sabato 14 marzo 2009

...calle Obispo...

Calle Obispo ... è la strada più frequentata di Centro Habana ... con un "brulicare di persone" dal mattino fino al tardo pomeriggio ... all'orario di chiusura dei negozi ...

"Negozi" ... sempre nell'accezione "cuhana" del termine ... con poco dello "splendore" a cui siamo abituati nelle nostre vie del centro ... ma pur sempre un'offerta di prodotti che vanno dalla pasticceria al panificio, alla caffetteria, alla libreria, agli strumenti musicali ... alla telefonia ...

Quello della telefonia ... è uno dei punti più gettonati in questo periodo ... l'era delle riforme di Raul ... ha colpito nel settore dei telefonini ... e in ogni ora del giorno c'è una fila di qualche ora ... per l'acquisto delle SIM ... (foto ... a calle Obispo ... al centro Telepunto ...)


Rispetto al passato, quando un cuhano doveva chiedere il "favore" a un turista per acquistare una scheda e un cellulare, il rapporto si è invertito ... oggi le schede possono acquistarle solo i cuhani ... e così, anche il mio amico Isidro, per la sua scheda "locale", ha dovuto ricorrere a un amico di Havana che facess il contratto al suo posto ... il costo della SIM? ... 60CUC (mica poco, eh!) ... e le tariffe per le telefonate? ... ah, saperlo! ... poco materiale, poche informazioni ... ma tutti "accorrono" comunque, attratti da questa "boccata di tecnologia" ...

Un momento particolare ... della giornata di Calle Obispo ... è ad ora di pranzo ... quando tutti i locali offrono ... assieme a piatti semplici ... a base di pollo, pesce, attorniato di patatine e riso e fagioli ... (e il tutto a cifre modicissime ... tra i tre e i quattro CUC !!! poco più che tre Euro !!!) ...

Assieme a questa offerta di piatto a cifre (per noi) modiche ... c'è una ricca offerta di live-music ...

In pratica ogni locale ha il suo gruppo che suona per le diverse ore del pranzo ...

Ecco alcuni video girati ... a Febbraio ... lungo calle Obispo ...












...pensiero al vento...
uno dei segreti di Havana? ... la musica ... che trovi dappertutto ... dalle case, alle strade ... ai bus ... dove oltre all'autista ... che canticchia il brano ... anche diversi passeggeri fanno lo stesso ...

ho spesso pensato ai nostri ... di bus e metro ... dove al massimo ... chi vuole ascoltare musica ... si "strapazza" i timpani ... con mini-cuffiette ... collegate a mini-lettori-mp3 o all'ultima versione di I-pod ...

venerdì 13 marzo 2009

...discussioni animate...

Come ricordava ieri l'amico Elio, in un suo commento ... nella piazza davanti all'Hotel Inghilterra ... a ogni ora del giorno ... c'è sempre un assembramento di persone che discutono animatamente ...

Passando non si può fare a meno di notarle ... e di chiedersi di cosa stanno discutendo ... escludendo (ovviamente) che si possa parlare di politica ...
Ecco alcune foto ...


...pensiero al vento...
per capire ... chiedendo a un poliziotto che era nei paraggi ... confermo quanto scritto da Elio nel suo commento ...

tutti stanno lì e discutono ... di sport ... tipicamente di baseball ... e della rivalità delle varie squadre del loro campionato ...

...ammortizzatori sociali (3)...

Chiudo la serie di articoli sul tema ...

... il nostro BelReame è un mondo chiuso e arcaico, a guardia del quale sono poste le Televisioni.

Imbarazzante è ricordare quali sono i criteri per accedere ai 40 (quaranta) euro della social card di ReSilvio: bisogna avere un reddito annuo inferiore ai 6000 euro e avere figli che non abbiano superato i tre anni. A partire dagli 80 anni il reddito può superare gli 8000 euro l’anno. Vi rendete conto?

Per misurare la distanza siderale delle politiche di assistenza europee dalla barbarie berlusconiana porto un caso della mia vita in Germania.

Tra le varie forme di trasferimenti, esiste in Germania il Kindergeld: indipendentemente dal reddito della famiglia, indipendentemente dal fatto che si tratti di una famiglia ricca o povera, indipendentemente anche, si noti, dalla nazionalità della famiglia, lo Stato versa per ogni bambino a carico 150 euro al mese. Il trasferimento dura fino alla maggiore età, o fino ai 26 anni, se il figlio studia.

