martedì 26 luglio 2011

...amici o compagni?...

Interessante scambio … tra il giornalista Marco Bracconi de La Repubblica e Nichi Vendola

Aveva scritto Bracconi:

I militanti di Sel sono infuriati con Nichi Vendola, colpevole di aver ripudiato la parola “compagni” in favore di “amici”. Una disputa decisiva, soprattutto nel mezzo della speculazione internazionale, tra le tensioni sulle opere pubbliche e senza ancora un programma chiaro del centrosinistra verso le elezioni.
Si dirà che in politica le parole sono importanti. Ma proprio perché sono importanti sarebbe forse il caso di scegliere un po’ meglio quelle su cui dividersi.
E invece dalla fine del Pci e sempre la stessa storia.  Una infinita discussione sul nome da darsi che rivela la continua e perfino nevrotica ricerca di una identità. Una sfida che parla solo a sé stessa. O al massimo ispira qualche titolo furbetto di Sallusti o Belpietro.
Se proprio si vuole discutere di una parola, nell’Italia del 2013 sarebbe molto meglio discutere della parola democrazia. Perché è sulla qualità di questa parola che si gioca la vera partita, quella che riguarda tutti.
(E comunque definire la parola compagno alibi di crimini è un tantino tranchant. Chi scendeva in piazza contro le Brigate Rosse si chiamava compagno, tanto per dire).”

ED ECCO la risposta di Vendola …

Caro Bracconi  (cari “amici e amiche” di Repubblica),
hai davvero ragione nel sottolineare  lo stupore perche’ nel giorno in cui il governo e il Parlamento si apprestano a votare una manovra economica che pesera’ in maniera drammatica sulle famiglie italiane, sui ceti medio-bassi, sui soliti noti, noi stiamo qui, sui blog, sul web,  a ragionare su un titolo di agenzia di stampa di dieci giorni fa su  compagni/amici.

Ed e’ stupefacente il tentativo di costruire una polemica politica sul nulla, sul vuoto. 

Non possiamo giocare sulle parole.  

Addolora molto che i virtuosi del capovolgimento del significato delle parole possano trovare cosi’ tanto spazio nei media, oltre che nei social network.  Come e’ stato sottolineato dalle testimonianze di chi c’era a quella presentazione, non ho mai rinunciato ad una parola che mi accompagna sin da quando ero ragazzino: compagno.

Parola che trovo bellissima, e che significa spezzare il pane insieme. Ho semplicemente criticato un’idea che nel vecchio Pci era abbastanza consolidata, che all’interno del partito bisognasse essere compagni ma non necessariamente amici. E talvolta si poteva  essere compagni coltivando tenaci inimicizie. Io oggi penso che questa fosse una concezione sbagliata, e che nei luoghi della politica a sinistra bisogna trovare, occasioni di arricchimento umano, occasioni per stringere relazioni interpersonali che possano essere di reciproco giovamento. 

Tutto qua. Il resto e’ chiacchera e pettegolezzo. E ora, se siamo d’accordo, prestiamo la nostra attenzione, il nostro impegno, le idee di ciascuno di noi  a costruire un’alternativa di centrosinistra in questo Paese. E’ questo che forse ci chiede il nostro Popolo. O e’ chiedere troppo?
Con “amicizia”, Nichi Vendola

…pensiero al vento…
costruire un’alternativa” … E’ QUESTA la chiave per sperare in un futuro diverso … se MAI ce l’avrà un futuro diverso … il nostro BelReame con troppi sudditi maestri di opportunismo 

Ci sta ... il ricordo di come Ernesto Guevara rispose alla signora Maria Guevara che, dalla Spagna, gli chiedeva se potessero essere parenti, anche lontani. E lui , ricordando di non avere avi spagnoli: ... "NON CREDO CHE SIAMO PARENTI, MA SE LEI E' CAPACE DI TREMARE D'INDIGNAZIONE OGNI QUALVOLTA SI COMMETTA UN'INGIUSTIZIA NEL MONDO, ALLORA SIAMO COMPAGNI, IL CHE E' PIU' IMPORTANTE. (Ernesto Che Guevara, lettera a Maria Rosario Guevara, 20 Febbraio 1964)

domenica 17 luglio 2011

...lotta di (prima) classe...

