venerdì 5 novembre 2010

...per non rinunciare al futuro...

Il sistema scolastico e universitario italiano è in grave pericolo.  

Un pericolo serio, reale, non dovuto al dilagare della tv spazzatura, non provocato dal terrorismo islamico e stranamente neppure causato dai mutamenti climatici; la scuola e l’università italiana sono a rischio perché si tagliano drasticamente le risorse che, pur tra mille difficoltà, hanno permesso fino a oggi il loro funzionamento e garantito l’esistenza di insegnanti e ricercatori convinti di star svolgendo un compito importante. Forse è per questo senso profondo di autostima e di fiducia verso se stessi che insegnare non è un lavoro come un altro. 

Fare ricerca non è una comoda pratica per timbrare il cartellino e poi subire un lavoro più o meno tollerato o detestato: è spendere sogni, anni, fatica e sudore per studiare, interpretare, valutare, elaborare ipotesi, fare confronti, trasmettere conoscenze e gli strumenti per elaborarle.  
In tutti i Paesi dell’Unione europea l’insegnamento, dalle scuole materne alle università, è considerato attività degna del massimo rispetto, in quanto riserva strategica di competenze e sapere; nel nostro Paese l’insegnante è screditato agli occhi di un’opinione pubblica resa sempre meno responsabile verso il futuro, il docente universitario viene visto come un comodo elefante parcheggiato in una placida savana, mentre il ricercatore viene considerato un tipo strambo prossimo al disadattamento.

...pensiero al vento...
QUESTO l'inizio del testo a supporto della PETIZIONE ON LINE per la SCUOLA lanciata da Dario Fo ... ECCO il LINK per aderire:

1 commento:

Nicola Scalera ha detto...

Duecento milioni in più per il 2011 a disposizione del ministero dell'istruzione per gli istituti privati: a fronte di 9 miliardi di tagli per la scuola pubblica, Tremonti trova i soldi per le scuole private. Lo scrive Libero. Lo vieta la Costituzione. Ma dall'opposizione nessuno si indigna.