Un amico ... quando , dopo un anno di vita in Germania, mi decise a sbrigare la pratica del Kindergeld, con sorpresa ha constatato che l’amministrazione tedesca del tutto autonomamente si era premurata di versare gli “arretrati” relativi all’anno precedente, cosa che non aveva chiesto, e a cui neanche pensava di aver diritto.

Siamo su un altro pianeta? Certo, in Germania si pagano le tasse ... e per quelli che non lo fanno sono dolori.

Addirittura i servizi segreti tedeschi (lo ricordate?) hanno prezzolato un funzionario di una banca svizzera per avere la lista degli evasori. Poi, non so se per ingenuità o per spirito di ironia, ci hanno trasmesso i nomi degli italiani che figuravano sulla lista nera. Non rendendosi conto dei rischi d’infarto che questa iniziativa avrebbe provocato da noi.

Qualcuno in Italia si è lamentato del fatto che la proposta di Franceschini è discriminatoria verso i lavoratori autonomi. Ha ragione. In Europa chiunque non abbia un reddito sufficiente viene aiutato. Anche i lavoratori autonomi. Anche gli artisti, i musicisti, gli attori. In Francia gli artisti che dimostrano di lavorare una parte dell’anno, vengono stipendiati per l’altra.

È importante capire, insomma, che la percezione che si ha di queste misure non è l’assistenza ai poveri. Conosco diversi ricercatori e docenti universitari tedeschi, giovani o non più giovani, che tra un contratto e l’altro con le università (contratti veri, ben pagati) usufruiscono del sussidio.

Il problema vero è, però, che lì … i lavoratori autonomi pagano le tasse ... mentre da noi si intitolano le vie a Craxi.

Ma non basta.

In tutta Europa è in crescita, sostenuto da grandi nomi dell’economia, intellettuali, politici, il movimento del Basic Income, che si propone di superare gli attuali sussidi di disoccupazione con un reddito di base universale, uguale per tutti.

Ma questo tema merita un discorso a parte … basti pensare, comunque, che in pochissimi giorni la Tageszeitung ha raccolto 50.000 adesioni.

La verità è che per la sinistra italiana (chiamiamola così per comodità) quella per la garanzia del reddito non ha mai avuto la dignità di una battaglia di giustizia e di libertà.

Nel nostro ritardo c’è il peso dell’ideologia della Piena Occupazione, non importa se approssimata (si fa per dire) attraverso massicci interventi in perdita dello Stato. Mi vengono in mente i manifesti della propaganda sovietica, con quelle fiere e giovani donne che brandiscono un pesante martello.

Insomma, una visione del lavoro arcaica, a cui corrisponde un’idea di società ingessata dentro ruoli corporativi che poco hanno da invidiare a quelli della destra.

La realtà delle moderne società è, invece, quella di cambiare molto in fretta: si bruciano posti di lavoro in un settore per ricrearsene in un altro. Ma è sempre difficile per le ideologie capire che si esiste come individui, e non come categorie sociali.

Così l’idea di garantire il reddito e un po’ meno il posto di lavoro (peraltro, al di là delle chiacchiere, in Italia si licenzia come negli altri paesi) suona come un affronto, come una bestemmia.

Poi il tappo è saltato, e ci siamo ritrovati con il dilagare del lavoro precario, ma senza reti di sicurezza. Ed è cresciuto il consenso clientelare, l’abuso, il lavoro nero. Dopodichè, anche la rendita politica che offrivano le vecchie categorie metafisico-sociali è finita. Oggi non esiste più un solo segretario di partito in Parlamento che venga dalla sinistra, e la proposta dell’assegno ai disoccupati, pallida misura contro la disperazione, la fa Franceschini.

Ma il ritardo italiano lo si potrebbe spiegare anche con ragioni meno ideali, o ideologiche.

Le varie forme di garanzia del reddito minimo europee sono un diritto soggettivo esigibile. Questo significa che qualsiasi cittadino ne ha diritto senza alcuna mediazione, né politica, né sindacale. Gli basta presentarsi ad un ufficio ...

