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Trapani - Arrestato sindaco antimafia: "Faceva parte del clan di Messina Denaro"
Undici persone sono state arrestate dai carabinieri del Ros in un'operazione scattata in provincia di Trapani che ha stretto il cerchio attorno al super latitante Matteo Messina Denaro. In manette sono finite persone ritenute vicine al mandamento mafioso di Campobello di Mazara che è stato smantellato.
Tra loro anche il sindaco Cirò Caravà, in carica dal 2006 e riconfermato a nel giugno scorso. Gli arrestati sono accusati di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni. Gli investigatori ritengono di avere dato un colpo molto duro a una delle ultime roccaforti del potente padrino di Cosa nostra, e, quindi, di avere indebolito ulteriormente la sua rete di protezione e la sua latitanza. Secondo l'accusa avrebbe distribuito appalti a imprenditori vicini al clan che è stato decapitato e avrebbe dato persino biglietti aerei ai familiari di detenuti reclusi al Nord.
Il sindaco secondo gli investigatori è "l'espressione politica" della locale cosca, tra le ultime roccaforti del superlatitante Matteo Messina Denaro.
Il primo cittadino è accusato di associazione di tipo mafioso e avrebbe avuto stabili rapporti con esponenti del clan, avrebbe favorito l'aggiudicazione di appalti a imprese vicine al gruppo criminale, agevolato i suoi affari e assicurato sostegno economico anche alle famiglie dei detenuti. In base alle indagini, uno degli arrestati, Gaspare Lipari, avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra il primo cittadino e lo storico capomafia Leonardo Bonafede.
LA FOTO DI FALCONE E BORSELLINO - Nella sua stanza, in Municipio, il sindaco teneva ben in vista le foto di Falcone e Borsellino: il sindaco pidiessino di Campobello di Mazara aveva fatto aderire il suo Comune all’associazione Libera e si era anche costituito parte civile nel processo ai favoreggiatori del superlatitante Matteo Messina Denaro. Eppure, i mafiosi più vicini a Messina Denaro continuavano a dire un gran bene di lui: “Io gli ho portato un mare di voti”, sussurrava uno dei messaggeri del padrino, Franco Luppino, che non sospettava di essere intercettato. “L’altra sera, il sindaco l’ho sentito parlare in Tv. Minchia, se non lo conoscessi…".
LE INTERCETTAZIONI - Sono soprattutto le intercettazioni a mettere nei guai il primo cittadino. Gli investigatori del Ros hanno ascoltato ad esempio la moglie del boss Nunzio Spezia mentre dice al marito, detenuto in un carcere del Nord Italia: “Vedi, in due anni di sindaco quanto abbiamo risparmiato? Dopo le elezioni mi ha detto: vossia fino a quando va e viene dallo zio Nunzio, biglietti non ne paga più. Io gli telefono, gli ordino i biglietti e li passo a ritirare”. Dalle indagini dei carabinieri di Trapani è emerso che il sindaco Caravà avrebbe distribuito ai mafiosi anche lavori e appalti del Comune.
...pensiero al vento...
SE CHI PREDICA BENE RAZZOLA MALE ... cosa possiamo aspettarci DA CHI PREDICA MALE?

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