martedì 31 marzo 2009

...balle campane...

Tra Febbraio e Marzo ... il "problema dei rifiuti" ... già "mediaticamente risolto" mesi fa ... ha ricevuto una nuova e definitiva ... sistemata "mediatica" ...

Già a Febbraio con l'apertura della discarica di Chiaiano contro il volere dei cittadini del posto ... poi a Marzo con l'inaugurazione dell'inceneritore di Acerra ...

Singolare ... e allarmante ... è il fatto che questi gesti siano stati compiuti sotto scorta dell’esercito.

In Campania i media stanno tacendo, è calato il sipario mediatico sulla diossina, sulla monnezza, sui politici campani, sui rapporti tra camorra e politica ... anche sulle intercettazioni.

Ora tutto tace, ma è tutto come prima, da almeno quattordici interminabili anni.

Le sedute del Consiglio dei ministri napoletane di ReSilvio non hanno risolto il problema spazzatura nei fatti, ma solo a parole. Molti italiani sono stati tratti in inganno dagli show televisivi del premier, ma i napoletani no, perché, oltre alla scomparsa dei rifiuti da piazza del Plebiscito e alle manganellate in testa a dei sessantenni di Pianura e di Acerra, non hanno notato alcun miglioramento nella loro regione.

Monnezza c’era, monnezza c’è, camorra comandava, camorra comanda.

...pensiero al vento...

Mio modesto commento ...

... la monnezza, quella vera ... non è quella che si vede per strada ...

quella vera ... o sta sotterrata a decine di metri nel sottosuolo ... e ormai ci si può fare ben poco, oltre che controllare provenienza di verdure e carni che mangiamo ...

... o sta dentro i "Palazzi" ... e per quella ... tempo ci vuole prima di vincere le "Primarie" ... della democrazia !!!

domenica 29 marzo 2009

...Che Guevara tradito da Castro?...

Qualche settimana fa ... ho trovato un utile documento che pubblico per non perderlo ... ci sono verità storiche da approfondire e salvare ... e speranze per il futuro dell'Isla e della sua Revolution ...

ECCOLO:
È l’ultimo che ha visto il Che nella giungla della Bolivia. È l’ultimo testimone di un’esecuzione ancora oggi oscura. Dariel Alarcón Ramírez, detto «Benigno», ex guerrigliero della rivoluzione cubana, vive dal 1996 a Parigi, inseguito da una condanna a morte e dall’accusa di aver tradito il regime per il quale ha combattuto con onore.

Che Guevara fu il capo seguito fino alla fine, un fratello che gli insegnò «a leggere e scrivere» e a «rispettare i nemici e i prigionieri». Ha ancora gli occhi umidi, Benigno, quando racconta la «trappola mortale» in cui cadde il mito rivoluzionario di intere generazioni.

E sfoga rabbia e delusione per una «macchinazione di cui furono responsabili Fidel Castro e l’Unione Sovietica ».

«Volevamo esportare la rivoluzione. Fummo abbandonati nella giungla. Il Che andò incontro alla morte, sapendo di essere stato tradito. Il 9 ottobre 1967, eravamo a pochi metri dalla scuola dove l’esercito boliviano lo teneva prigioniero. Il nostro commando si era disperso. Altrimenti avremmo tentato di liberarlo a costo di morire».

Nel 1956, Benigno era un «campesigno» di 17 anni, quando i soldati del dittatore Batista incendiarono la fazenda sulle montagne della Sierra Maestra, e uccisero sua moglie Noemi, quindicenne, incinta di otto mesi.

Entrò nel gruppo di Cienfuegos, uno dei capi rivoluzionari. «Mi arruolai nella rivoluzione per vendicare i miei cari. Ero il più bravo con la mitragliatrice. Ho ucciso molti soldati. Non sapevo che cosa fosse il socialismo. Il Che mi insegnò tutto. Non era facile conquistare la sua fiducia. Ma era un uomo buono e onesto. Era l’unico, fra i leader, a pagare di tasca propria l’auto di servizio».

Oggi Benigno ha quasi settant’anni.

Dopo la rivoluzione, divenne capo della polizia e responsabile della sicurezza, poi dirigente dei campi di addestramento dei guerriglieri da inviare nel mondo a sostegno dei movimenti rivoluzionari.

È in quegli anni che intuisce che il socialismo cubano non corrispondente agli ideali. «Cienfuegos e Guevara facevano ombra a Fidel. C’erano contrasti nel gruppo dirigente. Poi Cienfuegos morì, in un misterioso incidente. Ero con Guevara in Congo, quando Fidel rese pubblica una lettera in cui Guevara dichiarava di rinunciare ad ogni incarico e alla nazionalità cubana. Il Che prese a calci la radio e urlò: ecco dove porta il culto della personalità! Il comandante aveva scritto la lettera dopo il discorso di Algeri in cui aveva messo in guardia i Paesi africani dall’imperialismo sovietico. Credo che quel discorso fu la sua condanna a morte. Quando tornammo all’Avana, Fidel gli propose di andare a combattere in Sud America».

«Il líder máximo —ricorda Benigno— partecipò ai preparativi. Veniva al campo d’addestramento, ci garantiva l’appoggio del partito comunista boliviano, la copertura degli agenti segreti, la formazione di nuove colonne. Avremmo dovuto sbarcare nel nord del paese, in territorio favorevole alla guerriglia. Imparammo anche il dialetto locale. Quando Fidel era presente, il Che se ne stava in disparte. Capimmo poi il perché».

Nell’ottobre 1967 scatta l’operazione. Il commando di rivoluzionari cubani penetrò in una foresta infestata da insetti e agenti segreti, isolata, dove si parlava un altro dialetto.

«Scoprimmo che il partito comunista boliviano non ci sosteneva, probabilmente su istruzioni di Mosca. Il Che non era più lui. Sembrava disperato e depresso. Ci lasciò liberi di continuare o rinunciare. Rimanemmo, ma alla fine eravamo ridotti a diciassette, circondati da tremila soldati. Ci dividemmo in tre gruppi e una mattina cominciò la battaglia finale. Il Che fu fatto prigioniero. Lo ammazzarono il giorno dopo».

Tre guerriglieri riuscirono a raggiungere il confine. Benigno, Urbano e Pombo si salvarono con l’aiuto di Salvador Allende, allora presidente del Senato. Nel viaggio di ritorno, passarono da Tahiti e dalla Grecia, fino a Parigi. Furono ricevuti all’Eliseo da De Gaulle e infine accolti a Cuba da Fidel come eroi.

In patria, l’ultimo compagno del Che continuò a far carriera. Urbano fu poi arrestato e internato. Pombo divenne generale.
«Io cominciai a vivere una doppia vita».

Chiediamo: per quali ragioni Castro e i sovietici avrebbero avuto interesse alla scomparsa del Che dalla scena politica?
«I sovietici consideravano Guevara una personalità pericolosa per le loro strategie imperialistiche. Fidel si piegò alla ragion di Stato, visto che la sopravvivenza di Cuba dipendeva dall’aiuto di Mosca. Ed eliminò un compagno di lotta ingombrante. Il Che era il leader più amato dal popolo. La nostra rivoluzione è durata pochi anni, oggi è una dittatura come quella di Batista. I cubani hanno conquistato la cultura, non la libertà, e sono ancora poveri. E la causa non è soltanto l’embargo americano. È Fidel ad aver tradito la rivoluzione. Difficile prevedere il futuro, ma non vorrei che il potere finisse agli esuli di Miami che sono corrotti».
Benigno decide di fuggire. Approfitta di un permesso dell’unione degli scrittori cubani. Si fa raggiungere dalla moglie a Parigi. «Se fossi fuggito in America, dove vive un mio figlio, avrei tradito il Che. Mi considero ancora un rivoluzionario. Il rivoluzionario è chi riesce a indignarsi per le ingiustizie».

