
Oggi tocca a noi: cambiano i soggetti, ma c'è sempre qualcuno che -forte dei crediti che ha contratto- vuole imporre dall'alto politiche che tutelino “i mercati”, e non i cittadini.  

Oggi siamo noi che vorremmo chiedere la cancellazione del debito per l'Italia. Chi la fa, l'aspetti.

…pensiero al vento…
Non possiamo più dire che esiste da una parte una finanza “cattiva”, che minaccia l'economia “reale”. Dobbiamo chiederci se anche questa economia “reale” sia davvero auspicabile, e se -addirittura- la sua stessa esistenza non sia stata resa possibile proprio dalla mostruosa finanza speculativa.

Perché l'economia “reale”, oggi, porta con sé un debito ancora più spaventoso del debito finanziario. È il debito ecologico, quella pratica per cui intere generazioni hanno vissuto sperperando il capitale naturale, senza pensare a preservarlo per le generazioni future. La finanza speculativa è stato il braccio di questa economia miope e senza speranza.
La vera crisi è nella fine del petrolio, nella cementificazione, nel caos climatico. Il tempo della “crescita” è finito. Non sconfiggeremo il debito pubblico aumentando il Pil.

Dalla crisi si esce solo immaginando un sistema economico alternativo (un'altra economia) che garantisca benessere e giustizia per tutti, preservando le risorse riducendo i consumi. 

Assumendoci tutti le nostre responsabilità, da oggi.

domenica 28 agosto 2011

...Grassi: un uomo Libero...

Sono le 7.45 del 29 agosto 1991 (...esattamente VENTI ANNI FA...) quando suona il citofono di casa Grassi, a Palermo. 

«Signora suo marito è in casa?». 

Poche parole, in apparenza innocue ma che raggelano Pina Maisano. Non ha bisogno di scendere le scale. Capisce subito quello che è successo. 

Palermo ha abbandonato suo marito, Libero, che ora giace riverso per strada colpito a morte da 5 colpi di pistola mentre stava raggiungendo la sua fabbrica. Cinque colpi in faccia per cancellare un volto diventato simbolo di speranza e legalità. 

Da allora ogni anno all’angolo di quella strada, Pina e i suoi figli Alice e Davide, attaccano un manifesto vergato con le loro mani che recita: «Libero Grassi, imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omertà dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti, dall’assenza dello Stato». 

...pensiero al vento...
L'omicidio di Libero Grassi ha portato a far parlare del fenomeno "pizzo" ... che prima non trovava spazi in TV o sui giornali.

La parola è una cosa preziosa ... e da allora se n'è parlato sempre più ... dal Sud al Nord, dove le estorsioni oggi si chiamano "usura" ... però il fatto che se ne parla, rispetto a vent'anni fa, è una grande conquista !!!

DAL SITO del Comitato ADDIOPIZZO: http://www.addiopizzo.org/

In occasione della ventesima commemorazione dell'uccisione di Libero Grassi, la famiglia, il Comitato Addiopizzo, la FAI, l'associazione antiracket LiberoFuturo e il Comitato ProfessionistiLiberi organizzano una due giorni di eventi in suo ricordo.

L'imprenditore che nel 1991, da solo, ebbe il coraggio di denunciare il sistema delle estorsioni mafiose, oggi sarebbe affiancato da decine di colleghi che, insieme, si sono finalmente liberati dal pizzo e da migliaia di cittadini che lo incoraggerebbero e appoggerebbero la sua scelta.
Le due giornate si articoleranno in diversi momenti. Consulta gli appuntamenti per essere informato sull'organizzazione complessiva. 
Non mancare! La "rivoluzione" contro il pizzo e contro il sistema culturale mafioso è tuttora in corso, e per farcela c'è bisogno dell'impegno di tutti. Anche del tuo!
Comitato Addiopizzo

venerdì 26 agosto 2011

...sinistra, che fare?...

Nel corso dell'appuntamento a «Cortina InConTra», dal titolo «Sinistra che fare», cui hanno partecipato Fausto Bertinotti e Sergio Chiamparino, l'ex presidente della Camera ha dato la sua definizione di sinistra: 

«La sinistra in Italia non esiste più. È come l'Araba Fenice, c'è chi dice che ci sia ma dove sia nessuno lo sa. E poi, forse, proprio come l'Araba Fenice potrebbe risorgere dalle proprie cenere, ma è necessaria una destrutturazione dei corpi inerti e la resurrezione di una nuova sinistra europea in cui possano starci tutti coloro che non apprezzano questa società. Ma per fare questo - ha concluso Bertinotti - ci vuole una 'pars destruens', bisogna bombardare il quartier generale».

...pensiero al vento...
SE LO DICE LUI ... non resta che crederci, e rimboccarsi le maniche ... !!!

INTANTO ... diamo uno sguardo a quante frange hanno "sfrangiato" la Sinistra ... in quanti "quartieri generali" ...


mercoledì 24 agosto 2011

...Satisfiction...

Satisfiction ... è definita l'unica "free press" italiana ...

Che bella cosa ... trovare una "stampa libera" ... di questi tempi ...

Un paio di link ...

ECCO IL SITO WEB ... purtroppo ancora in costruzione ... http://www.satisfiction.org/index.htm


ED ECCO UN BLOG con un pò di articoli in più ... http://www.booksblog.it/tag/satisfiction

DAL SITO WEB ... salvo la presentazione ...


