martedì 11 settembre 2012

l'altro 11 settembre ...

Liberamente tratto da:

Nessuno parla di un altro 11 settembre, come se la Storia avesse la facoltà di procedere a salti e balzi mortali.
 
Un altro 11 settembre merita di non essere relegato nell'oblio perchè ha segnato una svolta tragica dello sviluppo umano.
 
Non so se fosse una bella o brutta giornata, certamente fu una giornata pregna di significati che, ancora oggi, non vogliamo ricordare, o, preferiamo ricordare a senso unico, senza neppure azzardare un parallelo utile a capire il senso della storia, che va letta a tutto tondo, senza comode selezioni.
 
Quel giorno, di buon mattino si levarono gli aerei, pronti a scaricare il loro carico di morte; tutto era stato preparato minuziosamente, nulla doveva essere lasciato al caso o all'improvvisazione. Anche i piloti degli aerei furono sostituiti, perché venne a mancare la fiducia che avrebbero operato secondo i piani e secondo gli ordini ricevuti.
 
Era l'11 settembre del 1973, quando i primi aerei iniziarono il loro minaccioso volo contro il Palacio de la Moneda, dove Salvador Allende vigilava, insieme ad un piccolo manipolo di fedelissimi, sulla fragile democrazia cilena.
 
Chiamò il popolo con cinque radiomessaggi, ma non a raccolta per difendere le istituzioni minacciate, non voleva certo una guerra civile e fratricida, ma solo per scandire con esso i momenti tragici che stavano vivendo, anticipazione di quanto sarebbe poi accaduto con la criminale dittatura di Pinochet.
 
Il ruolo dell'America non lo mette più in dubbio nessuno, anche perché parecchi documenti sono stati resi pubblici, anche se solo a disposizione degli storici.
Nixon in quella occasione mise a disposizione della CIA denaro, mezzi, appoggi, purchè "si togliesse di mezzo quel figlio di puttana"; furono questi gli ordini che impartì a Kissinger.

Le multinazionali del rame, come ITT, Anaconda, Kennecott ed altre, che estraevano il metallo dalle miniere cilene, senza nulla riconoscere al legittimo governo e alla popolazione, premevano per una soluzione definitiva, e definitiva fu, affogata nel sangue.
 


Pinochet aspettava l'esito dei bombardamenti sul Palacio de la Moneda, colpita da missili, per iniziare quella che sarebbe stata la più crudele dittatura dell'America Latina.
E' da sottolineare che l'Italia, governata allora da politici e statisti di grande levatura, insieme alla Svezia non riconobbero mai il regime di Pinochet, e per tutti i 17 anni di dittatura, ufficialmente, rimasero in carica gli ambasciatori nominati da Salvador Allende.
 
...pensiero al vento...
La viltà degli aggressori si esaltò poi nell'affermare che Allende si sarebbe suicidato per paura, quando il palazzo presidenziale venne invaso dai mercenari che avevano dato seguito ai progetti USA.
 
L'ultimo radiomessaggio si concluse così:
 
"Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi.
 
La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes.
 
Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno.
 
Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri.
 
Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!
 
Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo.
 
E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente.
 
Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza.
 
La storia è nostra e la fanno i popoli.
 
Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece.
 
In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.
 
Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini.
 
Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.
 
Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta.
 
Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.




Erano d’accordo.
La storia li giudicherà.
 
Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più.
Non importa.
Continuerete a sentirla.
 
Starò sempre insieme a voi.
Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.
 
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.
Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.
 
Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.
 
Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.


Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.
 
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.
"

Santiago del Cile, 11 Settembre 1973

2 commenti:

Carlo ha detto...

SACROSANTA VERITA' !!!!!!

Gennaro ha detto...

Una vergognosa e schifosa pagina di storia! Quello che non sono mai riuscito a capire, anche approfondendo, con qualche lettura specifica! E' come mai ci sono dei cileni di origine italiana, che ho conosciuto; che hanno giustificato questo massacro! La ragione era, che Allende stava rovinando il paese con la sua idea di comunismo!