La sua vita diventerà un film, diverso da quello sul Che di Steven Soderbergh prossimamente sugli schermi italiani. «Il film è bello, ma non trasmette lo spirito del comandante e soprattutto non risponde alle domande: perché fallì in Congo e in Bolivia? Chi lo ha tradito e perché?».


...pensiero al vento...

come dice "benigno" : il rivoluzionario è chi riesce a indignarsi per le ingiustizie ... certo, sentire queste parole da una persona di 70 anni fa un certo effetto ... soprattutto se messo a confronto con gli "invertebrati" che, mediamente con le metà dei suoi anni, si aggirano a questo mondo solo alla ricerca dell'utile per se stessi ...

Se Cuba vive di ingiustizie ... come si dice qui da noi da tante parti ...

l'obiettivo non è cambiare il "tipo" di ingiustizie ... in altre parole ... MIAMI e la corruzione dei suoi movimenti di esuli non sono l'alternativa !

l'obiettivo è invece che Cuba riesca a cambiare dall'interno ... senza interferenze e ingerenze di quanti "scalpitano" per sbarcare come i "portatori della democrazia" ...

giovedì 26 marzo 2009

…la misura di un uomo …

Non è il critico che conta,
non l’uomo che indica perché il forte cade,
o dove il realizzatore poteva fare meglio.

Il merito appartiene all’uomo che è nell’arena,
il cui viso è segnato dalla polvere e dal sudore;
che lotta coraggiosamente;
che sbaglia e può cadere ancora perché non c’è conquista senza errore o debolezza,
ma che veramente lotta per realizzare;

che conosce il grande entusiasmo e la grande fede; che si adopera per una nobile causa;
che tutt’al più conosce alla fine il trionfo delle alte mete,
e che nel peggiore dei casi, se fallisce, cade almeno gloriosamente,
cosicché il suo posto non sarà mai vicino alle anime pavide e paurose
che non conoscono né la vittoria né la sconfitta.


…pensiero al vento…
I versi sono del Mahatma Gandhi … io li ho solo “catturati” e mi sento di dedicarli a tutte le "anime pavide e paurose" ... a tutti gli “invertebrati/e” del nostro tempo …

A BUONI INTENDITORI … POCHE PAROLE (purtroppo non posso aggiungere altro !!!)

Ognuno pensi pure agli “invertebrati/e” che vede intorno a sé …(a partire dalla propria scrivania in poi !!!) …

Io posso solo dire che “me dan (e me fan) gran pena !!!” … e che fatica la sopportazione … da tirar fuori per 10h / 12h al giorno !!! … Hola … !!!

CHIUDO CON UN ALTRO TESTO (un messaggio di fiducia deve sempre esserci) … questo l’ho “catturato” l’altra sera all’ingresso del Pub Avalon di Roma (nella foto) :

Il cavaliere, guardando il nebbioso bosco,
intravide i riflessi della gelida luna
sulle lame assassine del nemico.

Non aveva scelta, doveva battersi.
Strinse la spada e spronò il cavallo.
Il suo braccio si levò per colpire
Una, due … cento volte.
Il nemico atterrito e sconcertato fuggì
Terrorizzato davanti a si tanta tempesta.

Il Cavaliere della FANTASIA” aveva
trionfato ancora sconfiggendo il macabro
esercito della NOIA” …

Da allora la Fantasia decise
di andare a vivere nel castello di Avalon
dove a lungo regnò e dove,
ancora oggi, Impera.


COSA COMMENTARE ANCORA? … se non “Hasta la Victoria … Siempre !!!” (e qui ci sta proprio bene, no ?)

...notizie da l'Isla...

Continuo la mia "salutare astinenza" dai TG e dai radiogiornali ... (consulto, ma solo di rado, la homepage di Repubblica.it ... per eventuali cose grosse ... trascurando i "fattarielli" e i "finti-isterismi" dei guitti-servitori di ReSilvio o dei finti-di-sinistra di quelli del PDL-senza-la-L) ...

Stamattina ... di straforo ... dalla radio mi è arrivata la notizia del consiglio che ReSilvio ha dato ieri ai licenziatidi Napoli: "Si trovino qualcosa da fare" ... NO COMMENT ...

Tralasciando ogni commento sulla Silviata di ieri ... preferisco riportare invece una notizia su Cuba "trapelatami" via email, un paio di giorni fa, grazie all'amico Pit ...

ECCO IL TESTO DELL'E-MAIL:
... secondo una radio francese sembra che sia successo qualcosa di molto serio negli ultimi giorni nell'isola ...

... tu accennavi appena a delle partenze forzate, Roque e l'altro ... sempre definiti da Fidel suoi delfini.

Secondo questa radio, sembra ci sia grande scontro tra due coalizioni con diversi stati amici Sud-Americani a sostegno dell'una o dell'altra parte...

IN SINTESI: pare che Raoul guardi verso Obama ...e Chavez, con altri, non ammette...!

Parlavano del presidente di Santo Domingo sempre in contatto come pilastro e mediatore ... poi la presidente Boliviana, e sempre Venezuela in primo piano e molti altri ... per o contro aperture agli USA ! ...

...pensiero al vento...
Dopo i primi segnali di "rilassamento" dei rapporti ... tra USA e Cuba ... sui due versanti cominciano a prendere forza i "partiti" di chi "spinge" e di chi "frena" ...
Penso proprio che nei prossimi mesi si vivranno momenti importanti in quella parte del mondo ...
Nel 50esimo Anniversario de la Revolution SAREBBE QUESTO veramente un "memorabile" festeggiamento e ... una nuova Revolution ... stavolta (si spera) non armata ...

A proposito di Obama ... non so quanto i TG-nostrani hanno dato evidenta a un fatto:

avete notato che la sua prima lettera verso il nostro BelReame ... l'ha indirizzata al Presidente Napolitano? ... ignorando del tutto ReSilvio? ...
QUANTO SONO LONTANI i tempi del sotto-braccio con l'amichetto George nella tenuta in Texas ... o le passeggiate nel mega-parco-abuso-edilizio della villa sarda !!! ...
... una Revolution anche questa ? ...

domenica 22 marzo 2009

...casa de la poesia...

Per quanti mi hanno richiesto dettagli sulla presentazione dell'Ojo de la luz - antologia dei poeti ed artisti cuhani ...

Ecco il video ... diviso in tre parti ... dell'incontro del mese scorso ... alla Casa de la Poesia di Havana ... col racconto del mio amico Isidro ...
Nel primo video sono richiamato anche io ... e il mio aiuto "disinteressato" nel trasporto di 200 copie del libro tra Roma ed Havana ...










...pensiero al vento...
cultura italo-spagnola ad Havana ... nel racconto della "fatica" letteraria-editoriale di Isidro ...

sabato 21 marzo 2009

...ricordare? non è mai tardi...

Riesco solo oggi a pubblicare questo "ricordo" ...

Da La Repubblica di ieri ... di Roberto Saviano ...

La mattina del 19 marzo del 1994 don Peppino era nella chiesa di San Nicola, a Casal di Principe.

Era il suo onomastico.

Non si era ancora vestito con gli abiti talari, stava nella sala riunioni vicino allo studio.

Entrarono in chiesa, senza far rimbombare i passi nella navata, non vedendo un uomo vestito da prete, titubarono.

Chi è Don Peppino?
Sono io...

Poi gli puntarono la pistola semiautomatica in faccia. Cinque colpi: due lo colpirono al volto, gli altri bucarono la testa, il collo e la mano.

Don Peppino Diana aveva 36 anni. Io ne avevo 15 e la morte di quel prete mi sembrava riguardare il mondo degli adulti. Mi ferì ma come qualcosa che con me non aveva relazione.

Oggi mi ritrovo ad essere quasi un suo coetaneo. Per la prima volta vedo don Peppino come un uomo che aveva deciso di rimanere fermo dinanzi a quel che vedeva, che voleva resistere e opporsi, perché non sarebbe stato in grado di fare un'altra scelta.

