mercoledì 28 settembre 2011

...ci sono mafie e mafie...

DAI "COMMENTARI SULLA SOCIETÀ DELLO SPETTACOLO"
(alla memoria di Gerard Lebovici, assassinato a Parigi il 5 marzo 1984 in un agguato rimasto misterioso)
 
Nel gennaio del 1988 la mafia colombiana della droga pubblicava un comunicato destinato a rettificare l’opinione del pubblico sulla sua presunta esistenza. 

L’esigenza principale di una mafia, dovunque possa essersi formata, è naturalmente di dimostrare di non esistere, o di essere stata vittima di calunnie poco scientifiche; questo è il suo primo punto di contatto col capitalismo. 

Ma in questo caso quella mafia, irritata dal fatto di essere additata essa sola, è arrivata al punto di evocare gli altri raggruppamenti che vorrebbero farsi dimenticare prendendola abusivamente come capro espiatorio. 

Il comunicato diceva: «Noi non apparteniamo alla mafia burocratica e politica, né a quella dei banchieri e dei finanzieri, né a quella dei milionari, né alla mafia dei grandi contratti fraudolenti, dei monopoli o del petrolio, né a quella dei grandi mezzi di comunicazione». 

È certo possibile ritenere che gli autori di questa dichiarazione abbiano interesse a scaricare, come tutti gli altri, le loro pratiche nel vasto fiume delle acque torbide della criminalità e delle illegalità più comuni, che bagna la società contemporanea per tutta la sua estensione; ma è anche giusto ammettere che queste persone sanno meglio di altre, per la loro professione, di cosa parlano. 

La mafia trova dappertutto le condizioni migliori sul terreno della società moderna. La sua crescita è rapida quanto quella degli altri prodotti del lavoro col quale la società dello spettacolare integrato plasma il suo mondo. 

La mafia aumenta con gli enormi progressi dei computer e dell’alimentazione industriale, della ricostruzione urbana integrale e delle bidonville, dei servizi speciali e dell’analfabetismo.

...pensiero al vento...
INSOMMA ... c'è mafia e mafia ...

sabato 24 settembre 2011

...ci sono autisti e autisti...

Tante polemiche in queste settimane ... sulle cattive abitudini degli autisti dei bus urbani ...

E CHE ci volete fare? ... la nostra informazione malata ... ha bisogno di serial-news ...

E COSI ... ora tocca agli autisti ... dopo nell'ordine : 

i pittbull che azzannavano i bambini ... (dove sono finiti? .. si è estinta la specie?)

i teppisti che lanciavano i sassi dai ponti dell'autostrada ... (dove sono finiti? ... li hanno arrestati tutti?)

i Minzolini/Fede/Vespa/Ferrara e quant'altri servi di Silvio ... (questi (ahimè) non sono ancora "finiti") ...

ECCO, l'ultimo video ... propagandato da Repubblica.it ... Roma: l'autista ferma il bus per prelevare al bancomat:




...pensiero al vento...
CI SONO autisti ... e autisti ... MA ANCHE (per fortuna) mondi e mondi ... diversi !!!

RIPESCO il post ... del 21 Maggio 2010 ...GPS E BUS URBANI... (da leggere ...)

giovedì 22 settembre 2011

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. 

Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

...pensiero al vento...
In 2500 anni … come abbiamo ridotto la "democrazia" … !!!
Quasi nessuna delle virtù elencate da Pericle sono più valide (anzi viviamo esattamente nel contrario) … :(

mercoledì 21 settembre 2011

...nessuna notizia dall'Islanda...

Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? 

Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; 

sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; 

i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; 

infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.


Ecco brevemente la cronologia dei fatti:

2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.

2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%

2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.

2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. 


La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.

...pensiero al vento...
Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. 

La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: 
cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?

martedì 20 settembre 2011

Perchè è stato candidato Cristiano Di Pietro?


Perchè è stato candidato Cristiano Di Pietro?

Semplice:
1) è stato proposto in maniera unitaria dal circolo IDV di Montenero, uno dei più rappresentativi del Molise;
2) perchè è da sempre un attivista di IDV, partito per il quale non lesina da dieci anni impegno in ogni tipo di promozione (dall'attacchinaggio dei manifesti alla raccolta firme referendaria);
3) perchè ha sempre dimostrato di raccogliere voti sulla propria persona nel suo territorio;
4) perchè, pur essendo figlio di Antonio Di Pietro, continua a godere dei diritti civili e politici.