In vena di metafore storico-cinematografiche, Tremonti segnala che l’Italia rischia di fare la fine del Titanic, e avverte che in caso di naufragio-default anche chi viaggia in prima classe non si salverà.

La metafora è un po’ banale, ma efficace.

Occorre però precisare che all’epoca del disastro i passeggeri dei ponti superiori si salvarono in misura del 60%, a fronte del 40% di quelli di seconda classe e del 25% di quelli di terza.

Se l’Italia è come il Titanic Tremonti sarebbe più onesto nel dire che col naufragio-default i ricchi saranno un po’ meno ricchi, e i poveri andranno decisamente per stracci.

...pensiero al vento...
E di sicuro ad Arcore si continuerà a suonare imperterriti con Apicella, come se niente fosse.

mercoledì 13 luglio 2011

...come scritti oggi...

Quando discuti con un avversario, prova a metterti nei suoi panni. Lo comprenderai meglio e forse finirai con l’accorgerti che ha un pò, o molto, di ragione. Ho seguito per qualche tempo questo consiglio dei saggi. Ma i panni dei miei avversari erano cosi sudici che ho concluso: è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire.

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza.

Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime."

...pensiero al vento...
pensieri di Antonio Gramsci ... Febbraio 1917 ... ma sembrano scritti oggi !!!
 
ottimi consigli ... per uscire dalle paludi ...
 

mercoledì 29 giugno 2011

...voce nel deserto...

"E che dovrei fare? Cercarmi un protettore? Trovarmi un padrone? ... NO, grazie.
Dedicare versi ai ricchi come qualsiasi opportunista?
Fare il buffone nella speranza vile di vedere spuntare sulle labbra di un ministro un sorriso che non sia minaccioso? ... NO, grazie.
Mandar giù rospi tutti i giorni? ... Specializzarmi nel piegare la schiena? ... NO, grazie.
Progredire di girone in girone, diventare un piccolo grande uomo da salotto, navigare avendo per remi madrigali e per vele sospiri di vecchie signore? ... NO, grazie.
Trovare intelligente un imbecille? Essere angosciato dai giornali e vivere nella speranza di veder il mio nome apparire sulle riviste letterarie? ... NO, grazie.
Vivere di calcolo, ansia , paura? ... Anteporre i doveri mondani alla poesia, scrivere suppliche, farmi presentare? ... NO, grazie. Grazie, grazie, grazie, NO !

Ma invece ... cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero, guardare in faccia la gente e parlare come mi pare, mettermi se ne ho voglia il cappello di traverso, battermi per un SI per un NO o fare un verso! ... Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te! ... Poi, se per caso ti arriva anche il successo, non dovere nulla a Cesare ...

A forza di vedere gli altri smaniare per farsi degli amici e scambiarsi sorrisi che fano sembrare la bocca un culo di gallina, preferisco vedere diradarsi sulla mia strada i saluti della gente e poter dire ogni volta: ecco un nemico di più."
(Edmond Ronstand, Cyrano de Bergerac, 1897)

...pensiero al vento...
Parole di oltre 100 anni fa ... che conservano un'impressionante attualità, nel BelReame italico fatto di intrallazzi, di potere gestito con tracotanza e impunità ... e di tanti servi ossequiosi.

lunedì 13 giugno 2011

Forza Italia ...

Forza Italia!

Adesso che non è più il nome di un partito, il Suo partito, possiamo e dobbiamo davvero dirlo.

Man mano che arrivano notizie di code ai seggi, di gente che per scegliere da sola il proprio destino ha deciso di non andare al mare, o di tornare a casa in anticipo sul previsto, l’urlo del tifoso, quell’urlo che per molti, troppi anni anni ci è stato espropriato, è difficile da trattenere.

Il quorum ai referendum è possibile. Non è sicuro, ma è possibile.

E allora eccolo qui quell’urlo: Forza Italia!

Eccolo qui, per spingere alle urne chi non ci è ancora andato. Per ricordare a tutti che il futuro è nostro e non di chi, spesso con poco merito, siede nei palazzi del Potere.

...pensiero al vento...
FINALMENTE ci siamo arrivati ... che il popolo italico fa il contrario di quello che dice ReSilvio ...