In Italia, al contrario, esiste la Cassa integrazione che è discrezionale (oltre che limitata nel tempo). La puoi avere, oppure no. Dipende. La contrattazione dà un ruolo specifico ai sindacati, ai politici. Poi c’è il voto clientelare. E il bisogno resta sempre uno degli elettori più esigenti del nostro Parlamento.

...pensiero al vento...
L’introduzione di un intervento di welfare autenticamente riformista e liberale avrebbe, insomma, delle conseguenze devastanti per un sistema politico come il nostro, che non è né riformista né liberale, ma autoritario, arcaico, e basato sul consenso mediatico-clientelare-affaristico.

L’iniziativa di Franceschini sarebbe stata più forte, tanto più perché è una proposta d’urgenza, se avesse battuto l’accento sul nostro ritardo rispetto all’Europa e sulle ragioni di fondo che hanno determinato questo ritardo.

Non ci si può limitare a rimandare oscuramente a un futura “riforma degli ammortizzatori sociali” ed esimersi dal dare una connotazione politica forte all’orizzonte del problema.

Una forza politica europea, tanto più se di sinistra, dovrebbe squarciare il velo … e dire che cosa si nasconde dietro la differenza tra una spesa per protezione dalla disoccupazione del 2,5% della media europea e una non spesa italiana dello 0,4%.

Invece, anche adesso, il silenzio resta fitto.

giovedì 12 marzo 2009

...ammortizzatori sociali (2)...

Come anticipato nel post di ieri ...

Ecco come il "problema" è "risolto" negli altri paesi del vecchio continente ...

Nei paesi europei in media a partire dai 16 anni (dai 25 in Francia) si ha diritto a un reddito minimo.

Lo chiamano in vari modi:
in Francia
Revenu minimum d'insertion (RMI) che diventerà, con la riforma in atto, Revenu de solidarité active (RSA); in Gran Bretagna Jobseeker's Allowance (JSA), in Germania Arbeitslosengeld I e II.

Non solo.

Il disoccupato percepisce anche un aiuto per l’affitto … per il riscaldamento … per la ristrutturazione della casa … per i figli … per l’uso del telefono (perché il disoccupato non si può isolare, altrimenti non trova lavoro) e tante altre cose. In Gran Bretagna sono arrivati a includere anche due sterline per la lavanderia.

Importanti sono anche le integrazioni per chi ha un reddito da lavoro che si giudica inferiore ai parametri minimi. Già questa sola misura colpirebbe al cuore il lavoro nero (il fatto che non esista di fatto lavoro nero in Europa non si deve ad aspetti astrali, religiosi, antropologici). Più o meno in ogni paese europeo è così, con alcune differenze non essenziali. Rimando gli increduli a questo
video sul Belgio e l’Olanda.

Ma quanto percepisce un disoccupato in Europa?

La domanda sorge spontanea, ma è mal posta.

Le politiche di protezione sociale sono un sistema di interventi e di trasferimenti che non si può riassumere in una cifra valida per tutti.

Ci sono delle cifre di base: 613,3 euro in Belgio; 425,4 euro in Francia; 645,4 in Irlanda; 1044,4 in Lussemburgo; 345 in Germania; 743 in Danimarca, se si ha meno di 25 anni, 1153, se si ha più di 25 anni; 669 euro in Gran Bretagna; 549 in Olanda; 519 in Austria ecc.

Ma non danno il senso delle cose, perché a queste cifre di base si devono aggiungere altri versamenti per l’alloggio, per i figli ecc., per non contare tutta la serie delle esenzioni e delle riduzioni (scuole, trasporti ecc.).

Per capire di cosa parliamo è allora più utile sapere che una delle questioni del dibattito politico di questi paesi è quello di marcare la differenza tra il reddito che danno alcuni lavori poco qualificati e il sussidio.

In un
programma televisivo tedesco della WDR 1 è stato calcolato che una commessa con due figli che percepisce 1538 euro netti al mese con il suo lavoro, ne avrebbe 1454 con il sistema di trasferimenti previsto dall’Arbeitslosengeld II. Se non lavorasse, perderebbe solo 84 euro. E si noti che, con buona pace di Bersani, secondo il quale in Italia ci sono «stipendi greci e prezzi tedeschi», la vita in Germania costa meno che in Italia.

