Tratto da: Non esiste soluzione tecnica alla politica | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/06/07/non-esiste-soluzione-tecnica-alla-politica/#ixzz1x75nTkz4
“Ogni Popolo ha il governo che si merita”. Citazione comunemente
usata ma sulla quale non capita spesso di soffermarsi a pensare
concependola in quanto conseguenza delle scelte fatte dagli elettori nel
segreto delle urne e della loro attenzione nei confronti
dell’evoluzione delle dinamiche politiche.
Ma di questi tempi i cittadini sono privati persino
dell’indispensabile responsabilità di scegliere i propri rappresentanti,
siano questi eletti nelle Camere o membri del Governo e nel vivo di una
situazione emergenziale ci appare drammaticamente come dall’Italia la
Politica latita da un bel po’ di anni.
Il sistema politico italiano ha dimostrato di non avere interpreti
adeguati e capaci di rappresentare al meglio il Paese, che invece di
adoperarsi per lasciare che una nuova e competente classe politica
riscatti i cittadini, continua a perseverare nel mantenimento delle
posizioni acquisite, ritardando artificiosamente quell’inevitabile
processo di rinnovamento che storicamente avviene in maniera naturale o
attraverso un momento di rottura.
Da quarant’anni viviamo in un sistema politico blindato, obsoleto,
paragonabile all’Inghilterra del primo Costituzionalismo, quando il Re
nominava a vita i membri della Camera Alta che trasmettevano per eredità
il proprio mandato. La classe politica del nostro Paese ha ormai perso
quell’empatia che deve legarla al Popolo per capirne e condividerne i
sentimenti e le intenzioni.
Persino la retorica, ormai vacua e sterile, è stata privata degli
intenti dei Sofisti, alla quale avevano attribuito un’imprescindibile
funzione educativa volta a mantenere viva l’attenzione del demos.
Conseguenza dell’inadeguatezza e delle imperiture frizioni di una
classe politica che si ricicla piuttosto che rinnovarsi, è la
contemporanea tendenza alla tecnocrazia. I partiti attraverso i loro
rappresentanti, hanno esplicitamente ammesso l’incapacità di governare
il Paese, mettendolo nelle mani dei tecnici che nel tentativo di attuare
politiche in grado di far inquadrare i conti al Paese, agiscono come
agirebbe un ragioniere che taglia le voci di spesa di un’azienda a
conduzione familiare. Il tutto nella più totale mancanza di
legittimazione popolare.
I partiti provano a reagire, alcuni attingono dalla società civile
per darsi un tono meno politico, altri fanno dell’antipolitica uno
strumento per fare politica, altri ancora formano liste civiche lungo il
territorio per coprire le sigle partitiche, verso le quali i cittadini
sentono un forte senso di rifiuto.
Diverse reazioni, dunque, ad una conseguenza che nasce dall’aver
privato la politica del suo significato letterale, in quanto arte di
governare il Paese e la capacità di intraprendere iniziative volte al
raggiungimento del benessere comune.
I tecnici, per definizione, si distinguono nella tutela e nel
perseguimento di interessi particolari, piuttosto che nel raggiungimento
dell’interesse generale, al quale ogni Popolo ha ragione di aspirare e
così ogni governo che lo rappresenta. Non è con i tecnici, dunque, che
il sistema politico uscirà dall’immobilismo e tornerà a rappresentare i
cittadini, né gli slogan e la retorica fatta di promesse e di parole mai
avverate saranno utili a risolvere i problemi del Paese.
È la Politica ed i suoi interpreti che sono mancati. Mancano proposte
e progetti chiari per questo Paese, avanzate da una classe politica
nuova, all’altezza, che vive le perplessità e le propensioni dei
cittadini. Mancano coloro, come direbbe De Gasperi, che agiscono
pensando alle prossime generazioni piuttosto che alle prossime elezioni.
Siano i giovani a farsi spazio a gomiti larghi, per dare vitalità ad
un Paese vecchio e trasandato. Facciano della crisi un’opportunità.
Siano questi il veicolo del rinnovamento, scrollandosi dalle spalle le
conseguenze di anni di malgoverno e dalle frizioni di una classe
dirigente che ha fallito e non vuole mettersi in discussione.
I cittadini incitino e sostengano tutti quei giovani, e sono tanti,
che partecipano al giogo ed alla vita interna dei partiti e che troppo
spesso ne rimangono ai margini finché non si arrendono, che fanno la
politica vera, tra la gente, nelle scuole, nelle università, nelle
piazze, tra disoccupati e i lavoratori con cui condividono perplessità e
paure, che non vivono di sogni e di illusioni. Preparati e dotati di
consapevole realismo politico, che hanno studiato, perché la Politica
occorre studiarla oltre che praticarla e sono consci del fatto che la
loro forza stia nella chiara e limpida concezione della politica come
missione, come servizio. Giovani che hanno le competenze, la grinta di
dare un importante impulso al rinnovamento politico, sociale e culturale
di questo Paese, che non fa altro che guardarsi ostinatamente indietro,
precludendosi la possibilità di andare avanti.
È la politica che manca più di ogni cosa nella vita pubblica del
nostro Paese, storditi negli anni dalle performance di nani da giardino,
vallette, corrotti e corruttori che si esibivano in un tragicomico
reality dal titolo: “Il fallimento di un Paese”. Ma sono in molti ormai
ad avere cambiato canale e gli ascolti adesso non possono che calare.

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