Dopo la sua morte si tentò in ogni modo di infangarlo. Accuse inverosimili, risibili, per non farne un martire, non diffondere i suoi scritti, non mostrarlo come vittima della camorra ma come un soldato dei clan.

Appena muori in terra di camorra, l'innocenza è un'ipotesi lontana, l'ultima possibile. Sei colpevole sino a prova contraria. Persino quando ti ammazzano, basta un sospetto, una voce diffamatoria, che le agenzie di stampa non battono neanche la notizia dell'esecuzione.

Così distruggere l'immagine di don Peppino Diana è stata una strategia fondamentale.

Don Diana era un camorrista titolò il Corriere di Caserta. Pochi giorni dopo un altro titolo diffamatorio: Don Diana a letto con due donne.

Il messaggio era chiaro: nessuno è veramente schierato contro il sistema.

Chi lo fa ha sempre un interesse personale, una bega, una questione privata avvolta nello stesso lerciume.

Don Peppino fu difeso da pochi cronisti coraggiosi, da Raffaele Sardo a Conchita Sannino, da Rosaria Capacchione, Gigi Di Fiore, Enzo Palmesano e pochi altri.

Ricordarlo oggi - a 15 anni dalla morte - significa quindi aver sconfitto una coltre di persone e gruppi che pretendevano di avere il monopolio sulle informazioni di camorra, in modo da poterle controllare.

Ricordarlo è la dimostrazione che anche questa terra può essere raccontata in modo diverso da come è successo per lungo tempo.

Come dice Renato Natale, ex sindaco di Casal di Principe e amico di don Peppe, "è sempre complicato accettare l'eroismo di chi ci sta vicino, perché questo sottolineerebbe la nostra ignavia".

Don Peppino fu ucciso nel momento in cui Francesco Schiavone Sandokan era latitante, mentre i grandi gruppi dei Casalesi erano in guerra e i grandi affari del cemento e dei rifiuti divenivano le nuove frontiere dei loro imperi.

Don Peppino non voleva fare il prete che accompagna le bare dei ragazzi soldato massacrati dicendo "fatevi coraggio" alle madri in nero.

A condannarlo fu ciò che aveva scritto e predicato. In chiesa, la domenica, tra le persone, in piazza, tra gli scout, durante i matrimoni. E soprattutto il documento scritto assieme ad altri sacerdoti: "Per amore del mio popolo non tacerò".

Distribuì quel documento il giorno di Natale del 1991. Bisognava riformare le anime della terra in cui gli era toccato nascere, cercare di aprire una strada trasversale ai poteri, l'unica in grado di mettere in crisi l'autorità economica e criminale delle famiglie di camorra.

"Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della Camorra. - scriveva - La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone con violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l'imprenditore più temerario, traffici illeciti per l'acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti... ".

La cosa incredibile è che quel prete ucciso, malgrado tutto, continuò a far paura anche da morto.

Le fazioni in lotta di Sandokan e di Nunzio di Falco cominciarono a rinfacciarsi reciprocamente la colpa del suo sangue, proponendo di testimoniare la loro estraneità a modo loro: impegnandosi a fare a pezzi i presunti esecutori della banda avversaria.

Oltre a cercare di diffamare Don Peppino, dovevano cercare di lanciarsi dei messaggi scritti con la carne, per togliersi di dosso il peso dell'uccisione di quell'uomo.

Così come era stato difficile trovare i killer disposti a farlo fuori. Uno si ritirò dicendo che a Casale lo conoscevano in troppi, un altro accettò ma a condizione partecipasse pure un suo amico, come un bambino che non ha il coraggio di fare da solo una bravata.

Nel corso della notte prima dell'agguato, uno dei killer tormentati riuscì a convincere un altro a rimpiazzarlo, ma il sostituto, l'unico che non sembrava volersi tirare indietro, era l'esecutore meno adatto. Soffriva di epilessia e dopo aver sparato rischiava cadere a terra in convulsioni, crisi, bava alla bocca. Con questi uomini, con questi mezzi, con queste armi fu ucciso Don Peppino, un uomo che aveva lottato solo con la sua parola e che rivoluzionò il metodo della missione pastorale.

Girava per il paese in jeans, non orecchiava le beghe delle famiglie, non disciplinava le scappatelle dei maschi né andava confortando donne tradite. Aveva compreso che non poteva che interessarsi delle dinamiche di potere. Non voleva solo confortare gli afflitti, ma soprattutto affliggere i confortati. Voleva fare chiarezza sulle parole, sui significati, sui perimetri dei valori.

Scrisse: "La camorra chiama "famiglia" un clan organizzato per scopi delittuosi, in cui è legge la fedeltà assoluta, è esclusa qualunque espressione di autonomia, è considerata tradimento, degno di morte, non solo la defezione, ma anche la conversione all'onestà; la camorra usa tutti i mezzi per estendere e consolidare tale tipo di "famiglia", strumentalizzando persino i sacramenti. Per il cristiano, formato alla scuola della Parola di Dio, per "famiglia" si intende soltanto un insieme di persone unite tra loro da una comunione di amore, in cui l'amore è servizio disinteressato e premuroso, in cui il servizio esalta chi lo offre e chi lo riceve. La camorra pretende di avere una sua religiosità, riuscendo, a volte, ad ingannare, oltre che i fedeli, anche sprovveduti o ingenui pastori di anime (...) Non permettere che la funzione di "padrino", nei sacramenti che lo richiedono, sia esercitata da persone di cui non sia notoria l'onestà della vita privata e pubblica e la maturità cristiana. Non ammettere ai sacramenti chiunque tenti di esercitare indebite pressioni in carenza della necessaria iniziazione sacramentale...".

...pensiero al vento...
Questo è il lascito di Don Peppino Diana, un lascito che ancora oggi resta difficile accogliere e onorare.

La speranza è nelle nuove generazioni di figli di immigrati, e nuovi figli di questo meridione, persone che torneranno dalla diaspora dell'emigrazione, emorragia inarrestabile.

Il pensiero e il ricordo di Don Peppino sarà per loro quello di un giovane uomo che ha voluto far bene le cose. E si è comportato semplicemente come chi non ha paura e dà battaglia con le armi di cui dispone, di cui possono disporre tutti.

E riconosceranno quanto fosse davvero incredibilmente nuova e potente la volontà di porre la parola al centro di una lotta contro i meccanismi di potere. Parole davanti a betoniere e fucili. Realmente, non come metafore. Una parola che è sentinella, testimone, così vera e aderente e lucida che puoi cercare di eliminarla solo ammazzando. E che malgrado tutto è riuscita a sopravvivere.

E io a Don Peppino vorrei dedicare quasi una preghiera, una preghiera laica rivolta a qualunque cosa aiuti me e altri a trovare la forza per andare avanti, per non tradire il suo esempio, offrendogli le parole di un rap napoletano. "Dio, non so bene se tu ci sei, né se mai mi aiuterai, so da quale parte stai".
MIO COMMENTO:
conosco tanti sacerdoti ... alcuni sono anche amici ... ma la mia stima è tanto maggiore, quanto più lontano vivono e operano dal "palazzo" del Potere ... (SI ... SI ... il Potere ... quello dell' 8 x 1000 !!!)

martedì 17 marzo 2009

...verità monetarie...

Sta succedendo, in questi giorni, qualcosa (FORSE) di incredibile … e imprevedibile, fino a qualche tempo fa ...

L'incredibile e imprevedibile che … se veramente si andasse a fondo su queste cose … e non ci si fermasse alle “chiacchiere” e alle “interviste”/”dichiarazioni” … potrebbe portare dei frutti … molto molto succosi …

A cosa mi riferisco?

PRIMO: qualche giorno fa, l’amico Gew, mi aveva comunicato che (sembrerebbe che) il “tremontino” abbia dichiarato che … è ora di restituire la “sovranità monetaria” alle singole nazioni
MIO COMMENTO (di qualche giorno fa ... in risposta a Gew): ma gliel’avranno spiegato … al “tremontino” … quali sarebbero le conseguenze di quello che sta dicendo?
… o il “tremontino” pensa di aver trovato un “nuovo uovo di Colombo” per aumentare gli introiti dello Stato? …

VEDI come riferimento gli articoli di questo blog su “parliamo chiaro” ...