Ora qui non è il luogo per discutere dei problemi legati alla «trappola dell’assistenza» o per distinguere i paradossi dalla normalità o per elencare tutte le procedure adottate per contenere i problemi che questo sistema potrebbe produrre e, in parte, produce. Quello che ci interessa è la differenza tra la situazione della disoccupazione italiana e quella europea e il fatto che da noi non se ne sappia nulla.

Contro queste forme di protezione si fa presto in Italia a scatenare il pregiudizio: con simili protezioni nessuno lavorerebbe più.

Lo si è già fatto in via preventiva. Però è curioso che proprio da noi, dove si è ostacolata ogni forma di certezza del reddito in nome del principio che il lavoro «nobilita l’uomo», si faccia poi così presto a ridurre il lavoro a una questione di soldi.

Dove è finito il valore sociale del lavoro?

È svaporato nella solita nuvola dell’ipocrisia italiana, ovvero nell’ipocrisia di un Paese in cui tutti si contendono la coperta dell’assistenza (a partire dalle banche e dalle imprese, per arrivare ai giornali), ma per essere poi pronti a denunciare l’ «assistenzialismo» dove, peraltro, sarebbe più appropriato. E invece è vero, ed empiricamente dimostrato, che le persone preferiscono avere un ruolo nella società piuttosto che essere percepite come dei parassiti. Se ne stupiscono, naturalmente, i parassiti.

Perciò, con buona pace delle enormi zecche e sanguisughe italiche, in Francia quest’anno sono stati dedicati grandi festeggiamenti ai venti anni del Revenu minimum d'insertion (RMI). E non solo. Il Revenu de solidarité active che lo sostituirà è ancora più protettivo, riducendo al tempo stesso, con qualche accorgimento, il rischio della «trappola assistenziale».

In realtà, nessuno mette in discussione questi interventi perché garantire il reddito conviene all’intera società.

A parte i calcoli sul risparmio in spese sanitarie e in ordine pubblico, e dato per fermo il principio di solidarietà, c’è una convenienza strutturale che piace sia alla (vera) socialdemocrazia che al (vero) liberalismo.

La protezione sociale rende infatti le società più sicure e, al tempo stesso, più dinamiche ... mentre la garanzia del reddito non riduce in modo significativo la volontà di lavorare e di avere un ruolo nella società (chi vive di sussidio avrebbe in ogni caso bisogno di assistenza), è invece significativo l’impulso all’intrapresa che esso produce, proprio perché il rischio è minore.

...pensiero al vento...

... come ha scritto Hans Werner Sinn: “protetti dal Welfare State, si può osare di più” ...

...ci sarà mai qualcuno che...

Breve report fotografico ...

... tratto da una vetrina in cui sono "incappato" per caso ieri sera ...

AMBIENTE: negozio di arredamento ... esposizione di cucine ...

dove ... un grosso cartello ... faceva notare che la cucina esposta ... era quella del "grande fratello" ...


...pensiero al vento...

MA SECONDO VOI ... ci sarà mai qualcuno che ... sceglie la cucina per la propria casa ... PERCHE' è quella del "grande fratello" ??? ... che tristezza !!!

...come spiegare l'amore per L'Havana...

PREMESSA ... per chi dovesse capitare qui "per caso" ... E PER EVITARE ... ulteriori fraintesi ...

QUELLO CHE SEGUE NON L'HO SCRITTO IO ... ma l'ho trovato per caso sul web ... e lo riporto solo perchè dal testo ... traspira quello che si può provare in giro per Havana ... e che manca nel nostro "mondo dei ricchi" ...

ECCO IL TESTO ...

... il primo impatto di uno "straniero" che arriva all'Havana, e che si innamora dell'Isla Grande ...

La prima sensazione ... arrivando senza il pesante scafandro del turista, che tutto addolcisce e tiene a debita distanza, è la paura.

La paura di una città maestosa e misteriosa dove l'affollamento si divide tra la staticità più immobile e l'affannoso rincorrersi.
La confusione di un idioma sconosciuto ... la diffidenza che porta ad aver paura della gente che ti guarda fisso e ti fotografa con gli occhi e a grande distanza già scopre la tua provenienza senza arrivare a vedere i tuoi tratti somatici, solo attraverso il deambulare o la postura.

