Non c’è niente come ascoltare il linguaggio della strada.
In un angolo c’era un uomo che pareva un folletto.
Si asciugava le lacrime con un vecchio e sciupato, quasi rotto fazzoletto. Piccolo di statura.
Gli ho chiesto perchè era così emozionato.
Gli ho chiesto da dove veniva e qualcosa sulla sua vita che, per il suo aspetto aveva dovuto essere dura.
“Vengo dal nord, al di là di Tucumán e Santiago dell’Estero. La mia vita è stata dura ma combattuta, sin da bambino sto lottando per quel che credo sia giusto. Un uomo dev’essere solamente giusto per stare in tutte le battaglie per la giustizia”.
Aveva lavorato in mestieri duri: da bambino nel campo, nei raccolti di canne o nelle piantagioni d’arance, poi nei magazzini frigorifero e partecipando a varie resistenze, ai colpi che isolarono il paese. Me lo disse rapido e sintetico come chi riassume una vita in due o tre frasi.
Rimase a guardare la figura della statua del Che sino a che si perse lontano, senza poter parlare. Prima di andarsene mi porse la mano tremula, sciupata da quella vita e da quei mestieri e mi disse: “Adesso mi resta da chiedere a San Ernesto de la Higuera, al Che dell’America che realizzi il miracolo d’unire le nostre sinistre e la nostra gente migliore, che sembra preparata solo per dividere. Vengono tempi duri e a coloro che vanno agitando le bandiere con il Che dico che questo non vi fa combattenti nè rivoluzionari e tanto meno in questi tempi. Il Che necessita meno grida, meno magliette e più saggezza per i nuovi tempi di lotta. Oggi dobbiamo sapere chi è il nemico: se ci confondiamo siamo perduti!”
“Adesso il mandinga è nascosto dietro molte parole fiorite e alcuni compagnucci sono diventati ciechi e cadono nelle trappole. Leggete e fondo il Che, leggete Fidel, leggete la storia, siate umani e degni come loro. Ve lo dice un vecchio come me, che combatte ogni giorno per comprare le medicine economiche che deve prendere. Per mangiare ormai non faccio grandi battaglie”.
Lo guardai emozionato e gli dissi che parlava molto bene.
“Povero come sono sempre stato, ho sempre letto tutto quello che mi passava tra le mani. Me lo aveva insegnato un compagno minatore, molto malato per il mestiere. Mi disse, questa sarà la tua difesa e quella degli altri. Lui stesso me lo insegnò. Era un gran combattente e, guardi, io continuo a leggere!” Da una tasca della sua vecchia giacca ha preso vari fogli stropicciati e mi ha mostrato le copie delle sue riflessioni che un giovane vicino gli presta quando può.
Gli ho chiesto il suo nome ma ha scosso la testa e mi ha risposto: “Mi chiamo come si chiamano tutti quelli che vivono come vivo io”.
Racconto questa piccola storia perchè mi sono sempre chiesto se sappiamo imparare con umiltà da coloro da cui dobbiamo apprendere...
...pensiero al vento...
W la semplicità ...
4 commenti:
93 anni vissuti con saggezza, mi ricorda Gregorio il mitico marinaio di Hemingway ti guardava con occhi neri e profondi ed era sufficiente per capire ciò che voleva dirti... di anni ne aveva 103!
mi dispiace non aver incontrato il vecchio ... ma sono stato a visitare il villaggio di Coijmar e la sua casa ... oggi chiusa e senza nemmeno una targa di ricordo ... MA è anche questo il bello della semplicità ...
Nico se non metti il www.yourcubalive.com tra i tuoi preferiti ti diseredo e ti preparo un trabocchetto per il maggio in Cuba... eh eh eh
Caro Puma,
fatto ... ho aggiunto il tuo/nostro blog tra i siti preferiti (che si erano azzerati qualche settimana fa per uno "scherzo" del srver) ... Buenos dias, Nico
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