LUI va al mare? ... appollaiato sul ponte di qualche panfilo ... ?? ... e il popolo NO ... il popolo va a VOTARE ...

sabato 4 giugno 2011

“Giggino ‘o flop” ... Sindaco di Napoli !!

DA ... IL FATTO QUOTIDIANO ... di oggi ...

C’è una piccola salumeria sul corso di Secondigliano che fa i panini imbottiti, le “colazioni”, più grossi e saporiti di Napoli. A vederla dalla strada, incastonata tra una banca e una stazione di benzina, non sembra diversa dalle decine di botteghe che arrancano per arrivare alla fine del mese, eppure la sua fama si è estesa a macchia d’olio al punto da renderla una “zona franca”. Sì perché quei pochi metri di marciapiede, occupati da un tavolino sgangherato e un paio di sedie, sono un punto di ritrovo talmente noto che anche gli affiliati a clan diversi si limitano a guardarsi in cagnesco senza andare oltre. Non è insolito, poi, vedere l’equipaggio di qualche volante mangiare un panino a poca distanza da qualche “faccia nota”.

Una piccola “oasi” dove è possibile, per qualche minuto, mettere da parte le divisioni.

Mi è capitato di fermarmi a pranzo qui e, come succede spesso quando si frequenta lo stesso posto per un po’ di tempo, inizi a conoscere i volti, a salutarli con un cenno della testa, a scambiare qualche chiacchiera. Niente d’impegnativo anche perché ognuno sa qual è la “professione” del suo interlocutore. Raramente si fanno domande chiare e quasi mai si danno risposte chiare. Qui si dice e si racconta solo quello che può essere detto e raccontato perché in fin dei conti, finito il panino, ognuno torna al suo “lavoro”. Anche in questo modo però è possibile raccogliere qualche notizia o qualche chiacchiera che può essere utile a capire che succede in città. Messaggi subliminali lanciati per essere colti.

Così ho saputo di “Giggino ‘o flop”. Era il periodo della campagna elettorale per il comune, i candidati si sfidavano a colpi di accuse e di programmi mentre Napoli era invasa dai manifesti con i volti dei candidati. E’ Peppe, uno dei più assidui frequentatori della salumeria ed esempio di quell’umanità che vive nella zona grigia che separa il legale dall’illegale, a parlarmene la prima volta. In quel periodo stava facendo il “galoppino” per un giovanotto iscritto in una delle numerose liste che sostenevano il candidato del Pdl, Gianni Lettieri. Un lavoro da poche decine di euro. Deve solo consegnare a parenti, amici e conoscenti il “santino” con la foto del candidato e spiegare cosa si deve fare per votarlo, dove mettere le croci e quali sono i nomi da scrivere. Anche a me ne offre uno, ma quando gli rispondo che non sono interessato, mi squadra come se fossi un alieno. Poi, con quello slang che mischia dialetto e linguaggio da strada, mi dice:

“Frat’ a’ mme…ca vutamm tutt’ quant’ a Lettieri…ma c’amma ffa cu stu Morcone e cu Giggino ‘o flop?

Giggino o’ flop? E chi è?” gli domando.

Comm’ chi è? De Magistris… ca o‘ chiammam accussì pecchè e nu’ flop…ma quann ‘o fann sindac’ a chill? Pur ‘o sistema nun ‘o vo’… nun perder tiemp”.

Il tono è di chi la sa lunga. Inutile, però, chiedere se sa qualcosa sul voto di scambio o sulle voci riguardanti banconote da 50 euro consegnate in buste anonime ad alcune famiglie della zona. Quello che ha detto è già tanto e, purtroppo, suona come una sentenza.

Accade, però, quello che non ti aspetti. “Giggino ‘o flop”, contro ogni pronostico compreso quello sempre affidabile del “sistema” arriva al ballottaggio anche se Secondigliano e zone limitrofe hanno confermato il loro sostegno a Gianni Lettieri. Il risultato dello spoglio è chiaro. Il candidato di Berlusconi è in testa con oltre 60 mila voti ma De Magistris ha tenuto “botta”.

Tutto da rifare.

Qualcosa però è cambiato. È sempre Peppe, che incontro il venerdì che precede il ballottaggio, a confermarmelo. Se ne sta seduto con due amici al solito tavolino della salumeria ma questa volta senza “santini”.