Superato questo terribile primo impatto ... che quasi ti costringe a tornare nei giardini recintati proprio a te dedicati, ti fai un pò avanti, ti fai un pò audace.

Personalmente, per scoprire una nuova città preferisco partire dal basso, dai locali più infimi, dai posti meno raccomandabili, dalle stradine più oscure ... e poi d'incanto, il ragazzo di colore dalle fattezze del lottatore greco e dalla faccia segnata dal macete ti propone lo scambio del braccialetto di plastica del medesimo colore chiedendoti il significato delle parole incise sul tuo, dal tavolo di un uomo dal grande sigaro e dall'aspetto del boss malavitoso annoiato arriva un bicchierino di rum, forse a premiare l'audacia dello straniero arrivato fin lì.

Ed appena fuori ... un'altro ti avverte del tuo marsupio aperto e ti raccomanda di starci attento.(sono stato derubato anch'io perchè chi sopravvive rubando non ha nazione e non guarda l'altrui nazionalità).
Ed ancora camminando ... un altro quasi ti salva dal precipitare in una classica buca del marciapiede ... fino ad arrivare ad aiutare una vecchina che ti chiede una mano per attraversare una trafficatissima strada e dopo aver compreso con difficoltà la richiesta, prenderla per mano e fermando le auto portarla sull'altro lato della strada ricevendo il bacio più dolce del mondo.

Per finire a camminare finalmente sciolto in quel fiume umano, a dribblare buche sui marciapiedi, a farti ustionare l'anima reggendo gli sguardi delle donne anche anziane, a vivere l'angoscia e la speranza, l'insoddisfazione e la sommessa ribellione, la noia e l'allegria, il caldo e le tempeste quasi fossi anche tu un cittadino.
E ti trovi il tuo santo personale ... il tuo orisha ... a cui offri le cose che ti piacciono di più, qualche sigaretta, una lattina di birra ... e che spolveri la mattina prima di uscire per strada.

E ti dicono che i tuoi nonni vivevano pressappoco così nel tuo paese, ma io lo posso vedere solo qui, seduto su questa piazza, con alle spalle l'enorme statua di ferro di Don Chisciotte e del suo fido Ronzinante, fumando Popular, e a volte, offrendo Bucanero allo sconosciuto passante.

E soprattutto ti accorgi che la parte più bella di te la lasci sempre lì, dall'altra parte dell'enorme mare ...

...pensiero al vento...

cosa altro aggiungere? ... se non che ... tutto quanto descritto in questo bel testo ... non potrà MAI capirlo ... chi è sempre rimasto qui ... da questa parte dell'enorme mare ...

CHIUDO con una "messaggio-murales" ... e un con video dello scorso Maggio ... live music nella casa particular di "Casa Margot" ... (che sono finalmente riuscito a convertire il .FLV e a caricare su YouTube ... !?!)


mercoledì 11 marzo 2009

...bus cuhani, la "guagua"...

Piccoli racconti sui messi di trasporto ...

... già lo scorso anno ... con i suggerimenti di Isidro ... avevo "imparato" a preferire, rispetto ai taxi per turisti, i "taxi particular" ...

Questi sono facilmente riconoscibili per la loro età (sono tutte auto che hanno superato i 40anni) e hanno in comune tra loro l' aspetto old-America ...

Si prendono al volo .. con la semplice alzata della mano .. e si condividono con quanti altri fanno il tuo stesso tratto ... con un continuo sali-scendi lungo il percorso ...

Ecco alcuni esempi nelle foto scattate per le vie di Havana ... (ce n'è anche una fatta dall'interno che dimostra quanto, a volte, sono "cadenti" queste vecchie auto) ...







I COSTI DEI TAXI PARTICULAR
Come penso saprete ... a Cuba circolano due monete ... i CUC (cambio pari a un USD), comunemente chiamati "convertibili" e i pesos cubani, comunemente chiamati "moneta national" (MN) ...

I "convertibili" sono la moneta dei turisti, è l'unica cambiata nelle banche, ed è quella utilizzata dai cuhani che hanno a che fare con i turisti ...

