Privatizzare i servizi idrici in un Paese come il nostro ha un risvolto inedito: apre la strada a tante belle storie di Natale. Risale a qualche giorno fa questa vicenda siciliana, ma la dice lunga su cosa succede quando l’acqua viene privatizzata.
Caltanissetta come Cochabamba, dove i poverissimi non potevano più neppure raccogliare l’acqua piovana. Non sono cose dell’altro mondo. Caltacqua, la società privatizzata dei servizi idrici nisseni, ha cominciato come sempre accade a tagliare la fornitura di acqua ai cittadini morosi. Giusto! Sacrosanto! Non paghi? Niente acqua! Ecc ecc.
I tecnici della società e i vigili urbani, entrati nella casa di un moroso che non pagava l’acqua da tempo, si sono trovati davanti ad una signora con sette figli in una tragica situazione di indigenza. E anziché chiudere i rubinetti così imparano a non pagare e a produrre troppi figli, gli italici tutori del capitalismo non compassionevole hanno fatto il loro mestiere di italiani: si sono messi le mani in saccoccia e invece di lasciare tutti a secco hanno pagato di tasca loro le bollette arretrate della famiglia.
...pensiero al vento...
Una storia di Natale?
Si, probabilmente. Però dovremmo augurarci di non leggerne più.
L’acqua è un bene primario talmente importante che è giusto che la collettività si faccia carico della fornitura agli indigenti. La collettività, non il vigile e l’idraulico di Caltacqua: la semplice differenza tra beneficenza e giustizia.
Si, probabilmente. Però dovremmo augurarci di non leggerne più.
L’acqua è un bene primario talmente importante che è giusto che la collettività si faccia carico della fornitura agli indigenti. La collettività, non il vigile e l’idraulico di Caltacqua: la semplice differenza tra beneficenza e giustizia.

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