Iniziamo a chiacchierare e ora l’argomento non sono le elezioni, ma la conferma di Mazzarri alla guida del Napoli. Sembra che siano passati secoli e non due settimane da quando era impegnato in prima linea a sostenere il candidato del Pdl. Poi, improvvisamente, arriva il messaggio da cogliere.

De Magistris non è più “’o flop” ma è diventato “Giggino ‘a manetta”, soprannome che rievoca i suoi trascorsi da pm. Peppe lo lascia cadere nel vuoto mentre commenta l’incontro tra l’ex magistrato aspirante sindaco e il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis. Provo a domandare cosa ha portato questo cambiamento ma la risposta è laconica. Era uno “sbirro”. Gli chiedo allora se va a vedere il concerto di Gigi D’Alessio per sostenere Lettieri ma anche in questa volta si limita a rispondere che “deve uscire con la fidanzata” e che non ci andrà.

Domenica che fai?” gli domando
Me ne vac o’ mar e pur lunedì.”

Come Peppe, al mare, ne sono andati tanti. Solo nella zona di Secondigliano, San Pietro a Patierno e Miano, Gianni Lettieri ha perso quasi 10 mila voti.

Che cosa è successo? Perché i “fedelissimi” sostenitori l’hanno abbandonato sull’uscio di Palazzo San Giacomo? Le risposte, forse, si avranno solo fra qualche tempo.
Una voce però sta passando di bocca in bocca questi giorni. Una voce che racconta di promesse non mantenute e di accordi saltati. Ma le voci, si sa, si perdono nel vento. L’unica certezza è che “Giggino” non ha fatto flop.

...pensiero al vento...
bella storia ... dell'elezione di "Giggino" ... vista dal didentro !!!


















giovedì 2 giugno 2011

Due Giugno ...

Discutere di Repubblica ... e di Democrazia ... nel regno di Silvio ... è operazione ardita !!

SI ... certo ... è vero che siamo in democrazia, ma non è vero che questa nostra democrazia ha un alto tasso di democraticità.

Se ce l’avesse ...

... la corruzione non distruggerebbe 60 miliardi di euro di risorse pubbliche

... l’evasione non sarebbe di 100 miliardi di euro

... le mafie non sarebbero la prima azienda del Paese con un giro di affari stimati di 170 miliardi di euro

Ricordiamoci allora che viviamo in un Paese dove il Presidente del Consiglio controlla 6 televisioni su 7 e dove il 70% degli Italiani si forma un’opinione dalla televisione.

Se è vero che ha preso una sberla ai ballottaggi, il Re oggi è ferito, ma non sconfitto. E come tutti gli animali feriti, diventa ancora più pericoloso.


Il 12 e 13 Giugno ... ci aspettano i referendum ...

Per questi ... è vera l'importanza di OPPORSI al nucleare, è vera l'urgenza di ribadire che l’acqua DEVE ESSERE pubblica ... ma per liberare la Democrazia dal cancro di reSilvio il quesito più importante è quello sul legittimo impedimento, la cui bocciatura significa riaffermare che LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, e non ci sono “animali”, neanche se feriti, più uguali degli altri.

La nostra Società, domenica e lunedì, ha tornato ad avere senso. ORA bisogna fare in modo che fra due settimane tornino ad avere senso anche la Repubblica e la Democrazia.


...pensiero al vento...
Se un potere dispotico s’insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certamente caratteristiche diverse dal passato: sarebbe più esteso, ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli.

Un sistema che potrebbe sembrare paterno, ma che al contrario cercherebbe di fissare gli uomini alla loro infanzia, preferendo che si divertano piuttosto che pensare…. vedo una folla immensa di uomini tutti simili, che girano senza posa su se stessi per procurarsi i piaceri minuti e volgari di cui nutrono la propria anima.

Ognuno di loro considerato in sè è come estraneo al destino di tutti gli altri…

Quanto al resto dei concittadini, non li vede: li tocca, ma non li sente. E se ancora la famiglia ha qualche significato per lui, è la società a non averne più alcuno.”

(ALEXIS DE TOCQUEVILLE, 1840, De la démocratie en Amerique)