Daniel Chavarria, uno dei più famosi scrittori uruguayani al mondo, racconta perché considera l'isola di Fidel "il paese più giusto del mondo". E risponde alle accuse degli anti-castristi.
Perché un cittadino uruguayano, scrittore di successo, decide di vivere a Cuba?
Amo il Tropico, la sua aria limpida, il sole, la temperatura... Dopo 30 anni passati all'Avana, mi sono abituato alla sua umidità e ne ho bisogno. Cuba mi piace soprattutto per la sua musica, per la sua gente, le sue pazzie e i suoi balli. Ma soprattutto, perché non conosco una società più giusta.
Se considera quella cubana una società così giusta, perché tanta gente rischia la vita in mare, con i figli piccoli, per fuggire dall'isola?
Purtroppo, tanti secoli di capitalismo nel mondo hanno fatto sì che in tutte le società esista gente, molta gente, per la quale il desiderio principale, il non plus ultra della vita, è diventare ricchi.
E a Cuba questo è impossibile: perché quasi nessuno diventa ricco con il suo lavoro.
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La ricchezza implica lo sfruttamento degli altri, il loro plus valore. A Cuba siamo felici soltanto noi che ci abituiamo ad una vita modesta; noi che siamo soddisfatti di costruire una società migliore, e viviamo con cooperazione e affetto con i nostri simili; noi che amiamo il nostro lavoro e cerchiamo di essere creativi.
I giovani, qui, hanno la possibilità di studiare, dedicarsi alle scienze, all'arte, allo sport, a tutto quello che vogliono. Ma per essere felice a Cuba bisogna essere umili, come la maggior parte della popolazione. Bisogna rinunciare a vivere del lavoro altrui, rinunciare all'egoismo e a questa mentalità aberrante per la quale il mondo sarebbe diviso in vincitori e perdenti, a seconda che abbiano più o meno soldi e potere, che poi sono i valori che permettono di occupare uno scalino più o meno alto nelle società classiste.
Sono convinto che nessuno che aspiri, nella sua vita, a diventare ricco può essere anche onesto.
Come Bertold Brecht, credo sia più dignitoso rapinare una banca che essere il suo presidente.
Quindi, questa città giusta, la più giusta del mondo, può anche essere un inferno per quelli che aspirano ad avere denaro e potere personale. Hanno soltanto due possibilità: commettere reati a Cuba o emigrare.
Gli Stati Uniti non gli danno il permesso di ingresso, ma da anni promulgano una macabra Ley de Ajuste Cubano, per la quale tutti i cubani che arrivino sul territorio statunitense ricevono immediatamente aiuto economico, un lavoro e la residenza negli Usa. Mentre gli immigranti del Messico, Guatemala, Haiti e Santo Domingo, diciamo da tutta l'America Latina, vengono bastonati alla frontiera, uccisi, cacciati come animali, i cubani che fanno lo stesso vengono trattati con tutte le accortezze.
FRONTIERA MESSICO-USA
Secondo dati del Ministero degli Esteri messicano
nel 2007 sono morti almeno 411 cittadini messicani
nel tentativo di emigrare negli Stati Uniti.
I numeri di questo secolo salgono così a 2.844 vittime dal 2000 ad oggi.
Questo per demonizzare la società cubana, presentarla al mondo come se fosse simile ai Balcani, un luogo in cui la popolazione rischia la vita per fuggire dall'orrore, dalla guerra, dalla fame, dalle mafie locali e dai massacri.
Ma in Cuba non c'è mafia, né fame, né violenza, né guerra, né ingiustizia. Ah...però ci sono leggi che ti impediscono di sfruttare gli altri e di diventare ricco.
Così gli Usa investono milioni di dollari per sostenere una permanente campagna pubblicitaria sulla vita e la libertà e la democrazia; e molti, in maggioranza gente antisociale, ma anche persone onorate e ingenue, rischiano la vita con la speranza di arrivare alla libertà (questa "libertà di commercio e sfruttamento del prossimo") e alla democrazia nella quale governa Bush con i voti di Gore; comunque, con voti che non provengono dalla maggioranza del popolo.
...pensiero al vento...
un bel quadro di sintesi, quello di Chavarria ... tante verità che non siamo usi sentire (per questo vanno lette e rilette ... per apprezzare il profondo-di-vero che contengono) ...
tutte verità che contraddirrebbero tutti gli altri messaggi che il "regime democratico" deve passarci ... UN ESEMPIO: ecco la pubblicità che ho trovato ieri sera su un giornale:

IL MESSAGGIO E' CHIARO:
"NON VORRAI MICA METTERE QUELLE DELL'ANNO SCORSO?"
CAPITO? LA SCARPIERA E' PIENA ...
MA NESSUNA VA BENE ... "BISOGNA" COMPRARE ANCORA
NOTA SUI COSTI: i costi della telefonata al 89.24.24 sono riportati in bianco sulla destra ... quasi illegibili ... e sono di 0,35 alla risposta (!!!) e 0,0026 al secondo (!!! ... ai 0,35 iniziali vanni aggiunti 0,16 al minuto...). Quindi per avere l'indirizzo del negozio a me più vicino (!!!) ... spendo mediamente circa 0,50 (... le vecchie e care 1.000 lire ...)
... il messaggio ... che arriva, si annida e produrrà in ogni caso i suoi frutti... (se non saranno scarpe, saranno camicie, gonne o pantaloni) ... mi sembra "scandaloso" ... ma (...ahimè...) in linea con le "trasfusioni-di-bisogni-indotti" a cui siamo sottoposti ogni giorno ...
la via di uscita? ... difficile e molto dura ...