mercoledì 12 ottobre 2011

...meglio precari oggi che servi per sempre...

Dalla lettera di un insegnante agli studenti, per l'inizio della scuola ...
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Cari ragazzi e ragazze, cari giovani: studiate. Soprattutto  -  anche se non solo  -  nella scuola pubblica. Ma anche quando non siete a scuola. Quando siete a casa vostra o in autobus. Seduti in piazza o ai giardini. Studiate. Leggete. Per curiosità, interesse. E per piacere. Per piacere.

Anche se non vi aiuterà a trovare un lavoro. Tanto meno a ottenere un reddito alto. 

Anche se le conoscenze che apprenderete a scuola vi sembreranno, talora, in-attuali e im-praticabili. In-utili. 

Nel lavoro e anche fuori, spesso, contano di più altre "conoscenze" e parentele. E i media propagandano altri modelli.  Veline, tronisti, "amici" e "figli-di"...  

Studiate. Gli esempi diversi e contrari sono molti. Non c'è bisogno di rammentare le parole di Steve Jobs, che esortava a inseguire i desideri. A essere folli. 

Guardatevi intorno. Tanti ce l'hanno fatta. Tanti giovani  -  intermittenti e flessibili  -  sono convinti di farcela. E ce la faranno. Nonostante i giovani  -  e le innovazioni  -  in Italia facciano paura.

Studiate. Soprattutto nella scuola pubblica. Anche se i vostri insegnanti, maestri, professori non godono di grande prestigio sociale. E guadagnano meno, spesso molto meno, di un artigiano, commerciante, libero professionista... 

Anche se alcuni di loro non fanno molto per farsi amare e per farvi amare la loro disciplina. E, in generale, l'insegnamento. Anche se la scuola pubblica non ha più risorse per offrire strumenti didattici adeguati e aggiornati. Anzi, semplicemente: non ha più un euro. 

Ragazzi: studiate. Nella scuola pubblica - che è di tutti, aperta a tutti. Studiate. Anche se nella vita è meglio furbi che colti. Anzi: proprio per questo. 

Per non arrendersi a chi vi vorrebbe più furbi che colti. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Non rassegnatevi. A chi vi vorrebbe opportunisti e docili. E senza sogni. Studiate. Meglio precari oggi che servi per sempre.
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...pensiero al vento...
la cultura rende liberi, critici e consapevoli …

Ricordiamo il protagonista de "Il Sipario ducale", scritto da Paolo Volponi, ambientato a Urbino, dove un anziano intellettuale anarchico, a volte, attendeva l'uscita degli studenti del liceo e si perdeva in mezzo a loro. Per sentirsi giovane. E libero.

lunedì 10 ottobre 2011

...esempi impropri...

Alla morte di Steve Jobs, nei giorni scorsi, tutti a ricordare il suo discorso “Stay Hungry, Stay Foolish“, cioè siate affamati, siate folli. 

Il tutto è paradossale, come fa notare Pippo Civati sul suo blog, perché “nel Paese in cui è premiato pochissimo il merito, la voglia, il rischio, e la follia dell’anticonformismo, l’unica cosa che ci resta è lo stay (STARE). Siamo il Paese dello stay. Di quelli che si sono accomodati già. Anzi, per loro, si erano già accomodati i loro genitori. Siamo l’Italia immobile, dove tutti stanno, appunto, al loro posto, senza mettersi in gioco mai.”


Ecco, questo è il punto. Si chiede ai giovani di mettersi in gioco, ma non li si mette in condizioni di farlo, tanto che fuggono all’estero. 

E del resto perché mai dovrebbero rimanere in un Paese dove il “figlio di papà” sarà sempre un passo avanti (se non qualche km) al “figlio di nessuno“? 

Lo Stato, lo si ripete fino alla morte, spende 500mila euro per formare i migliori ricercatori del mondo, salvo poi regalare agli altri Paesi questo enorme capitale umano e sociale, semplicemente perché c’è una classe politica vecchia e corrotta che non vuole mettere mano al sistema nepotistico e clientelare che sorregge la società e il mercato del lavoro italiani.

