Il Diario di Silvano Agosti ... è sempre ricco di spunti ... e di racconti ...
ECCO quello ricevuto questa settimana:
Siede di fronte a me, e appare come un gigante, nato dalla montagna che si intravede dietro la finestra. Sono in Sardegna e tutto si tinge di una particolare magia.
Si chiama Gavino. E’ un capopopolo assai rispettato nella zona di Sassari.
Racconta un recente fatto accaduto nelle campagne rivelando una logica e un’etica sociale secolari, inimmaginabili altrove.
E’ accaduto il furto di 400 pecore e i proprietari hanno avviato le indagini, ovviamente ignorando, non per disprezzo, ma per ragioni storiche, qualsiasi cosiddetto rappresentante della legge.
Una volta scoperti i responsabili un’ottantina di persone collegate con i proprietari si sono recate al casolare dove erano rinchiuse le pecore rubate.
Ottanta persone armate di fucile. Hanno circondato la casa e solo in due sono entrati a parlamentare.
“Avete rubato le nostre 400 pecore. La vostra casa è circondata da ottanta persone armate. Siamo venuti a riprenderle. Ma prima diteci, perché le avete rubate?”
“Per indigenza. Non avevamo più nulla.”
“Bene, ora le riporteremo dove le avete prelevate.”
“Ma noi abbiamo fatto un lavoro pieno di fatica e di rischio per portarle fin qui, abbiamo diritto a qualcosa. Potremmo fare metà a voi e metà a noi.”
“Non se ne parla, metà no.”
“Allora un trenta per cento.”
“Un trenta per cento no. Portate del vino, poi si decide.”
I pastori ladri e i proprietari brindano in un surreale clima di complicità, poi si decide come equo compenso per i ladri che il 20 per cento delle pecore rimarrano e le restanti torneranno all’ovile di origine.
“Venti per cento di scelta.” Propongono i pastori poveri.
“Non se ne parla. 20 per cento di prima uscita.” Rispondono solennemente i proprietari.
Significa che viene aperto il recinto e le prime venti pecore che escono su cento rimangono come compenso per la faticosa epopea del furto.
“Piccole grandi, grasse o magre.”
...pensiero al vento...
Così si conclude la vicenda, senza spargimento di sangue e con una mirabile forma di solidarieta tra danneggiati e danneggiatori.
Ascolto affascinato la vicenda e noto che Gavino si dimostra fiero di appartenere a una cultura capace di tanto.
Infatti, pur essendo in Sardegna solo da tre giorni, tutto appare naturale, anche che la Sardegna aspiri segretamente a diventare una “Nazione indipendente”.
“Dall’Europa?” Chiedo.
“No, dall’Italia.” E Gavino mi riempie il bicchiere di vino rosso.
Io, che sono astemio, travolto dall’emozione, bevo con lui.
E’ accaduto il furto di 400 pecore e i proprietari hanno avviato le indagini, ovviamente ignorando, non per disprezzo, ma per ragioni storiche, qualsiasi cosiddetto rappresentante della legge.
Una volta scoperti i responsabili un’ottantina di persone collegate con i proprietari si sono recate al casolare dove erano rinchiuse le pecore rubate.
Ottanta persone armate di fucile. Hanno circondato la casa e solo in due sono entrati a parlamentare.
“Avete rubato le nostre 400 pecore. La vostra casa è circondata da ottanta persone armate. Siamo venuti a riprenderle. Ma prima diteci, perché le avete rubate?”
“Per indigenza. Non avevamo più nulla.”
“Bene, ora le riporteremo dove le avete prelevate.”
“Ma noi abbiamo fatto un lavoro pieno di fatica e di rischio per portarle fin qui, abbiamo diritto a qualcosa. Potremmo fare metà a voi e metà a noi.”
“Non se ne parla, metà no.”
“Allora un trenta per cento.”
“Un trenta per cento no. Portate del vino, poi si decide.”
I pastori ladri e i proprietari brindano in un surreale clima di complicità, poi si decide come equo compenso per i ladri che il 20 per cento delle pecore rimarrano e le restanti torneranno all’ovile di origine.
“Venti per cento di scelta.” Propongono i pastori poveri.
“Non se ne parla. 20 per cento di prima uscita.” Rispondono solennemente i proprietari.
Significa che viene aperto il recinto e le prime venti pecore che escono su cento rimangono come compenso per la faticosa epopea del furto.
“Piccole grandi, grasse o magre.”
...pensiero al vento...
Così si conclude la vicenda, senza spargimento di sangue e con una mirabile forma di solidarieta tra danneggiati e danneggiatori.
Ascolto affascinato la vicenda e noto che Gavino si dimostra fiero di appartenere a una cultura capace di tanto.
Infatti, pur essendo in Sardegna solo da tre giorni, tutto appare naturale, anche che la Sardegna aspiri segretamente a diventare una “Nazione indipendente”.
“Dall’Europa?” Chiedo.
“No, dall’Italia.” E Gavino mi riempie il bicchiere di vino rosso.
Io, che sono astemio, travolto dall’emozione, bevo con lui.

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