mercoledì 16 dicembre 2009

...rapacità punita...

Dal Diario di Silvano Agosti ...

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Già altre volte avevo visto spuntare dalla manica della giacca un tatuaggio e quando il commesso della libreria mi porgeva un libro riuscivo a intuire che si trattava di un disegno che rappresentava il profilo di una donna.

Quella donna, aveva finalmente spiegato l’amico commesso, era la madre, morta lasciando in eredità ai sei figli un palazzetto di sei piani.



Ma per circa trent’anni i figli avevano costruito un fitto territorio di ragnatele giuridiche e rivendicazioni reciproche paralizzando di fatto l’eredità, nel frattempo divenuta sempre più precaria.


I muri esterni erano crepati e gli affittuari già da una dicina d’anni se n’erano andati.


Nessuno dei fratelli interveniva per progettare un restauro perché riteneva più importante ottenere una totale soddisfazione dei propri diritti.

Il figlio maggiore rivendicava l’attico, ma anche la sorella maggiore lo rivendicava e il terzo fratello esigeva una svalutazione del piano inferiore visto che non si trattava di un attico.


Il quarto fratello si dichiarava disposto a prendere il piano terra, a patto che le cantine toccassero a lui e la quinta, una sorella, affermava che accettava il terzo piano purchè anche chi abitava a pianterreno partecipasse agli eventuali costi dell’ascensore.


L’ultimo figlio, il commesso della libreria era il solo che avrebbe accettato qualsiasi cosa purchè i fratelli si fossero messi d’accordo. Invece erano trascorsi trent’anni, il commesso stava per andare in pensione, i due primi fratelli erano morti e i loro figli, nuovi eredi, avevano afferrato le armi della giurisprudenza per continuare a combattere onorando la memoria dei genitori.


Di fatto il palazzetto era divenuto inservibile ed era occupato da alcuni extracomunitari. Dopo una riunione burrascosa, i tre fratelli e i nuovi eredi avevano trovato una perfetta armonia nel decidere di rivolgersi alla polizia per cacciare gli occupanti.



Solo il fratello minore aveva azzardato proporre di lasciare in pace gli occupanti almeno finchè tutti non si fossero accordati. Poi il palazzetto era crollato e gli eredi avevano rinunciato all’eredità per non pagare gli arretrati delle tasse che il comune richiedeva.


Ancora oggi stento ad arrivare alla fine del mese per via dell’affitto. E potevo avere un bell’appartamento sia pure a pianterreno ma i miei fratelli…” Mi ha detto il commesso.


E com’è finita?


Il comune ha transennato le rovine e c’è un cartello con scritto -Area riservata alla costruzione di un asilo nido-.
 
"Meglio così.
 
...pensiero al vento...
ricordiamoci della rapacità e della voracità ... QUANDO (in questo mese) vedremo TANTI volersi un "tanto&finto" bene ... 

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