I "pesos cubani" sono invece la moneta dei cubani, è quella con cui vengono pagati i loro salari e che usano nelle loro botteghe (o, appunto, sui loro taxi e bus) ... Per poter avere i pesos cubani, un turista "smaliziato" deve rivolgersi a qualche "baretto" (in genere si riconoscono perchè sono i più scalcagnati) o a qualche venditore ambulante di granite, di "rositas" (i nostri pop corn a 1 peso cubano a busta) o di noccioline (vendute già sgusciate in coni di carta anche questi a 1 peso) ...

Il valore delle due monete? ... il loro rapporto di cambio (fisso) è di 1 a 24 ... cioè un CUC vale 24 pesos cubani ... quindi mentre un CUC vale un USD, 1 "peso" cubano vale circa 30 centesimi di euro ...

Chiarito questo ... vediamo i costi dei taxi ... :

Con i CUC si prendono e si pagani i taxi per turisti ...
... e una corsa tra Vedado e Habana Vieja costa da un minimo di 3 CUC a un massimo di 5 CUC (per la tariffa "notturna") ... COSTI questi, tutto sommato "onesti" ... ma se si prendono questi mezzi quattro o cinque volte al giorno ... la spesa comincia a diventare "impegnativa" ... con 15 - 20 CUC da investire ...

Lo scorso anno ho preso raramente questi taxi per turisti ... essendo subito "istruito" e "instradato" da Isidro verso i più "cuhani" taxi particular ...

Ed ecco i costi di questi taxi particular ...
... la tariffa è unica ... a prescindere dal percorso ... ed è pari a 10 pesos cubani che, facendo un pò di calcoli, corrispondono a circa 30 centesimi di euro ... che, per quattro cinque volte in un giorno, fanno tra 1,20 euro e 1,50 euro ...

Capite che c'è una bella differenza? tra spendere 1,50 euro al giorno , rispetto a 15-20 euro dei taxi turistici ...

Quest'anno poi ... ho fatto un ulteriore "passo avanti" ... e sono stato "istruito" a prendere i bus ... quelli che i cuhani chiamano .. la "guagua" (pron. "uaua") ...

Rispetto alla "guagua" ... di una volta ... questi mezzi sono stati discretamente ammodernati ... e si presentano nè più nè meno dei nostri bus cittadini ...


Anche se ... e questo non lo capisco molto ... sono gli stessi cubani, di un ceto medio, che si rifiutano di prenderla ... considerandolo forse un mezzo da "poveri" ...
E VEDIAMO LE TARIFFE DI UNA "GUAGUA"
Qui il costo praticamente crolla ... e passiamo dai 10 pesos del taxi particular a 40 centesimi di "peso" per una corsa ... anche qui indipendentemente dalla distanza ...

TRADOTTO ... il costo è circa 1,5 centesimi di euro ...

Troppo poco ... anche per le tasche cuhane? ... e infatti nessuno paga 40 centesimi di pesos. I più versano nella cassettina affianco all'autista 1 "peso" (più del doppio del prezzo !) ... lasciandolo spesso il "peso" all'autista come mancia ...

Nessun biglietto in cambio del versamento ... quindi il tutto procede a fiducia ... L'importante che ci sia qualcosa che cade nella cassettina e faccia un rumore di moneta.

NOTA:
per scarsità di spiccioli, una volta ho fatto cadere nella cassettina solo 20 centavos invece del minimo 40 ... risparmiando la bellezza di circa 0,7 centesimi di euro !!!

Altre volte chi ha 1 "peso", se vede il suo vicino che ha in mano i 40 centavos, glieli chiede e, col suo "peso" paga per tutti e due ... E' successo anche a me di farlo ... essenzialmente perchè mi servivano gli spiccioli per la corsa del ritorno a casa ... di chiedere a chi stava salendo affianco a me i suoi 40 centavos (1,5 centesimi di euro!!!) ... e di pagare io, per tutti e due, con 1 "peso" ...

Un esempio dell'indipendenza del prezzo dalla distanza? ... aver pagato 1 "peso" ... per una corsa da Havana a Guanabo ... della durata di 45 minuti !!!

Ecco le foto ... di una "guagua" moderna ... e della cassettina per il pagamento della corsa ...


...pensiero al vento...
chiudo con un altro livello di mezzi ... che ho visto in giro ... ma non ho mai preso ...

sono le "guagua" che si vedono fuori città ... ecco due esempi in queste foto ...