Per continuare ... dopo "...la battaglia dei sigari..." (vedi post del 20/12) ... a parlare di "battaglie commerciali" ... un altro caso è quello del Rhum ("Ron" in idioma locale) ...
Di una radio Philips tutti direbbero che è olandese ... anche se fabbricata in Asia, un'auto Ford tutti pensano che sia statunitense ... anche se prodotta in Cile.
E il rhum Bacardi? … chi dice che viene da Porto Rico, chi dalle Bahamas ... ma la maggior parte dei consumatori non saprebbe dire niente ... tranne coloro che, grazie ad una falsa campagna pubblicitaria, sono indotti a credere che sia cubano. L’equivoco è generato dalla stessa Bacardi che sulle sue bottiglie di Rhum (verificate pure nei nostri supermercati) NON dichiara la SEDE di PRODUZIONE ma solo, in un fuorviante spagnolo, di essere una “CASA FUNDADA EN CUBA” nel 1862 … Ma dal 1862 ad oggi … a questo mondo, ne sono successe di cose … per fare ordine va chiarito che …
… la Bacardi è un’azienda con sede nelle Bermude ma in salde mani statunitensi. Per decenni i giovani bevitori sono stati sedotti dalle promesse di … “piacere latino” della Bacardi … e la sua immagine, attentamente curata è diventata sinonimo di bellissimi locali notturni e di conturbanti ballerine, sì che la bevanda alcolica si mantenesse al primo posto nel mondo per popolarità.
… la storia del clan Bacardi è storia di successi economici perseguiti spesso senza scrupoli e senza alcun interesse per le ricadute sull'economia nazionale del paese d'origine, Cuba, delle loro scelte imprenditoriali.
… dal 1960, dopo le nazionalizzazioni operate a Cuba dal Governo della Revolution, è cominciata una storia molto più scandalosa di quella del Ron: il fiancheggiamento, l'organizzazione, il finanziamento di gran parte del terrorismo che ha insanguinato Cuba, e non solo.
Si parte dalle accuse per un ex dirigente della famiglia Bacardi di aver comprato un cacciabombardiere per colpire L’Avana, per aver complottato per uccidere Castro e per i suoi collegamenti con un attentato terroristico che uccise i 73 passeggeri di un aereo in volo.
In contrasto con l’immagine spensierata della Bacardi, l’indagine descrive accuratamente come un membro della famiglia Bacardi sia stato coinvolto nel complotto per rovesciare il governo cubano negli anni sessanta. Viene anche mostrato come alcuni membri della famiglia Bacardi abbiano sostenuto le sanzioni economiche contro Cuba, una politica accusata di aver causato migliaia di poveri.
Per completare il quadro … va ricordata la furibonda disputa, che minaccia di diventare una guerra commerciale internazionale. Al centro della controversia ci sono i diritti sul marchio Havana Club, che la Bacardi afferma di aver comprato dall’originale proprietario cubano che lo possedeva prima della rivoluzione, un fatto che viene contestato da Cuba e dalla Pernod Ricard, il gruppo francese che a Cuba produce rum con quel marchio.
In origine Havana Club apparteneva alla potente famiglia Arechabala, scappata negli Usa subito dopo la rivoluzione del '59. Una volta decaduto, il prestigioso marchio fu acquisito da una compagnia cubana che, in seguito, si è messa in società con la francese Pernod Ricard. Attraverso la fortunata joint venture, la Havana Club Holding, la società caraibica uscì dai propri confini, resi ancora più angusti dall'embargo Usa, raggiungendo circa 80 paesi.
A questo punto Bacardi mise in moto i propri potenti mezzi: prima affermando di avere comprato il marchio dalla famiglia Arechabala nel '97 - quando era ormai legalmente decaduto - e poi facendo il finimondo per impedire la registrazione statunitense dell'Havana Club.
La pesante azione di lobbying condotta dalla Bacardi riuscì ad ottenere, nel '98, perfino l'approvazione di un'apposita legge, appunto la Section 211, con la quale il governo Usa rifiutava la registrazione del marchio Havana Club nel proprio territorio.
…pensiero al vento…
Prendiamo l'impegno di sostenere la presenza commerciale dell'autentico "ron" cubano negli scaffali dei supermercati e soprattutto in qualsiasi bar dove il Ron è servito liscio o in cocktail (cuba libre - mojito - piña colada - etc.): il "vero" Ron Cubano é di ottima qualità, è ricavato esclusivamente da canna da zucchero cubana, non contiene additivi o coloranti, nessuno viene schiavizzato o sfruttato per produrlo.
Qualcosa di buono si può trovare in Italia: oltre al noto Havana Club, c'é Liberación, Varadero, Caribbean e Caney Añeco.
Ci sono quindi degli importatori che consapevolmente o per amore del libero mercato hanno sfidato le leggi degli Stati Uniti, saltando il blocco e contrapponendosi al monopolio di BACARDI e di MATUSALEM&Co che spacciano per autentico rum cubano un prodotto di cui non si conosce il paese d'origine, con etichette in lingua inglese o spagnola, spesso imbottigliato in Europa e che, a parere degli intenditori, non è poi tanto buono.
Quindi, per tutti gli amici e le amiche di Cuba (e/o del “Ron”) … in qualsiasi occasione il sostegno e la richiesta di vero "RON CUBANO” può essere un buon motivo per corrodere, almeno in parte, l’embargo ("bloqueo").

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