lunedì 3 settembre 2012

Il giorno prima…


Dedicato ad Angelo Vassallo (Pollica, 22 settembre 1953 – Pollica, 5 settembre 2010) ...
 
Il giorno prima… [racconto di Maria Rossi]

‘O pesce viento. I pescatori lo chiamano così. Perché, come il vento è imprevedibile, improvviso, irascibile, iroso e forte.
 
Non si da dove arriva né come si presenterà. Ma quando arriva e forma il branco sotto la chiglia della barca comincia la lotta per la sua cattura. E si difende bene, questo saporito gigante del mediterraneo che appassiona anche i principianti alla sua pesca perché pescarne uno è come espugnare una roccaforte, la roccaforte di quel mare “addo nun ce stanno taverne” ma dove si può sentire ancora la voce delle sirene, di Palinuro, del principe Tirreno nascosti negli anfratti delle scogliere che baciano le coste e si inabissano nel verde delle montagne cilentane.
 
Angelo Vassallo amava pescare il tonno. Organizzava l’uscita con Bernardo il suo compagno di sempre che lo accompagnava fedele col compito di procurarsi la pastura: 3 spaselle di sarde che poi pazientemente, una volta raggiunto il largo, avrebbe cominciato a seminare in mare solleticando l’ingordigia della loro preda.
 
Quella domenica mattina il mare era un incanto. I colori settembrini non si smentivano mai. Ad Angelo pareva che il suo mare, il mare di Pollica, insignito ogni anno di bandiera azzurra, avesse la capacità di cambiare tonalità di colore a seconda del mese e a settembre le acque di Acciaroli univano alla limpidezza del topazio, fili di corallo, pagliuzze di smeraldo e chiazze di oro, come se prima di ingrigirsi coi colori dell’inverno, restituisse tutto lo splendore accumulato nei mesi estivi, così come fa una donna irradiata dalla forza di un grande innamoramento.
 
Bernardo era già sul molo. Aveva sistemato le cassettine con le sarde sulla barca e si apprestava a mettersi al timone mentre Angelo, come era solito fare si sarebbe goduto il paesaggio che si allontanava gradualmente dalla sua vista, sorridendo con lo sguardo a quel piccolo mondo paesano incastonato sulla costa cilentana di cui egli era primo cittadino.

«Neh, Ngiulì, ma la marenna te la si portata?» Bernardo apostrofò quel compagno così come faceva solo quando erano da soli, quando la divisione tra sindaco e cittadino non c’era, quando essi erano ancora gli scugnizzi che correvano sulla spiaggia a giocare a pallone in tutte le ore possibili del giorno, tra le urla dei genitori che tentavano di rintracciarli e di ricondurli a casa a studiare.
 
Davanti alla gente anche per Bernardo, Angelo Vassallo diventava il sindaco e così gli si rivolgeva, nonostante Angelo lo avesse pregato più volte di chiamarlo per nome.

«In mare, solo quando stiamo mmiezzo ‘o mare tu ritorni Ngiulillo! Ma sulla terraferma sei il sindaco, pure per me!»

Ed ora lì, alle prese con gli ami, le esche, le canne, il timone, riacquistava la confidenza col suo amico sindaco e lo prendeva in giro concedendo solo al mare di assistere alla sua sfrontatezza nei confronti del primo cittadino!

«No che non te la sei portata! Tanto qua ci sta ‘o fesso che ci pensa! Uno di questi giorni ti lascio a digiuno!»
 
Angelo sorrise, ma con tono dimesso gli rispose: «Puoi farlo già oggi. Non credo che onorerò la tua merenda stamattina…»

«Ueh! E che è sta faccia scura?»

«Niente… Dai salpiamo! Abbiamo già fatto tardi!»

La barca di Bernardo prese a trottare pigra sulle acque del porticciolo e si avventurò verso il largo mentre la Madonna bianca posta sulla punta occidentale del molo li accompagnava con le sue palme tese.

Angelo aveva lo sguardo perso dietro il Monte Stella che, man mano che la barca si allontanava, allargava la sua mole abbracciando la costa, le pinete e il mare.

A tre miglia circa dalla costa, Bernardo cominciò la semina delle sarde in mare. Angelo era silenzioso. Le sarde luccicanti occhieggiavano sulla superficie, richiamo sensuale, per il pesce viento, il re tonno.

«Berna’ ma secondo te noi siamo tonni o sardine?»

«Ngiulì …e pecchè questa domanda? »

«Niente pensavo…»

«A cosa pensavi ? fammi sentire perché c’è qualcosa che non val. E’ da stamattina che guardi lontano senza guardare niente e mo ti sei messo a guardare le sardine!»

«Forse perché oggi mi sento una sardina che è pronta per diventare la pastura di un bel tonno vorace…»

«Tu non me la conti giusta! Mi devi dire qualcosa?»

Il sindaco tentennò, ma a Bernardo non poteva mentire.

«Si. Giorni fa ho avuto una telefonata… Un amico, mi ha detto».

«E che voleva?»

«Mi ha minacciato … là per là non ci ho pensato ... non gli ho dato retta. Questi devono essere quelli dell’autostrada, ho pensato. Ma stamattina tengo un cuore scuro che non ti so spiegare»

«lo hai detto ai carabinieri?»

«No, non ancora… »

«E hai sbagliato! Se hai bisogno di protezione quelli te la devono dare! Tu stai dando fastidio, sindaco! E ti devi stare accorto!»

«Che fai? Mi chiami sindaco pure qua in mezzo al mare dove stiamo io e te?»

«Tu lo sai… quando sei sindaco io non ti riesco a chiamare per nome. E in questo momento tu sei il sindaco di Pollica, preoccupato per una minaccia seria. Domani ti accompagno io in caserma!»

Angelo Vassallo sorrise. Quel compagno d’infanzia aveva la capacità di mitigare le sue angosce e riscaldargli il cuore col suo affetto sincero.

«Berna’, lo sai che penso? Che se tu fossi stato una femmina, con tutto che voglio bene veramente a mia moglie, mi sarei innamorato di te!»

Bernardo scoppiò a ridere! «E che è? Si diventato ricchione?»

Anche il sindaco rise, mentre la canna prese a ondeggiare fortemente.

«Uh madonna santa, ha abboccato!! Giesù mio e quanto è gruosso!»

Angelo si affacciò a guardare il pesce tra le acque mentre Bernardo cominciava le manovre per tirarlo a bordo.

«Aspetta Berna’! Non tirarlo!»

«Vuoi aspettare il branco? Ma questo è enorme!»

«No! Non lo tirare dagli lenza!»

«Ma se gli dò lenza si può liberare!»

«Dagli lenza ti ho detto!»

Bernardo obbedì e il pesce, avendo avuto spazio, con un colpo di coda si sganciò dall’amo.

«Hai visto? Che ti avevo detto? Lo abbiamo perso!»

Angelo guardò il suo compagno e con lo sguardo rivolto al pesce ormai libero e lontano, concluse:

«Lascialo andare… stavolta non tocca a lui morire…»
 
...pensiero al vento ...
 
 
 

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