I POST SONO DA LEGGERE IN ORDINE INVERSO (dal più vecchio al post più recente) ...

SECONDO: come trovato sul sito di IdV … pubblico video e testo dell'intervista a Marco Saba, ricercatore indipendente sui sistemi monetari e bancari.

Ecco il video …



Ed ecco il testo dell'intervista (nella quale, ogni tanto mi sono permesso di inserire, in rosso, qualche mio “commento al vento”):

"Io sono ricercatore del Centro studi monetari, sito internet www.studimonetari.org, mi occupo della comunicazione delle ricerche che stiamo facendo. Abbiamo già pubblicato cinque libri negli ultimi quattro anni sempre in tema di quella che è la situazione dell'economia con un occhio al sistema bancario e monetario.
COMMENTO AL VENTO:
capito bene??? avevano già pubblicato 5 libri in 4 anni … sull’argomento … e mai nessuno se li era “filati” fino ad oggi??? … perchè oggi??? … cos'è? un “complotto” contro le Banche Centrali??? …

Cominciamo subito dicendo che ieri è fallita la diciassettesima banca degli Stati Uniti dall'inizio dell'anno, sui media non se ne è parlato molto, anzi direi quasi per niente, solamente su Internet si trovano i riferimenti. E questo è un segnale che il 2009, come tra l'altro ha ammesso anche Tremonti, sicuramente si sta avviando su una strada ancora peggiore rispetto al 2008. COMMENTO AL VENTO:
capito anche qui??? … che il “TG dei fattarielli” non trova spazio e tempo per dare le notizie vere??? …

Dati che ci arrivano dall'Inghilterra, ad esempio, ci dicono che gli immobili hanno perso il trenta tre per cento del loro valore nell'ultimo anno. In una città degli Stati Uniti, Denver, dove ci sono le industrie delle automobili, oggi le case si vendono all'equivalente di seimila euro e si comprano con le carte di credito. Quindi si sta assistendo ad un'accelerazione della crisi dovuta in particolare alle politiche delle banche centrali, mi riferisco alla Banca centrale europea e alla Banca d'Inghilterra, che aumentando la dose di emissione di moneta basata sul debito, non stanno facendo altro che aggravare il problema.
COMMENTO AL VENTO:
ma no? … la colpa sarebbe delle Banche Centrali? … guardate un po’ (per confronto) il post …"banche private nostre sovrane"... del 23/10/08 ...

Cosa abbiamo fatto noi? Noi abbiamo elaborato insieme all'ufficio legislativo della Regione Lombardia una proposta di Legge per instaurare un buono regionale di solidarietà. Perché? Per immettere liquidità sul mercato non gravata da debito. Un titolo che è a circolazione libera e non forzosa, cioè accettato da chi accetterà di riconoscere il circuito, che servirà davvero per dare quell'iniezione di liquidità che sta mancando nel sistema.
COMMENTO AL VENTO:
capito cosa propongono? … le monete complementari!!! … unico e vero “uovo di Colombo” … capito “tremontino”???

Stiamo aspettando l'ok dall'ufficio legislativo della Regione, lo abbiamo pubblicato sul nostro sito, proprio per cercare di dare non solo una liquidità senza debito al mercato, considerando che la Lombardia rappresenta da sola un terzo del PIL italiano, ma anche per dare alla stessa Regione e alle stesse istituzioni uno strumento utile proprio quando con la contrazione dell'economia avranno un minor gettito fiscale.

Bisogna tener presente che è stato difficile elaborare quel disegno di Legge, perché c'è un fattore limitante molto grave, che è l'articolo cinquanta del regolamento regionale. L'articolo cinquanta dispone che il cittadino non può fare proposte di Legge per temi che hanno a che vedere con la fiscalità, con le finanze e col bilancio.

Quindi sostanzialmente è un'interpretazione estensiva dell'articolo della Costituzione che limita il referendum abrogativo proprio per quanto riguarda le materie di fiscalità e bilancio. Quindi il voler estendere questo divieto non solo al referendum abrogativo, che è un intervento mortificatorio, ma all'iniziativa vivificatoria che è la proposta di Legge popolare, è un'interpretazione estensiva che a nostro giudizio non è regolare.

Quindi noi contestiamo la validità di questo articolo cinquanta, in ogni modo siamo riusciti lo stesso a proporre questo Buono regionale di solidarietà aggirando il problema legale come vedrete nel testo della Legge che abbiamo proposto.

Perché mantenere sotto segreto le cose che riguardano il debito pubblico, che riguardano le politiche monetarie anche internazionali che riguardano l'Italia eccetera? Se è vero che la Democrazia rappresenta l'espressione del popolo e il consenso del popolo sulle iniziative dei governi, d'altra parte se io non dico le cose al popolo come faccio a ricevere questo consenso?

Non solo, ma c'è un pregiudizio che è quello che se io non voglio far sapere al popolo alcune cose cruciali, come ad esempio i temi che riguardano le politiche economiche, sono cruciali in una società basata sul denaro, ci sono 32.000 coincidenze che sono non possono essere solo coincidenze, che tendono ad indicare che il sistema monetario attuale è un trucco abbastanza elaborato per socializzare le perdite e privatizzare i profitti.

Si vede molto bene nell'ordinamento degli Stati Uniti perché nel 1913 l'anno in cui venne stabilita la Federal Reserve, che è privata, nello stesso anno venne anche stabilita la tassa sul salario, la Inncom tax, un sistema elaborato per far sì che la rendita monetaria della produzione della moneta, dollaro, che veniva addebitata al popolo attraverso l'emissione dei Buoni del Tesoro americani, venisse pagata dal popolo attraverso la tassazione.

E' troppo evidente !

Ora non voglio addentrarmi in un tema così vasto come quello della fiscalità, ma teniamo presente che una cosa è tassare le rendite, una cosa è tassare il salario.

Il salario è un'indennità per quell'ora di vita persa perché la nostra vita ha un termine ben preciso, non è infinita. E' un po' diverso dal tassare chi ha quindici immobili commerciali che dà in affitto, per fare un esempio, e quindi ha introiti che non dipendono dalla qualità di vita che lui perde facendo quell'attività. E' tutta una cosa diversa.

Ora, ovviamente, in un sistema sostanzialmente ipocrita com'è il nostro, in cui possiamo ormai dirlo perché è abbastanza evidente che la famosa unità d'Italia è stata fatta per fare l'unità della Lira, cioè per creare un monopolio sulla Lira, come la stessa cosa è successa in Europa in cui si è creato l'Euro, non interessa l'Europa politica come non interessa l'Italia politica senonché per essere una base di monopolio per l'emissione di una moneta.

Ormai questo disegno si è capito.

E' ovvio che non è un caso, che della famosa notizia di rendere di nuovo pubblica la Banca d'Italia come si doveva fare entro dicembre dell'anno scorso, oggi non ne parli più nessuno. Perché e chiaro che nel momento in cui la Banca d'Italia diventa veramente nazionalizzata, a quel punto il debito pubblico non avrebbe più senso e verrebbe fuori il giochetto.
COMMENTO AL VENTO:
Banca d’Italia nazionalizzata??? … ma non mi dire!!! ... che si comincia a trovare il coraggio di dire che le Banche Nazionali … sono Banche Private … VEDI anche (per riconfronto) il post …"parliamo chiaro #2 (i proprietari)"... del 20/10/08 ...

Quindi in questo momento lo Stato e le istituzioni stanno correndo un grosso pericolo.

