sabato 22 novembre 2008

...blitz depistanti...

Il frastuono delle sirene, l'abbaglio dei lampeggianti. Ordini urlati, un palazzo da sgomberare. Stanze da perquisire, cacciando fuori i residenti, un centinaio, quasi tutti africani, privandoli dei propri piccoli grandi beni: di spazi in cui mangiare, dormire. Vivere. E farlo in nome della legalità, della sicurezza.

Succede a Castel Volturno, dove venerdì scorso le forze dell'ordine, Polizia e carabinieri, hanno perquisito un condominio al km 34 della Domiziana conosciuto come «American Palace».

L'obiettivo: accertare la presenza di droga. Controllare il territorio, dopo il dispiegamento di 500 militari in appoggio alle forze di polizia, per il contrasto della camorra e della criminalità.

Dimostrare la presenza e la tutela dello Stato. Ma ostentando «una forza eccessiva, impiegando più di 40 macchine e una quantità esagerata di uomini e mezzi, che hanno divelto porte e rotto cose alla ricerca di chi sa quali refurtive». Con il risultato poi che «solo in un appartamento è stata ritrovata una piccola quantità di droga».

Per questo i missionari comboniani non ci stanno: non vogliono che quegli uomini, solo perché neri, poveri, immigrati siano fatti diventare dei «criminali». E denunciano mezzi e modi con cui repressione e discriminazione razziale vengano fatte passare per legalità.

La questura fa il bilancio dell'operazione: nell'edificio e nei 26 appartamenti, sono stati rintracciati circa 100 cittadini stranieri, 77 dei quali senza permesso di soggiorno. Sedici cittadini stranieri arrestati per violazione dell'ordine del Questore di lasciare il territorio nazionale entro 5 giorni; 39 sottoposti a provvedimento di espulsione e sono stati accompagnati presso alcuni Cie (centri di identificazione), 12 di essi sono sottoposti ad ulteriori controlli. Tra gli stranieri, 9 avevano chiesto asilo politico.

Ma a questi numeri rispondono Padre Giorgio Poletti, Padre Claudio Gasbarro, Padre Antonio Bonato, Fra Filippo Mondini e i Padri Sacramentini di Caserta. «Questi africani pagano l'affitto per un posto letto e il palazzo non e stato occupato irregolarmente. L'American Palace non è il ghetto, o la Soweto di Castel Volturno come una trasmissione televisiva l'ha recentemente chiamato. Quando in un palazzo ci vivono italiani, famiglie o persone singole, il palazzo viene chiamato condominio e non ci sorprende di vedere volti bianchi alle finestre, ma se a queste finestre si affacciano volti neri chiamiamo il palazzo ghetto».

La quotidianità per loro è «cercare di sopravvivere in un mondo dove gli si vuole "buttare a mare". È una storia vecchia - osservano i comboniani - che continuamente si ripete quando su questo territorio».

E gli interventi programmati finora non fanno altro che aggravare la situazione. «Ferisce il fatto che in questi mesi a Castel Volturno ci sia stata una strategia che vuole colpire in maniera particolare gli immigrati africani considerati clandestini. L'avevamo prevista e puntualmente si sta realizzando anche attraverso gruppi di sobillatori che da anni fanno le loro campagne politiche e portano avanti ancora oggi una campagna contro gli africani».

Non blitz, non militari a pioggia, non repressione: servirebbe altro per costruire un percorso comune e rendere abitabile la zona, suggeriscono i missionari, «contrari alla politica discriminatoria di questo governo che vergognosamente suscita nella popolazione chiusura e malessere, senza prospettive reali per il futuro se non quelle legate all'egoismo e all'interesse di gruppi partitici». Servirebbe «una prospettiva umanitaria aperta in una reale progettualità, che tenga conto della criminalità da debellare tra gli immigrati».

Ma senza fare di un gruppo etnico e sociale il bersaglio preferito e il capro espiatorio della camorra.

I veri obiettivi infatti dovrebbero essere altri, come ricorda anche l'assessore regionale all'Istruzione, Corrado Gabriele: «Posso constatare che quando le forze dell'ordine non vengono distratte da problemi inutili e da amministratori in cerca di visibilità possono dedicarsi e questioni realmente serie per il territorio, come il tanto atteso arresto del figlio di Francesco Bidognetti».

Di contro invece, «il blitz all'American Palace ha il sapore di un attacco a freddo nei confronti della comunità africana, travestito da operazione antidroga, visto il mancato sequestro di sostanze. Comprendo la necessità di inviare alla cittadinanza un messaggio di legalità, penso però che il primo passo da compiere sia quello di fare pressione sul Governo non già per ottenere dei blitz che non producono risultato alcuno, ma piuttosto per avere maggiori risorse per le forze dell'ordine, aiuti seri per gli imprenditori che pagano il pizzo, controlli veri, volti a tutelare le migliaia di lavoratori che sono costretti dal crimine organizzato a svolgere le proprie mansioni in nero ed in totale mancanza di sicurezza».

In tale prospettiva gli stessi comboniani e i padri sacramentini si dicono «pronti al dialogo per la costruzione di un progetto umano dove africani e italiani possano vivere serenamente». E a chi volesse trovare pretesti maliziosi per contestare la loro posizione fanno sapere: «Non siamo a favore dell'illegalità ma operiamo affinché si possano creare percorsi pacifici e inclusivi».

...pensiero al vento...
... più chiaro di così.

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