NOTIZIA DI IERI ... 14 SETTEMBRE ...
Obama rinnova l'embargo contro Cuba
Il blocco commerciale americano nei confronti del Paese di Fidel Castro va avanti dagli anni Settanta
WASHINGTON - Il presidente americano Barack Obama ha deciso, come è di routine dagli anni '70, di estendere di un altro anno l'embargo commerciale nei confronti di Cuba.
Questa decisione, sottolinea il sito del New York Times, al di là delle aperture di questa amministrazione nei confronti dell'isola caraibica, era ampiamente prevista e corrisponde a quello che ogni presidente americano, da un trentennio a questa parte, stabilisce di anno in anno, così come prevede il «Trade with enemy act».
LEGGI E CONSUETUDINI - L'ordine presidenziale è stato emanato, come riferisce una nota della Casa Bianca «nell'interesse nazionale degli Stati Uniti». Un ordine che è stato emesso nel giorno in cui scadeva il precedente prolungamento di un anno, firmato dall'allora presidente George W. Bush, come vuole la consuetudine avviata a metà degli anni Settanta per l'applicazione delle sanzioni commerciali con il nemico che risalgono al 1917. Queste entrarono in vigore contro il regime castrista nel 1963 e quindi furono ampliate e rafforzate con altre leggi, come la Helms Burton del 1996. Secondo Cuba, l'embargo è costato all'isola perdite di oltre 90 miliardi di dollari nei decenni passati.
Da un'analisi dagli Stati Uniti d'America … di NOAM CHOMSKY (*)
Negli anni '80, gli Usa intensificarono la loro guerra economica contro l'Avana e misero al bando i prodotti industriali contenenti anche la più piccola quantità di nichel cubano, una delle maggiori esportazioni del paese.
Forse coloro che non sono ancora affetti da una forma di Alzheimer's politico ricorderanno la direttiva emessa nell'aprile del 1988, dal Dipartimento del Tesoro americano che vietava l'importazione del caffè nicaraguense lavorato in paesi terzi se non era stato "sufficientemente trasformato da perdere la sua identità nicaraguense" - espressioni che, come fece notare un redattore del Boston Globe, ricordano il linguaggio del Terzo Reich.Gli Stati Uniti proibirono persino ad una compagnia svedese di prodotti sanitari di fornire a Cuba una certa apparecchiatura perchè una delle componenti era fabbricata negli Usa.
Inoltre l'assistenza economica dell'ex Unione Sovietica è stata condizionata da Washington alla sospensione di ogni sostegno a Cuba. L'annuncio fatto da Gorbaciov sulla cancellazione dei programmi di aiuti all'Avana fu salutato con titoli a caratteri cubitali: "I sovietici rimuovono l'ostacolo che si frapponeva all'aiuto economico Usa", "il rapporto cubano-sovietico: fonte di irritazione per gli Usa da 31 anni", finalmente la grave offesa fattaci potrà essere cancellata.
All'inizio del 1991, gli Usa ricominciarono le manovre militari nei Caraibi che comprendevano, con tipica tattica intimidatoria, una invasione simulata di Cuba. Alla metà di quello stesso anno gli Stati Uniti inasprirono ancor più l'embargo riducendo tra l'altro l'entità delle rimesse che i cubani americani possono mandare ai loro parenti in patria.
Nell'aprile del 1992, in vista delle elezioni, il Presidente Bush (senior) vietò, inoltre, i porti Usa alle navi che facevano scalo a Cuba.
Nuove leggi proposte dai liberal del Congresso, cinicamente chiamate "Cuban Democratic Act", estesero l'embargo anche alle sussidiarie estere di società americane e consentirono il sequestro, nel momento in cui entravano nelle acque territoriali statunitensi, delle navi da carico che avevano fatto scalo nell'isola caraibica.
La ferocia dell'odio verso l'indipendenza cubana è stata estrema, e varia di poco tra le varie sfumature del mondo politico ufficiale americano.
Del resto non vi è mai stato alcun tentativo per nascondere il fatto che la scomparsa del deterrente sovietico (come la fine di quello inglese un secolo prima), ed il declino dei rapporti economici del blocco orientale con Cuba, avrebbe facilitato il raggiungimento da parte di Washington dei suoi obiettivi di lungo periodo attraverso la guerra economica ed altri mezzi.
La sincerità è all'ordine del giorno: solo l'anti-americano più bieco, dopotutto, contesterebbe il nostro diritto di agire come vogliamo. Se per esempio scegliamo di invadere un Paese indifeso per catturare uno dei nostri agenti che ha disubbidito agli ordini, come Noriega, per poi processarlo per delitti commessi mentre era al nostro servizio, chi potrebbe dubitare della maestà del nostro sistema giuridico?
E' vero, in occasione dell'intervento a Panama, l'ONU espresse i suoi dubbi, ma il nostro veto mise fine a quel capriccio infantile. Persino la Corte suprema Usa, da allora, ci ha accordato il diritto di rapire sedicenti criminali all'estero per processarli negli Stati Uniti. Noi siamo immuni persino dalle remore che ebbe Adolf Hitler quando, nel 1937, restituì un emigrato tedesco, sequestrato dai banditi di Himmler in Svizzera, in seguito alle proteste di quel governo che si era appellato ai più elementari principi del diritto internazionale.
La storia cubana dimostra con grande chiarezza come la guerra fredda sia stata poco di più che un pretesto per occultare l'usuale rifiuto degli Usa ad accettare l'indipendenza dei Paesi del Terzo Mondo, qualunque fosse il loro orientamento ideologico.
Questa politica tradizionale non è mai stata contestata all'interno del sistema dominante. Anzi, le domande più ovvie sono considerate illegittime, se non impensabili.
(*) NOAM CHOMSKY è autore di numerosi testi letterari, è costretto alla pubblicazione dei medesimi al di fuori del territorio statunitense, poichè considerato filo-comunista. Chomsky, pregevole linguista, è vicino alle correnti di pensiero socialiste ed anticapitaliste, per questo, come Cuba, è ritenuto un pericolo dal suo stesso Paese natale.
…pensiero al vento…
(*) NOAM CHOMSKY è autore di numerosi testi letterari, è costretto alla pubblicazione dei medesimi al di fuori del territorio statunitense, poichè considerato filo-comunista. Chomsky, pregevole linguista, è vicino alle correnti di pensiero socialiste ed anticapitaliste, per questo, come Cuba, è ritenuto un pericolo dal suo stesso Paese natale.
…pensiero al vento… Con questi preamboli … appare chiaro come le attuali “prove tecniche” di comunicazione provino che continuano gli sforzi per far sì che il "frutto maturo" di Cuba cada nelle mani dei suoi veri padroni …
Che dire? … almeno sembra scongiurato il peggio … CIOE’ che il frutto stesso sia colto con forza dall'albero …
La mia opinione? … di discreta diffidenza … per chi oggi (Obama) cerca di ottenere con le “buone maniere” quello che per 50 anni non il suo Paese non è riuscito ad ottenere con le “cattive” …
INSOMMA ... al cambiamento di metodo ... farei precedere i fatti ... E I FATTI ... sono ancora legati AL VECCHIO ...
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