giovedì 13 gennaio 2011

...FIAT di Stato...

Quanto lo stato italiano abbia erogato alla Fiat negli ultimi trentatre anni, è dato da uno studio fatto da Giuseppe Bortolussi segretario degli artigiani e dei piccoli imprenditori della Cgia di Mestre.
Sono stati erogati finanziamenti per sette miliardi e seicento mila euro.  Si tratta di “una cifra importante – spiega Bortolussi – che ha toccato la dimensione economica più rilevante negli anni ’80. In questo periodo di profonda ristrutturazione di tutto il settore automobilistico mondiale, la casa torinese ha ricevuto dallo Stato italiano oltre 5,1 mld di euro“.

Bortolussi prosegue fornendo numeri più dettagliati: dal 1990 in poi, 1,279 miliardi di euro sono stati investiti per la costruzione degli impianti di Melfi e Pratola Serra. Altri 272,7 milioni sono stati utilizzati per ristrutturare gli impianti di Melfi e Foggia tra il 1997 e il 2003. 

Lo Stato ha inoltre “coperto” gli incentivi alla rottamazione con 465 milioni di euro. 

Trattasi sempre di fondi statali, pubblici. 

“In questa analisi – conclude Bortolussi – non abbiamo tenuto conto dell’importo sostenuto per l’erogazione degli ammortizzatori sociali. Tra il 1991 e il 2002 la spesa è stata pari a 1,15 mld di euro. Un’entità, che è bene ricordare, è stata sostenuta anche dalla Fiat e dai suoi dipendenti”.
...pensiero al vento...
A tutto questo va aggiunto come la Fiat si sia trovata nella situazione previlegiata ... e monopolistica ... di essere l’unico fornitore per settanta anni di automezzi all’amministrazione pubblica: dalle Forze Armate fino all’ultimo comune d’Italia.

mercoledì 12 gennaio 2011

...l'Italia? agli "italiani"!...

E' ormai certo: ReSilvio manda in pensione il Popolo delle Libertà ... 

SI, proprio quello "creato" e annunciato da un tettuccio di un'auto di servizio ... attorniato da un nugolo di sudditi osannanti ... per un nuovo paese (finalmente) "libero dal comunismo" ... !!!

Il pensionamento sarà stato dettato ... di sicuro ... da ragioni di opportunismo: TROPPO imbarazzante e TROPPO impopolare sarebbe stato iniziare a discuisire con Fini (ufficialmente cofondatore) ...

E ALLORA, meglio ripartire ... e ripartire alla grande ...

NUOVO nome ... NUOVO simbolo ...

E SICCOME il Re non ha limiti ... che si prende ora? ... il nome del Paese ...


...pensiero al vento...
SE il nuovo partito si chiamerà ITALIA ... i suoi attivisti? come saranno chiamati? ... se non ITALIANI?

E ALLORA ... finalmente ... nessuno potrà più contraddirlo sul fatto che "...gli italiani stanno dalla mia parte" ...

RIDICOLO? ... spero di SI ... e che presto potremo rimpiangere questo "penoso" periodo del nostro paese ...

SE PROPRIO sarà "Italia" ... ecco una gustosa vignetta ... a commento ... 



RIVEDIAMO, infine ... un bel video ... di Roberto Benigni ... su Silvio e Dio ...

martedì 11 gennaio 2011

...Wikileaks, USA e opposizione cubana...


“L’opposizione cubana è divisa, dominata da personalismi, persone che hanno come principale scopo ottenere denaro da noi più che programmare il dopo-Castro. Se vogliamo rovesciare Cuba rivoluzionaria con questa gente non otterremo nulla e dovremmo piuttosto cercare qualcuno all’interno del governo”. 

Chi scrive queste sconsolate righe, che qualunque osservatore serio di cose cubane sottoscriverebbe, ma che non troverete mai pubblicate nei grandi media critici rispetto alla Rivoluzione Cubana, è il massimo responsabile di cose cubane del governo statunitense, Jonathan D. Farrar, capo della Sezione di interessi statunitensi a L’Avana. 

Per quanto spiacevole possa essere, Farrar lo ha messo nero su bianco in un rapporto del 15 aprile 2009, reso pubblico da Wikileaks: i dissidenti finanziati da quel governo non rappresentano i cubani.
 
Non è la prima volta che viene rivelato il doppio discorso del governo degli Stati Uniti rispetto ai dissidenti cubani e la scarsa considerazione che quel governo ha di questi ultimi pur appoggiandoli.

