mercoledì 11 marzo 2009

...ammortizzatori sociali (1)...

Parliamo anche un pò del BelReame ? ... per non diventare troppo cuba-dipendenti ? ...

Ho ricevuto un'interessante articolo con analisi che riporto oggi ... seguirà un altro post con esempi di come il problema è "risolto" altrove in Europa ...

Qui da noi, ogni qualvolta il centro sinistra si trova con l’acqua alla gola, si ricorda della necessità di una riforma degli “ammortizzatori sociali”... (che patetici i nostri finti-di-sinistra!)

Naturalmente non ha mai fatto nulla di incisivo quando poteva, lasciando cadere nel dimenticatoio progetti e programmi o gestendo malissimo quelli che aveva in cantiere. E dire che la questione - se si capisce bene di che cosa si tratta - ha una rilevanza enorme.

Sull’anomalia dell’Italia rispetto agli standard europei si sarebbe dovuta coinvolgere con forza l’opinione pubblica. Infatti, mentre nella quasi totalità dei paesi europei viene garantito un reddito minimo per chi non ha lavoro o per chi lavora ma non guadagna abbastanza, in Italia non viene fatto nulla di tutto questo.

Calata nel concreto, la differenza, tra noi e l’Europa è enorme.

Eppure, non se ne fa parola: mai una telecamera è stata portata a documentare la realtà europea. Ma la mancanza di un sussidio universalistico è analoga, per gravità, alla mancanza negli Stati Uniti di un sistema sanitario esteso a tutti.

È un tema da campagna elettorale. È una delle bandiere che impugnerebbe l’Obama italiano.

E invece sulla questione è fittissimo il silenzio, sia da destra che da sinistra. Si minimizza, e si parla vagamente di riforma degli “ammortizzatori sociali”.

L’Italia resta così - in compagnia della Grecia e dell’Ungheria - al di fuori dei parametri europei. Dal 1992 l’Europa ci chiede di rimediare. Ma fino ad oggi, l’abbiamo ignorata.

Improvvisamente, il volenteroso Franceschini ... misurati gli strumenti che esistono attualmente in Europa per far fronte alla crisi ... entra nel discorso con una sua proposta che è, naturalmente, niente. Anzi, è la denuncia di un ritardo.

Tanto più fuori dal mondo è la risposta di ReSilvio: abbiamo vincoli europei di bilancio e non possiamo spendere un punto e mezzo del Pil, 25 miliardi di euro.

Ma Franceschini non aspirava a tanto. La sua è una misura d’urgenza, per la quale basterebbero 4 miliardi di euro. Quindi, poco.

Perché se invece si volessero fare le cose sul serio, come in Europa, allora sì che si dovrebbe spendere: l’Europa spende intorno al 2-3% del Pil, noi, belli belli, spendiamo lo 0,4!

Non c'è mai stata una folla di esperti, sociologi o economisti che ricordasse questi dati che ben conoscono. Perché, per dirla in breve, non abbiamo mai attuato uno dei pilastri strutturali del welfare state. Tutto qui, semplicemente questo.

L’urgenza di oggi è solo drammaticamente, catastroficamente, più urgente di quella di ieri. È evidente infatti che questa cifra - lo 0,4% - ci dice da sola che non c’è mai stata alcuna politica italiana per la protezione del reddito. Eppure l’Italia è un paese ricco, e paesi meno ricchi del nostro, come l’Irlanda o l’Austria, non lasciano un solo disoccupato con le tasche vuote o senza un tetto sopra la testa.

...pensiero al vento...
Non è un problema di soldi. Il sofisma classico ama scambiare invece la causa con l’effetto.

Sappiamo che la Banca Mondiale ha calcolato che il costo della corruzione in Italia si aggira intorno ai 50 miliardi di euro.

Sappiamo anche che l’evasione fiscale sfiora i 250 miliardi di euro.

Sappiamo insomma dove prenderli, i soldi.

Si tratterebbe SOLO di tornare alla normalità degli stati democratici.

Viste le cifre, con la proposta di Franceschini gli evasori e i corrotti non dovrebbero neanche stringere troppo la cinghia ... solo se si volessero fare le cose sul serio, allora evasori e corrotti dovrebbero sacrificarsi un po’, ma sempre in modo “sostenibile”.

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