Sono tornato a Brescia per presentare il mio nuovo film BRUNO TRENTIN "Il senso della lotta", un ritratto del grande sindacalista che ha condotto importanti lotte operaie negli anni 70’.
Con l’occasione sono salito sulle colline della mia infanzia deciso a ritrovare tracce della caverna di Crimen.
Solo io sono in grado di ritracciare il luogo magico della grotta in cui giacciono addormentati per sempre Crimen e la sua bella moglie cinese. Nessuno, infatti, osava avvicinarsi alla casupola nella quale Crimen abitava mentre era in vita, isolato dal mondo, marchiato dalla voce popolare che da giovane aveva mangiato la moglie per averla sempre vicina a sè.
In realtà, quando la mia sorellina e io, attratti da un profumo di pane fresco cotto in un forno rudimentale di mattoni nel cortiletto della casupola, siamo entrati in contatto con Crimen, abbiamo scoperto che si trattava di un buon uomo, silenzioso, sì, ma sempre affettuoso e gentile.
Poi, divenuti amici, abbiamo conosciuto la sua vera storia, ovviamente diversa da quella sbocciata dalla fantasia popolare.
Poi, divenuti amici, abbiamo conosciuto la sua vera storia, ovviamente diversa da quella sbocciata dalla fantasia popolare.
Crimen aveva fatto il marinaio. Era tornato dall’estremo oriente con una deliziosa moglie cinese che, per un paio d’anni, il tempo di imparare l’italiano, era felicemente convissuta con lui nella casupola. Poi si era perdutamente innamorata di un mercante di passaggio e, quando l’uomo era ripartito, lasciandola in uno stato di profonda disperazione, era morta di anoressia. Crimen, con raffinate procedure imparate nei suoi viaggi, aveva imbalsamato il suo corpo e l’aveva nascosto in una caverna sulle colline di Brescia. Aveva cercato di fare il funerale della moglie con una bara vuota ma era stato scoperto e, non volendo rivelare a nessuno dove fosse il corpo della bella moglie, era stato internato in manicomio per una trentina d’anni. Così era nata la voce che Crimen aveva amato talmente la moglie da decidere di mangiarla per averla sempre accanto a sé.
“Quando sentirò la morte vicina chiuderò la caverna con un masso e mi distenderò accanto a lei, per sempre.” Diceva spesso.
Ricordo il giorno in cui mi ha mostrato la moglie imbalsamata e io, che avevo cinque anni, ho pensato che la morte fosse un sonno che non si può interrompere e parlavo a bassa voce.
Ora sono di fronte alla caverna, nella quale due amanti si offrono per l’eternità un amore impossibile. L’ingresso è seminascosto da un fitto strato di edera. Al centro solo due fiori casualmente sbocciati: un papavero rosso scarlatto che sfiora la corolla di una petunia selvatica.
...pensiero al vento...
difficile aggiungere altro ... alle storie e diari di Silvano ...
1 commento:
Ecco quello che manca al sindacato d'oggi: uomini come Trentin o Lama, gente che aveva a cuore l'operaio mentre oggi il sindacato ha a cuore il denaro dell'operaio ... squallidi!
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