Nel 2008 il Congresso degli Stati Uniti ammise che la maggior parte dei fondi destinati all’opposizione cubana non arrivava mai nell’isola ma si incagliava in mille rivoli della comunità residente a Miami. 

Oggi, grazie a Wikileaks, si dimostra che il governo cubano non ha tutti i torti quando definisce “mercenari” i dissidenti che girano intorno agli uffici diplomatici statunitensi e da questa accettano denaro e che ha, sempre secondo Farrer, gioco facile il governo cubano a infiltrare tali gruppi ed esaltarne le contraddizioni.

Farrar scrive con un certo disprezzo che i
dissidenti sono personaggi tra i 50 e i 60, di scarsissimo seguito nell’isola, e di nessuna presa tra i giovani. Più che nel paese sono conosciuti nelle ambasciate e dai corrispondenti della stampa estera, che poi li trasformano in stelle internazionali. 

Nonostante ciò Farrar consiglia comunque di continuare ad appoggiare personaggi che lui stesso considera di poco o nessun credito. Per Farrar ci sarebbero tra i giovani, soprattutto nell’ambiente artistico e nell’ambiente Internet, focolai di ribellione e critica al sistema ma tali ambienti, lascia capire tra le righe il diplomatico, da una parte sono controllati e dall’altra non si prestano alle infiltrazioni.

Quello che Wikileaks rivela è che i dissidenti ufficialmente vengono appoggiati, consigliati, coccolati, finanziati con milioni di dollari e ne viene sapientemente costruita l’immagine internazionale di eroi impavidi nella lotta per la democrazia. 

Ufficiosamente però il punto di vista di chi nel governo degli Stati Uniti i dissidenti cubani contatta, conosce, seleziona e finanzia non si discosta dal punto di vista del governo cubano e di saggi come “Los disidentes” di Rosa Miriam Elizalde. Le rivelazioni di quel saggio, che si basavano sulle testimonianze degli infiltrati dei servizi cubani tra i dissidenti stessi, furono bollate per anni come calunnie di regime. 

Adesso sappiamo che non solo non erano tali ma che il punto di vista di quel libro, sostanzialmente la visione ufficiale del governo cubano sul tema spinoso dell’opposizione, coincide strettamente con quanto dei dissidenti pensano quelli che li manovrano dalla Sezione d’Interessi del governo statunitense sul Malecón dell’Avana.
 
...pensiero al vento...
Wikileaks insomma sta rimettendo le cose a posto tra realtà e vulgata propagandata dal sistema mediatico. I documenti diffusi finora hanno confermato che gli Stati Uniti hanno attivamente lavorato per demonizzare la figura del presidente venezuelano Hugo Chávez ben oltre suoi eventuali demeriti. Inoltre quello stesso governo che sosteneva pubblicamente che in Honduras non ci fosse mai stato un golpe, in privato ammetteva che quello che appoggiava era un governo golpista. Adesso arrivano queste tristi rivelazioni sui dissidenti cubani che denudano le menzogne del governo statunitense e dei media mainstream. Non ci stupisce che entrambi trattino Wikileaks come fosse Al Qaeda.

giovedì 6 gennaio 2011

...informazione veritiera...

Il 5 gennaio del 1984 la mafia uccideva Pippo Fava.

L’8 gennaio del 1993 sempre la mafia uccideva un altro valoroso giornalista, Beppe Alfano, padre di Sonia, deputata al Parlamento europeo ed eletta, come indipendente, nelle liste dell’Italia dei Valori. 

E' bene ricordare questi due eroi dell’informazione, visto che in quei giorni si parla di tutto, tranne che di mafia.

Pippo Fava era uno di quei giornalisti che, pur di raccontare la verità, poteva rimanere senza lavoro, fondare una rivista dal nulla e continuare a scrivere di mafia. Uno di quelli che già negli anni '70 vedeva la mafia come un fenomeno diverso, guardandola in modo più ampio e considerandola nella sua complessità. Fava, da siciliano, diceva che la Mafia, quella veramente pericolosa per tutto il Paese, stava in Parlamento, nelle istituzioni. In Italia, dove i rapporti tra mafia e Stato non vengono mai chiariti, il giornalismo come quello che faceva lui è indispensabile.
Oggi che alcune di quelle relazioni stanno venendo a galla, in un periodo nel quale siamo vicini come mai alla verità, abbiamo l'obbligo di ricordare le parole di chi pur consapevole dei rischi che stava correndo, come sono tutte le vittime della mafia, non si è fermato e ha continuato a denunciare.
Tra qualche giorno, l'8 gennaio, ricorrerà l’anniversario di un altro omicidio di mafia: nel 1993 veniva ucciso Beppe Alfano, altro giornalista che, innamorato della sua terra, denunciava chi, nell'illegalità, la storpiava. 