Cioè, il pericolo che la cittadinanza si renda conto di questo giochetto , in cui il debito pubblico inutile perché stampare moneta o anche crearla col computer non ha nessun costo, e non si vede perché soltanto nel 2008 abbiano pagato 307 miliardi di euro di interessi su un debito che si poteva evitare restituendo al poligrafico dello Stato la sua funzione di emissione delle banconote, anche mantenendo la quantità decisa da questi esperti della Banca centrale europea, ma stampate dallo Stato senza l'emissione dei Bot. Invece questi Bot che vanno proprio a costituire le rendite di posizione, cioè non il salario dell'operaio della Fiat, ma i tre milioni di euro di mezzi in chi ha questi titoli di Stato, è un altro modo per creare due classi di cittadini, cioè la classe che lavora che deve guadagnarsi da vivere, e la classe sfruttando la rendita dei titoli del tesoro, praticamente va a pescare di nuovo attraverso le tasse che pagano gli operai attraverso la busta paga.

Si crea una parte di cittadini che approfitta di un'altra parte di cittadini, quindi il modello è veramente sbagliato.
COMMENTO AL VENTO:
anche se in maniera un po’ ermetica … QUI si sta parlando di SIGNORAGGIO … per una discussione più organica e chiara … PER CHI AVESSE VOGLIA DI CAPIRE … vedi post …"parliamo chiaro, il nocciolo della questione"... del 17/10/08 ...

E' servito, credo, per mantenere in piedi una struttura piramidale di potere, una gerarchia di potere, si è stabilito probabilmente che in Italia c'è un èlite che val la pena sia mantenuta da tutto il resto della cittadinanza, non solo in Italia, ma anche in Inghilterra e negli Usa, si è inventato un sistema sofisticato per mantenere questa èlite senza capire bene quali sono i motivi retrostanti."

Il problema degli interessi è molto semplice: quando le banche centrali iniettano questa moneta debitoria che poi verrà venduta con interessi, non c'è il simbolo econometrico per pagare questi interessi.

Cosa vuol dire sostanzialmente? Che per fare in modo che il debito venga pagato, siccome non esiste il simbolo monetario per pagare gli interessi, questo si trasforma automaticamente nell'esproprio di beni reali alla popolazione.

Stiamo parlando di immobili attività, immobili commerciali, chiaramente è la fase finale di una predazione. E' chiaro che le banche, o comunque chi ha liquidità, oggi sta aspettando, perché quando vedi che i prezzi stanno diminuendo tu aspetti per comprare al prezzo migliore. Non compri subito.

Quindi, allo stesso tempo, chi ha liquidità se la tiene proprio per poter fare un buon affare quando il mercato sarà ulteriormente crollato. E' illusorio quello che pensa Obama o anche altri capi di Stato, che dando soldi alle banche queste si metteranno a prestarli a tutti.

Come facciamo a risolvere il problema di questi interessi? Come facciamo ad impedire che si inneschi una spirale distruttiva dell'intera economia, per cui ad un certo punto ci troveremo in uno Stato di tipo sovietico, o anche peggio, perché ci troveremo che magari non ci sarà più la proprietà privata ma non ci sono nemmeno gli ammortizzatori sociali.

Voglio dire, nella Russia sovietica, per quanto se ne possa parlar male, il sistema degli ammortizzatori sociali, le cure mediche erano previste per tutti, anche addirittura, quelle di chirurgia estetica che noi consideriamo voluttuarie. Quindi noi rischiamo di ritrovarci in un sistema sovietico peggiorato dalla mancanza di ammortizzatori sociali. Questa è la strada che ci stanno prospettando.
COMMENTO AL VENTO:
lo stesso ... succede ancora oggi ... nella "dittatura" Cuhana ... tanto bistrattata dai nostri "democratici" ...

…pensiero al vento…
... rispetto ai “commenti al vento” … RIBADISCO, come già scritto all’inizio, che se veramente si andasse a fondo su queste cose … e non ci si fermasse alle “chiacchiere” e alle “interviste”/”dichiarazioni” … saremmo all’alba di una vera rivoluzione … VOI CI CREDETE??? … IO (ANCORA) POCO!!!

... per ricordare ... come sono finiti i precedenti tentativi di cambiare le cose ... VEDI POST ..."cambiare le regole, ma quali?"... del 17/11/08

lunedì 16 marzo 2009

...cos'è un goal? se non...

Parliamo di calcio? ... nooooo ... tranquilli ... non è un argomento così serio per un post ...
Personalmente mi capita pure di vedere qualche partita ... ma poi (subito dopo la fine) non la penso più di tanto ... e mi annoiano i mega-commenti-e-movioloni per capire se un pezzo di cuoio è rimasto al-di-qua o al-di-là di una striscia di gesso disegnata sull'erba ...
Parto però dal calcio ... per un discorso serio ...


DOMANDA: cos'è un goal? ...

... l'obiettivo del gioco? ... la massima espressione di un momento unico? ... un'esplosione di gioia? ...

SI, diciamo pure che è tutto questo ...

ma c'è anche l'espressione di un "momento" in cui ... tutti gli schemi studiati a tavolino ... da allenatori, da tecnici e "strateghi" ... per bloccare le iniziative e il gioco dell'avversario ... all'improvviso ... e imprevidibilmente "saltano" ...

ECCO IL TESTO E IL VIDEO ... di una vecchia canzone di Eduardo Bennato ... dei tempi di quando ancora i media ce lo facevano sentire ...

E' Goal (Eduardo Bennato, 1984)

Geometrie verticali
e pronostici da rispettare
sbarramenti frontali
ma che voglia di farli saltare...E' goal!
E' goal!... E' goal!... Imprevedibile!

La fortuna è una ruota
ed il vento la fa girare
ma se corri più forte
la fortuna rimane a guardare... E' goal!
E' goal!... E' goal!... Sembrava impossibile!

E c'è poco da dire
questa volta sei stato bravo!
Ma da ora in avanti
su ogni tua mossa c'è un faro puntato
e allora vedremo quanto vali davvero!

Tutti quanti in attesa
non è ancora successo niente
ed è questo il momento
di inventare una mossa vincente...E' goal!
E' goal!... E' goal!... Imprevedibile!



...pensiero al vento...

allora? ... se non condividiamo ... le "geometrie verticali" ... i "pronostici da rispettare" ... gli "sbarramenti frontali" ... "imposti e imperanti"... non pensate che dovremmo andare tutti alla ricerca di un "Goal?" ...

per ricordare un altro testo di Bennato ...

... E ti prendono in giro
se continui a cercarla
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te!

E' questo il punto ... risvegliare ... "chi c'ha già rinunciato" ... o "s'è dato per vinto" perchè accettare le "geometrie" ... i "pronostici" ... e gli "sbarramenti" ... è sicuramente più comodo ... che non cercare di farli "saltare" ...

sabato 14 marzo 2009

...calle Obispo...

Calle Obispo ... è la strada più frequentata di Centro Habana ... con un "brulicare di persone" dal mattino fino al tardo pomeriggio ... all'orario di chiusura dei negozi ...

"Negozi" ... sempre nell'accezione "cuhana" del termine ... con poco dello "splendore" a cui siamo abituati nelle nostre vie del centro ... ma pur sempre un'offerta di prodotti che vanno dalla pasticceria al panificio, alla caffetteria, alla libreria, agli strumenti musicali ... alla telefonia ...

Quello della telefonia ... è uno dei punti più gettonati in questo periodo ... l'era delle riforme di Raul ... ha colpito nel settore dei telefonini ... e in ogni ora del giorno c'è una fila di qualche ora ... per l'acquisto delle SIM ... (foto ... a calle Obispo ... al centro Telepunto ...)


Rispetto al passato, quando un cuhano doveva chiedere il "favore" a un turista per acquistare una scheda e un cellulare, il rapporto si è invertito ... oggi le schede possono acquistarle solo i cuhani ... e così, anche il mio amico Isidro, per la sua scheda "locale", ha dovuto ricorrere a un amico di Havana che facess il contratto al suo posto ... il costo della SIM? ... 60CUC (mica poco, eh!) ... e le tariffe per le telefonate? ... ah, saperlo! ... poco materiale, poche informazioni ... ma tutti "accorrono" comunque, attratti da questa "boccata di tecnologia" ...

