In questo tempo ... il controllo delle masse è, come mai prima, la priorità dei regimi democratici.
Le dittature tota(E)litarie, dietro lo schermo di una Costituzione, tengono a cuore di impedire lo sviluppo di un pensiero autonomo che vada oltre il plasma dei moderni televisori.
La TV è l’atomica dei nostri giorni: ogni giorno miete vittime inconsapevoli riducendoci a criceti: liberi liberi sì di fare evoluzioni sulla ruota, ma solo nel chiuso delle proprie gabbiette.
Precursore assoluto e dimenticato di questi scenari, di questo “mondo nuovo”, di questo inferno arredato a Paradiso è stato Aldous Huxley, scrittore inglese purtroppo conosciuto da molti soltanto per “Le porte della percezione” (da questo libro Jim Morrison ha tratto il nome per i suoi Doors). Il suo capolavoro è sicuramente “Il mondo nuovo” (Oscar Mondadori, pagg.122, euro 9), romanzo scritto nel 1932 e ben più inquietante e profetico del più conosciuto “1984” di George Orwell.
Ad accomunare i due testi lo stesso intento: immaginare e descrivere un mondo futuro dominato da un regime totalitario.
Nella nostra società non c’è nessun carceriere che ci sorveglia, ma le prigioni sono dentro le nostre teste.
“Controllare la gente non con le punizioni, ma con i piaceri”: è questa la geniale intuizione di Huxley.
Nella “democrazia” immaginata da Huxley il popolo non è imprigionato, ma distratto continuamente da cose superficiali. Per Huxley, infatti, non c’è bisogno di un Grande Fratello quando la vita culturale viene trasformata in un eterno circo di divertimenti e un intero popolo è ridotto a spettatore.
Per Huxley è questa la vera dittatura: una dittatura atroce perché invisibile, intelligente perché alle catene preferisce il silenzio delle museruole mentali.
“Questi milioni di individui”, scrive Huxley, “abnormemente normali, che vivono senza gioia in una società a cui, se fossero pienamente uomini, non dovrebbero adattarsi, ancora carezzano “l’illusione dell’individualità”, ma di fatto sono stati in larga misura disindividualizzati. Il loro conformismo dà luogo a qualcosa che somiglia all’uniformità. E uniformità e salute mentale sono incompatibili”.
...pensiero al vento...
da riflettere, la prossima volta che abbiamo un telecomando in mano ... NOTA: in alto a destra (in genere) c'è il tasto per il POWER OFF ...
Le dittature tota(E)litarie, dietro lo schermo di una Costituzione, tengono a cuore di impedire lo sviluppo di un pensiero autonomo che vada oltre il plasma dei moderni televisori.
La TV è l’atomica dei nostri giorni: ogni giorno miete vittime inconsapevoli riducendoci a criceti: liberi liberi sì di fare evoluzioni sulla ruota, ma solo nel chiuso delle proprie gabbiette.Precursore assoluto e dimenticato di questi scenari, di questo “mondo nuovo”, di questo inferno arredato a Paradiso è stato Aldous Huxley, scrittore inglese purtroppo conosciuto da molti soltanto per “Le porte della percezione” (da questo libro Jim Morrison ha tratto il nome per i suoi Doors). Il suo capolavoro è sicuramente “Il mondo nuovo” (Oscar Mondadori, pagg.122, euro 9), romanzo scritto nel 1932 e ben più inquietante e profetico del più conosciuto “1984” di George Orwell.
Ad accomunare i due testi lo stesso intento: immaginare e descrivere un mondo futuro dominato da un regime totalitario.
Le differenze tra i due romanzi, però, sono enormi.
Per Huxley, infatti, ci sono due modi per spegnere lo spirito di una civiltà: nel primo - quello di Orwell - la cultura diventa una prigione, nel secondo - quello de “Il mondo nuovo”- diventa una farsa.
Nella nostra società non c’è nessun carceriere che ci sorveglia, ma le prigioni sono dentro le nostre teste.
Ed è da questa idea che parte questo straordinario romanzo: da un mondo solo apparentemente libero, mentre in realtà è tenuto controllato dalla sua stessa libertà.
“Controllare la gente non con le punizioni, ma con i piaceri”: è questa la geniale intuizione di Huxley.
Nella “democrazia” immaginata da Huxley il popolo non è imprigionato, ma distratto continuamente da cose superficiali. Per Huxley, infatti, non c’è bisogno di un Grande Fratello quando la vita culturale viene trasformata in un eterno circo di divertimenti e un intero popolo è ridotto a spettatore. Nel “mondo nuovo” non esistono censure, ma la gente è talmente subissata dalle informazioni che, incapace di rielaborare una tale quantità di notizie, finisce col diventare passiva, con il disinteressarsi a tutto e a non ribellarsi più a niente.
Per Huxley è questa la vera dittatura: una dittatura atroce perché invisibile, intelligente perché alle catene preferisce il silenzio delle museruole mentali.
E’ la dittatura della democrazia, del “nemico col sorriso sulle labbra”, del "qui siamo tutti belli e sani”.
E’ la dittatura che ha trasformato i cittadini in giocatori che non hanno la minima intenzione (e chi lo farebbe?) di prendere le armi contro un mare di divertimenti.
“Questi milioni di individui”, scrive Huxley, “abnormemente normali, che vivono senza gioia in una società a cui, se fossero pienamente uomini, non dovrebbero adattarsi, ancora carezzano “l’illusione dell’individualità”, ma di fatto sono stati in larga misura disindividualizzati. Il loro conformismo dà luogo a qualcosa che somiglia all’uniformità. E uniformità e salute mentale sono incompatibili”.
...pensiero al vento...
da riflettere, la prossima volta che abbiamo un telecomando in mano ... NOTA: in alto a destra (in genere) c'è il tasto per il POWER OFF ...
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