E in un Paese dove la disoccupazione giovanile è al 30% e il restante è precario, che futuro hanno i ventenni? 
 Il giorno in cui finiranno i risparmi dei nostri genitori, quando loro non ci saranno più e il welfare sarà stato smantellato dall’ideologia neo-liberista che ha prodotto la crisi e che la vuole risolvere socializzandola (privatizzando i profitti e gli utili della finanza), che differenza ci sarà tra un giovane europeo, anzi, un giovane occidentale e un giovane emigrato africano? 

Verrebbe da dire, parafrasando Marx, “Giovani precari e sfruttati di tutto il mondo, unitevi!“, ma la maggioranza dei giovani europei è stata troppo ben abituata ai privilegi della propria appartenenza continentale per capire che è di fronte ad un bivio: permettere la restaurazione (e sancire la propria condizione di schiavitù perenne) o lottare per il cambiamento (qualcuno direbbe rivoluzione, ma meglio non spaventare i lettori moderati con toni apocalittici, che però ben si confanno alla situazione).

Il punto è che la società corrotta e i media che cercano di mantenerla in vita più che lo “Stay Hungry, Stay Foolish“, propagandano lo “Stay Quiet“, ovvero, mettiti in fila, prima o poi il sistema delle clientele qualcosa darà anche a te, e tu dovrai ringraziare per un tuo diritto che però ti verrà dato sotto forma di favore. Che è ciò che sta alla base della società mafiosa.

...pensiero al vento...
Diceva Falcone: “Bisogna distinguere tra mafia e mentalità mafiosa, la seconda la si trova ovunque.“
Ecco, visto l’andazzo in certi partiti, anche di centrosinistra, e l’andazzo in generale, tra la società corrotta dello Stay Quiet e quella mafiosa del ‘ A megghiu parola è chidda ca ‘un si dici.” che differenza c’è?

mercoledì 28 settembre 2011

...ci sono mafie e mafie...

DAI "COMMENTARI SULLA SOCIETÀ DELLO SPETTACOLO"
(alla memoria di Gerard Lebovici, assassinato a Parigi il 5 marzo 1984 in un agguato rimasto misterioso)
 
Nel gennaio del 1988 la mafia colombiana della droga pubblicava un comunicato destinato a rettificare l’opinione del pubblico sulla sua presunta esistenza. 

L’esigenza principale di una mafia, dovunque possa essersi formata, è naturalmente di dimostrare di non esistere, o di essere stata vittima di calunnie poco scientifiche; questo è il suo primo punto di contatto col capitalismo. 

Ma in questo caso quella mafia, irritata dal fatto di essere additata essa sola, è arrivata al punto di evocare gli altri raggruppamenti che vorrebbero farsi dimenticare prendendola abusivamente come capro espiatorio. 

Il comunicato diceva: «Noi non apparteniamo alla mafia burocratica e politica, né a quella dei banchieri e dei finanzieri, né a quella dei milionari, né alla mafia dei grandi contratti fraudolenti, dei monopoli o del petrolio, né a quella dei grandi mezzi di comunicazione». 

È certo possibile ritenere che gli autori di questa dichiarazione abbiano interesse a scaricare, come tutti gli altri, le loro pratiche nel vasto fiume delle acque torbide della criminalità e delle illegalità più comuni, che bagna la società contemporanea per tutta la sua estensione; ma è anche giusto ammettere che queste persone sanno meglio di altre, per la loro professione, di cosa parlano. 

La mafia trova dappertutto le condizioni migliori sul terreno della società moderna. La sua crescita è rapida quanto quella degli altri prodotti del lavoro col quale la società dello spettacolare integrato plasma il suo mondo. 

La mafia aumenta con gli enormi progressi dei computer e dell’alimentazione industriale, della ricostruzione urbana integrale e delle bidonville, dei servizi speciali e dell’analfabetismo.