Un momento particolare ... della giornata di Calle Obispo ... è ad ora di pranzo ... quando tutti i locali offrono ... assieme a piatti semplici ... a base di pollo, pesce, attorniato di patatine e riso e fagioli ... (e il tutto a cifre modicissime ... tra i tre e i quattro CUC !!! poco più che tre Euro !!!) ...

Assieme a questa offerta di piatto a cifre (per noi) modiche ... c'è una ricca offerta di live-music ...

In pratica ogni locale ha il suo gruppo che suona per le diverse ore del pranzo ...

Ecco alcuni video girati ... a Febbraio ... lungo calle Obispo ...












...pensiero al vento...
uno dei segreti di Havana? ... la musica ... che trovi dappertutto ... dalle case, alle strade ... ai bus ... dove oltre all'autista ... che canticchia il brano ... anche diversi passeggeri fanno lo stesso ...

ho spesso pensato ai nostri ... di bus e metro ... dove al massimo ... chi vuole ascoltare musica ... si "strapazza" i timpani ... con mini-cuffiette ... collegate a mini-lettori-mp3 o all'ultima versione di I-pod ...

venerdì 13 marzo 2009

...discussioni animate...

Come ricordava ieri l'amico Elio, in un suo commento ... nella piazza davanti all'Hotel Inghilterra ... a ogni ora del giorno ... c'è sempre un assembramento di persone che discutono animatamente ...

Passando non si può fare a meno di notarle ... e di chiedersi di cosa stanno discutendo ... escludendo (ovviamente) che si possa parlare di politica ...
Ecco alcune foto ...


...pensiero al vento...
per capire ... chiedendo a un poliziotto che era nei paraggi ... confermo quanto scritto da Elio nel suo commento ...

tutti stanno lì e discutono ... di sport ... tipicamente di baseball ... e della rivalità delle varie squadre del loro campionato ...

...ammortizzatori sociali (3)...

Chiudo la serie di articoli sul tema ...

... il nostro BelReame è un mondo chiuso e arcaico, a guardia del quale sono poste le Televisioni.

Imbarazzante è ricordare quali sono i criteri per accedere ai 40 (quaranta) euro della social card di ReSilvio: bisogna avere un reddito annuo inferiore ai 6000 euro e avere figli che non abbiano superato i tre anni. A partire dagli 80 anni il reddito può superare gli 8000 euro l’anno. Vi rendete conto?

Per misurare la distanza siderale delle politiche di assistenza europee dalla barbarie berlusconiana porto un caso della mia vita in Germania.

Tra le varie forme di trasferimenti, esiste in Germania il Kindergeld: indipendentemente dal reddito della famiglia, indipendentemente dal fatto che si tratti di una famiglia ricca o povera, indipendentemente anche, si noti, dalla nazionalità della famiglia, lo Stato versa per ogni bambino a carico 150 euro al mese. Il trasferimento dura fino alla maggiore età, o fino ai 26 anni, se il figlio studia.

Un amico ... quando , dopo un anno di vita in Germania, mi decise a sbrigare la pratica del Kindergeld, con sorpresa ha constatato che l’amministrazione tedesca del tutto autonomamente si era premurata di versare gli “arretrati” relativi all’anno precedente, cosa che non aveva chiesto, e a cui neanche pensava di aver diritto.

Siamo su un altro pianeta? Certo, in Germania si pagano le tasse ... e per quelli che non lo fanno sono dolori.

Addirittura i servizi segreti tedeschi (lo ricordate?) hanno prezzolato un funzionario di una banca svizzera per avere la lista degli evasori. Poi, non so se per ingenuità o per spirito di ironia, ci hanno trasmesso i nomi degli italiani che figuravano sulla lista nera. Non rendendosi conto dei rischi d’infarto che questa iniziativa avrebbe provocato da noi.

Qualcuno in Italia si è lamentato del fatto che la proposta di Franceschini è discriminatoria verso i lavoratori autonomi. Ha ragione. In Europa chiunque non abbia un reddito sufficiente viene aiutato. Anche i lavoratori autonomi. Anche gli artisti, i musicisti, gli attori. In Francia gli artisti che dimostrano di lavorare una parte dell’anno, vengono stipendiati per l’altra.

È importante capire, insomma, che la percezione che si ha di queste misure non è l’assistenza ai poveri. Conosco diversi ricercatori e docenti universitari tedeschi, giovani o non più giovani, che tra un contratto e l’altro con le università (contratti veri, ben pagati) usufruiscono del sussidio.

Il problema vero è, però, che lì … i lavoratori autonomi pagano le tasse ... mentre da noi si intitolano le vie a Craxi.

Ma non basta.

In tutta Europa è in crescita, sostenuto da grandi nomi dell’economia, intellettuali, politici, il movimento del Basic Income, che si propone di superare gli attuali sussidi di disoccupazione con un reddito di base universale, uguale per tutti.

Ma questo tema merita un discorso a parte … basti pensare, comunque, che in pochissimi giorni la Tageszeitung ha raccolto 50.000 adesioni.

La verità è che per la sinistra italiana (chiamiamola così per comodità) quella per la garanzia del reddito non ha mai avuto la dignità di una battaglia di giustizia e di libertà.

Nel nostro ritardo c’è il peso dell’ideologia della Piena Occupazione, non importa se approssimata (si fa per dire) attraverso massicci interventi in perdita dello Stato. Mi vengono in mente i manifesti della propaganda sovietica, con quelle fiere e giovani donne che brandiscono un pesante martello.

Insomma, una visione del lavoro arcaica, a cui corrisponde un’idea di società ingessata dentro ruoli corporativi che poco hanno da invidiare a quelli della destra.

La realtà delle moderne società è, invece, quella di cambiare molto in fretta: si bruciano posti di lavoro in un settore per ricrearsene in un altro. Ma è sempre difficile per le ideologie capire che si esiste come individui, e non come categorie sociali.

Così l’idea di garantire il reddito e un po’ meno il posto di lavoro (peraltro, al di là delle chiacchiere, in Italia si licenzia come negli altri paesi) suona come un affronto, come una bestemmia.

Poi il tappo è saltato, e ci siamo ritrovati con il dilagare del lavoro precario, ma senza reti di sicurezza. Ed è cresciuto il consenso clientelare, l’abuso, il lavoro nero. Dopodichè, anche la rendita politica che offrivano le vecchie categorie metafisico-sociali è finita. Oggi non esiste più un solo segretario di partito in Parlamento che venga dalla sinistra, e la proposta dell’assegno ai disoccupati, pallida misura contro la disperazione, la fa Franceschini.

Ma il ritardo italiano lo si potrebbe spiegare anche con ragioni meno ideali, o ideologiche.

Le varie forme di garanzia del reddito minimo europee sono un diritto soggettivo esigibile. Questo significa che qualsiasi cittadino ne ha diritto senza alcuna mediazione, né politica, né sindacale. Gli basta presentarsi ad un ufficio ...

In Italia, al contrario, esiste la Cassa integrazione che è discrezionale (oltre che limitata nel tempo). La puoi avere, oppure no. Dipende. La contrattazione dà un ruolo specifico ai sindacati, ai politici. Poi c’è il voto clientelare. E il bisogno resta sempre uno degli elettori più esigenti del nostro Parlamento.

...pensiero al vento...
L’introduzione di un intervento di welfare autenticamente riformista e liberale avrebbe, insomma, delle conseguenze devastanti per un sistema politico come il nostro, che non è né riformista né liberale, ma autoritario, arcaico, e basato sul consenso mediatico-clientelare-affaristico.

L’iniziativa di Franceschini sarebbe stata più forte, tanto più perché è una proposta d’urgenza, se avesse battuto l’accento sul nostro ritardo rispetto all’Europa e sulle ragioni di fondo che hanno determinato questo ritardo.