Qualche informazione, visto che ci siamo.

Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio Di Pietro, ha fatto per 19 anni il poliziotto. In strada.
Ha fatto per 5 anni il Consigliere Comunale a Montenero di Bisaccia, anche di maggioranza, senza mai essere nominato assessore.
E' stato poi eletto Consigliere Provinciale che ha fatto per altri 5 anni.

Ha diritto o no a essere candidato dal proprio partito quale espressione politica migliore dal e per conto del proprio territorio?

Un’osservazione:
Antonio Di Pietro, accusato - a torto e strumentalmente - a più riprese di essere a capo di un partito padronale, non si è mai sognato di indicare Cristiano a nome del partito per il Parlamento (e il Porcellum non lo avrebbe forse consentito?), nel listino regionale o per un assessorato.

Ma può un padre impedire ad un figlio di dare sfogo alla propria passione civile e politica o ad un territorio di indicare un candidato?

…pensiero al vento…
Bisognerebbe riflettete prima di cercare la notizia scandalistica a poco prezzo.

Ben altre sono le vergogne d'Italia.

Peccato che sembriamo quasi esserci assuefatti e rassegnati ad esse!

Far ripartire l’Italia sarà davvero impresa improba, per chiunque, se non recupereremo dignità civile, capacità di indignarci per lo stato di degrado morale ed etico a cui siamo stati precipitati e quel minimo di obiettività indispensabile per non cadere nel facile qualunquismo e nel tarlo dell’antipolitica.

lunedì 19 settembre 2011

... c'è ponte e ponte ...

Dai racconti estivi ... del mio amico Rob...

Il ponte tra Fionia e Selandia supera un tratto di mare di 18 Km; il collegamento è costituito da un ponte ferroviario e stradale su pilastri che da Fionia raggiunge, dopo 6,6 km, l'isoletta di Sprogø. Da qui, per raggiungere Selandia, i due percorsi si dividono: quello ferroviario scende in un tunnel sottomarino di 8 km, mentre quello stradale supera il percorso con un ponte sospeso alto 65 metri sul livello del mare, permettendo così il passaggio di navi di grande stazza.

Questo ponte, con una campata di 1624 metri, è il più lungo d'Europa e supera perfino il Golden Gate di San Francisco.

I piloni (alti 254 metri) sono il "rilievo" più alto di Danimarca. La costruzione è durata … 10 anni.

Il collegamento fra l'isola di Selandia (Copenhagen) e la Svezia (Malmø), lungo quasi 16 Km, si stacca dalla Danimarca attraverso un tunnel di 4 Km che sbuca su un'avveniristica isola artificiale (Peberholm) e prosegue poi a mezzo ponte su pilastri di ca 8 Km. Il traffico automobilistico, che scorre su 4 corsie, e quello ferroviario, a binario doppio, viaggiano paralleli nel tunnel per poi dividersi sull'isola artificiale e proseguire su due piani sul ponte. Il piano inferiore, quello ferroviario, si trova a 60 metri sul livello del mare.

Il vento, su quei ponti, spira a raffiche certamente superiori alla velocità di quelle sperimentabili sullo stretto italico … cosa aggiungere? che lo sfruttano appieno, il vento, stanti le tantissime pale eoliche che troneggiano piantate nel bel mezzo del mare.

...pensiero al vento...
Allora, è lecito chiedersi se siano davvero solo i rischi sismici a rendere irrealizzabile un ponte per superare quei 3500 metri che staccano la Calabria dalla Sicilia …

martedì 13 settembre 2011

Essere gentili non paga …

Essere gentili non paga … i rompiscatole guadagnano di più
Sul lavoro essere scontrosi e antipatici serve alla carriera. Lo dimostra uno studio americano
ROMA - La cortesia, sul luogo di lavoro, non è un vantaggio. Anzi, può diventare un handicap. È quello che dimostra una ricerca che verrà pubblicata sul prossimo numero del Journal of Personality and Social Psychology, pubblicata in anteprima dal quotidiano francese Libération. 
Grazie a dei questionari sottoposti a gruppi eterogenei di persone, i ricercatori hanno dimostrato che sul luogo di lavoro le persone scontrose e antipatiche riscuotono maggior successo di quelle disponibili. 
Non solo: a conti fatti, i primi (gli insopportabili), guadagnano il 18% in più dei loro colleghi tendenzialmente gentili. Essere amabile, cortese, altruista, è insomma svantaggioso economicamente. Una triste novità, o solo una conferma dei fatti.

