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Dedicato ad Angelo Vassallo (Pollica, 22 settembre 1953 – Pollica, 5 settembre 2010) ...
Il giorno prima… [racconto di Maria Rossi]
‘O pesce viento. I pescatori lo chiamano così. Perché,
come il vento è imprevedibile, improvviso, irascibile, iroso e forte.
Non si da dove arriva né come si presenterà.
Ma quando arriva e forma il branco sotto la chiglia della barca comincia la
lotta per la sua cattura. E si difende bene, questo saporito gigante del
mediterraneo che appassiona anche i principianti alla sua pesca perché pescarne
uno è come espugnare una roccaforte, la roccaforte di quel mare “addo nun ce
stanno taverne” ma dove si può sentire ancora la voce delle sirene, di
Palinuro, del principe Tirreno nascosti negli anfratti delle scogliere che
baciano le coste e si inabissano nel verde delle montagne cilentane.
Angelo Vassallo amava pescare il tonno.
Organizzava l’uscita con Bernardo il suo compagno di sempre che lo accompagnava
fedele col compito di procurarsi la pastura: 3 spaselle di sarde che poi
pazientemente, una volta raggiunto il largo, avrebbe cominciato a seminare in
mare solleticando l’ingordigia della loro preda.
Quella domenica mattina il mare era un
incanto. I colori settembrini non si smentivano mai. Ad Angelo pareva che il
suo mare, il mare di Pollica, insignito ogni anno di bandiera azzurra, avesse
la capacità di cambiare tonalità di colore a seconda del mese e a settembre le
acque di Acciaroli univano alla limpidezza del topazio, fili di corallo,
pagliuzze di smeraldo e chiazze di oro, come se prima di ingrigirsi coi colori
dell’inverno, restituisse tutto lo splendore accumulato nei mesi estivi, così
come fa una donna irradiata dalla forza di un grande innamoramento.
Bernardo era già sul molo. Aveva sistemato le
cassettine con le sarde sulla barca e si apprestava a mettersi al timone mentre
Angelo, come era solito fare si sarebbe goduto il paesaggio che si allontanava
gradualmente dalla sua vista, sorridendo con lo sguardo a quel piccolo mondo
paesano incastonato sulla costa cilentana di cui egli era primo cittadino.
«Neh, Ngiulì, ma la marenna te la si portata?» Bernardo
apostrofò quel compagno così come faceva solo quando erano da soli, quando la
divisione tra sindaco e cittadino non c’era, quando essi erano ancora gli
scugnizzi che correvano sulla spiaggia a giocare a pallone in tutte le ore
possibili del giorno, tra le urla dei genitori che tentavano di rintracciarli e
di ricondurli a casa a studiare.
Davanti alla gente anche per Bernardo, Angelo
Vassallo diventava il sindaco e così gli si rivolgeva, nonostante Angelo lo
avesse pregato più volte di chiamarlo per nome.
«In mare, solo quando stiamo mmiezzo ‘o mare tu ritorni
Ngiulillo! Ma sulla terraferma sei il sindaco, pure per me!»
Ed ora lì, alle prese con gli ami, le esche, le canne,
il timone, riacquistava la confidenza col suo amico sindaco e lo prendeva in
giro concedendo solo al mare di assistere alla sua sfrontatezza nei confronti
del primo cittadino!
«No che non te la sei portata! Tanto qua ci sta ‘o
fesso che ci pensa! Uno di questi giorni ti lascio a digiuno!»
Angelo sorrise, ma con tono dimesso gli rispose: «Puoi
farlo già oggi. Non credo che onorerò la tua merenda stamattina…»
«Ueh! E che è sta faccia scura?»
«Niente… Dai salpiamo! Abbiamo già fatto tardi!»
La barca di Bernardo prese a trottare pigra sulle acque
del porticciolo e si avventurò verso il largo mentre la Madonna bianca posta
sulla punta occidentale del molo li accompagnava con le sue palme tese.
Angelo aveva lo sguardo perso dietro il Monte Stella
che, man mano che la barca si allontanava, allargava la sua mole abbracciando
la costa, le pinete e il mare.
A tre miglia circa dalla costa, Bernardo cominciò la
semina delle sarde in mare. Angelo era silenzioso. Le sarde luccicanti
occhieggiavano sulla superficie, richiamo sensuale, per il pesce viento, il re
tonno.
«Berna’ ma secondo te noi siamo tonni o sardine?»
«Ngiulì …e pecchè questa domanda? »
«Niente pensavo…»
«A cosa pensavi ? fammi sentire perché c’è qualcosa che
non val. E’ da stamattina che guardi lontano senza guardare niente e mo ti sei
messo a guardare le sardine!»
«Forse perché oggi mi sento una sardina che è pronta
per diventare la pastura di un bel tonno vorace…»
«Tu non me la conti giusta! Mi devi dire qualcosa?»
Il sindaco tentennò, ma a Bernardo non poteva mentire.
«Si. Giorni fa ho avuto una telefonata… Un amico, mi ha
detto».
«E che voleva?»
«Mi ha minacciato … là per là non ci ho pensato ... non
gli ho dato retta. Questi devono essere quelli dell’autostrada, ho pensato. Ma
stamattina tengo un cuore scuro che non ti so spiegare»
«lo hai detto ai carabinieri?»
«No, non ancora… »
«E hai sbagliato! Se hai bisogno di protezione quelli
te la devono dare! Tu stai dando fastidio, sindaco! E ti devi stare accorto!»
«Che fai? Mi chiami sindaco pure qua in mezzo
al mare dove stiamo io e te?»
«Tu lo sai… quando sei sindaco io non ti riesco a
chiamare per nome. E in questo momento tu sei il sindaco di Pollica,
preoccupato per una minaccia seria. Domani ti accompagno io in caserma!»
Angelo Vassallo sorrise. Quel compagno d’infanzia aveva
la capacità di mitigare le sue angosce e riscaldargli il cuore col suo affetto
sincero.
«Berna’, lo sai che penso? Che se tu fossi stato una
femmina, con tutto che voglio bene veramente a mia moglie, mi sarei innamorato
di te!»
Bernardo scoppiò a ridere! «E che è? Si diventato
ricchione?»
Anche il sindaco rise, mentre la canna prese a
ondeggiare fortemente.
«Uh madonna santa, ha abboccato!! Giesù mio e quanto è
gruosso!»
Angelo si affacciò a guardare il pesce tra le acque
mentre Bernardo cominciava le manovre per tirarlo a bordo.
«Aspetta Berna’! Non tirarlo!»
«Vuoi aspettare il branco? Ma questo è enorme!»
«No! Non lo tirare dagli lenza!»
«Ma se gli dò lenza si può liberare!»
«Dagli lenza ti ho detto!»
Bernardo obbedì e il pesce, avendo avuto spazio, con un
colpo di coda si sganciò dall’amo.
«Hai visto? Che ti avevo detto? Lo abbiamo perso!»
Angelo guardò il suo compagno e con lo sguardo rivolto
al pesce ormai libero e lontano, concluse:
«Lascialo andare… stavolta non tocca a lui morire…»
...pensiero al vento ...
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