Non ci si può limitare a rimandare oscuramente a un futura “riforma degli ammortizzatori sociali” ed esimersi dal dare una connotazione politica forte all’orizzonte del problema.

Una forza politica europea, tanto più se di sinistra, dovrebbe squarciare il velo … e dire che cosa si nasconde dietro la differenza tra una spesa per protezione dalla disoccupazione del 2,5% della media europea e una non spesa italiana dello 0,4%.

Invece, anche adesso, il silenzio resta fitto.

giovedì 12 marzo 2009

...ammortizzatori sociali (2)...

Come anticipato nel post di ieri ...

Ecco come il "problema" è "risolto" negli altri paesi del vecchio continente ...

Nei paesi europei in media a partire dai 16 anni (dai 25 in Francia) si ha diritto a un reddito minimo.

Lo chiamano in vari modi:
in Francia
Revenu minimum d'insertion (RMI) che diventerà, con la riforma in atto, Revenu de solidarité active (RSA); in Gran Bretagna Jobseeker's Allowance (JSA), in Germania Arbeitslosengeld I e II.

Non solo.

Il disoccupato percepisce anche un aiuto per l’affitto … per il riscaldamento … per la ristrutturazione della casa … per i figli … per l’uso del telefono (perché il disoccupato non si può isolare, altrimenti non trova lavoro) e tante altre cose. In Gran Bretagna sono arrivati a includere anche due sterline per la lavanderia.

Importanti sono anche le integrazioni per chi ha un reddito da lavoro che si giudica inferiore ai parametri minimi. Già questa sola misura colpirebbe al cuore il lavoro nero (il fatto che non esista di fatto lavoro nero in Europa non si deve ad aspetti astrali, religiosi, antropologici). Più o meno in ogni paese europeo è così, con alcune differenze non essenziali. Rimando gli increduli a questo
video sul Belgio e l’Olanda.

Ma quanto percepisce un disoccupato in Europa?

La domanda sorge spontanea, ma è mal posta.

Le politiche di protezione sociale sono un sistema di interventi e di trasferimenti che non si può riassumere in una cifra valida per tutti.

Ci sono delle cifre di base: 613,3 euro in Belgio; 425,4 euro in Francia; 645,4 in Irlanda; 1044,4 in Lussemburgo; 345 in Germania; 743 in Danimarca, se si ha meno di 25 anni, 1153, se si ha più di 25 anni; 669 euro in Gran Bretagna; 549 in Olanda; 519 in Austria ecc.

Ma non danno il senso delle cose, perché a queste cifre di base si devono aggiungere altri versamenti per l’alloggio, per i figli ecc., per non contare tutta la serie delle esenzioni e delle riduzioni (scuole, trasporti ecc.).

Per capire di cosa parliamo è allora più utile sapere che una delle questioni del dibattito politico di questi paesi è quello di marcare la differenza tra il reddito che danno alcuni lavori poco qualificati e il sussidio.

In un
programma televisivo tedesco della WDR 1 è stato calcolato che una commessa con due figli che percepisce 1538 euro netti al mese con il suo lavoro, ne avrebbe 1454 con il sistema di trasferimenti previsto dall’Arbeitslosengeld II. Se non lavorasse, perderebbe solo 84 euro. E si noti che, con buona pace di Bersani, secondo il quale in Italia ci sono «stipendi greci e prezzi tedeschi», la vita in Germania costa meno che in Italia.

Ora qui non è il luogo per discutere dei problemi legati alla «trappola dell’assistenza» o per distinguere i paradossi dalla normalità o per elencare tutte le procedure adottate per contenere i problemi che questo sistema potrebbe produrre e, in parte, produce. Quello che ci interessa è la differenza tra la situazione della disoccupazione italiana e quella europea e il fatto che da noi non se ne sappia nulla.

Contro queste forme di protezione si fa presto in Italia a scatenare il pregiudizio: con simili protezioni nessuno lavorerebbe più.

Lo si è già fatto in via preventiva. Però è curioso che proprio da noi, dove si è ostacolata ogni forma di certezza del reddito in nome del principio che il lavoro «nobilita l’uomo», si faccia poi così presto a ridurre il lavoro a una questione di soldi.

Dove è finito il valore sociale del lavoro?

È svaporato nella solita nuvola dell’ipocrisia italiana, ovvero nell’ipocrisia di un Paese in cui tutti si contendono la coperta dell’assistenza (a partire dalle banche e dalle imprese, per arrivare ai giornali), ma per essere poi pronti a denunciare l’ «assistenzialismo» dove, peraltro, sarebbe più appropriato. E invece è vero, ed empiricamente dimostrato, che le persone preferiscono avere un ruolo nella società piuttosto che essere percepite come dei parassiti. Se ne stupiscono, naturalmente, i parassiti.

Perciò, con buona pace delle enormi zecche e sanguisughe italiche, in Francia quest’anno sono stati dedicati grandi festeggiamenti ai venti anni del Revenu minimum d'insertion (RMI). E non solo. Il Revenu de solidarité active che lo sostituirà è ancora più protettivo, riducendo al tempo stesso, con qualche accorgimento, il rischio della «trappola assistenziale».

In realtà, nessuno mette in discussione questi interventi perché garantire il reddito conviene all’intera società.

A parte i calcoli sul risparmio in spese sanitarie e in ordine pubblico, e dato per fermo il principio di solidarietà, c’è una convenienza strutturale che piace sia alla (vera) socialdemocrazia che al (vero) liberalismo.

La protezione sociale rende infatti le società più sicure e, al tempo stesso, più dinamiche ... mentre la garanzia del reddito non riduce in modo significativo la volontà di lavorare e di avere un ruolo nella società (chi vive di sussidio avrebbe in ogni caso bisogno di assistenza), è invece significativo l’impulso all’intrapresa che esso produce, proprio perché il rischio è minore.

...pensiero al vento...

... come ha scritto Hans Werner Sinn: “protetti dal Welfare State, si può osare di più” ...

...ci sarà mai qualcuno che...

Breve report fotografico ...

... tratto da una vetrina in cui sono "incappato" per caso ieri sera ...

AMBIENTE: negozio di arredamento ... esposizione di cucine ...

dove ... un grosso cartello ... faceva notare che la cucina esposta ... era quella del "grande fratello" ...


...pensiero al vento...

MA SECONDO VOI ... ci sarà mai qualcuno che ... sceglie la cucina per la propria casa ... PERCHE' è quella del "grande fratello" ??? ... che tristezza !!!

...come spiegare l'amore per L'Havana...

PREMESSA ... per chi dovesse capitare qui "per caso" ... E PER EVITARE ... ulteriori fraintesi ...

QUELLO CHE SEGUE NON L'HO SCRITTO IO ... ma l'ho trovato per caso sul web ... e lo riporto solo perchè dal testo ... traspira quello che si può provare in giro per Havana ... e che manca nel nostro "mondo dei ricchi" ...

ECCO IL TESTO ...

... il primo impatto di uno "straniero" che arriva all'Havana, e che si innamora dell'Isla Grande ...

La prima sensazione ... arrivando senza il pesante scafandro del turista, che tutto addolcisce e tiene a debita distanza, è la paura.

La paura di una città maestosa e misteriosa dove l'affollamento si divide tra la staticità più immobile e l'affannoso rincorrersi.
La confusione di un idioma sconosciuto ... la diffidenza che porta ad aver paura della gente che ti guarda fisso e ti fotografa con gli occhi e a grande distanza già scopre la tua provenienza senza arrivare a vedere i tuoi tratti somatici, solo attraverso il deambulare o la postura.

Superato questo terribile primo impatto ... che quasi ti costringe a tornare nei giardini recintati proprio a te dedicati, ti fai un pò avanti, ti fai un pò audace.