...pensiero al vento...
Come non lasciare il "pensiero al vento" ... ai versi di Vasco (editore della rivista) ... su come avere il coraggio di vedere la realtà per raccontare la verità ...

Schiavi della televisione
della paura dei rumeni
dei drogati
degli ubriachi al volante
e degli extracomunitari
Avanti
professionisti della vita
non eccessivi nel bere
morigerati e senza
vizi
Avanti
divoratori di telenovele
di telegiornali
di telecronache
di varietà
di giochi a premi
di riviste
di giornali sportivi
di giornali politici
di giornali strani
Di Gossip… di gossip
Avanti
ascoltatori di Fede
di frasi fatte
di pregiudizi
e informazioni
inutili
Avanti
Capitalisti anonimi
Massa di benestanti
qualunquisti
nemici della problematica
del confronto
delle complicazioni
amanti
delle scorciatoie
e delle comode
soluzioni semplici
Avanti
Avanti
andate pure avanti
voi
che a noi….
“ci scappa da ridere”
[Vasco Rossi]

venerdì 19 agosto 2011

…conflitti d’interesse (bipartisan)…

Ora è chiaro … anche nei fatti che i conflitti di interessi NON sono solo di ReSilvio, ma anche dei tanti (troppi) finti-di-sinistra …

MA passiamo ai fatti …  

PROTAGONISTI: il senatore Tedesco … l’ex-consigliere ministeriale di Bersani, tal Franco Pronzato … e l’ex-presidente della Provincia di Milano, tal Filippo Penati …

DUNQUE … I FATTI ...
PRIMA SCENA: il senatore Tedesco, di recente scampato all’arresto, racconta che fu Vendola, nel 2006, a chiamarlo a mezzanotte, poche ore prima di presentare la sua giunta, per offrirgli l’Assessorato alla Sanità. 
Tedesco (ma chi gli potrà credere?) racconta di aver obiettato che i suoi figli avevano aziende fornitrici delle ASL pugliesi (per protesi sanitarie e apparecchiature elettromedicali) e di aver chiesto deleghe meno imbarazzanti, ma Vendola pare fosse irremovibile: o la Sanità o niente. Interpellato dai cronisti per una replica, Vendola ha scelto di non rispondere, avallando la versione del suo ex assessore che nel giro di due anni dovette dimettersi proprio per l’accusa (corruzione, concussione, falso, turbativa d’asta) di aver favorito le aziende familiari.

SECONDA SCENA: il PD nomina l’ex-consigliere ministeriale di Bersani, Franco Ponzato, a responsabile del partito per il trasporto aereo e già che c’è lo infila nel Cda dell’ENAC, l’Ente Nazionale che dovrebbe vigilare sull’Aviazione Civile. 
Ponzato usa la seconda carica per favorire all’ENAC una ditta, la Rotkopf della famiglia Paganelli, molto cara al partito visto che finanzia la fondazione dalemiana ITALIANIEUROPEI e offre passaggi gratuiti a D’Alema. In cambio intasca una mazzetta (per cui ha patteggiato 1 anno e 4 mesi per corruzione) insieme al mediatore dell’affare, Morichini, vecchio amico di D’Alema e procacciatore di finanziamenti a ITALIANIEUROPEI.

TERZA SCENA: nel 2004 Bersani raccomanda il costruttore Gavio al neopresidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, per un incontro riservato. I due si vedono in segreto in un hotel di Roma e pochi mesi dopo Penati acquista  il 15 per cento delle azioni detenute da Gavio nell’autostrada Serravalle, pagandole (anzi facendole pagare ai milanesi) il triplo di quanto erano costate a Gavio un anno e mezzo prima. Gavio si sdebita dell’enorme plusvalenza intascata (176 milioni) investendo 50 milioni nella scalata di Unipoll ad Antonveneta, tanto cara ai vertici Ds. Poi Penati diventa capo della segreteria di Bersani. Ora Penati è indagato per corruzione e finanziamento illecito anche per presunte tangenti dal gruppo Gavio.

…pensiero al vento…
ECCO cosa accomuna le tre scene … guai giudiziari del centrosinistra: il conflitto d’interessi.

SE VENDOLA non avesse nominato Tedesco alla Sanità, Tedesco non avrebbe potuto favorire le aziende di famiglia e non sarebbe stato indagato … SE IL PD non l’avesse portato in Senato, il PDL non avrebbe potuto salvarlo dall’arresto, mettendo in imbarazzo il PD e VENDOLA …

SE IL PD non avesse piazzato all’ENAC il suo dirigente Pronzato, questi non avrebbe potuto favorire la Rotkopf all’ENAC in cambio di tangenti …

SE BERSANI avesse consigliato a Penati di incontrare Gavio nel suo ufficio alla Provincia e di non regalargli 250 milioni di denaro pubblico, o se quando Penati fece quella scelta sciagurata Bersani non l’avesse promosso suo braccio destro , nessuno lo collegherebbe alla nuova Tangentopoli …

INSOMMA … per evitare guai … BASTEREBBE non andare a cercarseli …

INVECE Vendola e Bersani … PRIMA mettono i topi nel formaggio … POI SI MERAVIGLIANO se quelli lo mangiano …

E QUESTI SAREBBERO i candidati giusti per de-berlusconizzare il Bel Reame ? … MA ANDIAMO, PER FAVORE !!!