Se per l’omicidio di Fava ci sono state delle condanne, nel clan dei Santapaola, gli assassini di Alfano sono ancora a piede libero, ed è questo l'insulto più grande alla sua memoria.
Nella classifica annuale di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa, l’Italia mantiene il 49° posto a pari merito con il Burkina Faso e in leggero vantaggio su El Salvador. 

Una ragione in più per ricordare la figura di questi due giornalisti tutti d'un pezzo e senza padroni: il loro esempio deve essere un monito da seguire in un Paese che invece è asservito al satrapo e alla sua banda di pseudogiornalisti.
Parte dell'eredità morale di Fava e Alfano, intellettuali uccisi per le loro idee e per le loro azioni, è stata raccolta un anno fa anche da ‘Radio 100 passi’. Una radio siciliana e italiana che compie in questi giorni un anno e cha fa informazione libera e antimafia, anche nel nome di tutte quelle vittime coraggiose e silenziose. 

...pensiero al vento...
è sempre (purtroppo) un mestiere da EROI fare informazione "neutrale" e "veritiera" in terra di camorra ...


martedì 4 gennaio 2011

...il tramonto della II Repubblica...

Cosa rimarrà della Seconda Repubblica? Come la racconteranno gli storici?
 
Tra dieci o vent'anni proveremo un senso di stupore, non crederemo alla sua esistenza, a chi la rappresentava. Impossibili Gasparri e Carfagna ministri, Berlusconi o D'Alema presidenti del Consiglio. Incredibili Dell'Utri e Cuffaro senatori.

Per salvarci la coscienza riscriveremo allora la Storia, costruiremo dei solidi alibi. 

Così come il fascismo fu colpa di Mussolini, la seconda Repubblica avrà Berlusconi come unico responsabile. 

Gli altri, tutti gli altri, i servi, i mafiosi, i collaborazionisti a tempo pieno della più indecente sinistra d'Europa, i leccapiedi, i portaborse e le puttane di regime si salveranno.

La Seconda Repubblica è al suo
tramonto, ma è un tramonto lunghissimo, che non termina mai. Forse perché dopo il tramonto verrà una notte di cui abbiamo paura.

...pensiero al vento...
grande verità ... da Berluscoroma2010 ... di Marco Travaglio

domenica 2 gennaio 2011

...leggi ad personam...

Nel 2011 con i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia torneranno alla ribalta tutti i grandi personaggi storici e politici che permisero l’unificazione del nostro paese. 

Tra di loro vi fu certamente Camillo Benso Conte di Cavour: patriota, fine politico, imprenditore, capostipite della destra storica e nonché primo presidente del Consiglio del Regno d’Italia nel 1861. 

Oltre ai grandi successi politici, nella sua vita (morì a 51 anni) il Cavour ebbe anche svariati problemi, come le inimicizie con Garibaldi e Mazzini e le diatribe con lo Stato vaticano. 

C’è però un fatto che invece ci ricollega ai tempi nostri e che Maurizio Blondet di EffediEffe ha raccontato analizzando il libro di Angela Pelliciari “L’altro Risorgimento” :
«(Cavour) era il maggiore azionista della «Società Anonima Molini Anglo-Americani» (sic) di Collegno, il più grande ente privato granario della penisola. Nel 1853, col raccolto scarso e la fame che infuria fra gli strati popolari, mentre i principati «reazionari» vietano l’esportazione dei grani per nutrire le loro popolazioni, il Piemonte la consente, così che i produttori locali realizzano forti profitti dalle esportazioni del prodotto rincarato. Per questo avvengono disordini davanti all’abitazione di Cavour, stroncati dalla polizia e dalla truppa a fucilate».
Tutte dicerie dei giornali popolari dell’epoca per lo storico Rosario  Romeo. Lorenzo Del Boca invece nel suo libro “Indietro Savoia” irrobustiva questo racconto scrivendo anche dei «giornali come L’imparziale e La voce della libertà (tra i principali accusatori della manovra del governo sul grano) criticati per aver istigato il popolo a rivoltarsi e che furono trascinati in tribunale ma gli imputati furono assolti». Angelo Brofferio, deputato della sinistra e “nemico” politico di Cavour attacco duramente il collega:
«Sotto il governo del conte di Cavour ingrassano illecitamente i monopolisti, i magazzinieri, i borsaiuoli, gli speculatori, mentre geme e soffre l’universalità dei cittadini sotto il peso delle tasse e delle imposte» facendo in oltre notare il conflitto d’interesse: «Il conte di Cavour è magazziniere di grano e di farina…».
...pensiero al vento...
Modificando alcuni termini, i suoi protagonisti e le date di questa storia sembra realmente cronaca dei giorni nostri: 
- i giornali che scriverebbero solo dicerie per rovinare il politico di turno
- il conflitto di interessi
- le leggi ad personam. 