Personalmente, per scoprire una nuova città preferisco partire dal basso, dai locali più infimi, dai posti meno raccomandabili, dalle stradine più oscure ... e poi d'incanto, il ragazzo di colore dalle fattezze del lottatore greco e dalla faccia segnata dal macete ti propone lo scambio del braccialetto di plastica del medesimo colore chiedendoti il significato delle parole incise sul tuo, dal tavolo di un uomo dal grande sigaro e dall'aspetto del boss malavitoso annoiato arriva un bicchierino di rum, forse a premiare l'audacia dello straniero arrivato fin lì.

Ed appena fuori ... un'altro ti avverte del tuo marsupio aperto e ti raccomanda di starci attento.(sono stato derubato anch'io perchè chi sopravvive rubando non ha nazione e non guarda l'altrui nazionalità).
Ed ancora camminando ... un altro quasi ti salva dal precipitare in una classica buca del marciapiede ... fino ad arrivare ad aiutare una vecchina che ti chiede una mano per attraversare una trafficatissima strada e dopo aver compreso con difficoltà la richiesta, prenderla per mano e fermando le auto portarla sull'altro lato della strada ricevendo il bacio più dolce del mondo.

Per finire a camminare finalmente sciolto in quel fiume umano, a dribblare buche sui marciapiedi, a farti ustionare l'anima reggendo gli sguardi delle donne anche anziane, a vivere l'angoscia e la speranza, l'insoddisfazione e la sommessa ribellione, la noia e l'allegria, il caldo e le tempeste quasi fossi anche tu un cittadino.
E ti trovi il tuo santo personale ... il tuo orisha ... a cui offri le cose che ti piacciono di più, qualche sigaretta, una lattina di birra ... e che spolveri la mattina prima di uscire per strada.

E ti dicono che i tuoi nonni vivevano pressappoco così nel tuo paese, ma io lo posso vedere solo qui, seduto su questa piazza, con alle spalle l'enorme statua di ferro di Don Chisciotte e del suo fido Ronzinante, fumando Popular, e a volte, offrendo Bucanero allo sconosciuto passante.

E soprattutto ti accorgi che la parte più bella di te la lasci sempre lì, dall'altra parte dell'enorme mare ...

...pensiero al vento...

cosa altro aggiungere? ... se non che ... tutto quanto descritto in questo bel testo ... non potrà MAI capirlo ... chi è sempre rimasto qui ... da questa parte dell'enorme mare ...

CHIUDO con una "messaggio-murales" ... e un con video dello scorso Maggio ... live music nella casa particular di "Casa Margot" ... (che sono finalmente riuscito a convertire il .FLV e a caricare su YouTube ... !?!)


mercoledì 11 marzo 2009

...bus cuhani, la "guagua"...

Piccoli racconti sui messi di trasporto ...

... già lo scorso anno ... con i suggerimenti di Isidro ... avevo "imparato" a preferire, rispetto ai taxi per turisti, i "taxi particular" ...

Questi sono facilmente riconoscibili per la loro età (sono tutte auto che hanno superato i 40anni) e hanno in comune tra loro l' aspetto old-America ...

Si prendono al volo .. con la semplice alzata della mano .. e si condividono con quanti altri fanno il tuo stesso tratto ... con un continuo sali-scendi lungo il percorso ...

Ecco alcuni esempi nelle foto scattate per le vie di Havana ... (ce n'è anche una fatta dall'interno che dimostra quanto, a volte, sono "cadenti" queste vecchie auto) ...







I COSTI DEI TAXI PARTICULAR
Come penso saprete ... a Cuba circolano due monete ... i CUC (cambio pari a un USD), comunemente chiamati "convertibili" e i pesos cubani, comunemente chiamati "moneta national" (MN) ...

I "convertibili" sono la moneta dei turisti, è l'unica cambiata nelle banche, ed è quella utilizzata dai cuhani che hanno a che fare con i turisti ...

I "pesos cubani" sono invece la moneta dei cubani, è quella con cui vengono pagati i loro salari e che usano nelle loro botteghe (o, appunto, sui loro taxi e bus) ... Per poter avere i pesos cubani, un turista "smaliziato" deve rivolgersi a qualche "baretto" (in genere si riconoscono perchè sono i più scalcagnati) o a qualche venditore ambulante di granite, di "rositas" (i nostri pop corn a 1 peso cubano a busta) o di noccioline (vendute già sgusciate in coni di carta anche questi a 1 peso) ...

Il valore delle due monete? ... il loro rapporto di cambio (fisso) è di 1 a 24 ... cioè un CUC vale 24 pesos cubani ... quindi mentre un CUC vale un USD, 1 "peso" cubano vale circa 30 centesimi di euro ...

Chiarito questo ... vediamo i costi dei taxi ... :

Con i CUC si prendono e si pagani i taxi per turisti ...
... e una corsa tra Vedado e Habana Vieja costa da un minimo di 3 CUC a un massimo di 5 CUC (per la tariffa "notturna") ... COSTI questi, tutto sommato "onesti" ... ma se si prendono questi mezzi quattro o cinque volte al giorno ... la spesa comincia a diventare "impegnativa" ... con 15 - 20 CUC da investire ...

Lo scorso anno ho preso raramente questi taxi per turisti ... essendo subito "istruito" e "instradato" da Isidro verso i più "cuhani" taxi particular ...

Ed ecco i costi di questi taxi particular ...
... la tariffa è unica ... a prescindere dal percorso ... ed è pari a 10 pesos cubani che, facendo un pò di calcoli, corrispondono a circa 30 centesimi di euro ... che, per quattro cinque volte in un giorno, fanno tra 1,20 euro e 1,50 euro ...

Capite che c'è una bella differenza? tra spendere 1,50 euro al giorno , rispetto a 15-20 euro dei taxi turistici ...

Quest'anno poi ... ho fatto un ulteriore "passo avanti" ... e sono stato "istruito" a prendere i bus ... quelli che i cuhani chiamano .. la "guagua" (pron. "uaua") ...

Rispetto alla "guagua" ... di una volta ... questi mezzi sono stati discretamente ammodernati ... e si presentano nè più nè meno dei nostri bus cittadini ...


Anche se ... e questo non lo capisco molto ... sono gli stessi cubani, di un ceto medio, che si rifiutano di prenderla ... considerandolo forse un mezzo da "poveri" ...
E VEDIAMO LE TARIFFE DI UNA "GUAGUA"
Qui il costo praticamente crolla ... e passiamo dai 10 pesos del taxi particular a 40 centesimi di "peso" per una corsa ... anche qui indipendentemente dalla distanza ...

TRADOTTO ... il costo è circa 1,5 centesimi di euro ...

Troppo poco ... anche per le tasche cuhane? ... e infatti nessuno paga 40 centesimi di pesos. I più versano nella cassettina affianco all'autista 1 "peso" (più del doppio del prezzo !) ... lasciandolo spesso il "peso" all'autista come mancia ...

Nessun biglietto in cambio del versamento ... quindi il tutto procede a fiducia ... L'importante che ci sia qualcosa che cade nella cassettina e faccia un rumore di moneta.

NOTA:
per scarsità di spiccioli, una volta ho fatto cadere nella cassettina solo 20 centavos invece del minimo 40 ... risparmiando la bellezza di circa 0,7 centesimi di euro !!!

Altre volte chi ha 1 "peso", se vede il suo vicino che ha in mano i 40 centavos, glieli chiede e, col suo "peso" paga per tutti e due ... E' successo anche a me di farlo ... essenzialmente perchè mi servivano gli spiccioli per la corsa del ritorno a casa ... di chiedere a chi stava salendo affianco a me i suoi 40 centavos (1,5 centesimi di euro!!!) ... e di pagare io, per tutti e due, con 1 "peso" ...

Un esempio dell'indipendenza del prezzo dalla distanza? ... aver pagato 1 "peso" ... per una corsa da Havana a Guanabo ... della durata di 45 minuti !!!

Ecco le foto ... di una "guagua" moderna ... e della cassettina per il pagamento della corsa ...


...pensiero al vento...
chiudo con un altro livello di mezzi ... che ho visto in giro ... ma non ho mai preso ...

sono le "guagua" che si vedono fuori città ... ecco due esempi in queste foto ...