Chi accusava ReSilvio di presiedere un governo che non fa nulla, e su questo basava la sua opposizione, dovrà ricredersi: magari il Cavaliere si occupasse solo degli affari suoi.
In un colpo solo, dalla controriforma universitaria all’accordo di Mirafiori, il governo ha fatto piazza pulita di un’epoca. Per carità, non che il diritto allo studio prima fosse garantito, o che studenti e ricercatori non versassero già in tristi condizioni. Come pure gli operai di fabbrica, spremuti e ricattati dai salari più bassi d’Europa, non se la passavano bene nemmeno prima di Marchionne. Solo che ora staranno peggio.
I diritti garantiti dalla Costituzione, ora è fuori di dubbio, non garantiscono nulla fuori da quelli che sono i rapporti di forza: è su questo che dovremmo, tutti e ognuno dalle sue storie diverse, riprendere il cammino.
Questo quadro ci consegna, senza tanti giri di parole, l’ineluttabilità della ricomposizione sociale. Se vogliamo essere all’altezza della sfida, storica, che abbiamo difronte, la precondizione è quella di rovesciare il paradigma della scomposizione su cui poggiano i pilastri del nuovo dominio della società.
Dalla fabbrica all’Università, dalle lotte ecologiche e in difesa dei beni comuni alla cultura, l'unica possibilità è la costruzione di luoghi, pubblici e politici, che ci mettano insieme, che uniscano gli interessi, che ci facciano parlare l’uno dell’altro come parlassimo di noi.
Ma questa è solo la precondizione, il minimo. Non è una questione di operai e studenti uniti nella lotta, ovviamente. Non riguarda nemmeno il "coordinamento delle resistenze”, che sommate, si sa, rischiano di essere la panoramica dell’impossibilità.
La ricomposizione sociale è la pratica, e quindi la ricerca continua, di un “bene comune”. La precondizione ha bisogno di un atteggiamento nuovo, da parte di tutti. Dovremmo metterci nelle condizioni di poter valutare il limite e la sfida, di poter vedere nitidamente qual è l’obiettivo sapendone la distanza.
Marchionne e la Gelmini, le banche centrali e i patti di stabilità, non si possono sconfiggere senza un’idea alternativa di società. Non si può far leva solo sulle storture della democrazia liberale in crisi. Pena il fatto che difronte agli eventi, tumultuosi o pacifici che siano, ci si dimeni tra apologia ed ipocrisia, perdendo tempo su analisi sociologiche sulla violenza o non violenza, trastullandosi con esercizi retorici ed ideologici, buoni solo per i telepredicatori del nostro tempo.
...pensiero al vento...
Sarà un anno duro, e l’unico modo per affrontarlo è pensare seriamente di scrivere noi una nuova storia.

3 commenti:
Nicola buon anno....pochi minuti fa il programma ambiente italia ha mostrato quell'azienda di cui parlavamo ieri...
Buon Anno anche a te, bene ... se li conosci e puoi contattarli sarebbe utile andarli a visitare. Io ci sono il 7 e 8 prossimi. Fammi sapere ...
Su Mirafiori il governo é stato assente al 100%.....la sua partecipazione é stata una comparsa per dare mano libera agli industriali!....e non é poco, perché la Fiat non ha preso nessun impegno con lo Stato....
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