Il dubbio c’è l’ho sempre avuto … e la notizia trovata ieri su La Repubblica me l’ha confermato:
in Italia per diventare insegnante di religione, anche in una scuola pubblica, serve il via libera del vescovo.
La prassi è in vigore dai Patti Lateranensi del 1929 ma entra oggi in collisione con le regole europee che vietano qualsiasi forma di discriminazione in ragione del credo religioso di un lavoratore ... e per vederci chiaro Bruxelles ha aperto un dossier e inviato una richiesta di informazioni al governo di ReSilvio.
La prassi è in vigore dai Patti Lateranensi del 1929 ma entra oggi in collisione con le regole europee che vietano qualsiasi forma di discriminazione in ragione del credo religioso di un lavoratore ... e per vederci chiaro Bruxelles ha aperto un dossier e inviato una richiesta di informazioni al governo di ReSilvio.
Il caso nasce da una denuncia alla Commissione Europea promossa dal deputato radicale Maurizio Turco, dall'avvocato Alessandro Nucara e dal fiscalista Carlo Pontesilli. Le accuse del pool radicale sono molto precise e si fondano sulle regole cardine dell'Unione Europea ... regole che ... dalla direttiva comunitaria del 2000 contro la discriminazione ... affermano che un lavoratore non può essere discriminato per ragioni "fondate sulla religione".
Non voglio entrare nei dettagli del ricorso … in fondo sarebbe anche giusto che chi insegna religione sia un credente … quello sollevato resta un problema giuridico per capire se l’avallo vescovile, come da tesi radicale, rappresenta o meno una violazione delle regole comunitarie.
IL PROBLEMA VERO che come sempre finisce in seconda battuta (dietro il “fattariello”) … E’ UN ALTRO … E VA LETTO SU DUE FRONTI …
SU UN PRIMO FRONTE … andrebbero capiti quali e quanti privilegi (… ergo “scorciatoie” …) sono concesse agli insegnanti di religione …
IL PROBLEMA VERO che come sempre finisce in seconda battuta (dietro il “fattariello”) … E’ UN ALTRO … E VA LETTO SU DUE FRONTI …SU UN PRIMO FRONTE … andrebbero capiti quali e quanti privilegi (… ergo “scorciatoie” …) sono concesse agli insegnanti di religione …
SU UN SECONDO FRONTE … andrebbero capiti quali e quanti privilegi (… ergo “gestione del potere temporale” …) siano concessi ai Capi Locali dello Stato del Vaticano (… ergo ai “Vescovi”…)
Sul FRONTE "SCORCIATOIE" ... a non andare è la diversità di trattamento tra i professori di religione e quelli delle altre materie:
(1) chi vuole insegnare in una Scuola Pubblica, infatti, deve svolgere un corso di abilitazione di due anni e poi sperare di diventare precario, prima tappa della sua incerta carriera. Chi insegna religione, invece, deve solo ottenere la nomina vescovile (fatti salvi alcuni requisiti professionali) godendo dunque di un trattamento privilegiato, anche questo vietato dalla Unione Europea.
(2) ma non finisce qui, visto che c'è anche una disparità di trattamento retributivo tra i circa 23 mila insegnanti di religione e gli altri, con i primi che prendono più soldi dei secondi.
Prassi bocciata a luglio dalla giustizia italiana, che ha condannato il Ministero dell'Istruzione a parificare lo stipendio di un professore che ha fatto ricorso aprendo la strada a nuove singole denunce (…per volere del ReSilvio e della sua Corte … in Italia non esiste il ricorso collettivo).
Prassi bocciata a luglio dalla giustizia italiana, che ha condannato il Ministero dell'Istruzione a parificare lo stipendio di un professore che ha fatto ricorso aprendo la strada a nuove singole denunce (…per volere del ReSilvio e della sua Corte … in Italia non esiste il ricorso collettivo).
Sul FRONTE "GESTIONE DEL POTERE" ... mi sembra ovvio che "Chi" può gestire e assegnare posti di lavoro ... ha un potere terreno in forte contrasto con i temi della fede, della morale e della religione ...
...pensiero al vento...
Tutte queste argomentazioni hanno fatto breccia a Bruxelles, con la direzione generale Affari sociali e pari opportunità della Commissione europea che già a cavallo dell'estate aveva chiesto una serie di informazioni al governo riservandosi di decidere sul caso solo quando avrà letto la risposta, attesa a breve.
Tutte queste argomentazioni hanno fatto breccia a Bruxelles, con la direzione generale Affari sociali e pari opportunità della Commissione europea che già a cavallo dell'estate aveva chiesto una serie di informazioni al governo riservandosi di decidere sul caso solo quando avrà letto la risposta, attesa a breve.
Insomma, non si tratta ancora di una procedura formale contro l'Italia, ma l'invio di un questionario significa che l'Unione Europea nutre seri dubbi sulla legalità della nostra legge.
In pratica, si ripete oggi quanto avvenuto nel 2007, quando Bruxelles chiese una serie di informazioni sui colossali sgravi fiscali accordati alla Chiesa. Un dossier, questo, ancora al vaglio della Commissione che, secondo diversi interlocutori, prende tempo viste le ingombranti pressioni politiche che spingono per un'archiviazione ...
In pratica, si ripete oggi quanto avvenuto nel 2007, quando Bruxelles chiese una serie di informazioni sui colossali sgravi fiscali accordati alla Chiesa. Un dossier, questo, ancora al vaglio della Commissione che, secondo diversi interlocutori, prende tempo viste le ingombranti pressioni politiche che spingono per un'archiviazione ...
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