...pensiero al vento...
INSOMMA ... c'è mafia e mafia ...

sabato 24 settembre 2011

...ci sono autisti e autisti...

Tante polemiche in queste settimane ... sulle cattive abitudini degli autisti dei bus urbani ...

E CHE ci volete fare? ... la nostra informazione malata ... ha bisogno di serial-news ...

E COSI ... ora tocca agli autisti ... dopo nell'ordine : 

i pittbull che azzannavano i bambini ... (dove sono finiti? .. si è estinta la specie?)

i teppisti che lanciavano i sassi dai ponti dell'autostrada ... (dove sono finiti? ... li hanno arrestati tutti?)

i Minzolini/Fede/Vespa/Ferrara e quant'altri servi di Silvio ... (questi (ahimè) non sono ancora "finiti") ...

ECCO, l'ultimo video ... propagandato da Repubblica.it ... Roma: l'autista ferma il bus per prelevare al bancomat:




...pensiero al vento...
CI SONO autisti ... e autisti ... MA ANCHE (per fortuna) mondi e mondi ... diversi !!!

RIPESCO il post ... del 21 Maggio 2010 ...GPS E BUS URBANI... (da leggere ...)

giovedì 22 settembre 2011

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. 

Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

...pensiero al vento...
In 2500 anni … come abbiamo ridotto la "democrazia" … !!!
Quasi nessuna delle virtù elencate da Pericle sono più valide (anzi viviamo esattamente nel contrario) … :(

mercoledì 21 settembre 2011

...nessuna notizia dall'Islanda...

Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? 

Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; 

sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; 

i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; 

infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.


Ecco brevemente la cronologia dei fatti:

2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.

2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%

2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.

2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. 


La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.

...pensiero al vento...
Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. 

La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: 
cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?

martedì 20 settembre 2011

Perchè è stato candidato Cristiano Di Pietro?


Perchè è stato candidato Cristiano Di Pietro?

Semplice:
1) è stato proposto in maniera unitaria dal circolo IDV di Montenero, uno dei più rappresentativi del Molise;
2) perchè è da sempre un attivista di IDV, partito per il quale non lesina da dieci anni impegno in ogni tipo di promozione (dall'attacchinaggio dei manifesti alla raccolta firme referendaria);
3) perchè ha sempre dimostrato di raccogliere voti sulla propria persona nel suo territorio;
4) perchè, pur essendo figlio di Antonio Di Pietro, continua a godere dei diritti civili e politici.

Qualche informazione, visto che ci siamo.

Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio Di Pietro, ha fatto per 19 anni il poliziotto. In strada.
Ha fatto per 5 anni il Consigliere Comunale a Montenero di Bisaccia, anche di maggioranza, senza mai essere nominato assessore.
E' stato poi eletto Consigliere Provinciale che ha fatto per altri 5 anni.

Ha diritto o no a essere candidato dal proprio partito quale espressione politica migliore dal e per conto del proprio territorio?

Un’osservazione:
Antonio Di Pietro, accusato - a torto e strumentalmente - a più riprese di essere a capo di un partito padronale, non si è mai sognato di indicare Cristiano a nome del partito per il Parlamento (e il Porcellum non lo avrebbe forse consentito?), nel listino regionale o per un assessorato.

Ma può un padre impedire ad un figlio di dare sfogo alla propria passione civile e politica o ad un territorio di indicare un candidato?

…pensiero al vento…
Bisognerebbe riflettete prima di cercare la notizia scandalistica a poco prezzo.

Ben altre sono le vergogne d'Italia.

Peccato che sembriamo quasi esserci assuefatti e rassegnati ad esse!

Far ripartire l’Italia sarà davvero impresa improba, per chiunque, se non recupereremo dignità civile, capacità di indignarci per lo stato di degrado morale ed etico a cui siamo stati precipitati e quel minimo di obiettività indispensabile per non cadere nel facile qualunquismo e nel tarlo dell’antipolitica.