giovedì 7 giugno 2012

Non esiste soluzione tecnica alla politica ...


Ogni Popolo ha il governo che si merita”. Citazione comunemente usata ma sulla quale non capita spesso di soffermarsi a pensare concependola in quanto conseguenza delle scelte fatte dagli elettori nel segreto delle urne e della loro attenzione nei confronti dell’evoluzione delle dinamiche politiche.

Ma di questi tempi i cittadini sono privati persino dell’indispensabile responsabilità di scegliere i propri rappresentanti, siano questi eletti nelle Camere o membri del Governo e nel vivo di una situazione emergenziale ci appare drammaticamente come  dall’Italia la Politica latita da un bel po’ di anni.

Il sistema politico italiano ha dimostrato di non avere interpreti adeguati e capaci di rappresentare al meglio il Paese, che invece di adoperarsi per lasciare che una nuova e competente classe politica riscatti i cittadini, continua a perseverare nel mantenimento delle posizioni acquisite, ritardando artificiosamente quell’inevitabile processo di rinnovamento che storicamente avviene in maniera naturale  o attraverso un momento di rottura.

Da quarant’anni viviamo in un sistema politico blindato, obsoleto, paragonabile all’Inghilterra del primo Costituzionalismo, quando il Re nominava a vita i membri della Camera Alta che trasmettevano per eredità il proprio mandato. La classe politica del nostro Paese ha ormai perso quell’empatia che deve legarla al Popolo per capirne e condividerne i sentimenti e le intenzioni.

Persino la retorica, ormai vacua e sterile, è stata privata degli intenti dei Sofisti, alla quale avevano attribuito un’imprescindibile funzione educativa volta a mantenere viva l’attenzione del demos.

Conseguenza dell’inadeguatezza e delle imperiture frizioni di una classe politica che si ricicla piuttosto che rinnovarsi, è la contemporanea tendenza alla tecnocrazia. I partiti attraverso i loro rappresentanti, hanno esplicitamente ammesso l’incapacità di governare il Paese, mettendolo nelle mani dei tecnici che nel tentativo di attuare politiche in grado di far inquadrare i conti al Paese, agiscono come agirebbe un ragioniere che taglia le voci di spesa di un’azienda a conduzione familiare. Il tutto nella più totale mancanza di legittimazione popolare.

I partiti provano a reagire, alcuni attingono dalla società civile per darsi un tono meno politico, altri fanno dell’antipolitica uno strumento per fare politica, altri ancora formano liste civiche lungo il territorio per coprire le sigle partitiche, verso le quali i cittadini sentono un forte senso di rifiuto.
Diverse reazioni, dunque, ad una conseguenza che nasce dall’aver privato la politica del suo significato letterale, in quanto arte di governare il Paese e la capacità di intraprendere iniziative volte al raggiungimento del benessere comune.

I tecnici, per definizione, si distinguono nella tutela e nel perseguimento di interessi particolari, piuttosto che nel raggiungimento dell’interesse generale, al quale ogni Popolo ha ragione di aspirare e così ogni governo che lo rappresenta. Non è con i tecnici, dunque, che il sistema politico uscirà dall’immobilismo e tornerà a rappresentare i cittadini, né gli slogan e la retorica fatta di promesse e di parole mai avverate saranno utili a risolvere i problemi del Paese.

È la Politica ed i suoi interpreti che sono mancati. Mancano proposte e progetti chiari per questo Paese, avanzate da una classe politica nuova, all’altezza, che vive le perplessità e le propensioni dei cittadini. Mancano coloro, come direbbe De Gasperi, che  agiscono pensando alle prossime generazioni piuttosto che alle prossime elezioni.

Siano i giovani a farsi spazio a gomiti larghi, per dare vitalità ad un Paese vecchio e trasandato. Facciano della crisi un’opportunità. Siano questi il veicolo del rinnovamento, scrollandosi dalle spalle le conseguenze di anni di malgoverno e dalle frizioni di una classe dirigente che ha fallito e non vuole mettersi in discussione.

I cittadini incitino e sostengano tutti quei giovani, e sono tanti, che partecipano al giogo ed alla vita interna dei partiti e che troppo spesso ne rimangono ai margini finché non si arrendono, che fanno la politica vera, tra la gente, nelle scuole, nelle università, nelle piazze, tra disoccupati e i lavoratori con cui condividono perplessità e paure, che non vivono di sogni e di illusioni. Preparati e dotati di consapevole realismo politico, che hanno studiato, perché la Politica occorre studiarla oltre che praticarla e sono consci del fatto che la loro forza stia nella chiara e limpida concezione della politica come missione, come servizio. Giovani che hanno le competenze, la grinta di dare un importante impulso al rinnovamento politico, sociale e culturale di questo Paese, che non fa altro che guardarsi ostinatamente indietro, precludendosi la possibilità di andare avanti.

È la politica che manca più di ogni cosa nella vita pubblica del nostro Paese, storditi negli anni dalle performance di nani da giardino, vallette, corrotti e corruttori che si esibivano in un tragicomico reality dal titolo: “Il fallimento di un Paese”. Ma sono in molti ormai ad avere cambiato canale e gli ascolti adesso non possono che calare.

...pensiero al vento...
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Nessun commento: