Quando John Perkins fu contrattato dalla Main (agenzia di copertura della Cia) perché intervenisse sulla politica economica di paesi in via di sviluppo, gli dissero che, utilizzando le cifre degli indicatori macroeconomici, doveva gonfiare la crescita economica di quei paesi portandola, come ad esempio per l'Indonesia, dal 6% al 19%.
Perkins fu consigliere economico in Indonesia, Ecuador e Panama.
Nel caso dell'Ecuador, Perkins decise che il paese dovesse crescere a livelli tali da potersi sufficientemente indebitare per venire in seguito intrappolato nella spirale vertiginosa del debito estero. Il materiale su cui lavorava erano le statistiche nazionali, le proiezioni economiche e la manipolazione delle informazioni.
La Cia riuscì a manipolare l'informazione macroeconomica ecuadoriana fino al punto che, 20 anni dopo, il paese si trovò allo sfascio, e fu costretto a sfruttare intensivamente le sue risorse e licitare tutti i suoi beni per sostenere il debito estero, che, partendo da zero nel 1970, arrivò a 16.876 milioni di dollari nel 2006.
Nello stabilire le statistiche e le condizioni di lavoro per le imprese multinazionale di allora, la compagnia petrolifera Texaco (oggi Chevron) ebbe un ruolo fondamentale. Nel suo libro “Confessions of an Economic Hitman” (2004), l'ex agente Perkins racconta come la Texaco entrò in Ecuador grazie al famigerato Instituto Lingüístico de Verano (ILV), a cui la multinazionale nordamericana rimase sempre legata.
La strategia della Cia era quella di creare le condizioni per riprendere il controllo delle risorse naturali del paese, dopo che queste vennero pazialmente nazionalizzate dal presidente di allora Jaime Roldós (1979-81). Vedendo limitati i suoi “diritti” di sfruttamento del petrolio, la Texaco entrò in conflitto con Roldós, il quale non si limitò a espellere dal paese l'ILV, ma si rifiutò di sottostare alle imposizioni della multinazionale.
Dopo la morte di Roldós avvenuta in un incidente aereo dalle circostanze misteriose, Oswaldo Hurtado, che gli succedette alla presidenza, permise all'ILV di restare nel paese e la Texaco diede inizio alla più grande campagna di sfruttamento del petrolio ecuadoriano.A partire dal 1964 e fino al 1992, la Texaco costruì pozzi e stazioni per la produzione petrolifera nella regione nord dell'Amazzonia ecuadoriana, dove le venne concesso un territorio di circa 1.500.000 ettari di foresta incontaminata su cui vivevano varie comunità indigene in accordo ai loro costumi ancestrali e in armonia con la natura.
Per massimizzare il suo profitto la multinazionale decise di non seguire le procedure ambientali standard dell'epoca che consistevano nell'iniettare nuovamente nel sottosuolo le acque di formazione e i prodotti tossici che salgono alla superficie durante la perforazione del terreno, ma preferì riversare nel territorio e nei corsi d'acqua circostanti, utlizzati da più di trentamila persone, migliaia di milioni di galloni di grezzo e di rifiuti tossici, e costruire piscine di contenimento obsolete e permeabili, che ancor oggi inquinano le acque sotterranee e l'atmosfera.
Le conseguenze di un disastro ambientale dalle proporzioni così colossali che gli esperti paragonano a Chernobyl sono gli alti tassi di malattie cancerogene, i problemi riproduttivi sofferti dalla popolazione locale e le malformazioni delle nascite. Inoltre molte comunità hanno dovuto abbandonare i luoghi in cui hanno da sempre vissuto.
Nel maggio del 2003, il tribunale degli Stati Uniti, dove dieci anni prima era iniziata la causa promossa dai coloni e da cinque nazionalità indigene dell'Amazzonia contro la Texaco-Chevron, ha stabilito che la sede del processo dovesse essere la città amazzonica di Lago Agrio.La richiesta avanzata dalle comunità danneggiate è il bonifico della zona contaminata, la quale costerà circa seimila milioni di dollari ... ma la Texaco-Chevron ha messo in campo i suoi migliori legali per opporsi alla richiesta di decontaminazione ambientale e il processo è lungi dal concludersi.
...pensiero al vento...
Una storia triste ... non facile da sentire raccontata in TV ... e dal finale "giudiziario" non facile da prevedere ...
Ma, a parte i risarcimenti richiesti, ormai il danno è fatto ... per il presente e il futuro avrei una DOMANDA: se e come è cambiata la politica del profitto delle nostre amate multinazionali ? ... mah, beata speranza !
3 commenti:
AGGIORNAMENTO:
proprio mentre pubblicavo il post della storia di "ingiustizia multinazionale" ... Roma è semiallagata e bloccata dal traffico. Da stamattina qui nei corridoi non sento altro che gente che racconta i disagi che ha sofferto per arrivare in ufficio ... "fino a 3 ore e 20 per fare 5 km !" ... e tutti stanno ora a preoccuparsi se è ancora bloccato il Raccordo o il tal sottopasso ... e su come potranno tornare a casuccia stasera ... CHE TRISTEZZA E CHE EGOISMO in tutto questo ... ma va be' dai ... per Natale c'è ancora qualche giorno ... e così c'è ancora tempo per scoprirsi tutti "buoni, altruisti e pronti a fare beneficenza" ... CHE RI-TRISTEZZA ... E RI-IPOCRISIA !
Ciao Nicola, anche Roma ha necessità di attracchi per la barca? Si racconta che nell'antichità una mattina trovarono una barca in una piazza che ancora porta un nome che ricorda la leggenda ma, se continua arriveranno barche da Ostia... da noi si rischia un alluvione, speriamo smetta altrimenti son cazzi amari!!!
e con un incidente aereo,morirono, il presidente di Panama, e un certo Enrico Mattei, in quel di Bescapè.Strane coincidenze!
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