Rompiscatole al comando  -  Gli ambienti di lavoro sono stati, negli ultimi anni, terreno di caccia feroce da parte dei ricercatori in psicologia. Proprio perché spesso, come in questo caso, permettono di scoprire verità nascoste sull'universo delle relazioni tra gli individui. Il fatto che persone negative e scontrose abbiano più successo di quelle socievoli potrebbe apparire un paradosso, ma sulla scrivania non lo è. Secondo lo studio, infatti, i rompiscatole sembrano essere più seri agli occhi dei colleghi: 
"Gli individui poco socievoli  -  scrivono i ricercatori - possono essere considerati più competenti proprio in virtù della loro mancanza di affetto e calore".  Non solo: i "tipi" simpatici hanno spesso come priorità il fatto avere buoni rapporti con i colleghi e di lavorare serenamente, mentre gli antipatici si dedicano con maggior dedizione alla loro personale carriera. I "duri", insomma, hanno la meglio in un ambiente spesso molto agonistico come quello del lavoro, mentre i gentili, fra concessioni, sorrisi e carinerie, rischiano di rimanere indietro.

Persone che contano  -  Per condurre la ricerca i tre universitari - Timothy A. Judge (University of Notre Dame), Beth A. Livingston (Cornell University) e Charlice Hurst (University of Western Ontario) - hanno condotto quattro diversi studi, tre dei quali su gruppi di centinaia di individui regolarmente intervistati negli anni da ricercatori di varie università. Si tratta di ragazzi "arruolati" per le ricerche universitarie durante gli anni di studio e ormai approdati al mondo del lavoro. La loro personalità è stata analizzata usando metodi classici di analisi psicologica, e le risposte incrociate alla loro condizione lavorativa. Il quarto studio è invece consistito nel mettere 480 studenti in gestione d'impresa nel ruolo di direttore delle risorse umane, far loro studiare dei dossier personali e chiedere quindi di seguito opinioni sulla posizione che avrebbero assegnato a ciascun profilo. Ricerche da cui è emersa l'amara verità: semplificando i dati, il risultato è che gli uomini poco socievoli e vissuti con ostilità sul luogo di lavoro guadagnano mediamente il 18,31% in più di quelli gentili.

I " big five " della personalità  -  Le analisi psicologiche sono state condotte seguendo principalmente il "Big Five Inventory", un metodo di ricerca messo a punto dall'Università di Psicologia di Berkeley, in California. Si tratta di un questionario che declina in 44 variabili le cinque componenti principali della personalità di un individuo: estroversione, piacevolezza, coscienza (dei limiti sociali tra persone), nevrosi (stabilità emozionale più o meno costante) e apertura (di mente). 
Su queste variabili gli studiosi preparano una serie di semplici affermazioni, che devono essere chiare e comprensibili, alle quali chi risponde deve scegliere se aderire o meno, esprimendo il proprio giudizio su una scala numerica. Il metodo, per quanto attestato e confermato nella sua attendibilità in molti studi, mostra anche il lato debole di una ricerca come questa: la "piacevolezza" di una persona sul luogo di lavoro può significare cose molto diverse, a seconda del contesto e dell'ambito di lavoro. Anche le altri componenti del carattere, ugualmente importanti, possono essere interpretate in innumerevoli modi, lasciando così il campo della ricerca ancora aperto.

Uomini e donne  -  Dallo studio emergono anche altre "vecchie novità", come quella che sul lavoro sono comunque preferiti gli uomini alle donne. Che siano antipatici, socievoli o timidissimi, i maschi guadagnano di più delle donne. Così nettamente che i risultati della ricerca sono riferibili praticamente solo agli uomini, perché le donne, tanto, guadagnano di meno: essere socievoli o egoiste, per le donne lavoratrici, cambia davvero poco. La distanza del 18% sul salario che separa gli uomini tendenzialmente antipatici da quelli tendenzialmente amabili si riduce al 5% quando si parla di donne. Che comunque, se sono belle, guadagnano di più.

...pensiero al vento...
quale novità? ... che ora ci sono dati statistici? ... BASTA PROVARE a guardare oltre la propria scrivania ... per verificare che le aziende sono governate dai più STR...ANI !!!