Questo aneddoto su Camillo Benso serve a ricordare forse a noi italiani che la nostra penisola non è mai cambiata: già prima dell’unificazione aveva gli stessi deprecabili usi e costumi che, via a via peggiorando, si sono trascinati in questo ultimo secolo e mezzo.

Lo stesso Totò nel video tratto dal film “Gli Onorevoli” datato 1953 ci mostrava una “specie di politica” non è molto diversa da quella attuale. 

Gattopardismo alla sua essenza primordiale: cambiare tutto affinchè non cambi niente, che si parli di oggi, 50 o 150 anni fa.

 

ED ECCO ... il comizio con un divertente parallelo coi tempi di OGGI ...

sabato 1 gennaio 2011

...anno nuovo?...

Chi accusava ReSilvio di presiedere un governo che non fa nulla, e su questo basava la sua opposizione, dovrà ricredersi: magari il Cavaliere si occupasse solo degli affari suoi. 

In un colpo solo, dalla controriforma universitaria all’accordo di Mirafiori, il governo ha fatto piazza pulita di un’epoca. Per carità, non che il diritto allo studio prima fosse garantito, o che studenti e ricercatori non versassero già in tristi condizioni. Come pure gli operai di fabbrica, spremuti e ricattati dai salari più bassi d’Europa, non se la passavano bene nemmeno prima di Marchionne. Solo che ora staranno peggio. 

I diritti garantiti dalla Costituzione, ora è fuori di dubbio, non garantiscono nulla fuori da quelli che sono i rapporti di forza: è su questo che dovremmo, tutti e ognuno dalle sue storie diverse, riprendere il cammino. 

Questo quadro ci consegna, senza tanti giri di parole, l’ineluttabilità della ricomposizione sociale. Se vogliamo essere all’altezza della sfida, storica, che abbiamo difronte, la precondizione è quella di rovesciare il paradigma della scomposizione su cui poggiano i pilastri del nuovo dominio della società. 

Dalla fabbrica all’Università, dalle lotte ecologiche e in difesa dei beni comuni alla cultura, l'unica possibilità è la costruzione di luoghi, pubblici e politici, che ci mettano insieme, che uniscano gli interessi, che ci facciano parlare l’uno dell’altro come parlassimo di noi. 

Ma questa è solo la precondizione, il minimo. Non è una questione di operai e studenti uniti nella lotta, ovviamente. Non riguarda nemmeno il "coordinamento delle resistenze”, che sommate, si sa, rischiano di essere la panoramica dell’impossibilità. 

La ricomposizione sociale è la pratica, e quindi la ricerca continua, di un “bene comune”. La precondizione ha bisogno di un atteggiamento nuovo, da parte di tutti. Dovremmo metterci nelle condizioni di poter valutare il limite e la sfida, di poter vedere nitidamente qual è l’obiettivo sapendone la distanza. 

Marchionne e la Gelmini, le banche centrali e i patti di stabilità, non si possono sconfiggere senza un’idea alternativa di società. Non si può far leva solo sulle storture della democrazia liberale in crisi. Pena il fatto che difronte agli eventi, tumultuosi o pacifici che siano, ci si dimeni tra apologia ed ipocrisia, perdendo tempo su analisi sociologiche sulla violenza o non violenza, trastullandosi con esercizi retorici ed ideologici, buoni solo per i telepredicatori del nostro tempo.

...pensiero al vento...
Sarà un anno duro, e l’unico modo per affrontarlo è pensare seriamente di scrivere noi una nuova storia.